Finalmente il MIUR ha pubblicato tutti i dati necessari al calcolo del “bonus maturità” per il numero chiuso, che confermano le critiche mosse al sistema del bonus. Gli studenti dei licei classici e scientifici i più penalizzati. Il bonus può essere migliorato? No: meglio abolirlo.

Il 30 agosto il MIUR ha pubblicato sul sito Universitaly i dati dell’80° percentile per tutte le commissioni di maturità del 2013, che serviranno per il calcolo del bonus maturità.

1. Introduzione

Cos’è il bonus maturità? Il DM 449 del 12 giugno 2013, che sostituisce la precedente disciplina ideata da Francesco Profumo, stabilisce che per l’ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso i candidati debbano essere disposti in graduatoria ed accedere ai posti disponibili in ordine di merito. Ad ogni candidato viene assegnato un punteggio in centesimi. Di questi, 90 punti dipendono dal test di ammissione vero e proprio, e 10 punti dipendono invece dalla carriera scolastica precedente: in particolare, dal voto di maturità.

Il problema è che il bonus non dipende in modo diretto e assoluto dal voto di maturità: come spiegato nel precedente articolo, per aver diritto al bonus si devono verificare contemporaneamente due condizioni:

  1. ottenere almeno 80/100 alla maturità;
  2. essere nel “top 20%” della propria commissione d’esame: è il famoso 80° percentile.

Se queste condizioni sono soddisfatte, il bonus si calcola direttamente in funzione del voto di maturità secondo la tabella contenuta nel decreto:

Voto dell’Esame di Stato Punteggio
100 e lode 10 punti
99-100 9 punti
97-98 8 punti
95-96 7 punti
93-94 6 punti
91-92 5 punti
89-90 4 punti
86-87-88 3 punti
83-84-85 2 punti
80-81-82 1 punto

Il bonus maturità è stato recentemente riformato: al contrario di quanto si potrebbe credere, esso non fu ideato dal Ministro Maria Chiara Carrozza, né da Francesco Profumo, ma risale al 2008, quando al Ministero dell’Istruzione c’era Giuseppe Fioroni.

Si potrebbe dibattere a lungo sull’opportunità stessa di considerare il voto di maturità nell’ambito dell’ammissione ai corsi di laurea universitari. Oltre a pensare che ciò sia inopportuno, noi riteniamo che ciò comporti delle difficoltà tecnicamente insormontabili, come sarà evidenziato nella lettura di questo articolo.

Esaminiamo le criticità connesse all’applicazione della condizione numero 2: l’80° percentile varia al variare dell’indirizzo, della scuola e della commissione di maturità (anche all’interno della stessa scuola).

2. I dati

Sul sito di Universitaly si possono esaminare i dati di ogni commissione di maturità d’Italia, relativamente all’anno scolastico appena concluso. Lo stesso sito ci fornisce poi dati aggregati di notevole interesse, che si possono ottenere dal primo menu a tendina (“selezionare l’Esame di Stato sostenuto”):

  • selezionando “in Italia a.s. al 12/13”, la provincia e il tipo di scuola si ottengono i dati per la singola classe;
  • selezionando “in Italia in aa.ss. precedenti al 12/13”, si ottengono i percentili provinciali dei diversi tipi di dipomi;
  • selezionando “all’estero in una scuola italiana”, si ottengono i percentili nazionali per tipo di diploma;
  • selezionando “all’estero in scuola straniera o in scuola straniera in Italia”, si ottiene il percentile nazionale complessivo, che è 86.

Guardiamo i percentili nazionali divisi per tipo di scuola, che potete trovare qui (li riportiamo in ordine decrescente).

Tabella C – Percentile per tipologia di diploma a livello nazionale

Tipo Diploma Voto Esame di Stato 2012/13
80° percentile
indirizzo classico 95
indirizzo scientifico 90
indirizzo linguistico 90
indirizzo socio-psico-pedagogico 86
indirizzo artistico – istituto d’arte 85
indirizzo artistico – liceo artistico 85
indirizzo tecnico 82
indirizzo professionale 82

Attenzione: qui ragioniamo su un modello che rappresenta il tipico liceo classico, il tipico istituto tecnico, il tipico istituto professionale, ecc.: un modello semplificato su scala nazionale.

