È finalmente possibile tirare le somme della prima tornata dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. In attesa di statistiche ufficiali rilasciate dal MIUR, ecco tutti i dati aggregati e disaggregati. Quanti abilitati per la prima e la seconda fascia? Quanti universitari e non universitari? Quanti super-mediani e quanti sub-mediani? E ancora più in dettaglio, come si distribuiscono negli specifici settori concorsuali? Alcuni dati aggregati erano stati anticipati dal Presidente dell’ANVUR nel corso della sua audizione di fronte alla Commissione cultura della Camera dei Deputati. Le statistiche che pubblichiamo sembrano smentire i numeri di Fantoni. Per esempio, secondo Fantoni “il 27,4%, pur superando le mediane, non è stato abilitato“, mentre la percentuale di supermediani non abilitati risulterebbe assai maggiore e pari al 36,8%.

Con la pubblicazione degli esiti delle ultime commissioni è finalmente terminata la prima tornata dell‘abilitazione scientifica nazionale e, mentre sono ancora in corso i lavori per la seconda tornata di abilitazioni, sono state annunciate modifiche per le successive tornate.

È presumibile che le modifiche saranno approntate dopo un’attenta analisi degli esiti almeno della prima tornata, ma al momento dati o statistiche ufficiali sulla prima tornata delle abilitazioni non sono stati resi pubblici dal MIUR.

Qualche numero è stato fornito il 12 giugno alla Commissione cultura della Camera dei deputati in un’audizione informale da Stefano Fantoni e Roberto Torrini (presidente e direttore ANVUR). Purtroppo, a corredo di questi dati sintetici non è stato fornito il materiale che consentisse di fare altre analisi o valutazioni.

Risulta pertanto utile rendere pubblici i dati raccolti in maniera “non ufficiale” attraverso le pagine Web dell’ASN che nel tempo sono state rese inaccessibili un volta trascorsi i termini prescritti. Una prima versione è già stata pubblicata (Un’analisi della prima tornata ASN) e in allegato trovate la versione aggiornata con gli ultimi esiti pubblicati.

Rispetto alle analisi già effettuate nel post precedente, sono stati effettuate anche delle statistiche sulla relazione tra superamento delle mediane e l’esito della abilitazione. I risultato su tutti i candidati è riportato in figura mentre il dettaglio per le singole commissioni è riportato nel file.

ESITO ABILITAZIONI

EsitoAbilitazioni

Vale la pena di rilevare che i numeri sono abbastanza diversi da quelli riferiti dal presidente ANVUR:

Su 100 candidati all’abilitazione il 48,8% è stato abilitato verificato il rispetto del superamento delle mediane, il 6% è stato abilitato pur non superando le mediane … Un ulteriore 27,4%, pur superando le mediane, non è stato abilitato …, mentre il 17,8% non è stato abilitato non superando le mediane degli indicatori.

Sulla correttezza dei dati che presentiamo siamo molto confidenti ma il significativo scostamento rafforza la richiesta di statistiche ufficiali forniti dal MIUR.

Resta evidente che complessivamente (con eccezioni puntuali) le commissioni hanno utilizzato in maniera stringente il criterio del superamento delle mediane come requisito per l’abilitazione. A questa condizione sono stati aggiunti altri criteri restrittivi (es. coerenza col settore) tanto che quasi il 50% dei candidati che superavano le mediane non sono stati abilitati. Circa il 23% dei candidai ha tentato l’abilitazione pur non superando le mediane con esiti quasi totalmente negativi.

L’abilitazione è stata attribuita ad un cospicuo numero di non universitari (30% degli abilitati) come mostrato dalla tabella riportata di seguito.

GalloTabella1

Può essere interessante analizzare i numeri di abilitati nei vari settori concorsuali rispetto all’attuale organico.

 

GalloTabella2

Si rilevano che il numero di abilitati della seconda fascia è in molti casi ben oltre il numero dei attuali professori associati mentre il numero di abilitati di prima fascia è significativamente inferiore. Esistono situazioni particolari con settori con numeri particolarmente bassi di abilitati (area 12) o estremamente alti (area 02). Questi differenti esiti comporteranno significative variazioni nell’evoluzione nella numerosità delle varie aree.

