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La Procura di Lecce nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa (X.f.) ha iscritto nel registro degli indagati vari funzionari della Regione Puglia, ricercatori di diversi istituti e il comandante regionale del Corpo Forestale. Per il momento si tratta di sole ipotesi di reato colpose, dovute a colpa generica, imprudenza e imperizia, e non dolose: queste comprendono la diffusione colposa di una malattia delle piante, l’inquinamento ambientale colposo, alla falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, il getto pericoloso di cose, la distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Inoltre i magistrati hanno ordinato la cessazione immediata delle misure messe in atto per contenere la diffusione della malattia, che comprendono l’abbattimento degli alberi infetti, poiché a loro giudizio non ci sono elementi sufficienti per giustificare tali misure.

Uno  dei ricercatori inquisiti ha dichiarato a Nature che “le accuse sono delle pazzie“. E’ difficile, in questa fase, essere d’accordo con una tale visione: i magistrati hanno raccolto molto indizi di ipotesi di reato che ovviamente dovranno essere analizzati in tutti i loro dettagli nelle fasi successive del caso. Nel frattempo va però sottolienato che il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo previsto nel decreto emesso dalla Procura di Lecce fornendo motivazioni estese e dettagliate.

Questa situazione ha dato origine ad una ampio dibattito sulla stampa sia nazionale che internazionale sulla possibile interferenza della giustizia con la scienza.  Secondo il Washington Post non è la prima volta che gli scienziati italiani hanno affrontato un processo per fare il proprio lavoro”, in riferimento al caso del terremoto dell’Aquila. Altri si sono chiesti se sialecito che sia la magistratura a giudicare i risultati dei ricercatori o, piuttosto, a farlo deve essere la comunità scientifica in un quadro di garanzie di riferimento? I rischi sono chiari ed evidenti se si guarda ai due esempi appena portati o se si pensa a casi del passato come appunto Stamina, o il processo sul terremoto dell’Aquila”.

C’è davvero in Italia un’offensiva della giustizia contro la scienza? La magistratura segue una logica diversa da quella di uno scienziato. Un processo è regolato da norme giuridiche nel quale trovano applicazione le regole del diritto; l’attività conoscitiva che avviene nel processo può comprendere anche l’ambito scientifico nei limiti propri del contesto processuale. Così è stato anche nel caso del processo de L’Aquila e nel caso Stamina, che è bene ricordare per inquadrare il problema.

Per quanto riguarda il primo da poco è stata emanata la sentenza definitiva in cui è stato condannato il vice capo della protezione civile Bernardo de Bernardinis per diffusione di notizie infondate. Come si ricorderà, l’intera Commissione Grandi Rischi era stata condannata in primo grado per aver divulgato rassicurazioni infondate alla popolazione; in appello sono stati tutti assolti con l’eccezione di de Bernardinis le cui dichiarazioni furono precedenti alla riunione della Commissione.

Nel caso de L’Aquila, dunque, non c’è stata una valutazione da parte dei magistrati della capacità di prevedere i terremoti da parte dei sismologi e neppure fu giudicata la maniera in cui le conoscenze scientifiche furono trasmesse alla popolazione, quanto piuttosto il processo ha affrontato il problema: se l’esito della riunione della commissione, e/o le dichiarazioni di alcuni membri di essa, avessero influenzato, in base a informazioni negligenti e senza base scientifica,  i comportamenti di alcuni ben identificati cittadini aquilani la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009.

Di là dalle responsabilità giudiziarie che sono state accertate, rimangono i comportamenti etici dei singoli: un’intercettazione telefonica del capo della protezione civile Guido Bertolaso in cui quest’ultimo parla di “operazione mediatica” per tranquillizzare la popolazione proprio in riferimento alla riunione della Commissione Grande Rischi. Chiaramente, proprio perché i terremoti non si possono prevedere, non è neppure possibile rassicurare qualcuno che un evento catastrofico non accada.

