[testo di Sabatino Ciarcia scritto pochi giorni prima del 20 novembre]

Ormai ci siamo! Le mediane sono pronte e “chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori”!

Molti sono tranquilli perché sono ampiamente entro i parametri, molti altri lo sono ugualmente perché sono ampiamente fuori. Ma come andrà a finire per chi si discosta leggermente dai valori fissati?

Le voci di corridoio si rincorrono prospettando scenari indulgenti o apocalittici ma, al di là delle posizioni che ciascuna commissione potrà prendere più o meno autonomamente, impera la teoria che saranno valutate le mediane dei candidati incrociando i dati presenti su CINECA con quelli dei principali database bibliografici (Scopus, WoS e, forse, altri!).

Preso dal panico, qualcuno sta provando a mischiare le carte togliendo qualche vecchio articolo, scomodo perchè fa alzare l’età accademica ma l’aspetto più inquietante si osserva nel verificare che il sito dei feedback di Scopus è sostanzialmente intasato al punto che gli stessi operatori del sistema sono stati costretti di default a scusarsi per i forti ritardi. A parte il tentativo di qualche furbetto, appare inutile nascondere le ampie difficoltà di bonificare un database sotto la pressione di una calca di aspiranti abilitati che, casomai, per poche citazioni, riportate erroneamente dal sistema, rischia di non superare la fatidica asticella.

La domanda su come si comporteranno le commissioni sulle “questioni di interpretazione delle disposizioni normative”, è stata posta già dal CUN (Adunanza del 24/10/2012) ed è a tutt’oggi senza risposta ufficiale però l’interrogativo che interessa la comunità di chi ha mediane border-line è ancora più allarmante: possiamo fare la domanda correndo il rischio di farci due turni “in prigione” soltanto a causa di qualche citazione smarrita?

160 Commenti

  1. a me sembra che viviate nel mondo delle favole.

    Primo nessuno può obbligare un candidato a presentare titoli. Quindi se io ritengo vantaggioso non inserire alcuni lavori non li inserisco. E’ riprovevole? Chissenefrega. Tenetevi la riprovazione ma il candidato è a posto: si gioca con le regole. L’anvur può anche dire che chi è pelato ha cinque punti di bonus sulla mediana, ma poi lui fa ricorso e l’anvur la prende nei denti. Per cui è ovvio che l’età accademica verrà calcolata dai lavori inseriti, anche perchè cosa risponderebbe l’anvur a chi dice: quel lavoro non l’ho scritto io ma un altro che ha il mio stesso cognome e la mia iniziale?

    se qualcuno ha poi messo su cineca dei lavori che l’hanno portato fuori dalla mediana avrà l’approvazione morale dei moralisti, ma sarà fuori dall’abilitazione. chi è stato minimamente intelligente (non furbo ma intelligente) ha naturalmente fatto così! altrimenti è come il giocatore che tira il rigore e dice prima al portiere dove si deve buttare per essere onesto. questa non è onestà è tontaggine.

    veniamo al dunque ovvio che le domande sono state un fiume. per cui ci si troverà di fronte ad alcune alternative. O tagliare ferocemente ora, o tagliare nei concorsi locali, visto che i posti saranno talmente pochi che non ci saranno problemi.

    in parte sarà fatto introducendo criteri aggiuntivi esatti (niente ricorsi) e richiedendo che si superino per esempio tutte e tre le mediane e non solo due (un modo semplice per tagliare) magari tenendo dentro quelli che sono borderline per evitare i ricorsi.

    tanto poi la falcidia avverrà a livello locale, basta inserire per esempio che l’associato da chiamare deve avere alcune caratteristiche per tagliare fuori legittimamente tutti quelli che si vogliono tagliare fuoir.

    in altre parole io non capisco tutto questo casino. visto il numero degli abilitati, che sarà altissimo, più o meno tutto rimarrà come prima quando chiunque poteva fare domanda ad un concorso. l’idoneità sarà una medaglietta con scadenza a quattro anni che potrete portarvi orgogliosamente sul petto, e amen.

    comunque in bocca al lupo a tutti. il lato positivo è che non si è dovuto pagare niente per presentare le domande quindi è stato un divertimento gratis.

    PS: sono ordinario e sono pure sopra le mediane, quindi parlo da possibile commissario (spero di no perche’ non ho tempo da perdere)

    • caro Professore, è un vero sollievo constatare che i giovani studenti italiani possano abbeverarsi alla fonte di cotanta sapienza. In alto i cuori: la risalita nelle classifiche mondiali della ricerca è assicurata!

    • @ malde
      E’ piuttosto spiacevole sentire un discorso come quello che fai. Già, perché è veramente tutt’un’altra cosa criticare l’assurdità di una regola e santificare la sua violazione, dando dei cretini a chi non lo fa. Sai qual è la differenza? E’ che chi critica la regola, chiede che si produca una regola differente, cioè un altro principio VALEVOLE PER TUTTI. Al contrario, chi glorifica l’intelligenza/furbizia di quelli che violano la regola dimentica che una regola violata (da chi è nelle condizioni di farlo) non è abolita come regola, ma continua a svolgere la sua attività deleteria su tutti coloro i quali non sono nelle condizioni per sfuggirvi. Chi viola la regola di fatto opera in un modo che preserva la regola e la usa per ostacolare quelli che non sono nelle condizioni di violarla a loro volta. Nella fattispecie, ci saranno quelli che avranno, per caso, una distribuzione delle loro pubblicazioni/citazioni dove manipolare l’età accademica paga, e ci saranno altri, altrettanto per caso (e non perché sono degli imbecilli) dove tale manipolazione non è possibile o non è utile. I primi si avvantaggeranno indebitamente sui secondi.

      Contestare la regola è tutt’altra cosa da violarla, che invece non fa che rinforzare il potere della regola. Con un esempio: il ladro non è un idealista contestatore della proprietà privata, ma è uno che sfrutta la tutela della proprietà privata pro domo sua e così facendo ne rinforza tutti i meccanismi, anche quelli più deleteri.

    • Carissimo Prof. @malde, visto che dispensa tanta saggezza, abbia pure la pazienza di firmarsi con il nome e cognome, in modo tale che i suoi sempre maggiori accoliti possano abbeverarsi dalla fonte della sua suprema intelligenza (e non furbizia, che poi qualcuno si offende!).

      Con stima e rispetto!

  2. Forse io non ho capito niente (e chiedo a voi) ma secondo me il DM parla chiaro! All’eta’ accademica bisogna sottrarre i periodi di con gedo A QUALUNQUE TITOLO avuti!
    Hai pubblicato in gioventu’ e poi sei stato disoccupato e poi hai ripreso a pubblicare? Bisogna eliminare gli anni in cui non si e’ lavorato! La disoccupazione mi sembra un MOTIVATO motivo (scusate il bisticcio) per non aver pubblicato.
    E poi vi segnalo anche questa cosa: NON solo c’e’ chi ha taroccato l’EA a livello di CINECA, ma anche chi ha chiesto (e ottenuto) da Scopus e WoS di cancellare articoli con una semplice mail in cui si dichiarava che quell’attribuzione era frutto di omonimia…
    Che paese di m….!!!

    • Spiacente Sargenisco, ma questo è puro wishful thinking. Congedo non è disoccupazione, malaoccupazione, vacanze premio o quant’altro. Ci si congeda da un impiego, adducendo una motivazione (a ciò si riferisce l’espressione “a qualunque titolo avuti”). Che poi si tratti di una boiata, beh, sì, un’ulteriore boiata che si aggiunge alla pila già presente.

    • Più che i periodi di “disoccupazione”, a me pare siano quelli di (documentata) occupazione in settori che nulla hanno a che vedere con Università e ricerca che un candidato potrebbe chiedere gli vengano riconosciuti in qualità di “congedo”. Ma mi par dura che ciò avvenga.

    • scusate se insisto, ma non puo’ esser come dite…non avrebbe senso!
      Allora: la norma e’ scritta male perche’ e’ chiaramente scritta per chi e’ strutturato, ma, vivaddio, anche i non strutturati possono far domanda e per loro non si puo’ parlare di periodo di congedo (da che??) e quindi, andando alla ratio della norma, si vuole “normalizzare” e confrontare chi ha scritto 20 articoli in 5 anni e chi ne ha scritti per esempio 21 ma in 10 anni!
      In caso contrario (e cioe’ se non fosse coome dico) un precario, che per sua sfortuna ha lavorato ad intermittenza intervallando episodi di attività con periodi di disoccupazione, oltre al danno della propria precarieta’ dovrebbe subir la beffa di non poter competere ad armi pari con chi lavora stabilmente da tempo…
      Perche’ la maternita’, per esempio, dovrebbe esser diversa dalla disoccupazione? Entrambi sono costretti a casa senza poter lavorare (e quindi produrre).
      Non credo si possa intendere quella norma (mal scritta) in modo diverso….

    • Caro Andrea,

      il bando recita cosi’:

      “nel curriculum vitae devono altresì essere
      contenute le informazioni riguardanti i periodi di congedo per maternità, gli altri periodi di
      congedo o aspettativa, previsti dalle leggi vigenti e diversi da quelli per motivi di studio, e le eventuali interruzioni motivate e documentate dell’attività scientifica;”

      quindi “congedi e aspettative” (concetti che si applica soltanto agli strutturati)
      ____ e “le eventuali interruzioni motivate e documentate dell’attivita’ scientifica”_____

      siccome tanto per fare l’esempio probabilmente piu’ rilevante per i non-strutturai, i periodi coperti da Assegni di Ricerca sono _certificati_ sul proprio sito Cineca, i periodi non coperti da Assegni sono ampiamente documentati dal Miur stesso.

      quindi potevano essere elencati tra i periodi da sottrarre all’eta’ accademica.

      certo puoi obiettare che se faccio ricerca con carta e penna posso farla pure a casa senza nessuno che mi paga uno assegno e mi fornisce una struttura, ma questo vale pure per una donna in maternita’, che se si occupa di storia matematica pura e non e’ certo impossibilitata a continuare a scrivere i suoi articoli pure durante il suo congedo, e temo anche per i professori di ruolo che si mettono in aspettativa per andare a guadagnare lauti stipendi da professori visitatori in prestigiose universita’ private italiane ed estere.

