Graziato dal sorteggio, per mesi ho assistito dall’esterno, allibito, alla procedura ASN che ora, grazie alla disponibilità pubblica dei giudizi e dei verbali, si dimostra perfino peggiore di quanto si potesse supporre. Il problema non sta nell’operato di questa o di quella commissione, ma a monte, cioè in un meccanismo attivato con finalità (abilitare professori a prescindere dal fatto che possano essere assorbiti dal sistema), pretese (la velleità di riconoscere l’eccellenza con strumenti inappropriati) e modalità (da concorso vecchio stile, incongrue col numero dei concorrenti) assolutamente incompatibili con la situazione di fatto. Ebbene, le finalità dell’ASN pertengono alla politica, mentre le pretese coincidono con gli idoli di una tribù accademica affannata ad autoaffermarsi eccellente – le une e le altre dimorano nell’universo ambiguo che rifiuta la misura, la coerenza e la norma impersonale. Ma le modalità concorsuali appartengono al dominio del misurabile, del prevedibile, di ciò che può e deve rispondere a norme giuridiche definite. Il problema non sta, ripeto, nel comportamento di singole commissioni, ma nella procedura che il MIUR ha attivato e nelle pratiche alle quali ha costretto centinaia di professori reclutati come “pubblici ufficiali”, costringendoli a rendere verbalizzazioni alle quali – se i numeri hanno una loro indiscutibile forza – è difficile credere. Questo dovrebbe risultare chiaramente da un esempio. Non è importante di quale commissione si tratti, e comunque i dati che riferisco sono di pubblico dominio; mi limito ad arrotondare per difetto di poche unità il numero dei concorrenti; non è la mia disciplina né disciplina affine alla mia, perciò non si può sospettare che sia mosso dall’intento di contestare i risultati dell’ASN. Si tratta di un settore concorsuale “non bibliometrico”, perciò la commissione, come in tutti i settori non bibliometrici, si è proposta di valutare la «qualità della produzione scientifica (…) sulla base dell’originalità, del rigore metodologico e del carattere innovativo della stessa» e ha ritenuto di poter «prendere in considerazione, sulla base di un motivato giudizio di eccellenza della produzione scientifica, anche candidati che non posseggano tutti i requisiti (scilicet bibliometrici)». Questo comporta la necessità di leggere le pubblicazioni scientifiche dei candidati (di rileggerle, o almeno riconsiderarle, se già conosciute). I concorrenti per la II fascia erano 425 e quelli per la prima 115 e, poiché alcuni sostenevano ambedue le abilitazioni, il totale effettivo era pari a 490, per un totale di circa 6.600 (seimilaseicento) pubblicazioni: monografie, articoli, saggi, tutti da valutare analiticamente a norma di regolamento.
Seguiamo l’iter di questa commissione. Nominata a fine dicembre 2012, la commissione si riunisce una prima volta a fine gennaio 2013, per fissare i criteri. Poniamo che i commissari comincino a leggere le pubblicazioni e a valutarle quello stesso giorno. Consegneranno i loro verbali al MIUR a fine novembre, esattamente dieci mesi dopo: in tutto 303 giorni, 233 se togliamo 48 fra domeniche ed altre festività nazionali e 44 mezze giornate del sabato. In 233 giorni significa leggere 28 pubblicazioni (anche monografie) al giorno. E comunque in 303 giorni significherebbe leggerne 21. Questo dal primo all’ultimo giorno, e nel contempo: fare lezione, ricevere gli studenti, tenere gli appelli d’esame e di laurea, fare ricerca – living and partly living. In realtà, se scorriamo i verbali vediamo che già ai primi di aprile la commissione è in grado di «(discutere) ampiamente dei curricula, dei profili e della produzione scientifica dei candidati all’abilitazione nazionale (di) II fascia» in due riunioni consecutive per complessive 15 ore, e che a metà maggio passerà a discutere i candidati alla I fascia. Dobbiamo dedurre che nei mesi di febbraio e di marzo, più qualche giorno di gennaio e di aprile, la commissione abbia letto i 5.100 (cinquemilacento) lavori dei candidati alla II fascia – anche per riscontrare l’eccellenza, ove presente, pur in assenza dei requisiti cosiddetti bibliometrici (vedi sopra). E questo è un tour de force eccezionale anche per un accademico italiano: 85 (ottantacinque) pubblicazioni al giorno, comprese le domeniche, Pasqua, Pasquetta e Festa del Papà. Ammettiamo pure che un “eccellente” accademico conosca i quattro quinti della produzione del suo settore: restano 17 (diciassette) pubblicazioni al giorno, da leggere e valutare nel rispetto dei valori in campo e con la presunzione di fare un buon servizio all’Università italiana.
Quanto alle due riunioni nelle quali la commissione discute i candidati di II fascia, le immaginiamo senza interruzione, ovvero 900 minuti pieni, senza richiami dallo stomaco o dalla vescica. Dunque la commissione dedica mediamente 2 minuti e 10 secondi all’«ampia» discussione di ognuno dei 425 candidati. Invece per «(discutere) ampiamente dei curricula, dei profili e della produzione scientifica dei candidati all’abilitazione nazionale (di) I fascia», la commissione impiega 9 ore e mezza in due riunioni a metà maggio – immaginiamo anche queste due sedute senza interruzioni, ovvero 570 minuti pieni. I candidati alla I fascia sono 116, perciò la discussione dura mediamente quasi 5 minuti – più del doppio del tempo dedicato ai candidati di II fascia, ed è giusto: alla scelta di un potenziale ordinario si possono ben assegnare 4 minuti e 55 secondi. Certo che se le confrontiamo alle 5 ore e mezza che nella prima riunione sono servite per fissare 5 paginette di criteri col copia-e-incolla di regolamenti e decreti vari, queste 9 ore e mezza sono un po’ pochine, ma sappiamo che la prosa ministeriale è molto difficile intenderla… Comunque i commissari hanno dedicato 42 giorni alla lettura delle pubblicazioni dei candidati alla I fascia – alcune già le conoscono, perché i candidati si sono presentati anche per la II fascia, perciò si tratta di leggerne “solo” 30 al giorno…
Però non dobbiamo credere che le valutazioni siano concluse: la commissione torna sull’argomento affrontando le valutazioni di I e di II fascia in altre tre riunioni (metà giugno, fine settembre e fine ottobre), per complessive 16 ore nelle quali «continua un’ampia discussione dei curricula, dei profili e della produzione scientifica dei candidati all’abilitazione nazionale, II e I fascia». Sono 960 minuti preziosi, nei quali si affrontano o riconsiderano le posizioni di tutti i candidati per ciascuna delle due fasce, ovvero 425+115=540, cioè un minuto e 50 secondi per candidato. È ragionevole presumere che in queste tre riunioni la commissione cominci anche a redigere i giudizi collegiali: in una riunone di sole 3 (tre) ore a fine novembre sarà verbalizzato che si «avvia la pubblicazione sul sito ministeriale dei giudizi individuali dei candidati di prima e seconda fascia, caricati dai singoli membri e completa la discussione e la messa a punto dei relativi giudizi collegiali». Tirando le somme: in capo a tutte queste riunioni sono stati dedicati 4 minuti a ogni candidato alla II fascia, e poco meno di 7 minuti a ogni candidato alla I fascia, dal confronto («ampia discussione») sui profili, i curricula e le pubblicazioni, alla stesura dei giudizi collegiali.