Download: Analisi ASN 19 Settembre 2014

Daniele Gallo – Seconda Università degli Studi di Napoli

 

 

 

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35 Commenti

    • ha perfettamente ragione, la coerenza è una cosa importante nel mondo scientifico,
      purtroppo questa era solo un abilitazione scientifica per verificare la capacità di produzione di articoli pubblicazioni e ricerca scientifica…. se non sbaglio ….
      quindi, la coerenza scientifica si dovrebbe verificare COERENTEMENTE con dei criteri non oppugnabile e manipolabili ad esempio richiedendo:
      n° di pubblicazioni scientifiche prodotte durante la propria carriera TUTTA;
      n° di giorni di lavoro svolto come ricercatore sommando insieme TUTTI in progetti scientifici/contratti di ricerca/attività di ricerca.

      Questo calcolo si applica ai docenti in cattedra che agli abilitandi poi si tira una riga e si dice che sopra una certa soglia si abilita al di sotto della quale SI ELIMINA DALLO STIPENDIO LA QUOTA DI STIPENDIO PER LA RICERCA.
      Infatti questa abilitazione dovrebbe essere fatta anche con il principio di disabilitare scientificamente chi è già in cattedra e non fà più ricerca…..

      Non voglio insinuare che non sia un cattivo insegnante vorrei dire che dovrebbe prendere solo SOLO STIPENDIO DA PROFESSORE TIPO QUELLO CHE PERCEPISCONO GLI INSEGNANTI DI SCUOLA SUPERIORE.

    • Direi che la coerenza con un determinato settore concorsuale resta determinante. Si potrebbe pensare ad abilitazioni anche per il generico “macrosettore concorsuale”, visto che per accedere ai concorsi basta l’abilitazione in uno qualsiasi dei settori afferenti al macrosettore, ma per ora l’abilitazione non era pensata cosi. Ad ogni modo, il valore delle mediane diventerebbe anche piu’ irrilevante e contraddittorio di quanto gia’ non sia, all’ampliarsi da settori a macrosettori.

    • anche il “macrosettore concorsuale” si presta facilmente a delle interpretazioni di coerenza fatte in modo “soggettivo”.
      Noi per l’ASN dobbiamo richiedere “solo” di dimostrare la piena capacità di produrre “scienza” e di saper produrre lavoro di “ricerca scientifica” solo quelli sono è i criteri da adottare.
      Per quanto riguarda l’unica componente di “coerenza” che potrebbe sere richiesta al livello della Abilitazione Scientifica Nazionale dovrebbe essere richiesta coerentemente solo per “AREA SCIENTIFICA”.
      Per far questo basterebbe che il candidato con autocertificazione in ogni titolo, pubblicazione o progetto valido ai fini dell’abilitazione riportasse sempre l’Area scientifica del suo contributo nel lavoro, titolo progetto.
      Questa secondo me sarebbe il doveroso primo passaggio per una corretta abilitazione delle capacitò scientifiche di un “ricercatore scientifico”.
      Successivamente nei concorsi per cattedra ogni ateneo dovrebbe essere libero di scegliere chi vuole anche indicando una “coerenza” al livello di dettaglio del colore dei capelli del professore della commissione.
      Così il nostro Abilitato può decidere se fare o meno quel concorso.
      Tutto il resto sono solo i soliti magheggi gattopardeschi all’italiana, chi ha il potere cambia continuamente le regole….. “cambiare tutto per non cambiare niente”… e aggiungerei…… e soprattutto non fermandosi mai.
      …….meditate gente meditate

    • E’ molto difficile prendere sul serio un commento che si chiude con “meditate gente meditate”. Detto cio’, faccio uno sforzo. Se neanche i macrosettori bastano ad inquadrare a grandi linee la ricerca di un ricercatore, vuol dire che siamo tornati agli eclettici rinascimentali, tutti novelli Leonardo da Vinci, oppure che i macrosettori sono fatti male. E’ ovvio, nulla mi vieta di fare ricerca sull’etruscologia il lunedì, sul restauro il martedì, sul teatro cinese il mercoledì, sulla filologia il giovedì e sulla letteratura brasiliana il venerdì . Ma mi sembrano casi eccezionali.
      Nei concorsi locali il dettaglio deve arrivare al più al SSD (al limite alcuni SSD molto grandi andrebbero scissi). Altrimenti tanto vale fare le chiamate dirette.