    • @ shat:
      Il tema in questione era stato già ampiamente dibattuto in una discussione su questo sito alcune settimane fa. Anche sulla scorta di specifiche domande al MIUR era venuto fuori che per interruzione dell’attività scientifica si intendeva l’interruzione della stessa attività (come se, durante un periodo come assegnista, qualcuno chiedesse di sospendere l’attività per un trimestre per ragioni di lutto famigliare). Non contano invece i periodi semplicemente scoperti, per la semplice ragione che non si può presupporre che la persona in questione abbia smesso di operare nel campo (in molti settori qualcuno può continuare a fare ricerca per lavoro, magari scegliendo per un periodo quell’opzione perché meglio retribuita.)

      A me pare che ad essere fallata sia l’intera logica dell’età accademica, che emerge come un problema solo quando si vogliono fare calcoli automatici di produttività. Se però si accetta la logica dell’età accademica, allora mi pare impensabile che qualunque interruzione della ricerca ufficiale per un’istituzione pubblica sia da detrarre all’età accademica (= età in cui si è scientificamente attivi), perché includerebbe moltissimi casi impropri.

    • @ Andrea

      se questa e’ la motivazione data dal Miur, mi pare assolutamente debole, ne’ capisco come si possa ritenere legittima a norma di legge.

      quando un candidato scrive un curriculum e lo allega ad una domanda per un concorso, sta autocertificando di dichiarare il vero (a norma di Art. 46 D.P.R. 28/12/2000 n.445, come citato nel bando e nel form che abbiamo riempito)

      di conseguenza, la commissione non e’ chiamata a fare “supposizioni”, bensi’ ad attenersi alle dichiarazioni del candidato.

      Se io dichiaro che nel periodo scoperto da assegni non ho usufruito di altra borsa o contratto di ricerca, sto dichiarando esattemente che la mia attivita’ scientifica si e’ interrotta.

      rispetto a questo le “supposizioni” lasciano il tempo che trovano, e di certo non possono essere inserite in un verbale o in una motivazione per negare un’idoneita’.

      per i non-strutturati c’erano due sezioni nel form rilevanti rispetto a questo
      “posizioni pregresse” e appunto “congedi”.

      se tra le posizioni pregresse i periodi non coperti da assegno non sono attribuiti ad altre posizioni lavorative extra-universitarie, ed in corrispondenza nella sezioni “congedi” e’ stato inserito “Altro” con descrizione “Periodo non coperto da assegno o contratto di ricerca”,

      non vedo che spazio possa restare per le “supposizioni” della commissione.

  3. Ma è possibile che in questo paese si litiga anche sui numeri e si litiga sempre come i capponi di Renzo, invece di mandare tutti i Don Rodrigo in galera!
    Caso 1: ho un lavoro pubblicato nel 2003 e uno nel 2011; quello del 2003 è stato citato 1000 volte quello del 2011 10 volte totale citazioni 1010/10 anni di EA = 101; cavolo non supero la seconda mediana (110). sai che faccio mi nascondo il lavoro del 2003; ma cavolo ho solo un lavoro del 2011 e non supero ne la prima ne la seconda mediana. Non mi conviene.
    Secondo caso ho un lavoro del 2003 e uno nel 2011; quello del 2003 è stato citato 10 volte quello del 2011 1000 volte totale citazioni 1010/10 anni di EA = 101; cavolo non supero la seconda mediana (110). sai che faccio mi nascondo il lavoro del 2003; ma cavolo ho solo un lavoro del 2011 e non supero la prima ne la terza mediana. Non mi conviene.
    Terzo caso ho un lavoro del 2003 e DUE nel 2011; quello del 2003 è stato citato 150 volte quelli del 2011 450 volte l’uno totale citazioni 1050/10 anni di EA = 105; cavolo non supero la seconda mediana (110). sai che faccio mi nascondo il lavoro del 2003; mi rimangono due lavori del 2011 e supero la prima, la seconda e la terza mediana. Mi conviene: sono un pò meglio di caso 1 e caso 2, io almeno ho pubblicato meglio nel 2011. Sempre che i numeri contino qualcosa in tutta questa storia.

    • Mah, se alla fine non hai quei 12 o 15 o 20 lavori buoni che ti chiedono è comunque meglio starsene a casa. Il problema della EA è solo di chi ha pubblicato negli anni 80 e, forse, inizio 90.

  4. Avrei una domanda che credo sia di fondamentale importanza da porre al Professor De Nicolao e a chi altri voglia rispondermi:
    come saprete su Scopus hanno inserito un programma per calcolare gli indicatori bibliometrici. Ho notato però che il programma non segue i criteri imposti dalla legge perchè incrementa spesso l’età accademica di un anno. Mi spiego meglio con un esempio: la data della mia prima pubblicazione risale a ottobre 2009, il programma di Scopus mi conteggia 4 anni di età accademica. Al di là delle interpretazioni pindariche dell’ANVUR, nel decreto attuativo è scritto che per età accademica (riporto alla lettera il decreto) si intende :” il periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione scientifica, tenuto conto dei periodi di
    congedo….”. Dunque se non sbaglio il periodo di tempo successivo a Ottobre 2009 è di 3 anni e non di 4 anni. Ora nel mio caso il problema non si pone perchè supererei comunque le soglie minime, ritengo però che l’errore che viene commesso dal programma inserito su Scopus sia grave e debba essere denunciato, anche perchè probabilmente i commissari utilizzeranno il programma in sede di valutazione o potrebbero comunque commettere lo stesso errore penalizzando pesantemente molti candidati.
    Sarei grato al Professor De Nicolao e ad altri se potessero darmi delucidazioni in merito, credo inoltre che varrebbe la pena scrivere un articolo su questo ennessimo “pasticcio” e sulle conseguenze che potrebbero derivare da un’interpretazione così errata della norma.
    Leo

    • Il programma di Scopus non sbaglia. L’età accademica (vedi FAQ sul sito ANVUR) è definita come (2012-t+1) dove t è l’anno della prima pubblicazione. Quindi nel tuo caso, essendo t=2009, EA=2012-2009+1=4. Tieni conto che il programma fa riferimento a ciò che c’è in Scopus, ma gli indicatori e l’EA saranno calcolati solo sulle pubblicazioni inserite sul CINECA, quindi se vuoi fare valere tutto ciò che c’è in Scopus devi inserirlo in CINECA.

    • Voglio tranquillizzare il collega, il programma NON verrà usato dai commissari perché lo toglieremo da Scopus nei prossimi giorni e perché gli indicatori verranno ricalcolati dal Cineca nei prossimi giorni basandosi sulle pubblicazioni presenti nel sito docente. L’applicativo Scopus che abbiamo sviluppato spiega chiaramente che i dati NON sono ufficiali e possono contenere errori, ma per l’età accademica penso che, come spiegato da sam, il conto sia corretto.
      Marco Schaerf (Gruppo Pubblicazioni Sapienza)

    • Cosa significa che “gli indicatori verranno ricalcolati dal cineca”? Dallo staff del cineca? Io francamente non mi fido di un tecnico, non dovrebbero essere le commissioni a fare questo lavoro, per i candidati di ciascun settore?

    • E’ il CINECA che ha avuto questo incarico dal ministero. Ma sarà una procedura automatica. Per ogni pubblicazione presente sul sito CINECA del candidato, verrà effettuata una query su Scopus e su WoS che stabilirà se la pubblicazione è indicizzata,se è una rivista oppure no (questo onta per stabilire il primo indicatore), e che fornirà il numero di citazioni su ciascuna di queste basi di dati (verrà utilizzato il valore massimo tra i due risultati). Per il calcolo del secondo indicatore,il numero totale di citazioni verrà diviso per EA (calcolato come detto sopra) mentre per il calcolo del terzo indicatore si applicherà la definizione di hc-index. Ovviamente non poteva essere la commissione a fare tutto questo manualmente.

  5. Purtroppo questo è il paese della confusione.Critichiamo (giustamente) l’ANVUR per l’irrazionalità del meccanismo messo in piedi,ma poi basta leggere i commenti di chi critica per capire che si potrebbe fare molto peggio dell’ANVUR. Possibile che si possa mai pensare che l’età accademica sia un valore “assoluto” che coincida con la prima pubblicazione del candidato quando a) nessun concorso può basare la valutazione su un “titolo” indipendente dalla volontà del candidato di presentarlo; b) c’è una FAQ che dice chiarissimamente che l’età accademica è l’età della prima pubblicazione SU LOGINMIUR (sito CINECA)? Ripeto: c’è scritto LOGINMIUR non Scopus o WoS. Possibile che si possa ritenere “obbligatorio” (giuridicamente o moralmente o secondo non so quale etica) l’esposizione di tutte le proprie pubblicazioni sul sito CINECA, quando su tutti i siti accademici del mondo i ricercatori espongono solo le pubblicazioni più rilevanti e non tutte? Dulcis in fundo, andando alla sostanza delle cose, come è possibile che si possa “auspicare” che la valutazione sia fatta secondo un qualche assurdo meccanismo che “allunga” l’età accademica a coloro che hanno avuto il merito (o è un demerito) di pubblicare in gioventù? Ricordo en passant che John Nash non pubblicò quasi niente per tanti anni, e poi pubblicò un paio di lavori che gli valsero il Nobel.Secondo certa gente qui in Italia a Nash avrebbero dovuto allungare l’età accademica e non fargli passare le mediane. A questo punto, se l’alternativa sono le proposte e le convinzioni di certi Soloni, mi tengo l’ANVUR con tutti i suoi difetti.