Questi numeri sono indispensabili per dimostrare che la macchina dell’ASN non poteva funzionare. In questo clima l’assordante silenzio dei commissari (salvo rarissimi) quanto a un compito patentemente impossibile, non è certamente rassicurante. Mentre invece è divertente l’esortazione della Ministra MIUR, che invita le commissioni a svegliarsi (12 settembre 2013, a una manciata di giorni dal termine poi prorogato al 30 novembre: «sveglia, commissioni di abilitazione nazionale: finite i lavori, i candidati aspettano»). Come se il problema fosse la presunta pigrizia dei commissari, e non che dichiarare di avere letto 21 pubblicazioni scientifiche al giorno per dieci mesi, peraltro continuando a fare il proprio lavoro, equivale – nell’opinione di chi sia meno tollerante di me – a dichiarare il falso.
Torniamo ai numeri e cerchiamo di capire come i 4/5 delle commissioni, alcune delle quali affollatissime di candidati, abbiano potuto consegnare il loro “compito” il 30 novembre. Scartata a priori l’ipotesi che qualcuno abbia potuto valutare «curricula, profili e produzione scientifica» senza nemmeno averli esaminati, si potrebbe ricevere l’impressione che tutto si regga perché nelle varie riunioni in cui si è discusso dei candidati la commissione si è costantemente avvalsa «del lavoro istruttorio condotto dai singoli commissari» – così recitano i verbali della “nostra” commissione, anche se forse non è il caso di voler capire cosa davvero significhi questa formula. Per divertirci un po’, immaginiamo l’«ampia discusssione del curriculum, del profilo e della produzione scientifica del candidato XY alla II fascia»: la commissione dispone di 2 minuti e 12 secondi; ognuno dei 5 singoli commissari esprime in estrema sintesi il risultato della sua istruttoria – gli sono assegnati 26 secondi e mezzo: ci sarà chi ne approfitta (diamogli 40 secondi) e chi è particolarmente laconico (diamogliene due, di secondi, quanto basta a dire “sì” oppure “no”, anche se non è precisamente un’ampia discussione, come invece viene verbalizzato). Ma per recitare analiticamente, come vuole il regolamento, e con uno straccio di motivazione, che 12 lavori sono eccellente/buono/accettabile/limitato, occorrono ben più di due minuti. Quanto a confrontarsi fra i commissari poi… Il tutto risulta immediatamente ridicolo ma, se riconsiderato da vicino, potrebbe anche apparire sospetto. In effetti una persona particolarmente malevola potrebbe indebitamente sospettare che i commissari dei settori più numerosi siano stati tentati di dividersi le valutazioni adottando i più diversi criteri di ripartizione, dalla tematica di ricerca all’appartenenza a una cordata accademica: ai due estremi di una comune illegittimità, nella prima ipotesi un affermato competente valuta anche per gli altri quattro commissari, nella seconda un sensibile interprete delle convenienze accademiche soppesa le forze in campo e ne trae adeguate conclusioni. In ogni caso, in questo modo ogni commissario si studia curricula, profili e pubblicazioni di 98 candidati, invece che di 490. Certo che discutere nelle riunioni plenarie i curricula, i profili e le pubblicazioni di 490 candidati, o invece riportare la valutazione di 90 candidati soppesati nel sacello privato del proprio studio – magari comunicando in itinere ai colleghi perplessità e difficoltà e casi di coscienza, il tutto fuori verbale – be’, sono procedure molto diverse. Però sono certo che le operazioni non si sono svolte così. Perché? perché non possono, non devono, essersi svolte così. Perciò resta la questione di capire come abbiano lavorato le commissioni dei settori con un elevato numero di concorrenti – questione che suppongo non priva d’interesse per gli amministrativisti.
Continuo ad avere fiducia nella correttezza sostanziale delle commissioni, fino a prova contraria, ma il meccanismo dell’ASN è così patentemente impossibile, che è facile immaginare una valanga di ricorsi già quanto alla attendibilità delle procedure verbalizzate. A discarico dei commissari si dovrà almeno ammettere che questo meccanismo, male ideato e peggio governato, ha stritolato le loro coscienze costringendoli a salti mortali per far quadrare quello che era assolutamente fuori squadra fin dall’inizio. Per i detrattori dell’Università italiana (e, ovviamente, per i giuristi amministrativi) è già oggi molto divertente leggere i giudizi individuali e collegiali, scoprendovi grossolane incongruenze. Ma questo riguarda la debolezza umana, e su questa dobbiamo essere comprensivi (non però in sede giudiziaria), mentre non sono tollerabili le decisioni e i “cinguettii” dei politici, meritevoli solo di una durevole damnatio memoriae.


Una precisazione. Lei scrive “si riunisce una prima volta a fine gennaio 2013, per fissare i criteri. Poniamo che i commissari comincino a leggere le pubblicazioni e a valutarle quello stesso giorno.” In realta’ non e’ possibile, perche’ devono trascorrere almeno 15 giorni dalla prima riunione prima di poter accedere ai dati dei candidati, che hanno a disposizione quel lasso di tempo per ritirare la domanda alla luce dei criteri pubblicati.
Marc ha ragione. Ma non sapevo né tuttora so quando i dati dei candidati siano stati effettivamente disponibili (per alcune commissioni è avvenuto anche molto avanti).
