Anvur / burocrazia

La vita quotidiana nel miglior dipartimento universitario d’Italia

L’ANVUR ha stabilito che il mio dipartimento è il migliore d’Italia per la ricerca nelle Scienze della Terra. E allora voglio raccontare un po’ della vita che ci si fa. Il miglior dipartimento d’Italia ha rischiato di chiudere, perché la legge Gelmini obbligava a essere 40 professori e ricercatori dello stesso settore disciplinare per costituire un dipartimento. Il miglior dipartimento d’Italia non ha più un dottorato di ricerca, perché anche l’ANVUR dà i numeri. Nel miglior dipartimento d’Italia solo il 5% dei fondi di ricerca provengono dal MIUR, perché per il MIUR  non c’è bisogno di far ricerca sul dissesto idrogeologico, sul rischio sismico, sulla difesa del suolo, dell’ambiente e del paesaggio. Nel migliore dipartimento d’Italia per comprare un apparecchio scientifico da pochi euro si deve passare sotto il giogo di una burocrazia bizantina fatta di: CONSIP MEPA CUP CIG UGOV CINECA RUP DURC RSPP DUVRI DVR PERLAPA SUA VQR AVA PEC TSA IPA SDI RPCT SIMOG AVCpass XML GGAP. Il migliore dipartimento d’Italia è, nonostante tutto, un ambiente vivace e stimolante. Per questo motivo qualche professore si è messo a scrivere qualcosa di diverso dalle solite pubblicazioni scientifiche, nell’auspicio che qualcuno ascolti e capisca che è il momento di cambiare verso per davvero (e che il verso giusto era quello di prima).

L’ANVUR ha stabilito che il mio dipartimento è il migliore d’Italia per la ricerca nelle Scienze della Terra. E allora voglio raccontare un po’ della vita che ci si fa.

Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca ha rischiato di chiudere, perché la legge Gelmini (240/2010) dava i numeri: obbligava a essere 40 professori e ricercatori dello stesso settore disciplinare per costituire un dipartimento. Una missione impossibile per le Scienze della Terra e, infatti, i dipartimenti sono stati decimati. Gian Antonio Stella ne ha scritto sul Corriere. E’ stata necessaria una nuova legge e tre anni di iter parlamentare per correggere un’ovvia sciocchezza e permetterci di restare in vita.

Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca il professore ordinario più giovane sono io che ho 51 anni, mentre sotto i 40 anni i ricercatori sono solo precari inquadrati in una delle molteplici e incomprensibili forme di contratto. Da più di dieci anni tutti i Governi fanno proclami sulla necessità di ringiovanire il corpo docente, ma poi bloccano il turnover e lo ingabbiano in un’assurda programmazione di stampo sovietico basata su una nuova valuta, che si chiama punto-organico, con la quale le persone diventano numeri e i numeri persone.

Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca non ha più un dottorato di ricerca, perché non solo la Gelmini, ma anche l’ANVUR dà i numeri, e le borse di studio non sono mai sufficienti per un dottorato di Scienze della Terra. Abbiamo dovuto ripiegare su un dottorato regionale – sovvenzionato appunto dalla Regione – che mette insieme le Università di Firenze, Pisa e Siena, con un’operazione tanto illogica e burocratica quanto anacronistica e antistorica. Ci riuscì solo Cosimo de’ Medici, molti anni fa, con l’aiuto determinante dell’esercito imperiale. Infatti le tre sedi si sono messe subito a litigare per la sede amministrativa e per la spartizione delle borse, così che alla fine è stato deciso di far girare il coordinamento in rigorosa turnazione, innescando una reazione a catena di caos burocratico-regolamentare, in cui i primi a rimetterci sono proprio gli studenti.

Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca solo il 5% dei fondi di ricerca provengono dal MIUR, perché nel Piano Nazionale per la Ricerca 2015-2020 non c’è niente – ma proprio niente – sulle Scienze della Terra. Le 12 aree di specializzazione della ricerca applicata del PNR sono state fotocopiate pari pari dal programma europeo della ricerca, senza considerare minimamente le specificità nazionali. Per il MIUR evidentemente non c’è alcun bisogno di far ricerca sul dissesto idrogeologico, sul rischio sismico, sulle faglie attive, sulla difesa del suolo, sulle ricerche d’acqua e delle risorse naturali, sui nuovi minerali, sulla salvaguardia del territorio, dell’ambiente e del paesaggio. Per fare ricerca, nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca, ci si arrangia e i finanziamenti ce li troviamo qua e là.

Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca produce in media 300 pubblicazioni scientifiche all’anno su riviste o libri internazionali, che sono circa 7 per professore/ricercatore per anno. Ciascuna di esse contiene risultati di ricerca originali, viene mandata a una rivista internazionale ed è esaminata da un comitato editoriale, poi sottoposta alla revisione fra pari di almeno due esperti esterni e anonimi, viene restituita agli autori con le richieste di correzione/integrazione e viene infine pubblicata online e poi su carta. In seguito la pubblicazione deve essere inserita a mano dagli autori in un macchinoso database che si chiama IRIS per essere sottoposta continuamente alle burocratiche valutazioni dell’ANVUR. Il bello è che quasi nessuno legge le pubblicazioni, le produce e basta. Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca non c’è più tempo per fare ricerca, perché si pensa solo a pubblicare e a farsi valutare.

Nel miglior dipartimento d’Italia per la ricerca, non si parla mai di ricerca. Si parla di soldi e basta, nella doppia valuta dell’euro e dei punti-organico. I Consigli di Dipartimento e le innumerevoli commissioni si riducono a estenuanti e insopportabili discussioni sulla programmazione della distribuzione delle risorse, oppure sulla distribuzione della programmazione delle risorse, oppure sulle risorse per la programmazione della distribuzione, che tanto è la stessa cosa. Si spacca il punto-organico in quattro – e non per l’analogia col capello – ma perché quattro sono i settori concorsuali del CUN. Si istituiscono pompose Commissioni di Indirizzo e Autovalutazione, perché l’indirizzo e l’autovalutazione sono proprio le ultime cose di cui la Ricerca ha bisogno.

Il miglior dipartimento d’Italia per la ricerca è disperso su 9 sedi dislocate un po’ su tutto il comune di Firenze: in centro e in periferia, in pianura e in collina, di qua d’Arno e di là d’Arno, con ricercatori e studenti che si muovono continuamente in motorino fra l’una e l’altra cercando di capirci qualcosa. Nel nuovissimo Campus Scientifico di Sesto Fiorentino – ubicato tra l’altro in zona alluvionale – non si è mai trovato posto per le Scienze della Terra. C’era da sistemare prima la Chimica, che anch’essa è miglior dipartimento d’Italia per la ricerca, la Fisica e la Biologia che sono terze nelle rispettive classifiche, l’incubatore d’impresa, il CNR, i centri di eccellenza, i centri di competenza regionali, il centro di divulgazione scientifica di Ateneo, i servizi tecnici di polo, gli impianti sportivi, la piscina, il Faculty Club, la stalla per le pecore per tenere rasato il prato. Si è trovato posto per tutto tranne che per il Dipartimento di Scienze della Terra. Poi un giorno un Sindaco, diventato in seguito presidente del Consiglio, ha deciso di farci passare attraverso un aeroporto internazionale, e allora forse è stato meglio così.

Nel migliore dipartimento d’Italia per la ricerca – purtroppo come in tutti gli altri in tutta la Nazione – per comprare un apparecchio scientifico da pochi euro si deve passare sotto il giogo di una burocrazia bizantina fatta di centrali acquisti, evidenza pubblica, mercati elettronici, tracciabilità dei flussi finanziari, procedure antimafia e anticorruzione, portali digitali, firme digitali, fatture digitali, imprecazioni digitali, posta elettronica certificata. Nelle segreterie amministrative si parla uno strano linguaggio fatto di: CONSIP MEPA CUP CIG UGOV CINECA RUP DURC RSPP DUVRI DVR PERLAPA SUA VQR AVA PEC TSA IPA SDI RPCT SIMOG AVCpass XML GGAP GULP … Fumetti in TV, Fumetti in TV!

Il migliore dipartimento d’Italia per la ricerca è, nonostante tutto, un ambiente vivace e stimolante, ricco di tradizione e pieno di giovani entusiasti. Per questo motivo qualche professore si è messo a riflettere sull’assurdità della situazione, sugli eccessi della valutazione finalizzata solo ai tagli e al saccheggio, sull’incredibile spreco di talento e di intelligenza, sull’ingiustizia di un sistema che preclude il futuro ai giovani capaci e meritevoli. E per questo si è messo a scrivere qualcosa di diverso dalle solite pubblicazioni scientifiche, nell’auspicio che qualcuno ascolti e capisca che è il momento di cambiare verso per davvero (e che il verso giusto era quello di prima).