    • Caro Sam,
      si tenga pure l’ANVUR ma, per amore della precisione, devo farle notare che i lavori che gli sono valsi il Premio Nobel per l’economia John Nash li ha pubblicati tutti prima di avere 25 anni e entro 3 anni dal conseguimento del dottorato.

    • la precisazione non cambia il mio punto di vista. Il senso del mio intervento era che il valore di un ricercatore si desume dal periodo di maggior produttività e non dall’intera “vita accademica”.Anzi,la “vita accademica” è in realtà un concetto astratto e indeterminabile,visto che chi entra nel mondo universitario solitamente all’inizio è un volontario della ricerca e quindi non può (e nessuno può obbligarlo a) produrre agli stessi ritmi di uno strutturato. Quello che conta dovrebbe essere la qualità dei migliori prodotti della sua ricerca. Se uno ha prodotto negli ultimi dieci anni (per esempio) 100 riviste per un totale di 1000 citazioni,mentre nei 10 anni precedenti aveva prodotto 1 rivista (appena laureato) citata 1 volta, a me sembra ragionevole valutare il ricercatore sugli ultimi 10 anni e non su 20 anni. L’ANVUR, tra mille ambiguità e inesattezze, ha comunque alla fine dato un’interpretazione di età accademica ragionevole, identificandola nella data del più vecchio titolo presentato dal ricercatore, che lo carica liberamente sul suo sito CINECA. In questo modo ci si è anche adeguati alla comune pratica concorsuale, in cui i titoli li presenta il candidato e la commissione non può andare a “frugare” nel suo passato alla caccia di nefandezze. I Soloni di cui parlavo introdurrebbero, nel caso di cui sopra, un irragionevole allungamento dell’età accademica del ricercatore, “punendolo” per il solo fatto di aver prodotto una pubblicazione irrilevante al tempo in cui nell’accademia non era ancora ufficialmente entrato. Inoltre lo farebbero con strane “indagini” sul passato del candidato che mi permetto di dire non hanno nè capo nè coda. C’è chi ha suggerito di andare a cercare nei CV pubblicati. Ma nei CV ognuno inserisce le sue migliori pubblicazioni, e non tutte: è la procedura stessa che dà questa possibilità. Altri “detective” suggeriscono di frugare in Scopus, in WoS, nei “secondary documents”, senza neanche porsi il problema della completa infattibilità (oltre che dell’inutilità ai fini di giudicare la qualità del candidato) di queste operazioni. Quindi devo ripetermi: tra le due posizioni la più ragionevole mi pare quella dell’ANVUR.

    • @ Sam
      Bizzarro come si considerino ragionevoli solo le cose che ci favoriscono ed irragionevoli le altre. Facciamo il seguente esempio.

      Il sig. A negli anni 2002-2006 ha prodotto 1, negli anni 2007-2011 ha prodotto 9.
      Il sig. B negli anni 2002-2006 ha prodotto 6 e negli anni 2007-2011 ha prodotto 6.
      Apparentemente A ha pubblicato 10 cose in 10 anni, B ha pubblicato 12 cose in 10 anni.
      Ora però, siccome A è astuto e le leggi agli altri si impongono e per sé si interpretano, egli decide che la propria distribuzione è irragionevole, cancella l’unica pubblicazione del periodo 2002-2006, mette il turbo e si ritrova magicamente con 9 pubblicazioni in 5 anni, dunque, dice la legge, “in potenza”, è uno da 18 pubblicazioni su 10 anni.

      B, che ha pubblicato più di A e con più costanza di A viene superato da A, che gli fa anche una pernacchia in curva.

      Ora, se uno vuole fare il furbo, lo faccia e ne porti la responsabilità, ma vivaddio risparmi agli altri giustificazioni dove, magicamente, proprio ciò che lo avvantaggia diviene la cosa universalmente giusta da fare.

    • gentile Andrea Zhok, mi rendo conto che lei non condivide quel principio del diritto che vuole che a fini concorsuali debba essere giudicato ciò che il candidato presenta e non ciò che lei o altri pretendono di esibire in sua vece. Mi permetto di farle osservare che il candidato A del suo esempio negli anni 2002-2006 aveva tutto il diritto di fare ciò che voleva nella sua vita, di allevare suini, piuttosto che essere disoccupato ed anche,nel tempo libero, di pubblicare 1 articolo su Suinocultura (secondo l’ANVUR rivista scientifica). Così come aveva tutto il diritto, nel periodo 2007-2011, di essere assunto in università e di sfornare 9 pubblicazioni. Il punto è che al concorso il candidato dovrebbe poter presentare ciò su cui vuole essere valutato, e se è stato tanto bravo da produrre 9 pubblicazioni in 5 anni, mi pare che sia suo sacrosanto diritto presentare questi titoli in suo possesso e non presentare Suinocultura. Se arriva qualcuno a sostenere che bisogna indagare sul suo passato per scoprire che mentre faceva l’allevatore di suini nel 2002 ha prodotto 1 pubblicazione,per cui diventa un candidato da 10 pubblicazioni in 10 anni, io sostengo che questo qualcuno debba essere definito a) irragionevole; b) ingiusto. Opinione assolutamente mia personale e basata su ciò che io chiamo buon senso. Le preciso, a scanso di equivoci, che nel mio caso particolare io ho dovuto (sottolineo dovuto perchè secondo me l’essere ragionevole è un imperativo categorico) includere la mia più vecchia pubblicazione in assoluto sul sito CINECA, perchè escludendola avrei perso un lavoro molto citato e rilevante. Ma se quella pubblicazione fosse stata irrilevante,non l’avrei presentata perchè non ne avrei avuto avuto (scientificamente, eticamente e soprattutto dal punto di vista dell’umano buon senso) alcuna ragione. Detto questo, ognuno è libero di pensarla come vuole e la mia opinione vale esattamente come quella sua e come quella di chiunque altro a livello di dignità e di rispettabilità. A livello di buon senso invece, sottolineo che razionalità e logica non sono concetti relativi come ormai molti pretendono. Se il suo candidato A ha prodotto 9 in 5 anni, questo dato è inoppugnabile ed il candidato non sta falsificando nulla nel presentarlo. Nessuno vuole sostenere che ha prodotto 18 in 10 anni. La falsificazione e l’abuso starebbero invece nel sostenere che debba essere per forza giudicato su 10 anni, sottraendogli il diritto di scegliere autonomamente la sua “vita accademica”. Oppure c’è qualcuno che pretende che gli allevatori di suini diventino degli “accademici” solo perchè magari hanno inviato un contributo a Suinocultura?

    • E’ vero che un candidato è sempre stato libero di indicare e presentare quello che riteneva più opportuno, solo che l’ introduzione delle mediane complica la cosa. Sarebbe stato più giusto far valutare la produttività dalla data della prima retribuzione da parte dell’ università. Dovrebbe essere considerato il fatto che io sia stato ricercatore per 10 anni e abbia pubblicato solo negli ultimi 5. Certo poi si introduce il discorso qualitativo. Nei settori non bibliometrici i 5 anni avrebbero potuto portare all’ elaborazione di una monografia importante. In realtà, è il sistema che non ha senso.

    • @ sam
      Cito:
      “Se il suo candidato A ha prodotto 9 in 5 anni, questo dato è inoppugnabile ed il candidato non sta falsificando nulla nel presentarlo. Nessuno vuole sostenere che ha prodotto 18 in 10 anni.”

      Ma tacendo la pubblicazione antecedente il candidato A usa la tanto disprezzata norma sulla normalizzazione dell’età accademica proprio per dire che lui ‘vale’ 18 pubblicazioni in 10 anni. Quod erat demonstrandum.

      Cito ancora:
      “mi rendo conto che lei non condivide quel principio del diritto che vuole che a fini concorsuali debba essere giudicato ciò che il candidato presenta”.

      Niente affatto. Lo condivido appieno e comunque, a prescindere dalle mie predilezioni, la norma dice che ciascun candidato (idealmente almeno) verrà valutato nel merito proprio solo sulle pubblicazioni che sceglie di sottoporre alla commissione.
      Ma qui non stiamo parlando della valutazione nel merito, ma del calcolo formale delle mediane. L’aggiustamento per l’età accademica è stato introdotto inizialmente per favorire eventuali ‘giovani’, che magari immensamente produttivi in potenza, non avevano ancora avuto il tempo per esprimere tale potenzialità. Donde l’idea di estrapolare la densità di pubblicazione da una sezione inferiore ai dieci anni, estendendola a tutto il periodo preso in considerazione. Mi pare ovvio che una modifica ad hoc dell’età accademica sia un modo per usare uno strumento (a mio avviso stupido) per finalità del tutto diverse da quelle per cui è nato ed alquanto improprie.
      Dopo di che, insisto, il problema qui è a monte, nel ruolo delle mediane, e l’unica ragione per cui ci tengo a sottolineare l’improprietà delle manipolazioni dell’età accademica è che mi risulta davvero fastidioso che invece di porre il problema centrale ci si ingegni, in modo molto italico, per inventare modi in cui questo o quel candidato, per accidente, possa evitare di vedere il problema, perché tanto lui lo può aggirare (e che gli altri si fottano).

