Un Paese che finanzia le ricerche dei propri ricercatori con fondi pubblici dovrebbe disporre di uno strumento che rende disponibili a tutti le informazioni sui progetti finanziati e sui risultati ottenuti, sia le pubblicazioni che i dati. Non si tratta di controllare chi fa cosa e dove, ma di rendere trasparente quali sono le ricerche finanziate e quali sono i temi su cui i nostri ricercatori sono impegnati. Non è la prima volta che parliamo di ANPREPS (Anagrafe Nazionale Nominativa dei Professori e dei Ricercatori e delle Pubblicazioni Scientifiche, legge 1/2009) e della necessità che venga realizzata tempestivamente (sono passati 11 anni dalla legge!). Nel frattempo, parecchie cose sono cambiate. Nel 2009 il MIUR disponeva di una anagrafe non certificata chiusa (il sito docente Cineca, detto anche Loginmiur) e gli atenei (tranne pochissime eccezioni) disponevano di strumenti locali chiusi. Oggi, la maggior parte degli atenei (e alcuni enti di ricerca) dispongono di uno strumento (si chiama IRIS) per la raccolta dei dati sulle pubblicazioni, interoperabile con i grandi database europei: Dart Europe, OpenAIRE, ORCID e tutti i motori di ricerca e di indicizzazione del mondo open. A 11 anni di distanza, l’anagrafe deve avere alcune caratteristiche imprescindibili: deve essere aperta e consultabile da chiunque, deve riutilizzare i dati già presenti nelle anagrafi locali, deve essere certificata, deve contenere tutti i full-text aperti, ove è possibile e gli accordi con gli editori lo permettono. Uno strumento di questo tipo, se adeguatamente curato e progettato, oltre ad essere un segno di trasparenza rispetto a chi paga le tasse, potrebbe avviare un processo di indipendenza dai database commerciali che attualmente sembrano essere l’unica fonte attendibile (e utilizzabile) sulla ricerca prodotta nel nostro Paese.

Anagrafe nazionale dei professori ordinari e associati e dei ricercatori

A decorrere dall’anno 2009, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono individuati modalità e criteri per la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso il Ministero, di una Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. L’Anagrafe e’ aggiornata con periodicità annuale (L 1/2009 art. 3bis)

Un Paese che finanzia le ricerche dei propri ricercatori con fondi pubblici dovrebbe avere l’obbligo di rendicontare pubblicamente come sono stati impiegati questi fondi.

Dovrebbe quindi disporre di uno strumento che in maniera facilmente consultabile rende disponibili a tutti le informazioni sui progetti finanziati e sui risultati ottenuti, sia le pubblicazioni che i dati. Non si tratta di controllare chi fa cosa e dove, ma di rendere trasparente e chiaro a tutti cosa facciano le università e i centri di ricerca finanziati dallo stato, quali sono le ricerche finanziate, quali sono i temi su cui i nostri ricercatori sono impegnati.

Nel corso degli anni da queste pagine abbiamo più volte ripreso (qui, qui, e qui) il tema di ANPREPS (legge 1/2009), della necessità che venga realizzata tempestivamente (sono passati 11 anni dalla legge!), del fatto che ci siano qui ed ora già tutte le competenze, le tecnologie ma anche i dati a disposizione per la sua realizzazione.

Siamo nel 2019 e ancora nulla è avvenuto.

Certo nel corso degli anni alcune (parecchie) cose sono cambiate. Nel 2009 il MIUR disponeva di una anagrafe non certificata chiusa (il sito docente Cineca, detto anche Loginmiur) e gli atenei (tranne pochissime eccezioni) disponevano di strumenti locali chiusi e quindi invisibili per la raccolta dei dati sulle pubblicazioni dei propri ricercatori.

Nel 2013 il CUN curava una consultazione pubblica sulla definizione dei criteri di scientificità delle pubblicazioni. Attività importante allora ma ormai ampiamente superata.