Per quanto riguarda il caso Stamina, anche in questo caso la magistratura si è limitata a far rispettare la legge: varie sentenze sono state incentrate sulla non discriminazione alla cura dei cittadini di diverse regioni italiane, in un altro caso è stato garantita l’imparzialità di una commissione nominata per valutare il metodo Stamina (è stato cioè valutato il metodo e non il merito) e infine è stato evitato che il metodo Stamina fosse sperimentato negli ospedali pubblici a spese dello Stato come invece previsto dal decreto Balduzzi  (questo risultato ottenuto in virtù di una sentenza di patteggiamento) che ricordiamo fu votato quasi dall’intero Parlamento. Vale la pena ricordare che l’origine dello scandalo Stamina è stata la convenzione stipulata tra gli Spedali Civili di Brescia e Stamina Foundation: una volta che una terapia entra ufficialmente in un ospedale pubblico e viene somministrata a un nutrito numero di pazienti diventa difficile delineare un chiaro quadro delle responsabilità penali e civili.

Nel caso X.f. la situazione è in evoluzione e ancora non si conoscono tutte le carte in mano alla Procura (in particolare diverse perizie tecniche). Oltre ai fatti di pura valenza penale, ci sono tre punti sui quali i magistrati si soffermano: l’assenza di un chiaro nesso di causalità tra la presenza del batterio della X.f. e il disseccamento degli ulivi (cioé ci sono ulivi disseccati negativi alla X.f. e ulivi non diseccati positivi alla X.f.), la diffusione del disseccamento non procede “a macchia d’olio” come c’era da aspettarsi se dovuta a un batterio che si propaga liberamente, ma che procede a “macchia geometrica” interessando alcuni appezzammenti di terreno e non altri, ed il fatto che gli studi principali sul batterio in Puglia sono stati eseguiti quasi esclusivamente dal piccolo gruppo di ricercatori ora inquisto – cosa che chiaramente richiede l’intervento di altri scienziati indipendenti nello studio tecnico e nella gestione dell’emergenza.

Pare riduttivo ascrivere il comportamento dei magistrati alla rincorsa di una facile visibilità in combutta con qualche movimento pseudo-scientifico, alla smania di protagonismo, o al fatto che “Il Paese odia la Scienza”, come scrive Paolo Mieli sullo stesso quotidiano che proprio qualche giorno prima sobriamente titolava, evidentemente per amore per la scienza, “L’uomo del futuro quasi immortale nascerà nei padiglioni vuoti di Expo“.  Invece di invocare diabolici complotti di forze oscure probabilmente la realtà è molto più semplice: quando i magistrati ravvisano notizie di reato di conseguenza indagano  e non c’è alcun bisogno di invocare (a priori) la presenza di chissà quale forza esterna.

Per questo è importante sottolineare che nel recente passato non c’è stato nessuno scontro tra giustizia e scienza né nel processo de L’Aquila né nel caso di Stamina, non c’è stata nessuna crociata oscurantista da parte della magistratura, né quest’ultima si è sostituita ai ricercatori, almeno finora e in questi casi. Ciò non toglie, ovviamente, che nel caso della X.f. sia sempre possibile che i magistrati abbiano preso un abbaglio, che ci possano essere degli errori di valutazione, che delle accuse saranno rigettate, ecc.: questo fa parte del normale procedimento dello stato di diritto. La giustizia farà il suo corso se del caso vi saranno tre gradi di giudizio. Nonostante usciamo da vent’anni di berlusconismo in cui la magistratura è stata dileggiata in tutti i modi possibili immaginabili, è necessario e salutare riflettere sempre sul vantaggio di vivere in uno Stato di diritto, di cui la magistratura rappresenta uno dei suoi pilastri.

