Segnaliamo il testo del DM recentemente firmato dal Ministro Carrozza e apparso sul sito MIUR.

Il DM vincola l’assegnazione di quote di finanziamento alla presentazione e al raggiungimento di alcuni obiettivi di sistema.

Fra tali obiettivi, la modifica dei regolamenti locali relativi al reclutamento ex art. 18 e 24 l.240/2010 in modo che essi prevedano una quota maggioritaria di commissari esterni estratti a sorte da liste analoghe a quelle predisposte per l’ASN. Per i P.O. è previsto anche un commissario OCSE.

Altri obiettivi concernono la razionalizzazione dell’offerta formativa, fusioni e federazioni di atenei e così via. Gli atenei dovranno rendere noti al Ministero i loro programmi entro 45 giorni dalla pubblicazione del DM in G.U.

Seguiranno ulteriori più articolati commenti.

DM_PROGRAMMAZIONE_2013-2015_FIRMATO

118 Commenti

  1. E` chiaro che e` un modo – da parte del MIUR – per perdere altro tempo e ritardare le assunzioni di eventuali esterni e gli avanzamenti di carriera degli strutturati (intanto i pensionamenti corrono da soli e i ruoli si svuotano ulteriormente). Ora che si predispongono le liste dei sorteggiandi italiani e OCSE, ora che avvengono i sorteggi (eventuali dimissioni e nuovi sorteggi), ora che si insediano le commissioni e si svolgono i lavori dei concorsi passera` almeno 1 anno e 1/2 o 2 anni (ovviamente a partire dal giorno di fine proroga dei lavori della ASN). Dare l`idea di rinnovare l`universita` sulla pelle di un corpo docente ormai martoriato e ridotto ai minimi termini. Ma mi chiedo… i sindacati dove sono? Possibile che la CGIL-FLC non dica niente. Penso che neanche la Gelmini avrebbe emanato un provvedimento punitivo fino a questo punto.

  2. il sorteggio era esattamente quello che come APRI avevamo chiesto a profumo.

    è una cosa positiva, come dimostrano le ultime tornate da rti.

    il sorteggio è necessario per evitare il localismo esasperato che caratterizza il sistema italiano.

    non si vede poi perché dovrebbe essere così complicato realizzarlo. per le tornate 2008 – 2010 per rti c’era il sorteggio e non è stato un problema. in questo caso è anche più semplice (e migliore) perché non ci sono le elezioni.

  3. by the way, il sorteggio è proposto nel decreto con l’obiettivo di aumentare l’ingresso di esterni oltre la quota del 20%. e chiaramente indica che coloro che supereranno tale quota saranno premiati.

    non mi è chiaro però quale sia la dimensione del premio e se possa compensare le ‘perdite’ dovute ai costi di assunzione degli esterni

  4. Di elementare evidenza che l’analisi calzante è quella di green_baron e non certo quella degli apriani che, mentre non solo l’università ma l’intero paese cade giustamente a pezzi, riescono – beata gioventù che pensa pateticamente positivo – gongolano perché vengono ascoltati dalle varie ministre e riescono a vedere sempre “magnifiche sorti e progressive”.
    Dietro l’ormai canonico paravento della promozione del merito, si persegue e si centra il vero obiettivo che è quello di allungare ignobilmente il brodo mandando a concludersi i primi concorsi post-abilitazione, nel migliore dei casi, a metà 2015. Per quanto modestissimo sia il livello della nostra classe politica e in particolare della maggioranza e del governo, non avrebbero potuto non accorgersi della ghiotta occasione di prendere due piccioni con una fava: fare la bella figura da “meritocratici” (una lode, per quanto svagata, potrebbe venirgli anche dalla suburra di “Libero” o del “Giornale”, e di sicuro gli verrà dall’ormai illeggibile “Corriere”) e intanto bloccare tutto per un ulteriore assai cospicuo numero di mesi

    • il punto è molto semplice: i sorteggi sono un bene o un male?