[…] ASN: Mission Impossible […]
Forse non è la sede più adatta…perdonatemi, sono nuovo della materia e vengo subito al dunque.
Ho “risposto” alla chiamata ASN 2012 con spirito puramente “sportivo”.
Vista la mia poco fortunata esperienza di vita accademica, non ho mai ritenuto (tantomeno adesso!) di avere la benchè minima possibilità di essere chiamato o unto da qualche signore.
L’ho vissuta come semplice momento di valutazione della mia carriera scientifica.
Tuttavia, alla lettura degli esiti ho cominciato a ripercorrere quanto accaduto dal momento della pubblicazione del bando (finora me ne ero totalmente disinteressato). Dio mio che confusione!!!
Di grazia, qualcuno può rispondere in modo chiaro ai seguenti quesiti?
1) chi ha calcolato i “valori numerici” dei singoli candidati??? I commissari??? Un commissario??? Un tecnico di riferimento???
2) Come sono stati calcolati questi benedetti parametri bibliometrici??? In particolare, come sono stati calcolati “articoli” e “citazioni” normalizzate???
3) E’ possibile che lo stesso valore numerico (e sottolineo numerico!)venga interpretato dalla stessa commissione in modo differente a seconda del candidato??? Ed in modo diverso dai vari commissari nei confronti dello stesso candidato???
4) Come diavolo si calcola l’età accademica di un candidato (ho trovato almeno 3 documenti, tanto ufficiali quanto diversi!)???
5) Si può ottenere l’abilitazione avendo superato una soltanto delle mediane???
6) Un candidato che abbia partecipato sia per la I che per la II fascia può ottenere valori (sempre numerici!!!) assai diversi tra loro??? Molto diversi (+/- 7 ed anche più…)!
7) I giudizi dei commissari appaiono spesso “fotocopiati”: è possibile che uno abbia passato l’elaborato agli altri, stile ultima fila all’esame di maturità??? Ivi compreso il membro “esterno”… Se così fosse, che senso avrebbe formare e riunire una commissione??? Basterebbe un solo commissario/candidato…o no?
Potrei andare avanti, ma mi accontenterei di queste prime risposte…
Ringrazio fin d’ora chi vorrà contribuire a sbrogliare questa matassa.
Rispondo a due sole domande – per le altre mi rimetto a chi ne sa più di me:
(5) si può essere abilitato superando zero mediane, si può essere bocciato superandone tre: c’è una “nota circolare” emanata l’11.01.2013 dall’allora ministro Profumo che consente di bypassare le mediane e fonda tutta l’operazione sul rinvenimento della “eccellenza” – dunque con un richiamo alla valutazione analitica dei singoli lavori e ai criteri e parametri fissati dal Decreto Direttoriale 222 del 20.07.2012; che poi questi criteri e parametri, anche se adottati dalle singole commissioni, siano stati effettivamente rispettati, è altra cosa. Se scorriamo i materiali finora pubblicati in rete dal MIUR riscontriamo che i riferimenti a valutazioni analitiche sono rarissimi, e che i criteri e parametri MIUR sono spesso disattesi: si può essere bocciati anche se riconosciuti originali, si può essere abilitati ordinari anche se tutt’al più riconosciuti capaci di ricerca “autonoma” – il che dovrebbe essere ovvio se uno è già professore associato.
7) Immagino che quando dici “fotocopiati” non intenda semplicemente la ricerca di uno standard nella formulazione dei giudizi, con l’uso di espressioni in qualche modo codificate – questa è un’ovvia misura prudenziale e dovrebbe servire a evitare le incongruenze formali più vistose. Quanto alla sostanza: all’ipotesi di un commissario per candidato non voglio nemmeno pensare – è illegale. Nel rispetto della legge i commissari sono cinque e ciascuno deve valutare analiticamente tutti i lavori di tutti i candidati. Ma possiamo sempre, da incorreggibili infantili accademici, immaginare alcune delle ipotesi di cui alla mia risposta a Marinella Lorinczi.
Anch’io ho assistito esterrefatta, ma esonerata e “graziata” dalla partecipazione attiva o passiva per mia fortuna età e posizione, alle procedure dell’ASN, dagli inizi caotici fino ad oggi. Di conclusione definitiva, la quale avverrà chissà quando, non si può ancora parlare. Che una situazione pasticciata e complicata nella sua gestazione, mal gestita e non monitorata nel suo svolgimento, generi nulla di migliore di come erano i concorsi precedenti, doveva essere più che scontato. L’aver a che fare con grandi numeri ha però aggiunto problemi e incognite in più. Pertanto non mi meraviglia la coincidenza testuale dei verbali, che raggiungerà come minimo il 50% dell’intera produzione, come mi par di capire da un articolo precedente il cui autore operava applicando la distanza di Levenshtein: tra parti formulari, tipi di giudizio che si ripetono (per forza di cose), molto spazio speso per dati anagrafici, biografici (salute compresa) e bibliografici, non c’è da sorprendersi. Vorrei poter sapere, ma non lo saprò mai, in che misura il restante 50% o meno, si differenzia. Sarebbe interessante avere un progetto PRIN dedicato all’analisi dell’intera produzione di questi verbali. Credo che sarebbe veramente di IN.
E’ interessante, a modo suo, anche la produzione di commenti (in questo sito), i quali contengono entro due estremi, tra la teoria della possibilità della ‘ricercatrice perennemente incinta’ e i verbali di commissari stranieri formulati in un inglese pidgin pentalessematico (avente al massimo 5 parole), una serie di manifestazioni di giudizio e di umore da prendere in considerazione. Vorrei spiegare, a questo proposito, cosa può essere successo nell’area glottologico-linguistica (vicina a me). E’ un’area tematicamente molto vasta, dove non si può pretendere che chi è un magiarista giudichi, entrando nella profondità ed essenza di una certa ricerca, di linguistica baltica o di linguistica sarda o di albanologia e vice versa. Il fatto che uno si occupi occasionalmente di ungherese non ne fa un magiarista completo, uno che può veleggiare a piacere e con perizia nella materia. Ma queste limitazioni, del resto normali, dovrebbero essere considerate in partenza e ognuno, nell’accingersi a giudicare, dovrebbe assumere un atteggiamento etico e parlar chiaro delle proprie competenze ancor prima che di quelle altrui. E dunque, che in quel settore si produca anche ‘varia umanità’ e non soltanto lavori tecnici, certe volte ammantati di un eccessivo ed opacizzante tecno-scientismo, è del tutto connaturato alla conformazione dell’area. Siccome poi le persone si conoscono tra di loro, fino ad un certo punto e numero, questo crea la possibilità di comparare i giudizi abilitanti con quelli non abilitanti. Un’obiettivo è stato certamente raggiunto con la ASN: creare subbuglio ulteriore, rovinare ancora di più i rapporti tra le persone, creare sfiducia nell’istituzione, sia se vista dal di dentro sia dal di fuori. C’è da augurarsi che almeno qualche precario riesca a sistemarsi.