Oggi la maggior parte degli atenei (e alcuni enti di ricerca) dispongono di uno strumento (si chiama IRIS) per la raccolta dei dati sulle pubblicazioni, (ed eventualmente sui progetti e sulle attività di terza missione) interoperabile con i grandi database europei: Dart Europe per le tesi di dottorato, OpenAIRE per le pubblicazioni derivanti da progetti finanziati dalla Commissione Europea,  ORCID e tutti i motori di ricerca e di indicizzazione del mondo open. D’altro canto le tipologie di pubblicazione in una ricerca che è sempre più fondata sul mezzo digitale si moltiplicano, così come le forme e le versioni che circolano (preprint*, postprint**, versioni editoriali). Mutano i requisiti che erano tipici del mondo cartaceo e che nel digitale perdono di significato. Questa differenza è stata ben colta a livello europeo ad esempio da Wellcome Trust (ente finanziatore della ricerca nel Regno Unito) che mette a disposizione dei ricercatori dei progetti che finanzia la piattaforma Wellcome open su cui pubblicare i propri risultati, e  di piattaforme come canali di pubblicazione per le ricerche finanziate parla anche Plan S nelle linee guida per l’implementazione .

A 11 anni di distanza dalla legge sulla istituzione di una anagrafe nazionale e sulla base delle esperienze maturate in Italia e in Europa la anagrafe deve avere alcune caratteristiche imprescindibili:

  • Deve essere una anagrafe aperta e consultabile da chiunque come lo sono già le anagrafi locali delle istituzioni
  • Deve riutilizzare i dati già presenti nelle anagrafi locali, senza chiedere alle istituzioni ulteriori dati. Tutte le informazioni sono disponibili e possono essere raccolte da applicazioni ad hoc.
  • Deve essere certificata: localmente dalle istituzioni che validano i dati (molti atenei stanno istituendo gruppi di lavoro di esperti che verificano la correttezza delle informazioni contenute nella anagrafe locale, le integrano e le correggono), centralmente dal Ministero che deduplica i dati provenienti dalle diverse istituzioni validandoli a sua volta. Non si può costruire un sistema di valutazione su dati che nessuno certifica, duplicati, imprecisi, lacunosi con errori di definizione nelle tipologie.
  • Deve tenere conto del fatto che il concetto di pubblicazione scientifica è mutato e che non sempre le tradizionali categorie del mondo analogico sono trasponibili al mondo digitale (ad oggi una pubblicazione come quelle che si trovano nel sito di Wellcome open non troverebbe una collocazione nelle tipologie di Loginmiur, il che equivale a dire che non conterebbe nulla)
  • Deve contenere tutti i full-text aperti ove è possibile e gli accordi con gli editori lo permettono
  • Deve prevedere l’aggancio con i progetti finanziati sia a livello nazionale che internazionale in modo che la rendicontazione dei risultati sia trasparente e di immediata visibilità.
  • Deve essere associata a uno strumento di business intelligence che permetta a chiunque di fare analisi trasversali sui dati che già sono pubblicamente disponibili nelle anagrafi delle istituzioni

A differenza di quanto previsto dalla Legge 1/2009 questa non è una operazione a costo zero, sono necessari investimenti per la struttura centrale di raccolta delle informazioni e sono necessarie competenze per altro disponibili in molti atenei e centri di ricerca. La struttura che progetta la anagrafe deve comprendere oltre che esperti di MIUR ed ANVUR anche esperti di Cineca, degli Atenei e degli enti di ricerca.

Uno strumento di questo tipo, se adeguatamente curato e progettato, oltre ad essere un segno di trasparenza rispetto a chi paga le tasse, potrebbe avviare un processo di indipendenza dai database commerciali che attualmente sembrano essere l’unica fonte attendibile (e utilizzabile) sulla ricerca prodotta nel nostro Paese.

  • Preprint sono le pubblicazioni che vengono archiviate in repositories (Arxiv fisica, matematica, informatica, Bioarxiv per la biologia, Repec per l’economia)
  • Postprint è la versione di un articolo sottoposto a una rivista che contiene già i commenti dei revisori, ma non ha il layout editoriale. Per questa versione dell’articolo la maggior parte degli editori permette la ripubblicazione in un institutional repository (come IRIS ad esempio) dopo un periodo di embargo. Pochi atenei, ad oggi, hanno curato questa parte di disseminazione dei risultati della ricerca.

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1 commento

  1. Bastano i denari previsti dalla proposta di legge Gallo (1 milione di euro il primo anno e poi 200 k€/anno, se non erro), ora al Senato?
    http://listgateway.unipi.it/pipermail/aisa.circuli/2019-March/000417.html

    Voglio sperare di sì. Bisogna però riutilizzare del software libero esistente, che sia in grado di aggregare i dati già presenti negli archivi istituzionali e interfacciarsi agli aggregatori internazionali: probabilmente basta copiare da HAL o Zenodo. Allo stesso tempo conviene eliminare le inutili e dannose duplicazioni nazionali che alimentano solo la burocrazia senza alcun costrutto.

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