      è meglio avere commissioni nominate localmente o con la maggioranza dei membri sorteggiati dall’esterno?

      se si vuole che ci sia qualche minima possibilità che non vincano – o non vincano solo – i predestinati di turno, il sorteggio è un ottimo strumento. lo dimostrano le tornate 2008-10 dei concorsi da ricercatore.

      inoltre non si capisce dove sia la difficoltà nell’effettuare i sorteggi. di nuovo, per i concorsi da ricercatore che erano più complessi perché prima era necessario un voto, non ci sono stati problemi significativi

  5. …e mentre in Italia il MIUR sta divendando il Ministero Incaricato di Uccidere la Ricerca, e si viene a incasinare e ritardare e impoverire tutto il possibile, su jobs.ac.uk nonostante il periodo di vacche magre ci sono attualmente 455 annunci in cui appare nel titolo la parola lecturer (di cui 446 in scadenza di qui a un mese, e gli altri a novembre), 134 in cui appare professor e assistant professor (ma non lecturer): anche qui quasi tutti in scadenza a ottobre e qualcuno a novembre. Quasi tutti concentrati in GB e irlanda, piu’ qualche paese esotico del commonwealth. E per partecipare alla preselezione per i colloqui basta mezz’ora al computer, se si ha pronto il CV e un research statement. magari ti trombano lo stesso, ma almeno non ti fai il fegato tanto: perla sola ASN io ho perso un sacco di tempo.

  6. la commissione estratta (invece che noiminata senza alcuna effettiva garanzia di imparzialità) è il requisito minimo perché i concorsi locali posssano dirsi tali (ossia procedure in cui non si conosce a priori il nome del vincitore).
    Come è già stato notato, in alcune università (ad es. Unimi) questa era, del resto, già la regola. Non è un caso che nelle strutture universitarie in cui la commissione è formata da “amici”, i candidati siano, in media, del numero di 1, perché risulta persino una perdita secca di tempo iscriversi.
    Semmai, ad una prima lettura, il DM mi pare di scarsa chiarezza quanto all’effettiva vincolatività. Sarebbe meglio un atto legislativo o comunque di carattere formalmente normativo.

  7. Sinceramente non riesco a vedere tutta l’eccellenza della pratica del sorteggio… Mi sembra evidente che, come del resto sta succedendo nelle commissioni dell’ASN, i commissari esterni portino i “loro” candidati (che magari non sono migliori di quelli interni). Del resto, se la cosa può funzionare bene per ricercatori ad inizio carriera, quale vantaggio può portare il “congelamento” in loco o lo spostamento di un ricercatore che lavora in una struttura da 15-20 anni?

    • Basti pensare che, a regime, non esisteranno ricercatori che lavorano in una struttura da 15-20 anni, visto che ora (e, molto probabilmente, anche in futuro) sono solo a tempo determinato. Per i ricercatori a tempo indeterminato, c’è comunque la chiamata diretta, che al momento costituisce la stragrande maggioranza delle opportunità di assunzione di associati per un ateneo.

  8. Il vero risultato è quello di allontanare dalle nostre Università tutti quelli bravi. Chi è quello che potendo scegliere si sottopone al sistema: concorso di dottorato + dottorato + assegno di ricerca con lotta al coltello in Dipartimento + concorso ricercatore a tempo determinato con membri sorteggiati + abilitazione nazionale con membri sorteggiati + concorso locale con membri sorteggiati… per guadagnare – se tutte queste tappe vanno bene – verso i 40 anni un posto di associato ed essere affogato nella didattica a meno di 2000 euri al mese, senza soldi per la ricerca e per le biblioteche, quando, ad esempio, in Svizzera gli fanno due o tre belle interviste locali e lo assumono con uno stipendio tre volte tanto di quello che prende un nostro ordinario a fine carriera?