    • Mi dispiace, ma non sono d’accordo. Lei dice:
      “Ma tacendo la pubblicazione antecedente il candidato A usa la tanto disprezzata norma sulla normalizzazione dell’età accademica proprio per dire che lui ‘vale’ 18 pubblicazioni in 10 anni. Quod erat demonstrandum.”
      Lei non ha dimostrato proprio nulla. Se l’età accademica dichiarata dal candidato è 5 anni, e le sue pubblicazioni sono 9, per l commissione egli vale 9 su 5 anni. Il numero 10 lo sta arbitrariamente inserendo lei, perchè vuole a forza valutare il candidato su 10 anni, e non si vede con quale diritto. Evidentemente questo diritto lei lo vorrebbe vedere nella norma (che lei stesso dichiara di non condividere). Ma la norma è stata interpretata dall’ANVUR nel senso di “età accademica scelta dal candidato” e non nel senso che dà lei. Quindi, se non condivideva la norma, dovrebbe rallegrarsi di questa interpretazione e considerarla giusta. Invece continua a parlare di “falsificazione dell’età accademica” anche in presenza di una formle definizione dell’ANVUR riportata sul sito dell’anvur stessa. Quanto al fatto che la ommissione non userà solo criteri bibliometrici,non trovo pertinente l’osservazione. I criteri bibliometrici, compresa l’età accademica, verranno comunque usati dalla commissione. Anzi addirittura nel DM li si dichiara filtri determinanti. Quindi sarebbe assolutamente auspicabile che tali criteri bibliometrici fossero perlomeno giusti e ragionevoli. Invece si critica l’interpretazione dell’ANVUR, aderente a principi di diritto sui concorsi, per “auspicare” interpretazioni a ben vedere ingiuste. Non è mia intenzione dare a questa discussione tono polemico, ed ovviamente ho il massimo rispetto per la sua opinione. Ma proprio non colgo il senso di una certa linea di ragionamento.

    • Il punto è che non tutti sono stati messi nelle stesse condizioni: da FAQ ANVUR: “L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.”. Ciò significa che se un candidato ha un vecchio lavoro non riportato su Scopus o WoS può decidere se inserirlo a no nel sito CINECA ma se è riportato in Scopus o WoS non può farlo sparire. Quindi, per assurdo, un lavoro di poco conto può essere eliminato ma uno di (teorica) maggior qualità/visibilità concorre a penalizzare il candidato.

    • @fmandorli: la FAQ a cui lei fa riferimento è stata con ogni evidenza scritta male, come è avvenuto con molti documenti ANVUR, nel contesto di una procedura affrettata e freneticamente condotta. L’ANVUR si è affannata a calcolare le mediane ma non aveva dato una chiara definizione delle stesse. Successivamente, venuta un pò di calma, la definizione è stata finalmente fornita come chiarito dall’ultima FAQ in cui si spiega il procedimento seguito per il calcolo. In sintesi,fa fede solo il sito CINECA. Quello che sta sulle basi di dati Scopus e WoS serve per calcolare le citazioni dei lavori inseriti sul CINECA e non viene utilizzato indipendentemente o complementariamente al CINECA. Quindi tutti sono trattati assolutamente allo stesso modo, e chiunque è libero di presentare i titoli che vuole, includendo ed escludendo ciò che vuole come avviene in tutti i concorsi pubblici e come è sempre avvenuto anche nei passati concorsi universitari. Quindi mi pare inutile citare ancora qulla vecchia FAQ scritta male e che non aveva senso. Cosa poteva mai significare la frase “Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo”? Che se un candidato non inserisce una pubblicazione in CINECA, la commissione può verificare che quella pubblicazione è però presente in Scopus e farla valere ai fini dell’età accademica? Violando quindi ogni legislazione sui concorsi pubblici, per la quale può essere considerato a fini valutativi solo ciò che il candidato volontariamente presenta? E che cosa si sarebbe fatto con tutte le citazioni degli articoli esclusi dal CINECA ma presenti nelle basi di dati? Le si sarebbero dovute per uniformità conteggiare? E chi avrebbe mai potuto verificare le omonimie, gli errori materiali e quant’altro? Le commissioni manualmente? Ma ci si rende conto di come qull'”interpretazione” suggerita da qualla maldestra FAQ fosse illeggittima per diritto e infattibile praticamente? Quello che non capisco è perchè non si riconosce che l’ANVUR ha quantomeno rettificato quell’errore con un’altra FAQ che dà una definizione formale di età accademica, operativamente utilizzata nel calcolo delle mediane. E che se lei telefona all’ANVUR, le dicono con chiarezza che fa fede solo loginmiur per ogni calcolo di indicatore. Perchè ignorare questo, e continuare a citare tutto ciò che l’ANVUR ha detto di inesatto in passato? Si desidera forse che valgano le interpretazioni inesatte, anche quando l’ANVUR le ha smentite e riconosciute come erronee ed incomplete, aggiungendo spiegazioni più precise? E’ questo che non capisco.

    • @Sam. Lungi da me voler far valere interpretazioni inesatte. Anzi, visto che potrei ritrovarmi in commissione, sarei stato felice se avessero definito una procedura chiara e, soprattutto, applicabile. Mi spiega come faranno le commissioni a confrontare le mediane con i valori bibliometrici dei candidati se non le calcolano ? E per calcolare secondo e terzo indice non basta il database CINECA (lasciamo stare i tempi a disposizione per farlo, che sono ridicoli). Ah, già, dimenticavo, forse il CINECA farà i calcoli per conto dell’ANVUR, ma si guarderà bene dal “certificarli” (così come è avvenuto per i candidati commissari). D’altra parte, se le regole e la loro interpretazione fosse così chiara, MIUR, ANVUR e compagnia cantante avrebbero potuto eseguire una scrematura automatica di coloro che sono sotto le mediane e lasciare alle commissioni la valutazione dei soli candidati “bibliometricamente abili”. Riassumendo: per mettere argine a passati comportamenti scorretti, invece di perseguire chi si è comportato scorrettamente (e i mezzi ci sarebbero) è stata varata una legge confusionaria, è stato inventato un nuovo ente (che ci costa una fortuna e lavora male, visto che deve continuamente correggersi. Per non parlare del conflitto di interessi) il quale si appoggia ad un altro ente (CINECA) mai menzionato nella legge, il quale fa un lavoro senza certificarlo; il tutto per lasciare nuovamente massima arbitrarietà di giudizio alle commissioni, le quali hanno ormai capito che l’unico modo certo per non avere ricorsi contrari è abilitare tutti. Personalmente, come studioso, come possibile commissario e soprattutto come cittadino mi sento, per l’ennesima volta, preso per i fondelli. Mi sento come uno a cui sia stato chiesto di andare a fare il giudice ai trials per la qualificazione alle Olimpiadi e a cui sia stato detto: il cronometro, portatelo tu da casa…

    • @sam
      Ho scritto all’ANVUR per e-mail e con il cavolo che mi hanno risposto. Neanche mi hanno detto di avere ricevuto la mail. Non metto in dubbio le tue ragioni, ma una cosa per iscritto chiara su questo argomento non te la metteranno mai. I giochi comunque sono fatti ed è inutile stare a discutere. Possiamo solo affidarci a commissioni serie che facciano la dovuta valutazione senza regalare abilitazioni per mediane superate.

    • Continuo a non capire. “Mi spiega come faranno le commissioni a confrontare le mediane con i valori bibliometrici dei candidati se non le calcolano ? E per calcolare secondo e terzo indice non basta il database CINECA”. Ma chi ha detto che basta il database CINECA? Per ogni pubblicazione del candidato presente sul database CINECA, sarà lanciata un’interrogazione sulle due basi di dati Scopus e WoS per calcolare le citazioni e quindi gli indici. E’ stato ripetuto un’infinità di volte, lo sanno ormai anche i muri. La procedura di abilitazione è confusionaria, macchinosa, ridicola? E chi dice di no? Lo stiamo dicendo tutti, mi pare. Ma cosa c’entra questo col proporre interpretazioni ancora più astruse ed ingiuste di quelle regole che si stanno proprio criticando? C’è una definizione chiara di come sono state calcolate le mediane, che nessuno dovrà ricalcolare perchè varranno per i prossimi due anni. La procedura la spiega l’ANVUR nelle FAQ. A questo punto il CINECA calcolerà gli indicatori dei candidati lanciando le interrogazioni su Scopus e Wos a partire da ciò che i candidati hanno inserito sul CINECA. Qual’è il problema su questo punto? Avevo capito che il problema fosse un disaccordo sul fatto di permettere al candidato di caricare ciò che vuole sul CINECA. Per questo ho ribadito che è diritto di tutti i candidati a concorsi pubblici di presentare i titoli che preferiscono. Invece adesso sembra che iniziamo a parlar d’altro. Ma siamo proprio sicuri sicuri che a fare confusione sia solol’ANVUR? Personalmente ho il sospetto (neppure tanto velato) che la confusione in Italia piaccia a molti. Soprattutto a chi spera di potere andare avanti a carte bollate e ricorsi. A chi invece lavora con passione nella ricerca interessa piuttosto di veder migliorare (anche di poco) il sistema università, per vedere premiato il merito e non il clientelismo. A qust’ultimo scopo ci vogliono regole certe, meccanismi equi e legali (non certo assurdità senza fondamento) alla determinazione dei quali dovrebbe contribuire tutto il mondo accademico con spirito costruttivo. Il ministero ha invece voluto procedere creando le regole in splendida solitudine e coinvolgendo solo un'”elite” di “esperti” le cui determinazioni hanno ovviamente scontentato tutti, come sempre succede usando meccanismo oligarchici. Basterebbe cambiar metodo e tornare indietro. Ma certo non ha senso invocare un cambiamento in peggio, in cui anche quel poco che è chiaro viene reso a bella posta confuso. Credo che sia lo spirito di tutti noi, aldilà dei nostri interessi di parte, che dovrebbe mutare. Adesso il meccanismo è questo. Ognuno ha presentato i suoi titoli, e verrà valutato secondo le vigenti regole.Cerchiamo di contribuire a fare chiarezza su queste ultime. Poi cerchiamo di proporre dei miglioramenti a tali regole per il futuro. Questo è ciò che intendo per spirito costruttivo. Non sono francamente interessato ai “falli di confusione” in area di rigore, per far fischiare l’arbitro a tutti i costi.