    • Hai ragione il mio commento era volutamente provocatorio e poco serio.
      Seriamente, io credo che la scienza si fa sul serio anche se si pubblica in una rivista scientifica differente ogni giorno della settimana.
      Indipendente dalla tua credenza mi piacerebbe pensare che l’ASN doveva solamente indicare che il candidato era capace di produrre scienza.
      Poi il concorso locale deve selezionare il candidato più idoneo per la cattedra di insegnamento specifico.

  1. Una proposta: cosa succederebbe se si provasse a ripartire il fondo premiale FFO o i fondi per il reclutamento fra gli atenei in base alla % di abilitati di I e II fascia rispettivamente sul totale degli associati o ricercatori/assegnisti (TP e TD) in servizio in un ateneo? Il fatto che in un ateneo vi siano in % più abilitati che in un altro non è forse un indicatore di qualità (a patto di considerare l’ASN un sistema valido, come il MIUR e l’ANVUR hanno ritenuto) migliore e più completo della VQR?
    Ovvio che è un confronto fra sistemi discutibili e discussi, ma si potrebbe fare tale simulazione? e avrebbe senso? che ne pensate? (PS: lo so che è contro all’ipotesi di incentivo alla mobilità, però è pur vero che un docente abilitato comunque ha usufruito di risorse del proprio ateneo che ha ovviamente “puntato” su di lui).
    saluti e complimenti per il lavoro eccellente come al solito

    • Mi pare che l’analisi comparativa sarebbe viziata in partenza da vari fattori, a cominciare dalle palesi disomogeneità di comportamento delle commissioni (delle varie aree, e all’interno della stessa area). Comunque, anche volendo effettuare il confronto sui singoli settori concorsuali, rimarrebbe un dubbio di fondo: ha senso rapportare il numero di abilitati al numero di docenti in servizio? Magari sarebbe logicamente più corretto prendere come riferimento il numero delle domande presentate. Ma anche in questo caso si incontrerebbero problemi oggettivi (ad esempio: una stessa persona può avere presentato più domande, per entrambe le fasce, o per diversi settori concorsuali, ottenendo risultati contrastanti).

      Ed infine: qualunque sia il metodo adottato, l’esito della “valutazione” resterebbe in ogni caso discutibile, visto che pretenderebbe di valutare una struttura a partire da valutazioni individuali a cui si è sottoposta solo una parte (quanto grande? quanto rappresentativa?) dell’organico della struttura stessa.

  2. Questi dati sembrano confermare la tendenza a ristabilire in modo rigido le gerarchie universitarie inaugurata dalla Gelmini escludendo gli associati dalle commissioni concorsuali per rrestituire tutto il potere agli ordinari: in quasi tutti i settori, la percentuale di abilitati fra i ricercatori è assai elevata, spesso superiore al numero degli associati già esistenti, che invece sono stati “stoppati” massicciamente nel tentativo di accesso fra gli ordinari. Questo è particolarmente evidente, per esempio, nell’area 11, che è la mia, dove i nuovi ordinari abilitati sono appena la metà dei vecchi, mentre sono stati abilitati un numero di associati maggiore agli esistenti (139%). Del resto, a mio avviso è proprio per questa sorta di “restaurazione” delle baronie, accompagnata dall’aumento dei poteri dei vertici accademici, che è passata la riforma Gelmini. Grazie del lavoro utilissimo.

  3. Vale la pena richiamre qui una delle prime sentenze di merito del TAR che è centrata anche sul rapporto piu o meno vincolante tra mediane ed abilitazione:

    ***

    ” …. Il ruolo di professore di prima e di seconda fascia costituisce, infatti, il vertice della carriera accademica, il che giustifica il rigore della selezione previsto dal legislatore.

    Ne consegue che le commissioni chiamate a valutare l’idoneità dei candidati all’abilitazione scientifica non possono limitarsi a verificare se le pubblicazioni presentate superino le mediane calcolate dall’Anvur: sia in senso negativo, per cui al mancato superamento delle mediane debba seguire necessariamente il diniego dell’abilitazione (come è avvenuto nel caso in esame), sia in senso positivo, per cui viene riconosciuta l’abilitazione a coloro che abbiano integrato le mediane, senza esaminare gli altri titoli (partecipazione a progetti di ricerca, attività di docenza, attività di referaggio, partecipazione a comitati editoriali di ricerca…) espressamente previsti nel D.M. 76/2012.