“Un obiettivo” – mi bacchetto da sola. Sorry!
Un PRIN lo vedrei bene. L’aspetto linguistico è molto interessante sotto vari profili:
(1) tic linguistici del tale commissario (al limite: sgrammaticature – non mancano)
(2) riconoscibilità degli stilemi del commissario Tale nell’80% dei suoi giudizi
(3) irriconoscibilità degli stilemi (sgrammaticature comprese) del commissario Tale nel 20% dei suoi giudizi
(4) stilometria applicata ai 5 commissari (compreso il pentalessematico OCSE)
(5) e se rinveniamo uno stile diverso, in assenza di un sesto commissario, come la mettiamo? l’anello mancante?
A mio parere se ci si fosse rassegnati davanti alla difficolta’ o impossibilita’ del compito proposto e ci si fosse limitati a rendere idonei i candidati che superaravano i requisiti minimi, si sarebbero ottenuti due vantaggi:
1) eliminazione degli “zombie” che vincono concorsi senza pubblicazioni
2) innalzamento delle mediane per il turno successivo
Certo poi nei concorsi il (mal)costume accademico si sarebbe potuto liberare in pieno ma almeno due piccoli passi si sarebbero potuti fare.
Invece i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Osservo che dire che le pubblicazioni non sono pertinenti dopo che gli elenchi delle riviste per area non sono stati scelti dai candidati invita alla riflessione.
Esemplifico:
“I candidati devono aver pubblicato sulle seguenti riviste:
A
B
C
D
E”
Giudicare non idoneo un candidato che abbia pubblicato sulle riviste A e C e che superi le mediane dicendo che la sua produzione non e’ pertinente mi sembra una scelta molto discutibile.
Analisi-studio del tutto condivisibile
“finalità (abilitare professori a prescindere dal fatto che possano essere assorbiti dal sistema), pretese (la velleità di riconoscere l’eccellenza con strumenti inappropriati) e modalità (da concorso vecchio stile, incongrue col numero dei concorrenti) assolutamente incompatibili con la situazione di fatto”
Ecco il punto – la mancanza di visione (politica e tecnica) sul governo del sistema universitario di cui il reclutamento (ora la ASN) è parte, ma lo steso vale anche per VQR etc etc …
Avevo richiamato incoerenza interna e esposizione delle commissioni giusto qualche settimana fa – ASN peccato originale – è il tema su cui lavorare: prima di inventare ricette universali, capire e studiare cio che ci si ripropone di governare …
Si puo’ attaccare l’ASN per tanti motivi di principio, che su ROARS sono stati esposti e discussi da parecchi ed ampiamente. Ma attaccarsi ai numerini per dimostrare che questo o quello era “impossibile”, mi pare infantile. Dal basso della mia modestissima esperienza accademica, passando comunque le mie giornate immerso nella letteratura scientifica, conosco uno per uno tutti gli altri elementi del mio raggruppamento. E un giudizio uno se lo fa comunque, anche senza diventare commissario. Non mi ci e’ voluto molto per dare una scorsa ai curricula, e verificare chi aveva meritato di piu’ e chi di meno. Ripeto, dal basso della mia limitatissima esperienza personale, figuriamoci uno che, al posto mio, abbia 10-20 anni di esperienza in piu’…
è anche vero che uno guarda i CV di settori affini e dici: “cavolo questo non potevano non abilitarlo” … e infatti lo hanno abilitato, puoi guardi il CV di un altro e dici: “bé questo se volevano potevano abilitarlo”, ma NON l’hanno abilitato. Poi ne guardi un altro e dici: “bé questo se volevano potevano Non abilitarlo” e infatti NON l’hanno abilitato. Il dramma sta nel fatto che di altri dieci dici: “bé questo se volevano potevano abilitarlo”, e l’hanno abilitato. Poi ne guardi altri dieci e dici: “bé questo se volevano potevano NON abilitarlo” e invece l’hanno abilitato. … e purtroppo se guardi più affondo quelli abilitati hanno tutti santi in paradiso se non proprio in commissione
Cioè NON è CAMBIATO NULLA!
Beato ClaudioB. Il mio settore concorsuale comprende tutta la letteratura in Greco da Omero a oggi, tutte le varietà della lingua greca dal miceneo a oggi. Conosco anch’io “gli altri elementi del mio raggruppamento”, ma questo non può bastare per dare giudizi documentati ed equi. Né mi affiderei a una scorsa dei curricula – questa può servire per farmi un’idea, da professore “graziato” dalla partecipazione a questa giostra.
P.S. Mi auguro che nessuno dei miei giovani colleghi in carriera trovi mai sulla sua strada valutatori che “basta una scorsa”…
@Guido Avezzu:
forse mi son spiegato male/poco. Il problema particolare sollevato dal post e’ irrisorio in confronto ad altri problemi di principio che affliggono l’ASN. Il post colloca i commissari al rango di proCessori che devono “macinare” una elevata quantita’ di dati. Ma si tratta di proFessori, non proCessori. Quando uno passa tutta la vita a studiare la letteratura, la produzione scientifica di questo o di quel candidato in genere la conosce gia’ abbastanza in precedenza (insieme a tantissime condizioni al contorno che, nella domanda/curriculum, neanche appaiono!). Dico solo che lo spunto del post, per attaccare l’ASN, e’ argomento futile e risibile, tutto qui. E che magari la discussione dovrebbe essere focalizzata su cose piu’ utili. Ad esempio: dato che la prima tornata e’ stata “superaffollata” per via del transitorio iniziale, sopprimere il “salto” di tre anni almeno per le prime due tornate. E’ gradita l’idea?
“Non mi ci e’ voluto molto per dare una scorsa ai curricula, e verificare chi aveva meritato di piu’ e chi di meno.”
Trovo questo commento agghiacciante.