    • @Sam: probabilmente mi sono spiegato male, e me ne scuso.
      “La procedura la spiega l’ANVUR nelle FAQ. A questo punto il CINECA calcolerà gli indicatori dei candidati lanciando le interrogazioni su Scopus e Wos a partire da ciò che i candidati hanno inserito sul CINECA. Qual’è il problema su questo punto ?”.
      Che al momento non mi risulta che ne il CINECA, ne l’ANVUR ne tantomeno il ministero “certificheranno” questo dato.
      La commissione dovrebbe prendero per buono, usarlo ed esporsi in prima persona i possibili ricorsi dovuti al fatto che ci sono errori nei dati.
      “Avevo capito che il problema fosse un disaccordo sul fatto di permettere al candidato di caricare ciò che vuole sul CINECA. Per questo ho ribadito che è diritto di tutti i candidati a concorsi pubblici di presentare i titoli che preferiscono”.
      Verissimo, però chi ha fatto un lavoro ben collocato e ben citato all’inizio della carriera (e quindi lo ha presentato), si ritroverà penalizzato (età accademica maggiore) rispetto a chi ha iniziato a pubblicare “bene” più recentemente. Le sembra giusto ?

    • @thor: sono perfettamente d’accordo. Speriamo in commissioni sagge, che utilizzino i valori bibliometrici in modo corretto, al solo scopo di valutare l’impatto della produzione scientifica, mentre la qualità delle pubblicazioni dovrebbe essere accertata attraverso una lettura (seppur sommaria,visto i tempi incredibilmente risicati) dei singoli lavori. E comunque una commissione di esperti dovrebbe essere in grado di distinguere tra un articolo pubblicato su una rivista internazionale difficile e prestigiosa da uno pubblicato su una rivista open access magari neppure internazionale. Per far questo non serve neppure leggere i lavori nè affidarsi alle liste GEV. Basta l’esperienza e l’onestà dei commissari. Per il fututo, a mio avviso occorrerebbe nftizzare l’importanza del peer review rispetto alla bibliometria, e chiedere che i commissari abbiano a disposizione tempi ragionevoli per valutare seriamente le pubblicazioni. Inoltre anche i criteri bibliometrici potrebbero essere ampiamente migliorati per renderli più seri ed oggettivi. Per esempio, le autocitazioni non dovrebbero minimamente contare nello stabilire l’impatto della produzione scientifica.

    • @ sam:
      Una domanda (senza ironia, proprio per sapere). Se due candidati hanno differente età accademica (10 e 5, ad esempio) come si possono comparare le loro produttività relative (in termini di citazioni o altro)?

    • Caro Sam,
      Purtroppo le regole che gli italiani da sempre conoscono sono tre o quttro:
      1)cambiare tutto per non cambiare nulla;
      2) facimm ammoina;
      3) a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca
      4) decidetelo voi

    • @Andrea Zhok: a me pare abbastanza semplice. Se due candidati hanno lo stesso numero di citazione/anno (secondo indicatore) io preferirei quello dei due che ha la più lunga età accademica. Se due atleti vanno entrambi a 30 km/h, non è da preferire quell’atleta che mantiene questa velocità più a lungo? Detto questo, l’abilitazione non è una valutazione comparativa. Gli indicatori servono per capire se l’impatto della produzione scientifica del candidato è stato sufficiente. Quindi a me basta capire che l’atleta va ad una sufficiente velocità. Se fossi stato più ragionevole, avrei richiesto anche un limite (mediana) per l’età accademica. Se uno non ha una sufficiente esperienza di pubblicazione, è opportuno che diventi professore? Questo non è stato fatto, ma l’EA verrà comunque calcolata sull’insieme di articoli scelti dal candidato. E quindi la commissione potrà (dovrebbe) tenerne conto. Quindi se uno si fa valutare su un periodo di anni troppo ristretto, è ovvio a mio avviso che rischia un giudizio di immaturità. Non le sembra?

    • Premetto che considero l’idea stessa dell’EA, sul piano del buon senso, criticabile come quella delle mediane mobili su base decennale e della banda del “50% superiore”. Il relativismo (foriero di incertezze applicative e di discriminazioni categoriali) cui conducono simili soluzioni mi sembra, anche alla luce di questa discussione, evidente.
      Meglio sarebbe stato, al limite, se proprio si voleva stabilire un filtro “quantitativo” di accesso, fissare soglie minime di tipo statico e certe (ad es., aver pubblicato mediamente non meno di X prodotti all’anno e comunque non meno di Y prodotti in totale, nella propria carriera) e valide per tutti indipendentemente dall’età, come mi sembra che avesse proposto il CUN per alcuni settori (penso in particolare ai c.d. non bibliometrici).
      Mi sembra doveroso, su questo, ringraziare ANVUR per averci costretto ad affrontare questioni intellettualmente così stimolanti e gratificanti. Proporrei anzi, per il futuro, di definire normativamente una nuova EA: la Esistenza Accademica. ANVUR potrà poi illuminarci sui criteri in grado di stabilire chi, pur fisicamente in vita, debba considerarsi esistente o inesistente a livello accademico.
      La valutazione della cosiddetta “maturità” scientifica non può essere ridotta, comunque, a un problema matematico di numero di prodotti (maturità = somma di addendi) né a un problema anagrafico di età (maturità = produttività per anni/uomo). Quanto l’inesperienza è compensata dalla brillantezza? O l’anzianità dalla vitalità? Lo decide l’algebra, o un pallottoliere?
      Premetto ancora che, sul piano etico, ognuno risponde alla propria coscienza e che la singolarità di ogni vicenda personale dovrebbe impedire di generalizzare assoluzioni o condanne per comportamenti (a seconda delle visioni) “furbi” o “intelligenti”.
      Sul piano giuridico, però, c’è un aspetto che non deve essere equivocato. Lasciamo stare la formulazione pessima del D.M. 76/2012 e le (non certo inderogabili, sul piano strettamente precettivo) FAQ di ANVUR.
      Stiamo ai principi. Le mediane, come l’EA, appartengono al novero dei requisiti “storici” di accesso alla procedura. Nei procedimenti di selezione e comunque di evidenza pubblica, i requisiti di partecipazione di tipo storico non dovrebbero essere manipolabili da parte dei concorrenti. Non dovrebbero essere ancorati a scelte arbitrarie e soggettive di questi ultimi, ma a dati, fatti, eventi oggettivi. Perciò, se l’EA avesse (come non ha) un senso, dovrebbe essere riferita alla data REALE (storicamente) della prima pubblicazione scientifica, non alla data PREFERITA (soggettivamente). Ciò produce esiti assurdi? (Giustamente qualcuno evidenzia il caso dello studente che ha pubblicato subito dopo la laurea o addirittura prima). Vero (e grazie ancora a MIUR ed ANVUR, per questo ulteriore dono). Tuttavia, le Commissioni, investite di una sovranità enorme in questa procedura, potrebbero tentare di correggere l’irragionevolezza visto che – si dice da più parti – esse potrebbero derogare alle mediane (ed allora, per coerenza, anche alle connesse rigidità “da EA”). Le Commissioni non correggeranno l’irragionevolezza, applicando meccanicamente ed automaticamente Mediane/EA anche a casi-limite? Allora il candidato bocciato proprio e solo per motivazioni espressamente legate al problema Mediane/EA avrebbe ragioni plausibili per tentare di contestare in sede giurisdizionale la legittimità (quanto meno sul piano dell’eccesso di potere, sub specie di violazione del principio di ragionevolezza che, è bene ricordarlo, è principio giuridico e non solo metagiuridico) dell’intero impianto della ASN, a partire dal D.M. 76 sino agli atti amministrativi adottati da ANVUR ed al giudizio negativo della Commissione che ne sia derivato.

    • Gentile JUS
      mi permetto di dissentire sull’interpretazione di EA come dato storico. E’ dato storico solo ciò che è oggettivamente determinabile dalla storia del candidato (es., la data di nascita). L’EA è la data di inizio della vita accademica (come inequivocabilmente suggerito dal termine) e sarebbe dato storico solo se si potesse oggettivamente determinare quando una persona inizia a lavorare “accademicamente”, e non, ad esempio, dilettantiscamente o per scopi che non rientrano nell’accademia. Tale determinazione potrebbe essere oggettiva solo nel caso si precisasse che con tale termine si intende la data di prima presa di servizio nei ruoli ufficiali dell’accademia (e non potrebbe contare neppure il dottorato di ricerca, che è un percorso formativo e non lavorativo). Per come è stata definita, l’età accademica è un dato derivato e non storico, rilevabile solo dalla produzione scintifica PRESENTATA dal candidato (nel senso che segna l’inizio di quella produzione scientifica), e questo è a parer mio il motivo che ha spinto l’ANVUR ha definirla proprio in questo modo.