    • Caro Sandy, da ricercatrice emigrata, ritengo che tu, Ciro e green_baron e sandy abbiate completamente ragione, non certo l’ Apri le cui proposte mi sembrano completamente insensate. In Svizzera, ma anche in UK e nella maggioranza dei Paesi, si svolgono sempre e solo selezioni locali. Le singole Università devono avere un loro interesse ad assumere persone meritevoli, e devono essere libere di decidere in modo indipendente chi assumere e con quali formule contrattuali. A livello nazionale, in una situazione normale dovrebbe esserci solo la valutazione dell’ operato delle singole Università, per la distribuzione dei fondi. Alberto D’ Onofrio ha notato la grande quantità di annunci su jobs.ac.uk con il titolo “lecturer”, ed il “lecturer” è una posizione a tempo indeterminato. Lo Stato britannico – per restare nell’ esempio di jobs.ac.uk – non ha mai imposto macchinose procedure nazionali per il reclutamento, ma qui le Università, pur svolgendo esclusivamente selezioni locali, sono piene di docenti provenienti da tutto il mondo e la GB continua ad essere una delle destinazioni preferite. Anch’io trovai il mio lavoro grazie a jobs.ac.uk; non conoscevo nessuno, ma inviai il CV, fui invitata a fare una presentation ed una interview con un panel locale e, già il giorno successivo, mi telefonarono per dirmi che volevano offrirmi la lectureship (a tempo indeterminato). Ho raccontato ai miei colleghi esteri tutto ciò che la legge Gelmini ha introdotto – contratti RTD A, RTD B, ASN, etc.. – e mi hanno risposto “It’s horrible! What a rubbish”.

  9. Le osservazioni di Ghino e di Sandy sono del tutto condivisibili. Sono convinta che gli scandali concorsuali non dovrebbero indurre a decisioni avventate e squalificanti. 1. In quale paese del mondo si sorteggiano i commissari? 2. Pensate all’ASN: non si può escludere che un meccanismo deresponsabilizzante come il sorteggio puro sia tra le cause delle numerosissime dimissioni che hanno rallentato una macchina che già non funzionava. I processi di moralizzazione devono essere più profondi e radicali. Passano per una revisione del sistema della valutazione.

  10. Vorrei aggiungere ancora che penso che la domanda di Sandy “Chi è quello che potendo scegliere si sottopone…?” sia veramente calzante e meriti una risposta. Ecco la mia risposta personale: con il sistema introdotto dalla normativa italiana, chiunque possa scegliere fra Italia ed estero, e voglia fare ricerca in modo indipendente, sceglie l’ estero. A parte alcuni casi di persone che potrebbero dover restare in Italia per motivi familiari, penso che a scegliere il sistema introdotto dalla legge Gelmini (e, in linea di massima, condiviso dall’ Apri) possa essere soltanto chi abbia protezioni fortissime all’interno delle corporazioni accademiche italiche. Il sorteggio dei commissari, in un ambiente in cui le varie scuole e corporazioni si conoscono tutte le une con le altre chiunque venga sorteggiato, è soltanto un modo ridicolo e teatrale per coprire la realtà. Ha ragione Mariella Dimaio, servono profondi e radicali processi di moralizzazione che, in Italia, sono indispensabili in tutte le sfere!

    • Sono d’accordo anche io. Allo stato attuale, se rimani qui, lo fai nonostante un sistema di regole ottuso e irragionevole, che tratta tutti come se fossero dei criminali, ma lascia ampio spazio per comportamenti scorretti di cui le persone prive di scrupoli non mancheranno di approfittare.

      Una rapida osservazione sui sorteggi (sono stufo di ripetere sempre le stesse cose). Un sorteggio fair garantisce la casualità del risultato nella selezione dei commissari, ma non è necessariamente correlato alla moralità dei loro comportamenti. Pensare che commissioni sorteggiate si comportino necessariamente bene e selezionino sempre i migliori è una credenza priva di fondamento razionale (e non ci vuole molto per capirlo).