Davvero vorresti che l’universita’ italiana del futuro fosse popolata da individui reclutati da una lista formata con una veloce scorsa al curriculum?
Sarò pessimista, ma a me sembra che il problema principale di questi come dei vecchi concorsi stia nel fatto che essi interessano solo al mondo accademico e scientifico in quanto la società italiana nel suo complesso è da tempo disinteressata allo sviluppo della ricerca come fonte di sviluppo economico e sociale. Se così non fosse, se cioè vi fosse un reale interesse per il reclutamento, la selezione e la carriera degli scienziati ai fini dello sviluppo della società nazionale, si troverebbero senz’altro metodi di reclutamento più efficaci e credibili, tra questi la chiamata diretta. Ma come è mai pensabile ciò quando ad una società in declino intellettuale, morale ed economico, la ricerca appare (e non può non apparire) come inutile? In altri termini, ad un paese che sta decisamente planando verso una situazione di implacabile declino, cosa può mai interessare se la scoperta di Pinko sia più o meno valida di quella di Pallino, se il Teorema di Tizio sia copiato o originale? Nulla! Perfettamente nulla! Questo è il vero dramma.
Caro Sergio purtroppo hai perfettamente ragione!
“durevole damnatio memoriae”.
Ho appena scoperto di non essere stato abilitato. sono rimasto basito per minuti, attonito. Ho dato una occhiata ai giudizi: tutto molto buono, ma la ricerca non è considerata congrua con il settore: Diciannove anni nel settore … e ora mi dicono non congruo con il settore. Ho scritto libri sulla materia che insegno, ho fatto conferenze, ho partecipato attivamente alle riuninoni della società del settore. Continuo a ricever inviti per andare in giro in ambienti del settore a fare lezioni e seminari. Ho dottorato 3 ricercatori che hanno vinto il concorso come RU del settore … ma or ami dicono che non faccio una ricerca congrua con quella del settore. Nel mio piano lavora un collega altrettanto bravo … abilitato in un altro settore. Nel dipartimento affianco al mio c’ un altro collega del mio stesso settore … abilitato. …. è nel settore dalla metà dei mie anni. Be largo ai giovani …. ovviamente non organizzero più seminari, lezioni di dottorato, ricerca, progetti, conferenze all’estero — farò la mia bella vita da pensionato … andrò a fare le mie quattro lezioni sempre uguali, non mi aggiornerò mi hanno “zombizzato”, come ha detto uno dell’ANVUR- Ah per inciso superavo ambiamente le tre mediane.
Non è vero quello scritto sopra, ma potrebbe esserlo!
Non mi sento di entrare nel merito di quanto nell’articolo, ottimo, ripeto, ottimo e altrettanto desolante, salvo qualche brevissimo commento, con nome e cognome (il Sig. Guarruchella e il dr. Marc, me ne scuseranno).
Comincio dal titolo, l’unica nota stonata: mission impossible? Altro che, possible, possible al quadrato. Basta riconoscere che chi ha creduto di “lavorare” così, ha solo permesso di confermare il giudizio disgustato su un mondo accademico più vicino al circo equestre che a una scuola serale. Puro banale e brutale esercizio di potere e di burocratismo becero.
State tranquilli, hanno vinto i “migliori”, tutto sta ad intendersi sul significato della parola.
In effetti è stato così sempre o quasi e non poteva essere diversamente.
Anche io sono stato “graziato”, ma, almeno in prima battuta da quella stessa burocrazia: avevo dimenticato di iscrivere i miei titoli in quella buffoneria di programma astruso e sono stato escluso a priori. Non me la sono presa più di tanto, salvo una debole protesta con richiamo alla ragione, alla quale non ho ricevuto risposta.
Ma mi domando: c’è davvero qualcuno in Italia e all’estero (salvo i politicanti professionali e non, magari giovani e pimpanti) che crede che questi risultati abbiamo qualcosa di utile, attendibile o verosimile?
Certo che no. Ma ciò che è certo è che altrettanto certamente lo scopo non era, né intendeva essere, quello di promuovere i “migliori” (per i quali comunque i posti non ci sarebbero), ma solo di compiere una atto di affermazione di potere e di soddisfazione di qualche pretesa accademica di modesta rilevanza culturale.
L’articolo che commento sconsolato, mostra all’evidenza la voluta superficialità, il pressapochismo, il burocratismo del tutto, che non era inteso e non ha potuto materialmente realizzare altro risultato che non sia un pasticcio che soddisferà qualche “baroncello” più o meno fortunato.
E dunque, il risultato finale sarà un ulteriore abbassamento della nostra cultura, una ulteriore perdita di terreno anche là dove eravamo più forti, ma la soddisfazione di lasciare dire alla Gelmini di turno (si chiami Moratti o Carrozza o domani chi sa quale altro genio, è uguale) “abbiamo sbloccato le carriere, l’Università è ripartita” o cose del genere, sperando di ramazzare qualche voto qua e là.
Molti sanno che non è così, molti di più gongolano dei risultati più o meno fortunosi ottenuti, ancora altri si pavoneggeranno del proprio “successo”, spesso ignari della collocazione reale della vera cultura.
Però, volete nascondere questo risultato? siamo tutti più “americani”. Parleremo in “inglese” tra di noi (non con gli inglesi, che non ci capirebbero, poveretti), e (ormai ci siamo) faremo leggi dall’improbabile titolo in inglese.
E la giostra ancora non si ferma!
Quello che più mi stupisce è il silenzio di quasi tutti i commissari: nessuno che abbia detto che è un’operazione incongrua e impossibile da realizzare – mi risulta che il presidente della commissione di Informatica abbia obiettato (anche lui infantilmente) quanto ai tempi e ai metodi, e sia stato twittato sulle dita dalla Ministra. Ricordi quell’episodio di Lazarillo di Tormes, quando il vecchio cieco lo picchia mentre mangiano insieme dallo stesso grappolo d’uva? Ecco, mi pare che in parecchi abbiano i ragionato così: benedetti dal sorteggio ci serviamo degli acini non uno alla volta, ma due, tre, quattro alla volta, solo che il MIUR, diversamente dal cieco di Lazarillo, oltre a far finta di essere cieco rinuncia anche a pensare.
che buffa situazione… vedo decine di professori indignati quassù che rivendicano la loro purezza accademica, il loro impegno e la loro fantastica attività scientifica. A me pare che la maggior parte di loro si sia preso un posto con concorsi truffa e poco gli è interessato se altri più meritevoli quel concorso non l’hanno potuto vincere. Io di commissari con CV eccellenti che non sono stati abilitati ne vedo pochi. Forse è vero che qualcuno, al contrario, sia passato senza meritarlo. Ma ne sono passati tanti preparati e forse i pochi abilitati non meritevoli(al contrario del passato)non li noteremo nemmeno in mezzo a tanti altri. Credo che l’Università possa essere migliore in futuro anche senza qualche 50-60enne non abilitato.. tutte le rivoluzioni hanno un prezzo.. e questa volta lo hanno pagato alcuni ricercatori/professori. Non è la fine del mondo e nemmeno dell’Università. Tralaltro se pensate di essere troppo vecchi da non poterlo rifare in 2 anni…. magari non aveva senso nemmeno farlo ora con davanti 5-10 anni di vita accademica.