    • @ sam:
      Mi scusi, ma lei ha risposto a quella che pensava sarebbe stata la mia argomentazione, non alla mia domanda.
      Mi rispondo da solo, ma con la piena disponibilità a correggermi se risultasse che ho frainteso qualcosa (del tutto possibile: sono un povero non bibliometrico).
      Per quanto ne capisco io:
      1) La comparazione di produttività può avvenire solo sulla base di un medesimo denominatore.
      2) Tale denominatore, per come sono costruite le mediane, dovrebbe essere per default 10 anni (o 10 + 1). Dunque se uno si dimezza l’età accademica, raddoppia implicitamente la propria produttività apparente.
      3) L’unico argomento che, mi sembra, toglierebbe peso a queste considerazioni sarebbe se comparazioni tra candidati fossere apoditticamente escluse (come, indubbiamente, dovrebbe essere per una abilitazione, che non è una valutazione comparativa).
      4) Ma se così stanno le cose, allora l’abbreviazione della propria età accademica non avrebbe implicazioni solo nel caso in cui la commissione avesse tutto l’agio per disinteressarsi degli automatismi tipo mediane e non avesse nessuna propensione, neppure implicita, a limitare in modo percentuale il numero degli abilitati.
      Ma, anche tenendo conto dei recenti discorsi di Fantoni e C., che pongono come orizzonte plausibile delle abilitazioni 1 su 4, temo fortemente che le valutazioni finiranno per essere comparative, eccome (anche se non apertis verbis).
      In tale, a mio avviso non irrealistica, situazione, a fronte di valutazioni forfettarie e rapide, con un occhio ai parametri puramente quantitativi, l’abbreviazione artificiosa della propria vita accademica finirebbe per danneggiare altri competitori.

    • @Andrea Zhok: mi creda,l’intento era quello di rispondere alla sua domanda. La comparazione (illecita ma pur sempre possibile o inconscia) può essere fatta usando contemporaneamente il secondo indicatore (num citazioni/anno) e l’EA. A parità di seondo indicatore sarebbero da preferire icandidati con EA maggiore, quindi come vede non si nasconde proprio niente. Se uno inserisce le pubblicazioni degli ultimi cinque anni, l’età accademica risulta essere 5 e le commissioni lo vedono (d’altra parte se ne accorgono anche dal CV). Se io presento un indicatore pari a 10 con EA=5 anni, e lei presenta anche indicatore 10 ma con EA=10 anni, la commissione preferirà ovviamente lei. Come vede, presentare EA=5 non mi avvantaggia, nè mi svantaggia. E’ semplicemente il periodo su cui scelgo di essere valutato. Se scelgo un periodo troppo corto, la commissione lo vede e questo mi penalizzerà. Devo scegliere quindi razionalmente il periodo in cui ho davvero svolto in maniera rilevante e continuativa la mia attività accademica, e questo non è detto che inizi con la mia prima pubblicazione in assoluto (che potrebbe invece appartenere ad un periodo in cui non avevo ancora iniziato concretamente ad occuparmi di ricerca, oppure lo facevo solo saltuariamente).

    • @sam
      La sua interpretazione porta, se sviluppata fino in fondo, alla seguente conclusione: ogni candidato auto-determinerebbe, ad libitum, la propria età accademica. Sceglierebbe di esibire un’EA anziché un’altra, a propria discrezione, rappresentando (narrando) in un modo o in un altro la propria storia scientifica.
      Stiamo parlando di procedure amministrative finalizzate, mediatamente, a un futuro ingresso nei ruoli dell’università (per i non strutturati) o a una futura progressione di carriera (per gli strutturati).
      Mediane ed EA attengono ai requisiti di partecipazione.
      Non conosco precedenti nella giurisprudenza amministrativa che avallino, sul piano dei principi basilari dell’evidenza pubblica, il suo pacato ragionamento. Sarei lieto di poterne discutere, se me li segnalasse.
      Prima vengono i requisiti di partecipazione (eterodeterminati dalla p.a.); poi, sulla base di essi, si formula la domanda di partecipazione (autodeterminata dal candidato). Seguendo le sue argomentazioni, i primi verrebbero a dipendere dal modo in cui si formula la seconda, anziché il contrario.
      Occorre – credo – distinguere tra requisiti effettivamente posseduti (ai fini dell’ammissione) e titoli volontariamente presentati (ai fini del giudizio).
      In ogni caso rispetto la sua opinione e la saluto cordialmente.

    • @JUS: le mediane e l’EA non sono requisiti richiesti per la partecipazione o per il superamento della procedura di abilitazione. Sono indicatori bibliometrici finalizzati a valutare quantitativamente la produzione scientifica presentata dal candidato, al fine di verificarne il positivo impatto sulla comunità scientifica. In estrema sintesi, la procedura richiede al candidato di presentare dei titoli (la produzione scientifica complessiva) e su tali titoli determina gli indicatori. Quindi va da sè che gli indicatori, compresa l’EA, dipendono dai titoli presentati. E’ esattamente come se partecipassi ad un concorso per insegnare nelle scuole. Potrei presentare come titoli alcune esperienze di didattica, ad esempio, e la commissione potrebbe valutare il numero di mesi complessivo di didattica che ho certificato. Questo indicatore non è storico. E’ derivato dall’analisi dei titoli. Io non ho nessun obbligo di presentare tutte le mie attività didattiche, ma solo quelle che ritengo opportune al fine di sostenere la mia candidatura. E’ esattamente la stessa cosa per la “produzione scientifica complessiva” (cito testualmente dal DM) che ovviamente va intesa come produzione scientifica PRESENTATA DAL CANDIDATO e non come produzione scientifica assoluta. Mi pare infatti giurisprudizionalmente scontato che nessuno possa obbligare un candidato a presentare ogni sua possibile pubblicazione. Ciò non è mai infatti successo in nessun concorso pubblico in ambito universitario, in cui i candidati sono stati valutati sulle pubblicazioni da essi presentate, e non su tutta la loro produzione pregressa. Peraltro, chi dovrebbe avere l’onere di accertare l’esistenza, su tutte le riviste del mondo e in ogni epoca storica, del nome del candidato? Sarebbe pura follia pretendere questo da chiunque. Pertanto, se concordiamo che la produzione scientifica complessiva è quella presentata dal candidato, va da sè che mediane ed età accademica vanno calcolate su tale produzione. Almeno, questo resta il mio modestissimo parere. E comunque questa interpretazione è esattamente quella che l’ANVUR ha formalizzato nella FAQ presente sul suo sito.

  6. Dunque, tanto per ribadire il mio punto, a norma di decreto del presidente della Repubblica 14 settembre 2011, articolo 8:

    le commissioni
    accedono per via telematica alla lista delle domande, all’elenco dei
    titoli e delle pubblicazioni scientifiche, nonche’ alla relativa
    documentazione, presentati ai sensi dell’articolo 3, comma 5. Per
    garantire la riservatezza dei dati l’accesso avviene tramite codici
    di accesso attribuiti e comunicati dal Ministero a ciascuno dei
    commissari.
    […]

    La commissione attribuisce l’abilitazione con motivato giudizio
    espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni
    e per area disciplinare, definiti ai sensi dell’articolo 4, comma 1,
    e fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle
    pubblicazioni scientifiche presentati da ciascun candidato, previa
    sintetica descrizione del contributo individuale alle attivita’ di
    ricerca e sviluppo svolte.

    • Ferma restando l’insindacabilità e l’autonomia di giudizio della commissione, il nocciolo della qestione non cabia. Per effettuare una valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche di ogni candidato ci vorrebbero 10 anni. a questo pnto è assai logico ritenere che questa valutazione sarà all’acqua di rose e che magari il lavoro di Einstein sull’elettrodinamica dei corpi in movimento del 1905 oggi sarebbe valutata peggiore di una inutile pubblicazione su rivista priva di contenuto, ma piena di citazioni di cortesia.
      L’articolo 4 comma 1 è solo una accozzaglia di inutili parole….

  7. Inoltre, articolo 4 comma 4 del D.M. 76

    Nella valutazione dei titoli PRESENTATI dai candidati, la
    commissione si attiene ai seguenti parametri relativi al settore
    concorsuale:
    a) impatto della produzione scientifica complessiva valutata
    mediante gli indicatori di cui all’articolo 6 e agli allegati A e B;

    Sempre nel decreto, nelle definizioni, non si fa cenno al prelevare forzosamente dati dal cineca. Quindi mi pare che, a norma di legge, abbiano proprio ragione Malde e molti altri.

    La mia impressione è che siano le “FAQ” dell’Anvur ad aver creato casino, d’altra parte sono le stesse che hanno introdotto i +1 all’età accademica e altri casini.

    • Fra cui il motivo per il quale moltissimi che saranno trombati faranno ricorso: l’utilizzo dell’indice h_c invece dell’indice h normalizzato per età accademica.

      P.S. Scusate il fiume di parole.

    • Secondo me state parlando di due cose diverse. Una cosa e’ la valutazione bibliometrica della produzione scientifica complessiva che secondo me andrebbe fatta con SCOPUS o WoS
      Un’altra cosa e’ la valutazione soggettiva che fara’ la commissione solo sugli N papers selezionati dal candidato sul sito CINECA.

  8. Ragazzi,
    Non se ne può più.
    L’ANVUR ha fatto una serie di errori madornali, ma ormai il dado è tratto.
    Comunque la pensiate, è cambiato poco, ma veramente molto poco rispetto a prima. ma almeno quel pò che è cambiato verso il meglio?????
    Qualche Bruto mettrà a posto Cesare e tutto sarà risolto.