L’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa, invece di inseguire i fantasmi di una fantomatica caccia alle streghe, dovrebbe essere concentrata su due aspetti: da una parte la conoscenza degli elementi dell’indagine (che ad esempio a livello nazionale il quotidiano Avvenire riporta con stile asciutto e efficace), molti dei quali non sono ancora pubblici, e dall’altra la comprensione delle misure che si vogliono mettere in atto per affrontare il disseccamento degli ulivi e per contenere la diffusione del batterio.

La crociata oscurantista contro la scienza è, in effetti, in atto da parecchi anni ma non la sta conducendo né la magistratura né qualche movimento pseudo-scientifico, bensì la politica e alla luce del sole senza che quasi nessuno dica nulla in proposito. Ricordiamo ad esempio Silvio Berlusconi che rispose ad una domanda sulla motivazioni dei tagli alla ricerca del 2008 con la famosa frase “Perché dobbiamo pagare uno scienziato se facciamo le scarpe più belle del mondo?”, la campagna permanente della principale stampa nazionale (con le dovute eccezioni) contro l’istruzione e la ricerca, il definanziamento continuativo dal 2008 a oggi dell’università e della ricerca. Il vero scontro in questo paese non è tra “Giustizia e Scienza” ma tra “Politica e Scienza”. Purtroppo molto spesso la stampa trova più semplice prendersela con i magistrati che con i politici: chissà perché.

(Una versione più breve di questo articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano)

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18 Commenti

  1. Non sono d’accordo con la tesi dell’articolo. Secondo me un problema nel rapporto tra magistratura e scienza in Italia esiste, ed e’ conseguenza del rapporto irrisolto tra scienza e societa’.

    Penso che il problema esista, non solo per i provvedimenti sulla Xylella (sui quali ovviamente si possano avere opinioni diverse, ma escludendo le posizioni non suffragate da pubblicazioni peer reviewed, mi pare che il consenso sull’azione dei ricercatori sia molto ampio nella comunita’ di riferimento), ma anche per quelli su Stamina e Di Bella, in cui i magistrati hanno ordinato che le “cure” venissero applicate; e ancora di piu’ per i recenti incredibili provvedimenti giudiziari sulle vaccinazioni, in cui si e’ addirittura dato esplicitamente credito all’assurda e screditata teoria di un legame tra vaccini e autismo. Penso invece che il processo sull’Aquila *non sia* un esempio di questo problema, parlarne qui e’ a mio parere fuorviante.

    Sono d’accordo con Francesco quando dice che ci sono *anche altri colpevoli* di tutti questi problemi (a partire dall’ex ministro Balduzzi che ha fatto un decreto su Stamina per il quale in tutto il mondo ci ridono ancora dietro), ma questo non e’ in contraddizione con il fatto che esista *anche* un serio problema di rapporto tra magistratura e scienza.

    Con questo non dico che la magistratura in se abbia delle colpe particolari: in una Italia in cui la cultura scientifica e’ generalmente considerata “di serie B”, l’ignoranza e’ diffusa in tutti i settori della societa’, magistratura compresa. Quello che succede e’ che il magistrato si affida a un perito, il quale puo’ essere un semplice laureato, il che non sempre e’ una garanzia sufficiente. Esistono laureati in medicina che credono che i vaccini causano autismo (ed uno di loro era appunto il perito che ha determinato lo scandaloso pronunciamento che ricordavo sopra). In altre parole: il magistrato non sa, e quindi si affida al perito, ma se non sa come fa a evitare che gli capiti un perito “sciichimista”?

    La soluzione a questo problema – che esiste ed e’ grave – secondo me e’ una sola: permettere alla comunita’ scientifica di definire un albo, per quanto possibile ampio, in cui i magistrati devono prendere i propri periti. Da quel che ho capito, una commissione parlamentare recentemente ha proposto qualcosa del genere, spero davvero che venga fuori un provvedimento in questa direzione. Certo e’ molto delicato, l’autonomia della magistratura e’ un bene costituzionale, ma questo non mi pare messo in discussione dalla constatazione che su alcuni temi specialistici essi – come chiunque – hanno bisogno del consiglio della comunita’ scientifica, che e’ qualcosa di diverso di “un laureato preso a caso”.