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22 Comments

  1. Casagli andrebbe clonato! Un casagli al giorno in ogni ateneo prescrizione obbligatoria più del vaccino per il morbillo!! Come fare? Io nel mio corso uso le slide di De Nicolao, siamo alla necessità per la salvezza della cultura e della ricerca a tornare ai tempi della contro informazione. Ad ogni notizia positiva sull’università pubblica nella stampa di regime (77a al mondo per libertà) ce ne sono 15 che la coprono di sterco. Se uo stupratore seriale avesse anche un cugino di 6° grado professore la stampa (il giornalino meneghino etc. ) lo farebbero subito notare. Ormai è un automotatismo come parlar sempre e comunque male dei politici. Rizzo e Stella sono i peggiori. Me li vedo alzarsi al mattino in vestagla di seta dopo abbondante colazione all’inglese (perchè fa meglio) debbono andare a caccia. Beh di fronte a casa hanno la loro riserva: professori universitari, politici, cattedrali nel deserto (ponti, strade, ospedale etc. inutili o non conclusi). Riempiono il carniere e sono a posto. C’è un professore che insidia, un ricercatore che dichiara di essere il più intelligente al mondo e per questo scartato dalla unipubblica chaimate Stella arriverà subito. Sono el uniche occasioni in cui escono dalla loro tenute. Mai a imprunarsi mai andare in Sicilia dove in 10 anni non hanno raccolto 52 miliardi di tasse (encomiabile l’articolo di Mieli – il corriere di una volta-). La caccia selvaggia comporta dei pericoli. Meglio restare a casa propira, magari sparando dalla veranda su fagiani rincoglioni e già pretrattati dal fattore. Che vergogna.
    Evviva roars Casagli, de nicola, francesc sl, e tutti gli altri.

  2. Sorry, the lifestyle that you ordered is currently out of stock.

    • Micro non capisco ma mi chiedo se nella metafora dell’icona che accompagna l’articolo lei è quello che sta sotto o che sta sopra…io avrei una idea..
      Ps mi risponda se può in italiano grazie

    • Giufe, «Se comprend[e],le cose sono così come sono. Se non comprend[e], le cose sono cosi come sono.»
      Non conta chi sono e se sono quello sopra o sotto.
      «È vero senza menzogna, certo e verissimo,
      che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa. E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.»

  3. braccesi says:

    Bello e determinante, come sempre. Pochi commenti, come sempre quando si parla di certi problemi. Vi segnalo un post molto commentato, dove si discetta di Ranking di Leiden per fare il confronto sull’interesse che rivolgiamo ai vari argomenti. Questa è il vero ostacolo che abbiamo da superare: il nostro piccolo mondo che non interessa a nessuno.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ha meno commenti, ma la classifica webometrica (per quello che può valere) mostra che Casagli stravince con più 11.000 letture in due giorni. Chissà che non si stia avviando ad entrare nel top 1% degli articoli più letti di Roars … 😉

    • Oddio no! Giuseppe la webometrica e i percentili da te non me li aspettavo. Che fai? Ti candidi alla presidenza di ANVUR? 😉

  4. indrani maitravaruni says:

    Mi incuriosiscono le imprecazioni digitali…

  5. Casagli ha ragione su tutto.
    Per questo ci sono pochi commenti, si commenta quando non si è d’accordo. Cosa in questo caso impossibile, anche per i soliti “bastian contrari”…

  6. fabiano miceli says:

    Ho appena appeso la stampa cartacea del contributo di Casagli sulla bacheca fuori dallo studio.
    Nel mio Dipartimento, in genere molto allineato con le procedure così ben descritte, più di qualcuno lo leggerà. Si farà qualche domanda? Si darà qualche risposta?

  7. L’uovo di Colombo … o del Brunelleschi

    60 mila e più visualizzazioni del post sul web, mi dicono.

    E’ la seconda volta che un mio articolo diventa virale in rete in poche settimane. L’altro è stato Cronache da Rigopiano [https://goo.gl/w5kcGf].

    Quando succede, si ricevono centinaia di messaggi tutti insieme. Colleghi, studenti e persone comuni. Che dicono: «E’ vero professore, succede anche da noi. Cosa possiamo fare per uscire da questa assurda situazione?».

    La risposta è semplice. E’ un po’ come la storia dell’uovo di Colombo o, meglio, del Brunelleschi (per tutelare il diritto d’autore) raccontata da Vasari nelle sue Vite:

    «Propose questo [Filippo Brunelleschi] che chi fermasse in sur un marmo piano un uovo ritto, quello facesse la cupola […] Tutti que’ maestri si provarono per farlo star ritto, ma nessuno trovò il modo. Onde essendo detto a Filippo che lo fermasse, egli con grazia lo prese, e datogli un colpo del culo in sul piano del marmo, lo fece star ritto. Romoreggiando gli artefici, che similmente arebbono saputo far essi, rispose loro Filippo, ridendo, che gli arebbono saputo voltare la cupola, vedendo il modello o il disegno. E così fu risoluto ch’egli avesse carico di condurre questa opera».