  9. Anch’io mi sono gettato nella “ricerca della citazione perduta” (e mi sono pure divertito a dirla tutta, ne ho trovate un sacco che neanche sospettavo). Ma, a domanda presentata, mi si e’ accesa la fatidica “lampadina tardiva”. Le commissioni, per legge, possono adottare criteri e parametri piu’ restrittivi. E lo faranno, ci scommetto un occhio. Possono anche pretendere il superamento di tutte e tre le mediane (oltretutto: checche’ se ne dica, le mediane erano basse, perche’ ANVUR non aveva mica tenuto in conto i “secondary documents” di associati ed ordinari. Se qualcuno pensa che le commissioni si faranno prendere per il xxxx…). Detto questo, io ne avevo due su tre, di mediane, (la terza un po’ bassa), ma son talmente certo che gli abilitati NON saranno quella MAREA che qualcuno paventa (secondo me, saranno pochi e “scelti”, proprio per non sputtanare la procedura tanto a cuore ai boss), che sono addirittura tentato di cancellarmi subito.

    • voglio precisare che io sto in 09 (ingegneria), settore per cui i “sec. doc.” erano piu’ critici (gli ingegneri vanno tanto a conferenza, si sa’ che viaggiano, e…). Quindi le mediane di 09 erano, secondo me, proprio basse.

  10. Vorrei rispondere a Sam e Marco Schaerf:
    l’età accademica non può essere calcolata con la formula: 2012-t+1.
    Infatti il decreto attuativo : “Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca
    Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai
    fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale….” all’articolo 1 lettera p definisce l’età accademica (cito alla lettera): “il periodo di tempo successivo alla data della
    prima pubblicazione scientifica, tenuto conto dei periodi di congedo per maternità…”
    Quindi la definizione dell’Anvur basata sul calcolo EA=2012-t+1 è contraria al decreto attuativo. Non capisco perchè continuare ad affermare che è giusto sommare 1 quando ciò è in palese contrasto con il decreto attuativo. I criteri dell’Anvur non sono fonti di diritto e non possono essere in contrasto con i decreti ministeriali, idem per quanto riguarda il ricorso all’h contemporary index, solo che dell’h contemporary hanno parlato tutti mentre del calcolo illegale dell’EA non parla nessuno.
    Leo

    • @Leo: lungi da me l’idea di fare il difensore dell’ANVUR,però in questo caso mi pare che l’interpretazione del decreto sia corretta.Il decreto, come giustamente riporti,parla di “periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione…” Se hai pubblicato nel 2009, e non si considera il mese di pubblicazione ma solo l’anno, allora il periodo intercorrente tra il 2009 (compreso) e il 2012 (compreso) è quattro anni e non tre. Anche perchè se non si fosse interpretato così, chi ha pubblicato il suo primo lavoro nel 2012 avrebbe avuto EA=0, e non si sarebbe potuto neanche normalizzare. Chi ha pubblicato nel 2012 ha invece EA=1, assegnandogli appunto 1 anno (tutto il 2012) di attività. Così facendo non si è precisi a livello di mesi effettivi, ma l’approssimazione mi pare ragionevole.

    • precisazione: il mese della pubblicazione non è determinabile nè in Scopus nè in WoS, che riportano solo l’anno. Quindi l’approssimazione introdotta, seppure spiacevole, era inevitabile per consentire una procedura automatizzata. Ovviamente sarebbe stato più giusto e più preciso usare anche i mesi, ma quando non si può ottenere l’ottimo ci si deve accontentare del buono.

  11. Sinceramente sull’età accademica su questo sito si è discusso all’infinito, e penso che sia inutile parlarne oltre. Per me è assurda che sia compresa in una procedura di abilitazione aperta (soglia) che non prevede il confronto tra i candidati.

    Piuttosto, nel periodo (lungo??) che ci separa dai fatidici esiti, proporrei un altro quesito, al quale non riesco a trovare una risposta (per mia ignoranza?).
    Cosa succede in quei settori concorsuali ove sono previste soglie diverse a seconda dei settori scientifico disciplinari (SSD). L’esempio riguarda i settori 02/B2 (fisica) e l’SSD compreso dentro questo FIS/08, oppure 06/A2 (medicina) e l’SSD med/02.
    Le soglie da associato, ad esempio, sono sensibilmente diverse.

    02/B2: 37.5, pubblicazioni, 40 citazioni/anno, Hc=8
    Fis08: 4.5, pubblicazioni, 0.33 citazioni/anno, Hc=1.5

    06/a2: 25, pubblicazioni, 66 citazioni/anno, Hc=13
    Med/02: 25, pubblicazioni, 1.66 citazioni/anno, Hc=2.5

    Che cosa succede se un candidato non passa le mediane del settore concorsuale ma passa quelle dell’SSD? Qualcuno potrebbe obiettare: si vede l’SSD del candidato. Tuttavia, l’abilitazione è aperta anche a chi NON era ricercatore, quindi NON appartiene a nessun settore. Inoltre, nessuno vieta di partecipare all’abilitazione di un SSD non proprio.
    Se qualcuno mi sa dare una risposta motivata, grazie in anticipo… è una domanda che non mi riguarda direttamente …almeno parliamo di qualcosa di diverso dall’età accademica….

    • La risposta di Sam è ragionevole ma non la condivido perchè secondo me sarebbe giusto considerare anche i mesi, una cosa è avere la prima pubblicazione a gennaio, un’altra è averla a dicembre,c’è un anno di differenza. Peraltro non credo che ci sia quasi nessuno che si candidi per l’abilitazione e abbia la prima pubblicazione nel 2012.
      Per quanto riguarda invece la risposta di Marco Bella: “Sinceramente sull’età accademica su questo sito si è discusso all’infinito, e penso che sia inutile parlarne oltre..almeno parliamo di qualcosa di diverso dall’età accademica….”
      mi sembra un pò supponente sentenziare di cosa si deve parlare e di cosa non si deve parlare, ponendo dei veti sugli argomenti, ognuno pone i quesiti che crede, si può spaziare tranquillamente e soprattutto rispettando le domande di tutti senza aggressività gratuita

    • infatti bisogna considerare anche il mese… la norma parla chiaramente di “data della prima pubblicazione”… Data e non anno e una data e’ giorno, mese, anno.

  12. Ora che tutto e’ finito, non si puo’ non dire (come molti hanno gia’ scritto) “Tanto Rumore per Nulla”. Di posti a disposizione ce ne saranno pochissimi e ancor meno per chi viene dal mondo extrauniversitario come me, molto per via dell’ “effetto amministrativo delta”(*) e non poco per liste di attesa, etc…

    Quindi anche chi non dovesse superare l’ASN avra’ assai poco da lamentarsi. Tutt’al piu’ potra dire “Acc! Ho perso lo 0.01
    di probabilita’ (NdA: per i non-bibliometrici: 1% :-D ) di diventare ordinario/associatio per i prossimi X anni!”

    Tutto sto bailamme dall’ASN sara’ servito a una sola cosa positiva: evitare

    l’effetto Michel Martone,
    ordinario monopubblicazione

    (rima !). Forse neanche quello visto che ci sono (alemno per i settori bibliometrici) dei vantaggi per chi pubblica da poco.

    Questo pero’ sara’ pagato a caro prezzo da chi e’ borderline sulle mediane. Spero per loro che le commissioni siano composte da persone dotate di buon senso.

    Personalmente, non essendo un universitario, e occupandomi di un settore ufficialmente inesistente in italia non mi faccio alcuna illusione che le mie numerose domande mi possano portare a divenire associato o ordinario in uno dei numerosi settori in cui ho applicato.

    Ammesso e assolutamente non concesso che io superi qualcheduna delle abilitazioni di cui sopra, l’abilitazione avra’ una certa qual utilita’ per il mio cv. Una habilitation fa sempre la sua porca figura ! Se poi qualche combinazione astrale fortunata mi dovesse portare a fare il prof, tanto meglio.

    Per il momento io il lavoro ce l’ho, ma se volessi cambiarlo mi sa che dovrei fare una serie di ricerche mirate su google per posizioni all’estero, come oramai e’ pratica standard qui da noi.

    —–
    (*) Effetto delta: ad una universita’ assumere un associato o ordinario proveniente da altra universita’ o ente di ricerca o industria o irccs etc… costa molto di piu’ che non assumere un proprio strutturato, cui verrebbe pagato in piu’ solo lo scarto (il delta) dovuto allo scatto di carriera.

  13. Come sarebbe bello vivere in un paese normale dove una commissione, con una valutazione soggettiva, seleziona il candidato piu’ bravo e non il brown noser di turno. Tutte queste diavolerie bibliometriche non sarebbero state necessarie.
    Non date tutte le colpe all’ANVUR. Se siete arrivati a questa situazione la colpa e’ degli accademici italiani che, per decenni, hanno assunto/promosso professori e ricercatori sulla base della cooptazione (o peggio) e non sulla base del merito.

    • Te lo confermo. Io ho vinto un posto da Ordinario in UK e la prima volta che ho conosciuto il preside della facolta e gli altri membri della commissione interna e’ stato al concorso !!!

  14. TRANQUILLI! Alcune commissioni sono già d’accordo! Passa anche chi ha solo un parametro ma con altre doti accertate: docenza, responsabilità scientifica di progetti, etc…..
    = l’asticella si abbassa.
    Io mi chiedo: la legge recita 2 su 3 dei parametri devono essere superati. Alle commissioni poi la facoltà di aggiungere e non di togliere criteri. L’indicazione dell’ anvur sulla discrezionalità delle commissioni sui parametri se non ricordo male non è conforme e non è in grado di modifcare quanto richiesto nei decreti. Per cui se decidessero di considerare solo un parametro il mio RICORSO è scontato come penso quello di chi i criteri li passa tutti.