Questa tabella è la madre di tutte le assurdità del bonus maturità. Lo studente del tipico istituto professionale che prendesse 86/100 avrebbe diritto a 3 punti di bonus maturità; lo studente del tipico liceo classico che prendesse 92/100 si ritroverebbe con 0 (zero) punti di bonus. Ai lettori il giudizio.

Ci si potrebbe chiedere come varia la probabilità di prendere almeno un punto di bonus maturità al variare del voto di maturità. Come probabilità si intende la percentuale di classi esaminate. Il seguente grafico risponde alla domanda:

3. Tutti gli studenti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

Il grafico precedente si può scomporre, disaggregando i dati delle classi per indirizzo di studi.

Questo grafico si legge così: si fissi innanzitutto un voto di maturità sulle ascisse; allora il valore sulle ordinate indica la probabilità per lo studente di ottenere il bonus, ottenuta come la percentuale di classi esaminate in cui egli otterrebbe il bonus.

Esempio concreto: lo studente prende 82/100. Se è sopra l’80° percentile, da tabella ministeriale egli ha diritto ad un punto di bonus. Al liceo classico, otterrebbe un punto di bonus solo nel 6% delle classi; all’istituto professionale, invece, la percentuale salirebbe al 62%.

Con un voto di 88/100 lo studente del liceo classico si aggiudicherebbe i 3 punti di bonus solo nel 29% delle classi, mentre con lo stesso voto lo studente dell’istituto professionale se li aggiudicherebbe nel 93% delle classi:

Se il voto diventasse 95/100, invece, lo studente del classico otterrebbe i 7 punti di bonus nel 70% delle classi, e quello del professionale nel 99% di esse:

4. Conclusioni

Cosa ci insegna questa vicenda? Il MIUR è riuscito a peggiorare il sistema esistente. Il vecchio sistema, basato unicamente sui test standardizzati, almeno poneva tutti i candidati allo stesso punto di partenza. L’idea di valorizzare il curriculum scolastico non è di per se illogica, ma si scontra con l’impossibilità di comparare voti espressi con scale di giudizio non uniformi e non uniformabili.

Gli studenti dei licei classici e scientifici risultano i più penalizzati nell’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso, nonostante i licei siano la principale “porta d’ingresso” per tali lauree (medicina, architettura, veterinaria, odontoiatria).

Infatti, il 99% degli studenti degli istituti professionali usciti con 95/100 otterrà 7 punti di “bonus”, mentre solo il 70% dei diplomati classici e l’82% di quelli scientifici otterranno l’agognato bonus.

Quale consiglio dare alla commissione ministeriale di “saggi” che in questi giorni sta elaborando proposte per rivedere la regolamentazione del bonus maturità? Una sola e molto semplice: abolirlo.

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Note tecniche

L’estrazione massiccia dei dati dal sito di Universitaly ha comportato notevoli difficoltà, poiché i dati sono disponibili unicamente attraverso l’interfaccia web, nonostante il Ministro Maria Chiara Carrozza abbia affermato l’importanza degli open data e dell’open access per migliorare l’efficienza dell’amministrazione pubblica (qui, pagina 32).

Le statistiche sono aggiornate al 1° settembre 2013.

I percentili sono calcolati sulle commissioni d’esame (come prevede il DM 449), ma i dati estratti da Universitaly riportano le singole classi. Due classi della stessa commissione d’esame avranno pertanto gli stessi percentili. Per semplicità il ragionamento riportato nell’articolo fa riferimento alle classi. Ciò mitiga pure i problemi legati alla diversa dimensione delle commissioni d’esame.

I dati relativi a 378 classi esaminate risultano, al momento della scrittura dell’articolo, non pervenuti (sono quelli marcati con ** su Universitaly). Queste classi non sono state incluse nei calcoli. Il numero totale di classi esaminate con dati validi è 27.456.

Secondo il MIUR i dati mancanti dovrebbero pervenire entro il 10 settembre. Tale scadenza è posteriore alle date delle prove di ammissione: ciò può creare disagi agli studenti. Infatti, se i dati fossero completi, alcuni di loro potrebbero ragionevolmente decidere di rinunciare alle prove di accesso ai corsi di laurea a numero chiuso.