    • Comunque è sempre utile ribadire che il sistema introdotto dalla legge Gelmini sta assolvendo precisamente al suo scopo ed è quello di ridurre il sistema universitario ddel 30% e di controllare in maniera scientifica quel che rimane. Infatti gli estensori della legge Gelmini è noto che abbiano interessi piuttosto divergenti da quelli di chi pensa che l’università sia il luogo dove formarsi e la ricerca sia libera ecc ecc. E purtroppo c’è anche una parte del mondo universitario che non solo non l’aveva capito quattro anni fa, e passi, ma non lo capisce neppure adesso. Situazione che conferma in pieno l’intuzione di Carlo M. Cipolla.

    • Totalmente d’accordo, anch’io non capisco le posizioni dell’apri. Dire che gli ultimi concorsi da rti con sorteggio abbiano favorito i soggetti più meritevoli solo perché hanno visto in alcuni casi sconfitto il candidato interno (in favore di quelli appoggiati da cordate esterne, più o meno legate ai commissari sorteggiati) significa essere o molto ingenui o in malafede.
      Io però sono pessimista, e non credo affatto che un sistema basato sulla libera chiamata da parte del singolo ateneo e sulla valutazione ex post da parte del ministero sia proponibile in Italia. La verità è che in questo paese è il livello generale di moralità pubblica e senso di responsabilità civica ad essere al minimo, mentre è al massimo l’ipocrisia, soprattutto da quando sono entrate in voga le parole d’ordine “merito” e “eccellenza”: questo vale a mio avviso in tutti i settori, inclusi i più nevralgici. Perché l’Università dovrebbe fare eccezione?

  11. Per imbarcarsi in un percorso come quello che sandy ha ricostruito a perfezione senza dover ritenere che arrivare in fondo (cioè all’exitus i cui tratti singolarmente accattivanti sandy ha descritto altrettanto bene) equivalga a vincere all’enalotto, occorre essere superblindati, ovvero, se non proprio appartenenti alla prosapia Frati, quasi (come dice bene Lucia nel suo secondo intervento).
    Dunque l’evoluzione è stata questa: da vittoria concorsuale pressoché sistematica dei blindati-protetti a interesse per la carriera accademica ristretta ai soli iperblindati-ultraprotetti. Confortante; anzi direi quasi galvanizzante.
    Il messaggio veicolato (come si diceva nel 68) da molti anni da chi brandisce il manganello in questo disgraziato paese (e non mi riferisco certo solo al raffinato e colto homo arcorianus; anche se indubbiamente, per un rilevante numero di anni, è stato lui l’avamposto che quagliava il lavoro sporco) è chiarissimo, anche a chi finge di non capire: fate il velino o la velina, fate il broker o la broker, fate il giornalista o la giornalista, fate l’artigiano o l’artigiana (non dico fate l’imprenditore o l’imprenditrice perché sento gli esponenti della categoria dire sempre più spesso che fare quella scelta è ormai divenuto puro masochismo), insomma fate quel cavolo che volete (o meglio, data la situazione, quel che potete) ma levatevi dalla testa una volta per tutte di poter vivere e guadagnare (sia pure poco) studiando, facendo ricerca e insegnando in università. Certo, chi è dentro è dentro e non lo possiamo evacuare; anche se provvediamo a complicargli e attristargli la vita il più possibile con penose astruserie burocratiche o paraburocratiche di ogni genere. Ma chi non è riuscito a entrare, fuori dai piedi! O, se proprio è patologicamente fissato con studio e ricerca, vada all’estero: ormai, quasi dappertutto è (molto) meglio o meno peggio per lui