  15. Tanto per restare in tema,
    le regole ed il calcolo dell’età accademica saranno anche discutibili, ma almeno una cosa buona ce l’hanno – sono uguali per tutti. E (almeno su questo punto) sono anche chiare, cioè non ammettono una scelta o strategia dal momento che si richiamano esplicitamente al cv e/o (anche “o”) ai database.

    Chiedere di correggere la regola (per tutti) sarebbe legittimo e forse anche giusto, anche se abbastanza inutile. Al contrario, “interpretare” la regola (per sè soli) a mio avviso ha ben poco a che vedere con i richiamati principi alti (… io non sono obbligato … i titoli devono essere additivi …).

    Comunque la mia domanda esula dallo specifico:
    visto che la procedura automatica di query e linkaggio delle citazioni del cv ai database è debole e soggetta ad errori – la classica virgola fuori posto nel titolo – sapete/pensate che ci sarà uno step in cui il candidato potrà controllare ed eventualmente rettificare? Mi sa che qualcosa c’era, copiando un codicillo dalla url di scopus e inserendolo da qualche parte. Mi sapete dire qualcosa? Grazie.

  16. Grazie ad Andrea Zhok per l’eccellente commento alla delirante nota di un non meglio identificabile ordinario che si firma malde(schiena?). Nobile esempio di fulgido coraggio e sprezzo del pericolo quello di mimetizzarsi dietro uno pseudonimo.
    Leggo che qualcuno mi invita (essendo io un candidato borderline quanto a mediane, più che dignitoso quanto a CV e pubblicazioni) a sperare nel BUON SENSO delle commissioni. Cito: “sono ordinario e sono pure sopra le mediane, quindi parlo da possibile commissario (spero di no perche’ non ho tempo da perdere)”.

    Ecco. Siccome sono “tonto”, non mi resta che sperare nel “buon senso” di un malde(panza?) e suoi epigoni …

    In una cosa però malde(testa) ha ragione: becchiamoci ‘sta pecetta e consoliamoci con l’aglietto (come il popolino tonto usa dire qui a Roma)…

    Proprio considerando che la visione allucinata del sistema accademico di un ordinario potrebbe essere di fatto condivisa da molti suoi colleghi (e la mia EA mi ha fatto purtroppo incontrare molti di questi soggetti), potrebbe essere il caso di chiedersi: come vogliamo, noi che aspiriamo a progredire in carriera, modificare l’attuale sistema? Siamo sicuri di non essere interessati solo alla progressione economica e a soddisfare il nostro (perlomeno il mio) potente narcisismo? Crediamo veramente che diffondere la Cultura e trasmettere dei saperi ai nostri figli possa fornire un contributo significativo alla rinascita del nostro Paese, a farlo diventare un posto migliore?

    Siccome sono tonto, credo che molti di noi siano ancora capaci di coltivare speranze ed ideali, ma sarebbe il caso di cominciare a farli emergere, al di la degli interessi personali.

    Tonti saluti a tutti

    • Sono ordinario anch’io e sono anch’io sopra le mediane e devo dire che non so se mi sono più vergognato o più incazzato nel leggere il commento di un collega che definisce intelligente il comportamento di chi cerca di barare sulla sua età accademica. E’ vero, la regola è folle (ma non è l’unica cosa folle riguardante l’ANVUR, in primis quanto ci costa), tuttavia io mi farei qualche domanda se dovessi vedere il curriculum di un candidato palesemente “anziano” ma con un’età accademica da “infante”

  17. Ripeto: Mettiamoci il cuore in pace….NON CAMBIA NULLA: Passeranno tutti! Io comunque fanno ricorso. Se pensano che ricorso lo facciano solo i non idonei (borderline?) si sbagliano. Lo faranno anche coloro che vedono la legge non rispettata. (non c’è tempo per modificarla adeguatamente credo) Italia paese morto.

  18. A me malde(panza) sembra un bordeline….più sotto che sopra…
    Ma se la procedura si ripeterà ogni anno, chi è border oggi il prossimo giro se continua a produrre sarà facilmente sopra no? (negli anni il ricercatore TI o l’associato migliorano come il vino!…)

    • @nemini”chi è border oggi il prossimo giro se continua a produrre sarà facilmente sopra no?”

      direi che è proprio vero il contrario: primo, l’età accademica sarà +4 il prossimo giro (per i trombati di oggi naturalmente). Secondo: e quanti mai lavori si devono pubblicare in 4 anni e quante mai citazioni debbono ricevere i lavori recenti per compensare il danno fatto da EA? Terzo, le mediane sono state calcolate su gente che domani se ne sarà andata in pensione e su persone che hanno pubblicato relativamente poco (proprio perchè sino a 20 anni fa) il tempo impiegato da un manoscritto per arrivare alle stampe era enormemnte più lungo di quello attuale. Dunque mediane più basse di quelle che si potranno calcolare, aggiornate sulla nuova popolazione di ordinari, tra 2/4 anni a seconda dei casi. Credo si possa ragionevolmente ipotizzare un andamento logistico della curva delle mediane. Chi è fuori oggi, alla mia EA, è fuori per sempre… e tanto piacere…

  19. Molte di queste disquisizioni mi sembrano inutile. L’importante e’ usare per i candidati gli stessi criteri che sono stati usati per calcolare le mediane. Considerando che i professori italiani sono tra i piu’ vecchi di europa, le mediane calcolate dall’ANVUR di certo non penalizzano i candidati “anziani”.
    Infatti, mi sembrano mediane bassine. Se uno non supera due su tre di questi parametri dubito abbia lavorato tanto e bene durante la sua carriera scientifica.

    • @samueleuk
      Caro Samuele UK, posso pregarla, prima di emettere con tanta sicurezza giudizi così “tranchant” sui suoi colleghi “anziani: “Se uno non supera due su tre di questi parametri dubito abbia lavorato tanto e bene durante la sua carriera scientifica” di riflettere?

      Magari non è proprio così come crede …

      Certo della sua comprensione, la saluto caramente

    • Caro Francesco, mi vuol dire che le mediane pongono asticelle troppo alte e che, quindi, molti bravi ricercatori/professori non verranno abilitati?
      Semmai il contrario. Visti gli scarsi posti disponibili, secondo me l’asticella dovevano spostarla ancora piu’ in alto.

    • Dipende dai settori, in alcuni le mediane sono troppo alte, per un combinato effetto di distribuzione diversa delle citazioni nel tempo, e di zeristi non conteggiati nel computo delle mediane.

  20. Caro Samuel,

    le voglio dire, ma poi non accendiamo una discussione troppo personale, che molti di noi anziani si sono trovati, pur avendo lavorato seriamente e con continuità, del tutto spiazzati dall’introduzione di regole che prima non esistevano. La politica del “publish or perish” non è certamente una novità, ma qui si esagera. Non creda che: a) le cordate di autocitazioni e di pubblicazioni con il ciclostile non esistano; b) che esistano gruppi che NON citano lavori rilevanti perchè prodotti da potenziali concorrenti; c) che tutto sia limpido, chiaro e decidibile – come la maggioranza di chi scrive su questo forum dimostra di ritenere – sulla base di criteri automatici e ritenuti obiettivi ed infallibili.

    Mi sembra superfluo ripetere quanto detto da moltissimi più e più volte: queste regole sono STUPIDE ed INIQUE. Ci sono e mi adeguo, ma ciò non cancella il precedente giudizio. Quello che mi sorprende è che, apparentemente, ci sono persone come lei che sembrano credere, al contrario, che queste regole siano INTELLIGENTI e GIUSTE. Per carità, ognuno può pensare quel che vuole ed argomentare a sostegno delle sue tesi: magari se oltre al danno non aggiungesse anche le beffe sarebbe meglio. Tutto qui.

    Termino: l’abilitazione serve solo a dire se un tipo è pronto per poter partecipare ad un concorso (idea per se intrinsecamente assurda se non anti costituzionale). Mi sa dire lei di una sola procedura concorsuale pubblica, nello stato italiano, in cui la partecipazione ad un concorso, di qualsiasi livello, sia preceduta da altro concorso finalizzato alla valutazione dell’idoneità del candidato a presentare domanda ad altro successivo concorso? E dove sta l’utilità di questo meccanismo moralizzatore? Forse le baronie saranno di colpo cancellate? Forse nei concorsi “veri” saranno assunti quelli con le mediane più alte in assoluto (tra gli abilitati) e i migliori CV? Ma lei veramente ci crede? Io NO.

    • Non ritengo che il sistema ideato dall’ANVUR sia intelligente e giusto. Il sistema piu’ intelligente e giusto e’ quello di avere commissari con principi e motivazioni sane che valutano il merito attraverso una peer review soggettiva. Purtroppo, pero’, questo non accade da decenni in Italia.
      Quindi il sistema ideato dall’ANVUR e’ sicuramente meno stupido e iniquo di quello attuale dei baroni che assumono di tutto e di piu’. Almeno, con questo sistema, molte assunzioni/promozioni scandalose verranno evitate.

    • Comunque un sistema simile (abilitazione + concorso “locale”) esiste in francia per le universita’, e se vogliamo anche per gli insegnanti di scuole medie e superiori una volta bisognava essere abilitati per poi accedere ad un posto di ruolo.

    • Comunque non ha risposto alla mia domanda: lei ritiene veramente che queste mediane (bassine) escluderanno gente che ha lavorato tanto e bene?

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