    ……..

    P.Q.M.

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e con le modalità di cui in motivazione e per l’effetto:

    – annulla il provvedimento che ha giudicato inidoneo il ricorrente;

    – ordina all’amministrazione di rivalutare l’interessato entro 90 (novanta) giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della presente sentenza.

    Spese compensate.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

    Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 luglio 2014 con l’intervento dei magistrati:

    Franco Bianchi, Presidente

    Vincenzo Blanda, Consigliere, Estensore

    Emanuela Loria, Consigliere

    L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA

    Il 04/09/2014

    IL SEGRETARIO”

    http://www.giustizia-amministrativa.it/index.html

    • Spese compensate.
      Perché? La commissione ha lavorato male e il ricorrente si deve pagare le spese…
      E il ministero, cioè noi paghiamo le altre…

  4. ..sarò scemo io, ma per me esclusivamente continua a significare…esclusivamente.
    Incredibile, ma vero.
    Ciò implica che, almeno stando al “regolamento”, le commissioni avrebbero potuto negare l’abilitazione ai “super-mediani”, ma non attribuirla ai “sub-mediani”.
    La circolare citata in sentenza, per la quale -ancora una volta: incredibile, ma vero- esclusivamente non significa esclusivamente, ricordiamo tutti in che contesto nasce, e comunque non era vincolante per il tar, che pure la richiama, e che forse meglio avrebbe fatto ad attenersi alla lettera inequivoca del regolamento.
    Chiaramente, il mio è un discorso metodologico che esula dal merito del candidato ricorrente, che magari sarà un genio della medicina interna, ma non è questo il punto.
    Tom Bomadillo

  5. Abilitato ad Ordinario 7159
    Bandi
    Situazione: aperti Struttura: tutte
    Settore Concorsuale: tutti
    Posizione:ordinario
    Risultato della ricerca bandi – trovati 47 bandi.

    Di questo passo per promuovere tutti gli abilitati ci vorranno 152 tornate …. 70 anni circa …

    Sarà poco serio, ma meditate gente … meditate.

    • Non ho mai creduto che potessero essere arruolati tutti gli abilitati.
      Credo che l’ASN servisse a creare solo ricercatori motivati a continuare nella attività di ricerca nella speranza un giorno se ne avessero avuto la voglia di poter avere un lavoro da docente.
      Purtroppo con questa ASN taroccata il risulato che si è ottenuto e che i ricercatori trombati non sono più motivati e gli aspiranti professori sono frustrati perché non vedono i concorsi, o se partecipano al concorso si accorgono che nulla è cambiato e vince sempre chi deve vincere.
      Meditate gente meditate

    • E’ assolutamente irrealistico pensare che tutti gli abilitati ad ordinario entreranno davvero in ruolo come ordinari. A legge Gelmini vigente il sistema Italiano va, anche se con i soliti ritardi e sbandamenti all’Italiana, nella direzione di un’Università con la maggior parte del corpo docente costituito da professori associati, pochi ordinari e pochi giovani che un periodo limitato di tempo ricoprono il ruolo di ricercatori.

    • Aggiungo che secondo me non era necessario fare una abilitazione nazionale per professori ordinari. Bastava fare una abilitazione nazionale per professori (abbiamo anche visto quanto in tanti settori sia sottile la differenza fra le mediane di associati e ordinari).

  6. le abilitazioni non sarebbero delle idoneità perché In principio per la legge sono appena dei “lasciapassare” per partecipare ai concorsi per associato/ordinario.
    E’ stato però aggiunta la possibilità (seppur per un periodo transitorio) di effettuare la chiamata nel ruolo di associato/ordinario per semplice valutazione (cioè senza concorrenti con cui confrontarsi) mutuando la procedura prevista per gli RTDB.

    E’ quindi comprensibile aspettarsi che gli abilitati si aspettino di mettere a frutto il titolo conquistato. Ed è questa una delle ragioni delle rigidità di alcune commissioni nell’attribuire le abilitazioni (alla fine diventano delle idoneità).