Caro Anonimo Jobact, senza neanche il coraggio della propria firma, lei inserisce più volte lo stesso commento asserendo che molti avrebbero vinto concorsi truffa e che tutte le rivoluzioni hanno un prezzo.
Bel coraggio, rivoluzionario anonimo. La prossima volta si firmi. Una volta imparato a essere (solo un poco) coraggioso, potrà anche tentare di sviluppare un minimo di capacità argomentativa. Giusto l’essenziale per stare in un consesso di persone civili.
Aggiungo… i commissari hanno un nome e cognome e rappresentato (che piaccia o no) il meglio dell’academia italiana. Nessuno può pensare che fossero solo dei ragionieri con il pallottoliere… Gli hanno chiesto di scegliere in relazione ad alcuni criteri di massima e cosi hanno fatto. Anche in questi commenti sento che a molti non va bene il sistema ASN per questo o quel motivo, ma nessuno ha mosso critiche circostanziate ad alcun commissario.. e dire che ci sono tanto di giudizi individuali. Mi pare che l’unica cosa che si voglia per molti è distruggere il sistema ASN per poter continuare a sprare di trovare l’aggancio giusto per il concorso locale…
E’ veramente straordinario saper leggere nei pensieri altrui dove si anniderebbero obiettivi inconfessabili (come, appunto, “distruggere il sistema ASN per poter continuare a sperare di trovare l’aggancio giusto per il concorso locale”). La fine dell’esistenza dell’ASN non la decreteranno certamente quelli di questo blog di cui si teleipotizza vi stiano pensando. Mentre il concorso locale si dovrà comunque fare, soldini permettendo, e la politica degli ‘agganci’ potrebbe essere comunque sviluppata quando, inevitabilmente, si dovrà scegliere tra due o più abilitati di pari peso ed appartenenza areale.
Quanto alle critiche ai commissari, stia ben certo che ne girano di impietose nella cultura orale accademica (che ha una sua efficacia) e che daranno prima o poi qualche risultato.
Tornando alla questione dei grandi numeri, il risultato dell’ASN assomiglia sempre di più ad una conclusione di evento bellico, dove alcuni tiratori (pardon: commissari) hanno sparato nel mucchio, per cui si hanno bravi abilitati, bravi non abilitati, non bravi abilitati, non bravi non abilitati: altre combinazioni non ci sono. La vera domanda senza risposta è se il caso (pardon: la commissione) ha mirato sempre, o almeno in maniera statisticamente rilevante, giusto.
E’ chiaro che a tutto quanto detto sopra va aggiunto che ai vari commissari si è concessa un’arbitrarietà ed un vero e proprio potere di “vita” o di “morte”, in alcuni raggruppamenti su migliaia di candidati. Ci sono già due casi in cui sono stati anticipati sfacciatamente i risultati, diversi mesi prima del consentito. Leggete inoltre questi due articoli del Corriere della Sera di Gian Antonio Stella e del Fatto Quotidiano….
http://intranews.sns.it/intranews/20140108/SIJ3052.PDF
e
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/15/universita-concorsi-truffa-bocciati-i-migliori-per-far-passare-i-raccomandati/768463/
Conosco colleghi che, se si appurerà che sia effettivamente avvenuto quanto detto (bocciare i migliori per aiutare i candidati amici), non vedono l’ora di incontrare i commissari ai prossimi convegni…..
Caro Alfio70, non è nemmeno così: non c’era alcun bisogno di bocciare alcuni per aiutare altri, visto che non era una valutazione comparativa. Semmai, si sono regolati dei conti. Qualcuno dice che sono riemersi antichi livori. Certo non mancano promozioni e bocciature inspiegabili. Ma nemmeno questo è, in sé e per sé, significativo. Mi spiego: il problema sta nel fatto che una commissione dichiari preliminarmente dei criteri (in parte vincolati dalla normativa) e poi non vi si attenga, oppure li applichi per qualcuno e per altri no; come sta nel fatto che debba valutare singolarmente i lavori di ciascun candidato e, invece, di questa valutazione analitica si perda perlopiù ogni traccia negli atti ufficiali; come sta nel fatto che era materialmente impossibile fare quest’operazione su circa 50mila candidati in meno, diciamo, di tre anni, anche a prescindere dalla disorganizzazione di MIUR e ANVUR (i difetti di nascita delle mediane, illustrati perfino nel sito ANVUR, oltre agli errori nel calcolarle; gli errori nel repertorio delle riviste di fascia A; eccetera). Il tocco finale, tipicamente da Stato Maggiore italiano, cioè lo scarico delle responsabilità sulle commissioni (così la Ministra ai primi di dicembre) impacchetta il tutto.
A proposito di effetti perversi (ma prevedibilissimi) di questa scellerata ASN, segnalo (non mi pare l’abbia già fatto qualcuno su roars, se mi sbaglio vi chiedo scusa) l’iniziativa di astensione dall’insegnamento di un gruppo di ricercatori dell’Ateneo di Palermo: http://www.andu-universita.it/2010/03/18/a-palermo/
A loro va la mia personale solidarietà.
Certo. Anche alcuni nostri giovani (cfr. ClaudioB!) credono di vivere una “rivoluzione”. Più le rivoluzioni vagheggiate dai vecchi… C’è da scappare a gambe levate.
