L’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha richiesto una serie di informazioni all’istituto di valutazione INVALSI sull’integrazione dei punteggi dei test nel curriculum dello studente.  La notizia è stata ripresa dal Fatto Quotidiano. Sono diversi gli aspetti su cui l’Istituto deve fare chiarezza: -i presupposti normativi dell’inserimento delle certificazioni individuali INVALSI nel curriculum dello studente, oggi accessibile tramite piattaforma Unica; -logica e le finalità del trattamento; -eventuale automatizzazione del trattamento ai fini di profilazione e classificazione del degli studenti, per assicurare qualità dei dati e possibilità di intervento umano nel processo decisionale. L’Istituto dovrà rispondere entro 20 giorni. 


 

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Mai come in questi mesi le pratiche di misurazione standardizzata dell’INVALSI hanno destato preoccupazione e attenzione.

Il 4 marzo scorso oltre 20 associazioni, a vario titolo impegnate nel mondo della scuola, hanno inoltrato un reclamo proprio all’Autorità Garante in merito al trattamento dei dati di fragilità degli studenti, chiedendone il divieto. Il “bollino” di studente “fragile INVALSI” è attualmente un indicatore “di rischio individuale” che circola nelle scuole impegnate con progetti di recupero e potenziamento nella cosiddetta missione per la riduzione dei divari del PNRR. Qui, qui e qui per approfondire.

Il recente intervento del Garante, che chiede maggiore chiarezza sulla qualità e sull’integrità dei dati raccolti dall’Istituto, giunto proprio durante lo svolgimento dei test di quest’anno, ci ricorda che quando si parla di dati e indicatori che riguardano aspetti rilevanti della vita degli individui, specie se minori, sono necessarie attenzione e vigilanza costanti.

La consapevolezza dei genitori e degli studenti cresce man mano che la posta in gioco associata agli esiti dei test aumenta. E la posta in gioco è cresciuta lentamente ma inesorabilmente nel tempo.

Se accettiamo che i test INVALSI possano individuare gli alunni fragili e i dispersi impliciti, se la politica usa quegli indicatori per distribuire fondi alle scuole, che  indirizzano ai fragili attività di recupero e potenziamento, allora è nostro diritto chiedere di poter controllare, verificare, ed eventualmente contestare quegli indicatori.
Se il punteggio INVALSI finisce nel curriculum personale degli studenti, questi devono poter avere accesso alle informazioni e alle spiegazioni su come quel punteggio è stato ottenuto, esattamente come accade per le valutazioni umane degli insegnanti.

L’INVALSI deve garantire la revisione umana e la spiegabilità del trattamento dei dati che raccoglie e utilizza. Sarà possibile spiegare come è stato ottenuto un punteggio INVALSI e con quale margine di errore? Anche in presenza di correzioni automatizzate?

Noi crediamo :

  • che i rapporti tecnici non siano spiegazioni;
  • che passaggi o stringhe di codice non siano spiegazioni;
  • che i richiami ad obblighi legislativi, i riferimenti a diffuse prassi internazionali o al “ce lo chiede l’Europa”  non siano spiegazioni.

La spiegazione è un concetto relazionale, che richiede interazione tra soggetto cui è imputata la responsabilità del giudizio e soggetto valutato, in modo che quest’ultimo possa riconoscere la spiegazione come tale. Le valutazioni senza spiegazioni sono oracoli.

 

 

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