    Quello di cui non c’e’ bisogno e’ ridurre questa discussione alla stantia polemica tra chi e’ “a favore” e chi e’ “contro”
    “la magistratura”: questo impedirebbe di di affrontare e risolvere un problema reale.

    • E speriamo bene che non lo farà l’Anvur l’albo degli esperti ! A me sembra che non ce ne sia nessun bisogno e non mi risulta che in altri paesi ci siano albi di esperti. Per i casi specifici: per Xf come ho scritto c’è anche una controversia scientifica, oltre che delle possibili violazioni del codice penale. Dunque per questo è bene, come hanno scritto i PM, allargare il range di esprti e non affidarsi solo al gruppo di Bari. Mi sembra del tutto sensato. Per Stamina, come ho scritto, la magistratura non ha imposto cure proprio a nessuno ma ha permesso a pazienti di diverse regioni di accedere alle cure. Il pasticcio Stamina è stato originato da altre cause e una volta che si è consolidato è diventato molto difficile intervenire.

    • ps comunque sono molto d’accordo con la conclusione del tuo commento. Non si tratta di essere a favore o contro la magistratura né di essere “innocentisti” o “colpevolisti”. Però possiamo concludere che gran parte della stampa nazionale ha prontamente attaccato i PM con argomenti, a mio parere, e come spero di aver chiarito, assolutamente non condivisibili. Il problema reale del rapporto tra scienza e giustizia c’è (ad esempio pensiamo al problema di dare dei risultati in forma probabilistica, cosa che per la legge è piuttosto indigesto dato che ci vogliono certezze) ma a mio parere non ha riguardato nessuno dei tre casi che ho citato nel pezzo.

  2. Quando si devono fornire pareri scientifici va fatto ricorso all’analisi del rischio e a L’Aquila, secondo il PM, gli esperti non la fecero. Il PM non indagò gli esperti per aver dato un parere sbagliato, ma per non aver usato gli strumenti dell’analisi del rischio. Stessa cosa per gli olivi etc…
    L’esperto non ha colpa se “non ci azzecca”, ma ha colpa se fornisce pareri a caso senza analisi del rischio.

  3. veramente su stamina i tar sono spesso entrati nel merito e in moltissimi casi hanno motivato le ordinanze con argomenti palesemente antiscientifici e andando contro il parere degli organismi tecnici.

    Un esempio (ce ne sarebbero decine), l’ordinanza del tar di Venezia:

    Attesa dunque la controvertibilità delle risultanze ispettive alla base dell’ ordinanza Aifa, ri- servato ogni approfondimento in sede di giudizio di merito, il presente ricorso d’urgenza risulta meritevole di accoglimento considerato che:
    • il trattamento in questione costituisce, in assenza di valida alternativa terapeutica, l’unico possibile mezzo di rallentamento dell’evoluzione della malattia neurodegenerativa, a esito infausto, da cui è affetta la piccola Carrer;
    • pur in assenza di evidenza scientifica, la certificazione medica allegata al ricorso attesta l’efficacia del trattamento in termini di rallentamento del decorso della malattia, laddove, trattandosi di patologia di tipo neurodegenerativo, anche il solo rallentamento va senz’altro considerato come un effetto positivo, che incide sulla qualità della vita della piccola pazien- te;
    • non si sono verificati effetti collaterali di sorta: né il provvedimento amministrativo conte- stato, né gli accertamenti ispettivi sui quali lo stesso si fonda, comprovano il concreto peri- colo di complicanze; ed in effetti la paventata riconducibilità del decesso di altro paziente (Font Claudio) al trattamento con infusione di cellule staminali cui lo stesso era sottoposto è smentita dalla richiesta di archiviazione con pedissequo decreto di accoglimento dimessi dai difensori attorei all’ udienza 28/8, dai quali emerge che tale decesso è stato in realtà determinato da altra causa;