Il problema mi pare serio, con implicazioni che vanno molto al di là al di là delle iniziative sindacali. Il fatto è che gli ultimi governi hanno costruito un modello (l’abilitazione come accesso al ruolo didattico – venia legendi si diceva nel Medioevo) che potenzialmente blocca chi si sia sottoposto alla valutazione e non abbia ottenuto l’abilitazione. Abbiamo più di 20.000 ricercatori ex legge 382/1980, che in senso stretto non sono docenti. Proviamo a immaginare: fino a questo anno accademico il sistema ha fatto fronte al forte fabbisogno didattico di, poniamo, Letteratura papuasica, attribuendo insegnamenti a un ricercatore di L–FIL-PAP-10. Ma adesso questo ricercatore non ottiene l’abilitazione a professore associato e invece l’ottiene un free lance. Che si fa? Temo che l’eventuale domanda del ricercatore non possa nemmeno essere considerata e che la delibera dipartimentale che gli conferisse l’insegnamento potrebbe essere impugnata. Come vedi, caro Proietti, la questione va ancora oltre e tocca una serie di questioni finora colpevolmente evase.
Caro Avezzu, se legge il documento dei ricercatori di Palermo vedrà che di rivendicazioni sindacali non c’è traccia: semplicemente, quei colleghi rivendicano il diritto – dal momento che sono stati (assurdamente, aggiungo io) definiti inidonei all’insegnamento pur insegnando da oltre 10 anni – a tornare al ruolo per cui sono stati assunti, e che senz’altro svolgeranno più che dignitosamente, non più “distratti” da altri compiti. Chi li sostituirà? Qualche geniale giovanissimo dalle mediane supersviluppate? Magari! Ma ne dubito, dal momento che di soldi non ce ne sono. Quindi, qualche corso di laurea di quell’Ateneo chiuderà. Poteva prevederlo il Ministero? Direi di sì, non ci voleva la bacchetta magica. Ma la frenesia meritocratico-bibliometrico-zombizzante degli Anvuriani ha impedito di prevedere a suo tempo, tra i criteri abilitanti per la seconda fascia, uno semplicissimo: l’aver insegnato in Università italiane per un tot numero di anni. No: eventualmente, si doveva aver esercitato tale insegnamento all’estero (chissà perché poi?). Ecco il risultato. Ed è solo l’inizio. Non è un caso, del resto, se il Ministero ha di recente “allentato” i requisiti minimi di docenza per l’accreditamento dei corsi di laurea; ma non è con questi stratagemmi che si terrà in piedi la baracca.
Non è il caso che ci incagliamo sulla definizione di ciò che è, o non è, sindacale. Il fenomeno che descrivi, caro Proietti, è precisamente l’altra faccia di quello che ho considerato io. I due aspetti sono strettamente interconnessi. E mi viene il sospetto che il Decreto Ministeriale 23.12.2013, che abbassa i requisiti di docenza nei corsi di laurea al livello ante 270 (3 e non più 4 docenti per annualità), intenda rispondere “anche” (enfasi su anche) a questa eventualità. Teniamo presente che sia il DM dell’aprile scorso, sia quest’ultimo, considerano i ricercatori con insegnamento nel loro SSD docenti “quasi” (enfasi) a tutti gli effetti, quanto alle valutazioni relative alla didattica.
Dopo essere discommissariati, verranno ‘commissariati’, ci scommettiamo?
Nelle università statali ci sono dei corsi di laurea triennali che riescono a reperire dall’esterno (non dagli studenti, ne dal MIUR) i denari (dell’ordine di 100 kEuro/anno) per sostenersi.
Sono corsi (molti di area sanitaria, ma non solo) che, per ora, GARANTISCONO LA PIENA OCCUPAZIONE
a meno di 6 mesi dalla laurea. Sono corsi a numero programmato dove pero’ SPESSO NON SI RIESCE A RAGGIUNGERE IL NUMERO PROGRAMMATO. Cioè il numero di iscritti è inferiore al numero di posti disponibili.
Il MIUR ha leggermente abbassato il numero di “docenti di ruolo minimi” anche per permettere a questi corsi di laurea, a mio avviso molto virtuosi, di sopravvivere.
la ministra ha appena detto che auspica un “cambiamento epocale” per la scuola italiana. Oddio aiuto. mai nessuno che vogli fare delle cose semplici, ma fatte perbene.
speriamo che io me la cavo
Purtroppo. Bisogna aver paura quando promettono cambiamenti. Di solito sono in peggio.
Grazie a Guido Avezzu per l’intelligenza, la cura, l’ironia con cui ha analizzato la mission impossible di questa ASN. L’unica novità rispetto ai vecchi concorsi nazionali e ai concorsi locali è la possibilità di leggere online i giudizi di tutte le commissioni e di analizzare i cv di tutti i candidati abilitati e non abilitati. Non credo potesse andare diversamente da come è andata anche se i commissari avessero avuto il tempo necessario per analizzare tutte le pubblicazioni. E questo perché anche il commissario più equilibrato, serio, onesto, esperto, ha idee proprie come passioni e interessi propri. Detto in altri termini, non credo affatto al mito dell’oggettività del giudizio. Il giudizio non può essere che soggettivo e per questo è assurdo pretendere che 4 commissari italiani scelti con sorteggio +uno Ocse, scelto ugualmente con sorteggio, possano decidere sulla direzione della ricerca di ogni ssd per tutto il territorio nazionale. La constatazione della mission impossible pone il problema di riflettere su questo tipo di università. Sappiamo come finì l’università scolastica. Qui siamo di fronte alla crisi dell’università humboldtiana di massa. L’università non deve soltanto riprodursi, ma dare la possibilità di creare nuovi paradigmi in ogni settore. Se non ne è capace, si estingue. In Italia il problema principale è che non ci sono altri spazi se non l’università gestita dal Miur per fare ricerca e didattica. Questa assenza porta alla mostruosa ASN ai cui risultati stiamo assistendo. Grazie ancora a Guido Avezzu.