33 classi esaminate sono state classificate dal MIUR come “istituto superiore”. Questa categoria raccoglie indirizzi di studio estremamente eterogenei e per le sue piccole dimensioni si è scelto di non rappresentarne la serie di dati nei grafici disaggregati.

Di seguito, la tabella delle probabilità, per ogni tipo di indirizzo e per ogni voto di maturità, di ottenere il bonus.

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24 Commenti

  1. La morale della favola? Prima di tutto il bonus maturità infligge un colpo fatale al liceo classico, che già sta subendo un sensibile calo di iscrizioni. Chi si diploma con un rispettabile 92/100 al classico deve tirare la monetina. Infatti nel 50% delle commissioni questo diplomato otterrà gli agognati 5 punti di bonus, capaci di fargli scalare centinaia (se non migliaia) di posizioni nelle classifiche dei test di ammissione. Nel restante 50% dei casi, otterrà zero punti e il suo test di ammissione sarà una corsa ad handicap. Chi intraprenderà più gli studi classici sapendo che quell’indirizzo rende assai più difficile accedere ad alcuni dei corsi di laurea più ambiti?
    In generale, il bonus disincentiverà la concentrazione degli studenti più brillanti in poche scuole. Ad essere penalizzati saranno i licei “prestigiosi” dei grandi centri urbani, presunta fucina delle future classi dirigenti. Il bonus maturità potrebbe persino assomigliare ad una “affirmative action” a favore delle scuole solitamente frequentate di chi è meno avvantaggiato socialmente e culturalmente. Era questo il vero scopo o siamo di fronte all’ennesimo pasticcio normativo partorito da qualche apprendista stregone?

  2. Magari ci fosse un disegno complessivo, anche se perverso. Personalmente sono d’accordo con il prof. Israel: siamo di fronte ad un MIUR condizionato da pseudo-esperti la cui unica capacità è quella di inventarsi regole pseudo-oggettive incrementanti i contenziosi legali di cui non si sente affatto bisogno. Come è stato possibile immettere in un concorso nazionale come l’ammissione ai corsi a numero chiuso (si pensi che a medicina il rapporto tra posti e richieste è di circa 1/10)una regola così palasemente ingiusta e foriera di risse legali ed amministrative?
    Come è stato possibile dare un valore così alto al voto di maturità nel momento stesso in cui si parla e si sparla della abolizione del valore legale del titolo di studio?

  3. Un meccanismo sbagliato nella sua rigidità ma che presuppone da un problema reale: quello degli istituti (licei, soprattutto) che anche per ragioni di marketing hanno svalutato i punteggi in uscita. Probabilmente la soluzione migliore resta quella di non prendere in considerazione il voto di maturità, anche se presenta qualche inconveniente: un ragazzo diplomato in un istituto tecnico potrebbe infatti avere una preparazione meno specifica per i test di accesso a facoltà a numero chiuso, ma avere ottime potenzialità in quei campi di studio. Il problema rimane infatti sempre quello di trovare delle formule che garantiscano un ricambio sociale e che alcune professioni non siano di fatto precluse a chi, magari per ragioni sociali o familiari, a 14 anni non ha scelto un liceo.

    • Mi lascia perplesso l’idea che ci siano degli pseudo-esperti al MIUR che spingono i ministri sulla cattiva strada, e che non ci sia un disegno complessivo. Elena Ugolini ex sottosegretario all’istruzione scrive che siamo di fronte a comportamenti
      schizofrenici
      del MIUR.

      La mia sensazione -corroborata da molti indizi- è che in realtà la logica degli interventi attuati da un po’ di anni a questa parte sia sempre la stessa, per la scuola e per l’università.

      Ci sono dei dipendenti dello stato opportunisti (fannulloni, baroni etc.) il cui comportamento va controllato. In linea di massima si tratta di sostituire “indicatori oggettivi” al loro giudizio. Si crea una bella agenzia (ANVUR, INVALSI) e se ne scelgono i componenti. E si dà ad essa il compito di creare gli indicatori oggettivi, siano essi le mediane delle abilitazioni, le liste di riviste, i test per le competenze etc. Per l’università ne ho già scritto qua.