    Col piano straordinario verosimilmente circa il 60-70% degli abilitati in seconda fascia riuscirà ad accedere alla fascia (i numeri sono nel file excel). Mentre, per la prima fascia a causa di tutti i vincoli previsti le progressioni saranno un decimo.

    C’è da dire che questi “investimenti” del sistema universitario sono a numero di personale invariato (promozioni). Resta aperto il problema dei nuovi ingressi di cui il sistema avrebbe sempre più bisogno. I numeri sono quelli che in maniera fin troppo sintetica sono indicati come “non universitari” (la classificazione completa sarebbe non strutturati in base al databese MIUR) in cui ricadono prevalentemente i precari universitari che troppo spesso vengono dimenticati.

  7. …sì, Dan, è proprio così.
    In questo caso, però, credo ci sua pure una “colpa” dei precari, nel senso di mancanza di percezione della loro stessa categoria, perché con questi numeri, diciamo 5.000 precari abilitati alla prima tornata (e resta da vedere quanti alla seconda), avrebbero potuto e dovuto alzare la voce politicamente, chiedendo un nuovo ruolo a basso costo (0,4) in cui poter rientrare tutti, a domanda.
    Invece, vuoi per la legittima ambizione di molti, a questo punto, di entrare direttamente come associato (o rtdb, il che poi è lo stesso), vuoi per la mancanza di spirito di corpo, vuoi, ancora, per l’allergia alle pratiche di stabilizzazione, ciò non è stato neppure richiesto (non voglio dire che, se l’avessero richiesto, l’avrebbero ottenuto, ma se manco provi…).
    Come APRI, neppure siamo riusciti ad ottenere un censimento completo.
    Posso solo sperare che ad esito dei risultati della seconda tornata (che a questo punto credo che il MIUR voglia far uscire tutti assieme) i precari si rendano conto che non possono perdere questo treno.
    Dovrebbero chiedere di essere immessi tutti in un nuovo ruolo a basso costo (e poi nessuno impedirebbe loro di provare a spendere l’abilitazione ottenuta anche per la progressione di carriera): questo è l’unico vantaggio che vedo nell’idea di cambiare (cioè, siamo onesti, ammorbidire) le regole dalla terza tornata in poi, ovverosia quello di poter limitare questo tipo di discorso al numero chiuso degli abilitati delle prime due tornate “ad asticella alta”.
    Del resto, non si tratterebbe affatto di una stabilizzazione, ma del riconoscimento del merito scientifico (anche se dai dati mi pare di capire che non tutte le aree sono state selettive come quella giuridica).
    Voglio dire, in Puglia, con legge dello Stato, si stanno stabilizzando dipendenti regionali che non hanno mai fatto neppure un mezzo concorso, ma sono stati chiamati direttamente dalla politica (e non credo che, stando agli annunci, nel comparto della moglie di Fonzie faranno molto meglio). Mentre qui parliamo di gente che ha vinto almeno due concorsi (dottorato e figura precaria, assegno o quello che è) e un terzo, almeno per come inteso da alcune commissioni, a cavallo tra concorso e abilitazione (o abilitazione con asticella alta, se preferite). E ancora ci stiamo a pensare?
    Tom
    P.S.: sulla questione dei ricercatori idoneati, invece, faccio notare che si sta creando la maggiore discriminazione insensata, tra chi ha i soldi per essere chiamato e chi no, magari perché, anche a prescindere dal piano straordinario, si trova in un Ateneo al quale è stata sottratta parte del proprio turnover o in uno che, al contrario, ha ricevuto quote aggiuntive di turnover altrui.
    E’la pesante eredità di Monti, ché nessuno mette più in discussione, ma che rimane il male maggiore commesso da quel pessimo Governo, proprio per la stabilità e perpetuità dei suoi effetti (e meno male che non ha fatto in tempo a “toccare” la sanità pubblica, come pure aveva iniziato ad annunciare).