  12. C’è anche un altro aspetto legato alle nuove procedure per la chiamata degli ordinari: lo “scatto” stipendiale. In Italia i salari dei docenti sono estremamente bassi. Questo è il vero scandalo. E questo contribuisce pesantemente a tenere lontano, anche dai posti a tempo indeterminato, chiunque abbia la possibilità di lavorare all’estero. Ma nel passato, almeno, la probabilità di avanzare di carriera e quindi di guadagnare qualcosa in più non era così remota come oggi. Quindi il docente contava un almeo po’ sulla probabile progressione di stipendio, che era non trascurabile. Ma ora i nuovi posti ex legge Gelmini non prevedono più alcuna ricostruzione di carriera. Quindi un associato, qualunque età abbia e qualunque cosa abbia fatto prima, entra con circa 2390 Euro al mese, un ordinario con circa 2900. E gli scatti nel frattempo sono stati bloccati. Ora si aggiunge anche l’estrema difficoltà di progressione di carriera.
    Quindi, in realtà, a me sembra che l’indirizzo politico sia:
    a) ridimensionamento nei numeri;
    b) ridimensionamento nei salari.
    In teoria si potrebbe anche accettare un sistema dove i professori ordinari rappresentino solo un’esigua minoranza del corpo docente. Ma allora dovrebbe innanzitutto cambiare profondamente la struttura salariale degli associati. Non si conquista l’eccellenza affamando ancora di più i docenti…

  13. e’ uno schifo: se vogliono chiudere l’università in Italia, che facciano un decreto con su scritto “SI CHIUDE”. Almeno, sarebbe gratis. Ma, dico, a che serve aver speso una vagonata di soldi per fare installare il sistema dell’abilitazione nazionale, se poi, come nel più perverso ed atroce gioco dell’oca, si è rispediti a calci nel sedere alla casella di partenza, e si dice alle università, spendete altri soldi, sorteggiate altre persone, e fate tutto daccapo? Mentre quegli idioti che hanno deciso di rimanere in Italia -perché, a questo punto, vedendo come si è trattati, solo la parola “idioti” è adeguata a descrivere la situazione- hanno lavorato 48 ore al giorno, per scrivere, fare tutte le ore di lezioni possibili, sostituire l’ordinario di qua e l’ordinario di là, assegnare tesi, darsi da fare per avere buoni giudizi dagli studenti, seguire una quantità di lavoro amministrativo indescrivibile, fare la VQR, seguire la follia delle riviste “A”, “B” e “Z”, pagati come ricercatori, ma facendo il lavoro di 10 ordinari messi assieme, per poi sentirsi dire, forse … nel 2015?
    Volete copiare gli anglosassoni? E allora fatelo!!! Lo sapete come assumono un ricercatore, o un associato o un ordinario? Una call sul loro sito internet; un colloquio, con le spese di viaggio pagate al candidato; colloquio sostenuto con professori dell’istituzione che vuole assumere e solo 1 (UNO) docente esterno; e il giorno dopo che il colloquio va bene, sei assunto. Con uno stipendio che è quattro volte quello italiano; con un ufficio, con un computer, con le riviste ed i libri che ti servono; con gli assistenti di cui hai bisogno; con le aule dove devi far lezione che ci sono, senza fare il giro delle sette chiuse perché in una il computer non va, in quelle vicine alla facoltà di va l’ordinario, tu puoi farti dei km e devi anche stare zitto.
    BASTA!!!
    Continuano a buttare soldi con le torturanti valutazioni? E’ arrivato il momento di dire “BASTA”, ora “BASTA”!!!

    • Ed in base a quale miracolo, qui in Italia non dovrebbe avvenire che chi sia responsabile di una selezione decida di chiamare la sorella, o il cugino? O, non potendolo fare, il fratello dell’amico che, in un altro ateneo, deciderà di assumere sua sorella?

    • Nessuna trasmutazione. Sono entrambi piddini=pidiellini. Il progetto dei due partiti tenutari della maggioranza e del governo attuali è comune all’incirca su tutto (e certamente sull’università) da molti anni; sarebbe ora di prendere atto di tale solare dato di fatto

    • Per persone come il Ministro Carrozza, non ci sarà mai il problema di come essere abilitati / chiamati / promossi. Per loro esisterà sempre una corsia preferenziale

      Basta documentarsi su come sia diventata ordinario.
      http://reclutamento.murst.it/idonei.html

      Chi non sa di cosa sto parlando, può sempre ricercarsi una puntata di Report sull’argomento dei concorsi alla Università Telematica Marconi..