      La vicenda del bonus maturità è emblematica: i voti dati dagli insegnanti non sono credibili. Quindi se li vogliamo usare per l’accesso all’università dobbiamo correggerli. Ma attenzione si tratta solo di una soluzione di passaggio in attesa della riforma dell’esame di maturità: le prove INVALSI sperimentate quest’anno risolveranno il problema. E faranno pure risparmiare soldi. Volendo si può leggere anche qua.

      No. Il disegno a me sembra ci sia. E’ attuato al solito con tecniche fai-da-te, ma questo non è importante. Sarebbe interessante sapere se la ministra Carrozza ha intenzione di continuare su questa strada.

  4. Non so, forse sono ingenuo e forse non ho capito qualcosa di cruciale, ma tutto ‘sto casino ogni anno con i test di ammissione non lo capisco.

    Si può discutere se ci sia la necessità di tali test di ingresso.

    Ma se c’è la necessità di fare selezione preliminare, l’unico modo sensato e ‘fair’ di farlo mi pare stia in un processo che:
    1) garantisce a tutti di confrontarsi con i medesimi ostacoli;
    2) esamina competenze utili al relativo campo di studio.

    Dunque mi pare che un esame di ingresso da solo può ben essere funzionale e sufficiente, purché il materiale oggetto di possibile valutazione sia noto in anticipo (devi entrare in biologia, ti esamino sui temi del manuale di biologia; devi entrare per letteratura italiana ti esamino sul triennio di letteratura italiana; per materie che non hanno corrispettivo esatto si sceglie una plausibile approssimazione: fisica per ingegneria, per dire). I contenuti sono indicati in precedenza con riferimento ad un manuale di ampia diffusione.

    In un sistema del genere non ci sarebbero trucchi particolari, gli esiti selettivi sarebbero in qualche modo correlati con l’oggetto di studio futuro e plausibilmente gli studenti arriverebbero con una preparazione media di base migliore.

    Sono certo che devo essermi perso qualcosa, perché mi pare troppo banale.

    • Eh, purtroppo il sistema attuale non assomiglia a quello da lei descritto.
      Il bonus di maturità crea già in partenza delle disparità, inoltre nei test ci sono domande di “cultura generale” che ben poco hanno a che fare con le competenze richieste per il corso di studi scelto.

      Insomma, c’è ancora molta strada da fare.

    • Dati chiarissimi, ma ovvi, scontati.
      E’ sconvolgente che l’abbiano scoperto solo adesso.
      Chiunque bazzichi nel mondo della scuola sa che le medie di maturità dei licei sono sempre più alte di quelle dei professionali, ma che ciò non dipende affatto da un maggior rigore nelle valutazioni nel professionale.
      Novantanove italiani su cento lo sanno: non c’è bisogno nemmeno di essere nel mondo della scuola: basta avere un nipote che fa il liceo, o anche solo un vicino di casa che fa il bidello.
      Novantanove: il centesimo lo fanno ministro.

  5. Nel frattempo, segnalo che perfino i Giovani Padani protestano contro il bonus maturità, reo (secondo loro) di penalizzare gli studenti del Nord. Sarebbe interessante analizzare i percentili anche dal punto di vista territoriale e vedere se hanno ragione.

    Segnalo poi l’articolo di Marco Esposito de “Il Mattino” che cita la nostra analisi (pur attribuendola erroneamente a Studenti.it) e la versione rielaborata del nostro grafico.

    • Non sono giovane e tanto meno “padano”. Tuttavia hanno ragione. Basta fare qualche prova a campione per provincia/indirizzo scolastico e si verifica quanto tutti sanno.
      In media i voti al nord sono inferiori (mentre studi qualificati, es. test PISA, indicano che dovrebbe essere il contrario).
      Le distorsioni indotte dall’attuale sistema di bonus sono tre: per indirizzo scolastico, per area geografica, per tipo di scuola (pubblica/paritaria).

    • Beh, un attimo: supponiamo pure che al sud i voti di maturità siano più alti (può benissimo essere così).
      Ciò non significa che, con il sistema dei percentili, gli studenti del Sud siano più avvantaggiati. Bisognerebbe fare qualche conto.

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