  4. Mi pare insensato rifarsi ad ogni singola sentenza del caso Stamina per avvalorare la tesi del frame “Magistratura contro Scienza”. Non senza prima ricordare che in quel caso la politica non è stata semplicemente latitante, ma parte attiva nel contribuire al disastro innescato dal caso in questione e caduto addosso ai giudici. Altra gravissima responsabilità iniziale fu quella di medici e dirigenti di un ospedale pubblico che fece entrare Stamina a “curare” i pazienti nelle sue strutture, con il benestare della politica regionale. Fino a prova contraria (che è appunto rappresentata dal caso Stamina), in ospedale vengono somministrate cure, non porcherie. Questo pensano i cittadini. Quindi, in questo specifico caso, si dovrebbe semmai parlare, prima di ogni altra cosa, di “Medici contro Scienza”. La situazione che si è permesso si verificasse a Brescia ha pesato come un macigno su tutto ciò che è accaduto dopo e durante. Certo che i tribunali del tar hanno sbagliato, ma come avrebbero dovuto definire quel trattamento sapendo che veniva somministrato all’interno di un ospedale pubblico (tra l’altro annoverato tra le eccellenze italiane)? Dovevano essere i giudici a definirlo porcheria? Cioè, da quello che leggo in vari commenti, sembrerebbe quindi che i giudici avrebbero dovuto prendersi la responsabilità di definire tale trattamento una schifezza, dopo però che un ospedale pubblico lo aveva già accettato e lo stava inoculando ai pazienti. Forse non è chiaro a tutti che, così facendo, l’ospedale per primo gli conferì lo status di “cura”, e non già i giudici del Tar. Inoltre, come avrebbero dovuto gestire, i Tar, il principio di non discriminazione dopo che 12 pazienti erano già “in cura” a Brescia? In più, esiste la questione della hospital exemption (H.E) che prevede l’utilizzo di trattamenti non ancora in commercio per casi individuali terminali e molto, molto specifici. Anche questo è difficile da gestire per un tribunale del Tar, sia perché i precedenti di casi di H.E. ci sono, ma soprattutto perché per Stamina l’hospital exemption venne furbescamente utilizzata, con il benestare di Brescia, per inoculare: 1) un trattamento su cui non esisteva nemmeno una pubblicazione; 2) un trattamento utilizzato non in uno o due casi particolari, ma in ben 12 pazienti, violando di fatto l’essenza stessa del concetto di H.E. Ma chi ha permesso queste due violazioni? I giudici o i medici? E’ proprio perché i magistrati non capiscono di scienza che non si sono arrogati il diritto di saperne più di un dirigente ospedaliero e di un’equipe medica di un ospedale pubblico eccellente. Detto questo, è necessario inquadrare la questione da un punto di vista molto diverso da quello che sembra andare per la maggiore in questo periodo: se sono già saltati tutti gli argini che la società civile dovrebbe mettere in campo contro fasulle (e pericolose) terapie mediche — come la politica e i medici di Brescia — non è onesto prendersela solo con l’ultimo anello di questa catena — i giudici — a cui è caduta in mano una patata bollentissima e per la quale, sono d’accordo, non erano preparati. Se hanno sbagliato non c’è alcuna difficoltà ad ammetterlo, ma è un atteggiamento sconsiderato accusare gli unici e gli ultimi che si sono trovati a dover fare qualcosa, per forza e loro malgrado, quando tutti gli altri attori (politici, scientifici, etc) se ne sono non solo fregati, ma hanno addirittura contribuito a creare il problema e anche tutte le premesse per le successive sentenze. Ricordo inoltre che, in ultima analisi, è grazie ad un magistrato che oggi non siamo nella situazione di finanziare con fondi pubblici una sperimentazione clinica pericolosa, ormai di legge. Non solo, senza Guariniello avremmo dovuto assistere, molto probabilmente, all’avvio della sperimentazione mentre Mr. Stamina veniva messo in galera. Questo sì che ci avrebbe fatto fare una figura pazzesca con il resto del mondo. Nonostante ciò, c’è chi ha avuto anche il coraggio di accusare Guariniello di non aver fatto abbastanza.