Guido Avezzu ti rifai al testo di una lunga e articolata interrogazione presentata dal senatore Corsini l’8.1.2014 e relativa a 11\A4 Storia del libro e scienze storico religiose, pubblicata anche in questo sito ma disponibile già il 9 negli Atti Senato, non vedo la ragione di tacere la fonte e non chiarire a quale commissione specifica ti riferisci. Quello che non riporti è che la commissione era formata da 4 Paleografi e Biblioteconomi e un commissario esterno delle isole Canarie docente di storia delle religioni, tutti chiamati a giudicare molte decine di storici del cristianesimo. Penso che anche i non specialisti comprendono l’assurdo di questa scelta ministeriale. Si mettono insieme discipline che nulla hanno in comune Un giudizio che avrebbe dovuto entrare nel merito delle pubblicazioni e che si ferma a citare i soli titoli di alcune pubblicazioni per candidato. Risultato: candidati con 0 mediane e 15 pubblicazioni abilitati, o con una mediana e nessuna monografia abilitati e candidati con 2 o 3 mediane e molte decine o centinaia di pubblicazioni non abilitati. Giudizi di 2 o 3 righe con un evidente calco cui cambiare qualche parola. Ti chiedo come puoi sostenere che “il problema non sta nelle singole commissioni” e “continuo ad avere fiducia nella correttezza sostanziale delle commissioni”? E dichiarare il falso riguardo ai tempi di composizione dei giudizi? E scrivere giudizi supponenti e offensivi nei confornti di colleghi senza essere competenti della loro disciplina? E tutto quello che è denunciato nella interrogazione Corsini dipende solo da un meccanismo mostruoso Miur + Anvur o anche dalla certezza da parte dei commissari di una sostanziale impunità e dalla condizione di omertà dell’Università? Considera infatti il silenzio con cui il mondo accademico della storia del cristianesimo ha accolto i risultati, lettere e commenti privati molti e sdegnati, pubblici nessuno! E per non rimanere solo a 11\A4 vedi 11\A3 Storia contemporanea e vedrai che capolavoro di giudizi che alla fine, per la maggioranza dei commissari, dalla lettura tra condizionali e ipotetiche non riesci a capire se il voto è un si o un no. E poi un capolavoro di capriole: si potrebbe, forse, è probabile ecc. La verità è che la missione è impossibile perché a quanto pare sembra quasi impossibile tra le cordate, i clan, le scuole, le chiesuole, i club che popolano e occupano l’Università italiana trovare persone oneste, e quelle che pur ci sono, e credo non siano poche, sono tanto isolate da credersi delle sopravvissute in una isola desertificata. Perché una legge funzioni occorre che sia una buona legge, ma anche che chi è chiamato ad applicarla sia credibile, disinteressato e tendente all’onestà. Per cui non condivido questo tuo appellarti comprensivo alla “debolezza umana”. Siamo in una Nazione che condanna ad anni di reclusione un tossicodipendente affamato che ruba (recidivo e reo confesso) un pacco di biscotti da un euro e vorrebbe permettere l’impunità ad una parte di classe accademica avvezza a comparaggi e illegalità. Se la missione era davvero impossibile non era però obbligatoria e ci si poteva dimettere, alcune persone serie ed oneste lo hanno fatto, oggi dobbiamo rendere onore al loro gesto come a quei pochi che davanti al giuramento fascista dissero di no.
No, quanto al presupposto. Ho inviato il “pezzo” a ROARS il 24 dicembre. L’interpellanza del sen. Corsini non c’entra per niente. Il settore concorsuale non è 11/A4. Un po’ di precisione, un po’ di filologia, signori! Sono comprensivo verso la debolezza di chi attende da sempre di far parte di una commissione, di essere un professore-che-conta-qualcosa (retoricamente un ossimoro – rileggete Vessella), ma solo dal punto di vista umano. Che vuol dire: capisco che chi si crede fortunato per essere stato sorteggiato si dica “adesso me la gioco” – è l’impersonale senso del tragico, al di là dell’involontaria comicità degli accademici. A questo punto potrei dire “stop”, caro Tanzarella. Non lo dico. Dico che chi sbaglia va punito, a cominciare dal MIUR, cieco, sordo, complice. Dico che nessun commissario, a parte un paio (letteralmente due), che io sappia, ha fatto alcuna rimostranza. Che chi si è prestato e si presta, se ha sbagliato deve pagare. Ma che sicuramente deve pagare il MIUR, chi ne ha la responsabilità politica, chi ha messo le “animule” dei professori nella condizione di peccare – chi ha peccato vada pure alla malora, d’accordo, ma non sia sempre il solo.
Gli uomini e le donne vanno presi per come sono e non per come immaginiamo dovrebbero essere.Tutti noi ci consideriamo onesti, però in generale preferiamo chi sostiene le nostre teorie e non chi le demolisce. Impossibile immaginare qualcuno che apra la strada a chi demolisce le sue teorie, ricerche, risultati. Non è neppure debolezza, è che la razionalità umana è limitata.Partendo da questo presupposto è assurdo pretendere che 5 commissari scelti con sorteggio decidano per ogni ssd per tutto il territorio nazionale.Anche a me sono cadute le braccia analizzando cv di candidati e commissari di Storia contemporanea, ma questo è lo stato degli studi storici in Italia. Chiediamoci se la storia francese sarebbe stata tanto imitata se a un certo Braudel non fosse stata data la possibilità di fondare la sua Ecole. Qui è il problema. Les Annales hanno senz’altro rinnovato gli studi storici di tutto l’Occidente: in Italia non sarebbe mai stato possibile un fenomeno simile. Infatti i nostri storici scoprono les Annales quando la congiuntura storico-culturale che li ha prodotti è alla conclusione. Perché la Francia produce novità? Perché produce filosofi che s’impongono negli Stati Uniti mentre qui siamo ancora fermi a polemizzare con Croce e se qualcuno mostra interesse per Foucault rischia di passare per stravagante? Perché ci sono più spazi di ricerca e didattica.Lo stesso discorso vale per la Gran Bretagna. E ci sono più spazi, perché si parte dalla constatazione che una cultura cresce se ha più spazi per esprimersi. Per favore, smettiamola con l’onestà: siamo tutti onesti, ma tutti noi abbiamo, per fortuna, teste diverse. Rousseau e Hobbes hanno ben poco in comune, ma entrambi dichiarano che senza passioni e interessi il nostro intelletto sarebbe ben poca cosa.
faccio un esempio molto banale e prosaico, che certamente susciterà commenti indignati, ma oso. Prendiamo il calcio: per avere risultati occorre disciplina, passione, intelligenza, creatività, fatica. Ogni allenatore sceglie i giocatori della propria squadra.Cosa accadrebbe al calcio italiano se si sorteggiassero 5 allenatori di serie A e si facesse scegliere tutti i giocatori per i prossimi due campionati? Probabilmente sarebbe la rovina del calcio italiano. Indignatevi e urlate allo scandalo, ma qui sta il problema.
Cosa significa università humboldtiana di massa?