    Qualche anno dopo, Cristoforo Colombo fece la stessa cosa, legando per sempre il suo nome all’espressione che identifica una soluzione sorprendentemente semplice a un problema apparentemente impossibile.

    Alle proteste degli astanti che dicevano che avrebbero potuto fare anch’essi la stessa cosa, pare che Colombo avesse risposto: «La differenza, signori miei, è che voi avreste potuto farlo, io invece l’ho fatto!».

    La soluzione semplice, al problema apparentemente impossibile della burocrazia universitaria, l’ho già data in fondo alle Cronache da Rigopiano: un decreto-legge urgente di poche righe come segue.

    “Al fine di assicurare il pieno ed efficace svolgimento del ruolo istituzionale delle Università e degli Enti di Ricerca, nel rispetto dei principi di autonomia stabiliti dall’articolo 33 della Costituzione e specificati dalla legge n.168 del 9 maggio 1989, NON si applicano alle Università statali e agli Enti di Ricerca le norme finalizzate al contenimento di spesa in materia di gestione, organizzazione, contabilità, finanza, investimenti e disinvestimenti, previste dalla legislazione vigente a carico dei soggetti inclusi nell’elenco dell’ISTAT di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n.196.”

    Molti politici potranno obiettare che loro lo avevano detto, annunciato, promesso.

    La differenza, signori miei, è che io invece l’ho scritto, e il decreto-legge sarebbe bell’e pronto per essere adottato dal Governo, se solo ci fosse la volontà di #cambiareverso per davvero.

    #uovodicolombo #burocrazia #ricerca #Rinascimento #SantiArtistiPoetieNavigatori

    • grazie di esserci Casagli. La tua proposta potrebbe tradursi in una raccolta di firme? Un documento telegrafico con la tua proposta da sottoscrivere?
      Evviva roars. Non so come fare, ma se uscissimo con una proposta garbata, senza scioperi inutili, civile, magari un po’ originale. A me viene in mente come in giappone si scioperasse mettendo una fascia intorno al braccio per dimostrare il dissenso, il problema nostro (dei prof) è che se uno ha un’idea c’è sempre un altro che ne ha una migliore….Io sono tra i peggiori e quindi seguo volentieri le idee degli altri. Viva roars denicolao fsl e tutti gli altri

  8. giacomop says:

    Ho letto l’articolo con interesse e molte cose sono condivisibili, tuttavia non ho capito due cose:
    1)perché lei reputa la scuola di dottorato regionale un’operazione “tanto illogica e burocratica quanto anacronistica e antistorica”;
    2)cosa sarebbe successo se il suo dipartimento si fosse dovuto unire ad un altro “in via di estinzione” e lei avrebbe dovuto fare la sua attività di ricerca in un ipotetico (e inventato, per fare un esempio) “Dipartimento di Scienze della Terra e Ambientali”.

    • braccesi says:

      Eccolo! Lo aspettavo. Il primo, timido, ma argomentato, sic, tentativo di distinguo che sottintende che forse le cose non non stanno come si dice, che forse, il problema.. è un altro. L’avrebbe al posto di avesse, per carità, non è importante: il problema.. è un altro, anzi un’ altro!

    • giacomop says:

      Mi scuso per il bruttissimo errore grammaticale che ho fatto.
      Detto questo, io non ho fatto distinguo, ho solo posto due domande (anche se ho sbagliato un periodo ipotetico).

    • 1) ho già descritto il caos e l’assurdità di un progetto di dottorato regionale in: http://www.roars.it/online/?p=46581. Il dottorato deve essere ricerca e alta specializzazione. Sui temi in cui faccio ricerca non ho argomenti di confronto con Pisa e Siena, ma ne ho molti di più con Milano, Roma o Napoli, per non dire Kyoto, Seoul o Shanghai. I consorzi regionali sono una sciocca espressione di provincialismo burocratico.

      2) se fossimo stati costretti ad accorparci con altre discipline, io non avrei mai aderito ad un dipartimento “calderone” con scienziati ambientali, fisici, chimici, matematici e biologi (come purtroppo è successo in tante sedi universitarie italiane). Mi sarei trasferito a Ingegneria punto e basta. Ma è stato più semplice far cambiare la legge. Parlando con membri del Governo, Parlamentari e Giornalisti tutti hanno ravvisato l’assurdità della situazione e ci hanno dato una mano per preservare non solo il nostro ma, volendo, TUTTI i dipartimenti di Scienze della Terra d’Italia.

    • giacomop says:

      La ringrazio per la chiarezza delle risposte, firmerò ancora più volentieri la petizione “meno Consip”

  9. Pingback: La vita quotidiana in un “normale” dipartimento universitario schiacciato dalla burocrazia | D I S . A M B . I G U A N D O

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