  8. …scusate, è sorta una discussione nel forum interno APRI sulle dizioni universitari e non universitari.
    Che intendete per universitari? Universitari nel mondo o in Italia? E se, come credo, universitari giusto in Italia, avete contato solo quelli di ruolo? O anche i ricercatori a tempo determinato?
    Per altro, mi dicono che c’è una banca dati pure degli assegnisti (devo ammettere che questa non la sapevo) che, se si inseriscono anche gli universitari non di ruolo ma a contratto (per giunta, a termine), come gli rtda, dovrebbero rientrare anche loro nel concetto di universitari. E gli rtdb (lo so che sono pochi…) come gli avete contati?….io direi universitari mutanti….in pratica, geneticamente modificati.
    Resto in attesa di un cortese chiarimento.
    Grazie.
    Tom

    • Ho classificato come “non universitari” chi non ha il nome che compare nel databese MIUR.
      http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php.
      Quindi ho indicato con “universitari” chi ha uno dei seguenti ruoli nelle università Italiane
      Assistente r.e.
      Associato non confermato
      Associato confermato
      Associato
      Incaricato
      Ricercatore
      Ricercatore a t.d. (art. 24 comma 3-a L. 240/10)
      Ricercatore a t.d. (art. 24 comma 3-b L. 240/10)
      Ricercatore a t.d. – t.defin. (art. 24 c.3-a L. 240/10)
      Ricercatore a t.d. (art.1 comma 14 L. 230/05)
      Ricercatore non confermato
      Ordinario
      Straordinario
      Straordinario tempo determinato

      Gli altri “non universitari”.
      I dettagli di ogni voce sono nel file Excel nel foglio totali.

  9. …sì, vabbé Fausto, il database cineca aveva quella dizione e l’ha mantenuta anche dopo aver inserito gli rtd, ma ciò non significa che quest’ultimi siano di ruolo, ovverosia a tempo indeterminato.
    Gli rtda sono dei precari come qualsiasi lavoratore che ha un contratto a TD, mentre gli rti, insomma i ricercatori tout court, e i professori sono di ruolo (non piace di ruolo? diciamo strutturati?), cioè a tempo indeterminato (e per altro, diversamente che nella scuola o in altra PA, senza alcun contratto).
    Comunque, io non volevo contestare, ma solo capire esattamente cosa è stato fatto, per questo la mia domanda era rivolta principalmente all’autore del post e/o alla redazione.
    Soprattutto poi, se tra i ricercatori sono stati contati pure gli rtda, e quindi dei precari, sarebbe molto interessante conoscere il dato, per così dire, disaggregato, vista la connessione immediata con la questione del reclutamento.
    Se non è troppo disturbo, ovviamente.
    Tom

  10. Scusatemi ma voglio essere sicuro di dare alle tabelle la giusta interpretazione.
    Cosa significa abilitati distinti? Nella seconda tabella cosa significano i rapporti? Abil/Ric e’ il rapporto tra abilitati e numero dei ricercatori gia’ inquadrati o cosa. Grazie….

    • Abilitati distinti significa persone diverse (nome diverso cognome diverso) che possono avere presentato più domande ed avere anche più abilitazioni. Perciò si distingue tra abilitati distinti e abilitazioni.
      Abil/Ric e’ il rapporto tra abilitati e numero dei ricercatori gia’ inquadrati in quel settore

  11. ..ah, Dan, quindi sei tu l’autore…giustamente, Dan – Daniele. Mica le avevo viste le tabelle. Complimenti! Hai fatto un lavoro mostruoso, e davvero molto utile.
    Siccome, però, essendo solo un povero “penalaio” di tabelle non ci capisco un tubo, ti chiedo di volermi segnalare un solo dato: quanti sono gli rtd senza tenure track (che siano a tempo pieno o definito, Gelmini o Moratti, non importa) che hanno preso l’abilitazione da associato?
    Lo dico perché mi pare che il dato politico più rilevante sia questo, ovverosia capire quanti sono i ricercatori di ruolo, o, se vi piace di più, i ricercatori strutturati, ai quali aggiungere gli rtdb, in quanto strutturandi (ruolandi? eh, eh,), che hanno preso l’abilitazione, e quanti i precari, o comunque, visto che ci sono pure quelli che lavorano all’estero, quanti sono quelli che NON sono riusciti a diventare di ruolo in Italia ma, ciò non di meno, hanno preso l’abilitazione.
    Perché, a questo punto, il dato 9.633 vs 5.965, pur corretto metodologicamente, politicamente conta molto meno dello stesso dato “aggiustato” togliendo ai novemila e seicento gli rtd (ovviamente, tranne i B, che comunque numericamente non sono rilevanti) che invece vanno aggiunti ai cinquemila e novecento.
    Spero vorrai rispondermi.
    Tom

    • Quindi i 5965 includono il personale CNR e plausibilmente ricercatori strutturati all’estero ?
      Se così fosse i precari abilitati operanti in Italia o all’estero potrebbero essere quanti, circa 4000 ?