      Nella sostanza probabilmente il Ministro era un’ottima ricercatrice, e meritava di diventare ordinario (a dire la verità diventò quasi immediatamente Rettore !!) .
      Il punto è che questo paese avrebbe bisogno di un senso etico maggiore a tutti i livelli, e l’esempio lo dovrebbero dare in primis le persone più in vista, le quali invece sono le prime a cercare scorciatoglie, sotterfugi, favoritismi, etc. …. e guarda caso diventano anche Ministri ;)

  14. Come non tener conto del contesto in cui viviamo? Sinceramente qualcuno pensa che da noi le modalita’ di reclutamento di tipo anglosassone potrebbero funzionare? Certo sarebbe bello, ma Difficile da credere, a meno che non si creino le condizioni per cui una valutazione ex-post negativa comporti penalità, vere, per il dipartimento che non abbia chiamato il candidato piu’ meritevole. E’ già
    stato ricordato come non sia difficile sorteggiare commissari esterni e pubblicare bandi in tempi molto ragionevoli. L’esempio di Unimi lo dimostra. Questa modalità e’ certamente di maggiore tutela per i candidati rispetto ad una commissione nominata localmente.
    Sono un ordinario da mesi sottoposto a pressioni per le varie procedure che sono state implementate in questi mesi e stanco per tutto quanto sta accadendo con le abilitazioni, le vqr ed i riesami vari. Ora, quest’ultimo decreto ci spinge, nei fatti, a promuovere la riduzione delle offerte formative delle nostre università’. Il tutto mentre università’ telematiche promuovono una offerta didattica con dodici corsi di laurea con un organico di undici (avete letto bene) RTD. Faccio fatica poi a capire come nello stesso decreto si promuova la possibilità di istituire tre nuove università’ private con una descrizione che riporta molto da vicino alle richieste avanzate a fine 2012 da importanti gruppi imprenditoriali della sanità privata. Cosa diceva il Principe antonio DeCurtis, Toto’, …a da passa a nottata. Speriamo passi rapidamente. Amen.

    • Gentile Tonymig,
      La informo che la frase “Adda passa’ ‘a nuttata” è di Edoardo De Filippo (in particolare, è tratta dalla sua commedia Napoli milionaria).
      Beato lei che è già ordinario, non si sentirà idiota come me!
      Mi scusi sa, ma con i sorteggiati non cambia un fico secco: l’unica cosa garantita, forse (e sottolineo, FORSE), è la casualità della composizione della Commissione. Per il resto le dinamiche sono quelle di sempre, come sottolineava nel commento sopra Mario Ricciardi.
      Basterebbe fare un oggettivo censimento: quanti di coloro che hanno vinto i concorsi con commissioni sorteggiate sono persone molto distanti dai commissari sorteggiati?
      E’ una presa di fondelli gigantesca e che sta sprecando una montagna di danaro pubblico, dunque una commedia spregiudicata e torturante, pagata dal contribuente. Così, sapete chi rimane in Italia? Chi ha un numero di appoggi molto alto, che non risulta scalfito dai sorteggi; chi è molto limitato, e fuori d’Italia non ha speranze.
      Gli idioti figli di un dio minore, che da 10-15 anni lavorano come negri, tenendo in piedi la baracca italiana, alla fine andranno tutti via. La gente migliore, che è sempre andata avanti onestamente e senza favori