    P.S. Non è elegante citare se stessi, ma in questo caso credo sia utile. Quindi vi consiglio di leggere questi due articoli, proprio su quanto accadde a Brescia e che Science pubblicò in esclusiva: http://science.sciencemag.org/content/340/6136/1028.full
    http://www.sciencemag.org/news/2014/04/italian-prosecutor-stem-cell-group-criminal-organization

    • Ma certo che ci sono state gravissime responsabilità politiche! È evidente, ma criticare alcuni magistrati non significa in nessun modo assolvere la politica.
      Ma è alttrettanto evidente che ci sono state anche una serie di sentenze (magari fosse solo una) che hanno messo nero su bianco che stamina era basata su prove scientifiche, che funzionava, e che non era pericolosa (e questo è avvenuto anche dopo i pronunciamenti di Aifa e i sequestri).
      Negare che questo sia avvenuto, e sostenere invece che le sentenze si sono basate su altri principi, senza che i giudici entrassero nel merito, significa fare una ricostruzione falsa. Nel merito ci sono entrati eccome.

    • c’era un pasticcio colossale causato da chi si è fatto infinocchiare a Brescia e alcuni giudici l’hanno trasformato in un disastro senza precedenti a causa della completa ignoranza e sfiducia nella scienza e nei suoi metodi.

  5. Nessuno sostiene quello che dice lei, wildtype. E’ legittimo criticare gli errori dei giudici perché è legittimo criticare, in tali contesti, tutti quelli che hanno sbagliato. Come può capire dal mio commento precedente, se lo rilegge con attenzione, nessuno sta negando che molti errori, da più parti, siano stati commessi (dal mio punto di vista, oltre che di errori, in molti casi ritengo che si sia trattato anche di pesanti violazioni). Non è legittimo invece parlare di attacco della magistratura alla scienza, mettendo cioè a fuoco le responsabilità dei giudici, staccandole però dal quadro delineato nel mio commento precedente. Il quale altro non è che il quadro dei fatti (altrimenti mi dica dove si sostengono cose false). Non è legittimo, cioè, usare due pesi e due misure nel valutare errori della politica e dei medici da un alto e quelli dei magistrati dall’altro. Quando lei dice “è evidente che ci sono responsabilità politiche!”, sostenendo tra le righe che non vale la pena tornarci sopra perché è scontato, io le dico che la stessa cosa vale per le responsabilità di certi giudici. Siamo d’accordo, sono entrambe talmente evidenti e l’argomento andrebbe pertanto chiuso qui. Invece, di tanto in tanto piace riaccendere il faro solo su responsabilità dei giudici, senza ricordarsi di chiamare in causa il quadro pre-esistente in cui esse si sono inserite. Anzi, cercando di renderlo il più possibile sfuocato, scontato. E questo sì che è fornire una versione se non falsa, quantomeno falsata dei fatti. Rispetto alla gravità delle responsabilità dei vari attori coinvolti, le rinnovo il concetto secondo cui i giudici, in questo caso, sono intervenuti laddove politici e medici hanno fallito miseramente. Se Stamina non avesse “curato” 12 pazienti dentro un ospedale pubblico, ma fosse rimasta ad operare in segreto negli scantinati, sarebbe finita agli arresti e nessun Tar avrebbe potuto autorizzare o ordinare alcunché. Quindi si sarebbe lasciato parecchio meno margine di errore alla magistratura. Che alla fine però è stata anche l’unica in grado di tirarci fuori da una situazione gravissima e paradossale causata in primis dal decreto Balduzzi. Quindi, anche rispetto a questo ultimo elemento, che non possiamo dare per scontato (anche perché durante il lungo periodo che ha preceduto la sentenza di patteggiamento non sembrava per niente così) non so francamente come si possa ancora parlare di attacco alla scienza da parte della magistratura.