      … sono d’accordissimo con Tom, e trovo assurdo la priorità attuale non siano i precari abilitati. Parlo per interesse personale ma davvero se si vuol dare un minimo senso a tutta la ASN almeno i precari abilitati andrebbero stabilizzati in qualche modo…

  12. …grazie mille Dan, quindi la differenza si assottiglia: diciamo che su 15.500 abilitati alla seconda fascia, abbiamo novemila strutturati (o strutturandi, come nel caso di rtdb), a fronte di 6500 precari, che -si sbaglio, corrigete- è più del 40%, e cioè davvero un risultato eclatante.
    Devo ammettere, però, che a questo punto pensavo che gli rtda fossero almeno un migliaio, mentre si scopre che i precari abilitati, nella stra-grande maggioranza, non appartengono neppure all’unica figura precaria un pò più decente, come retribuzione, durata, etc.
    A questo punto si può fare un’ipotesi di proposta, con i relativi costi.
    Del resto, sappiamo che il valore del punto budget è in calo…certo, non sappiamo ancora quanti saranno i precari abilitati alla seconda tornata, ma siccome la seconda è meno numerosa della prima, credo che il numero complessivo di diecimila precari non sia lontano dal vero.
    Allora, però, immaginando una nuova figura da 0,4 pb (con anche compiti didattici), ovvero circa 50.000 euro, si tratterebbe, per assumerli tutti a domanda, di incrementare l’ffo di 500 milioni di euro…una somma non impossibile, che a mio avviso andrebbe trovata.
    Tom Bombadillo
    (purtroppo su questo sito appare scritto il mio nome e nessuno si fila il mio straordinario n.n.)
    P.S.: ovviamente, se invece di trovare i soldi, cioè trovare la copertura, si spendessero semplicemente soldi in più, sarebbe mille volte meglio, visto che siamo in una crisi di domanda dolosamente auto-indotta da politiche di rarefazione monetaria…ma poi, se si risolve questa finta crisi, come si può far ingoiare al popolo la macelleria sociale in cantiere, con deflazione ulteriore conseguente, che poi rappresenta il vero scopo della crisi auto-indotta?

    • I non censiti dal MIUR possono essere
      del cnr, enea, istituti vari, docenti all’estero, etc.
      quantificare i precari esattamente non è facile.

      Per quanto riguarda la figura d’ingresso, personalmente sono d’accordo.
      Come sulla necessità di stanziare specifici fondi per l’ingresso di nuovo personale all’università
      falcidiato da anni di turn over limitato.

    • Di sti tempi meno sono meno risorse servono e meglio è. Forse si tratta solo di avere l’ “arroganza” di capire che una stabilizzazione per gli abilitati non strutturati sarebbe scontata in contesto normale… e pensare che poco più di vent’anni fa, alla stessa età di alcuni dei precari abilitati (verso i quaranta) i dipendenti pubblici andavano allegramente in pensione.

      Giusto per fare un paragone, oggi parlavo con una ragazza belga e mi diceva che nelle fiandre attualmente si entra come docente di ruolo alle scuole medie pubbliche a 23/24 anni.

    • Vorrei solo dire che 23/24 anni per entrare di ruolo nella scuola non è tanto lontano da ciò che potrebbe accadere da noi, se si continuasse con i concorsi e li si ripulisse da eventuali bonus vari per titoli. Un buon studente può ottenere la laurea magistrale a 23 anni, fare il TFA l’anno dopo e quello dopo ancora vincere il concorso (se mai bandiranno entrambi con cadenza annuale). Questa dovrebbe essere la normalità.
      Ben diverso il problema dell’università dove, senza risorse adeguate, si crea un imbuto troppo stretto per far passare tutti i meritevoli.

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