    • Gentile Prof. Tonymig, alla sua domanda “Sinceramente qualcuno pensa che da noi le modalita’ di reclutamento di tipo anglosassone potrebbero funzionare?” proverei a rispondere così: dipende se vi sarebbe interesse o meno a farle funzionare. Qui in GB, il REF (per la ricerca) e la classifica NSS (per la soddisfazione degli studenti) fanno sì che ciascuna Università, con la propria selezione esclusivamente locale, abbia un interesse concreto ad assumere candidati anche sconosciuti in loco, ma dei quali scopre il talento (vedendo il CV, leggendone le pubblicazioni ed esaminandoli attraverso la presentation e l’ interview). Come credo che lei sappia, il REF ed il posizionamento nella NSS si traducono proprio, per le Università GB, in sostanziosi premi (o penalizzazioni in caso di scelte sbagliate) dal punto di vista finanziario, che finiscono anche per migliorare (o, in caso di scelte sbagliate, per peggiorare) le condizioni di lavoro degli accademici che già operano nell’ Università. Così, è naturale che i selezionatori locali abbiano un interesse a scegliere i candidati migliori, in quanto questa scelta risulta ben remunerativa: l’ Università è remunerata, e vede aumentare sia le proprie risorse finanziarie che il proprio prestigio, se assume chi può aiutarla a mantenere ed a migliorare i propri posizionamenti. Cosa potrebbe impedire che tali (serie) modalità di reclutamento e di valutazione a posteriori(con forti premiazioni o pesanti penalizzazioni) vengano adottate anche in Italia? A mio modesto parere, potrebbe impedirlo soltanto una volontà contraria, cioè una volontà di evitare un vero cambiamento e di mantenere tutte le pecche dell’ esistente.

  15. Mi pare di capire che la gran parte dei partecicpanti a questa discussione non amino i concorsi (perlomeno quelli veri, senza risultatao prestabilito). Forse però non si considera che è solo assicurando un sistema trasparente e decentemente imparziale di reclutamento che si può poi portare con più credibilità avanti la richiesta (ovviamente sacrosanta) di migliori condizioni economiche. Insomma, la meritocrazia non è solo un problemaa etico, ma anche di tutela del prestigio e dello status del docente universistario. L’idea delle promozioni ex legge (o con concorsi addomesticabili) è ovviamente comoda (anche io sono stato ricercatore ed associato, e so cosa vuol dire attendere per progredire in carriera), ma costituisce anche la morte dell’università come luogo dell’eccellenza, che è ciò che ci può distinguere da un liceo. E’ il buonismo corporativo diffuso presso la classe accademica (è giusto andare avanti per anzianità, invece che per merito) che ha in gran parte creato le condizioni per la mortificazione della nostra categoria.

    • @ Teo: ti è parso di capire male. I partecipanti a questa discussione sono disponibilissimi a presentarsi a qualunque concorso, con commissari OCSE e non OCSE, sorteggiati, eletti dal popolo, scelti giocando ai dadi o in qualunque altro modo. Trovo solo assurdo che a) si cambino continuamente le regole, obbligando noi e le nostre amministrazioni a continui adattamenti che costituiscono quantomeno una perdita di tempo mentre potremmo fare altre cose più utili e interessanti; b) si adottino provvedimenti irrazionali (ASN a sorteggio + concorso locale a sorteggio)che hanno come effetto (se non come obiettivo) di far perdere ulteriore tempo a reclutamenti bloccati dal 2008 (e anche in quell’anno fatti con il contagocce), limitando fra l’altro la tanto pubblicizzata autonomia degli atenei, mentre il 50% dei docenti se ne è nel frattempo andato in pensione; c) si faccia intravedere come carotina un premio agli atenei che si adattano ai suggerimenti del DM quando presto non ci sarà più un euro nelle casse.

  16. Gentile Simonetta,
    Mi scuso per la citazione e capisco perfettamente, mi creda, il suo stato d’animo. Non creda pero’, la prego, che dalla mia posizione la visione della nostra università’ non sia simile alla sua. Ho vissuto in prima persona ed anche come commissario le vicende concorsuali di questi ultimi anni. Mi creda, se le commissioni vengono estratte la tutela per i candidati e’ normalmente maggiore e la possibilita’ di condizione il concorso oggettivamente piu’ difficile e complessa, specialmente se il settore concorsuale non e’ un settore di nicchia con pochi ordinari i cui valori di mediana superino quelli stabiliti per le ASN.
    Concordo che questo non sia il sistema migliore, ma personalmente ritengo questo tipo di commissioni meno influenzabili di quelle locali. Non me e abbia.

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