    • Sono abbastanza d’accordo con la visione di Laura Margottini, che condivido.

      Da come ho capito io la vicenda, buona parte dei giudici non poteva fare diversamente, non è che ci sia stato un reale scontro tra magistratura e scienza.

      Semplificando molto, a un giudice A è stato presentata la relazione di un medico B (identica in centinaia di ricorsi). In questa relazione si affermava che se non fosse stato eseguito al più presto il trattamento X, privo di rischi, il paziente C ne avrebbe avuto un danno grave e irreversibile. Tra l’altro, il trattamento X era effettivamente disponibile. Ora il giudice si trova la relazione di un medico (ordine dei medici?? Perché non siamo intervenuti??) e un altro perito non può affermare con certezza che sia falsa. Come doveva comportarsi il giudice se non intanto autorizzare il trattamento X e magari discutere nel merito la questione in data successiva? Il giudice A avrà pensato che se non sono noti in modo incontestabile i rischi/possibili danni del trattamento, e se il paziente C potesse eventualmente morire a causa del suo diniego (eventualità ventilata dal medico B), tanto valeva autorizzare il trattamento X. Poteva forse il Giudice A contestare la relazione tecnica del medico B? Forse quello sarebbe stato paradossalmente un atto contro la scienza.

      Il punto di svolta è stato il sequestro del materiale per eseguire la terapia X, identificandola come pericolosa. Quindi, effettivamente è stata l’azione della magistratura quella più efficace. Eventualmente si può criticare che sia stata intempestiva.

      La strada migliore da percorrere sarebbe stata in mia opinione spiegare in modo chiaro e semplice al paziente B e suoi familiari che la terapia X era assolutamente inutile e potenzialmente dannosa, e che lo scopo di chi proponeva il trattamento X era di ottenere un guadagno personale, non certo di curare alcuno. La terapia X è stata presentata dai mezzi d’informazione come potenzialmente salvavita. Se si fosse da subito veicolata un’informazione corretta e non sensazionalistica, il caso della terapia X sarebbe stato come minimo molto più contenuto nelle dimensioni.

    • Grazie Marco per il commento che mi sembra che inquadri bene il problema. In effetti l’informazione nazionale, con le dovute eccezioni arrivate molto in ritardo, ha dato un’altra pessima prova in questa occasione.

    • Laura, quello che ho contestato parlando di “ricostruzione falsata” è il passaggio dell’articolo originale che assolveva completamente i giudici sostenendo che hanno solo fatto rispettare la legge e che non erano entrati nel merito. Se rilegge con attenzione l’articolo vedrà che qualcuno l’ha sostenuto.
      Non ce l’avevo con la sua risposta, nella quale ha invece ammesso, correttamente a pare mio, le responsabilità dei giudici.

      Poi se dobbiamo parlare della vicenda nel suo complesso sarei d’accordo con lei che responsabilità maggiori sono della politica. Concordo anche che probabilmente è scorretto parlare di magistratura contro la scienza, tuttavia, a parer mio, non è affatto sbagliato parlare di sentenze contro la scienza, nel caso stamina ce ne sono state molte.

      Trovo invece fastidioso che lei dica in che modo sia legittimo discutere, e in che modo no. Ho parlato di un singolo aspetto della vicenda perché ho trovato quel passaggio dell’articolo fuorviante ed ho voluto fare una precisazione su quello. Questo non significa nient’altro. Io non sostengo affatto che non ci sia motivo di ritornare sulle responsabilità politiche e di parlare solo dei giudici.

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