Il 29 Aprile 2010 è la data di nascita della Rete 29 Aprile “per una università libera, pubblica, aperta”. In quei mesi, il Parlamento stava discutendo la Riforma Gelmini La Rete ebbe un ruolo chiave nella mobilitazione, soprattutto attraverso la cosiddetta “indisponibilità“, ovvero il rifiuto dei ricercatori ad assumere quegli incarichi di docenza che, seppure non obbligatori, erano talmente diffusi da risultare indispensabili per il regolare funzionamento dei corsi di laurea. Negli ultimi mesi del 2010, i ricercatori salirono letteralmente sui tetti, ottenendo visibilità e anche popolarità presso l’opinione pubblica. Non bastò a fermare l’approvazione della legge 240/2010. Seguirono anni difficili in cui la Rete fu presente, sia attraverso molti ricercatori eletti al CUN sia operando negli atenei, dove c’erano da scrivere i nuovi statuti ed attuare la riforma. Stop-VQR, cattedre Natta e la CRUI che convoca i sindacati per regolamentare il diritto di sciopero sono solo alcuni episodi che hanno visto la Rete in prima linea. Giunta al traguardo dei 10 anni, ha celebrato il decennale telematicamente con un video che raccoglie numerosi brevi interventi e poi con una discussione corale, il cui programma è reperibile sul sito di Rete 29 Aprile. Di seguito, riportiamo i due brevi saluti dei Redattori di Roars Sylos Labini e Giuseppe De Nicolao. E, più sotto, anche un piccolo reperto archeologico.

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La tabella del 6 agosto 2010 “a cura della Rete29aprile” che riassumeva, ateneo per ateneo, l’indisponibilità dei ricercatori a ricoprire incarichi di docenza e altre forme di protesta nei confronti del progetto di riforma dell’università in discussione in Parlamento.

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