Finanziamento

Giannini: «soddisfatta, non ci sono stati i tagli» e intanto Renzi le sfila 75 milioni

Sono soddisfatta, per una volta da tanto tempo non ci sono stati i tagli lineari, ma sono state date risposte strutturali … quello che nei rumors aveva destato apprensione, che venisse tagliato il fondo di finanziamento, il Foe, fondo per la ricerca, non è avvenuto“: queste le dichiarazioni di Stefania Giannini all’uscita del Consiglio dei Ministri. Durante il quale il Ministro del MIUR doveva essere assopita o distratta, dal momento che nel testo del decreto compaiono 30 milioni di tagli per il 2014 ed altri 45 milioni sottratti in via permanente al Fondo di finanziamento ordinario dell’università, nonché altri tagli al FOE di entità non ancora nota. Con ammirevole prontezza di riflessi, a due giorni dal Consiglio dei ministri, Stefania Giannini si rende conto dei tagli approvati “a sua insaputa e scende in trincea tuonando “mi batterò contro i tagli agli atenei“. L’Italia è ultima in Europa per percentuale di laureati ed ultima nelle statistiche OCSE della spesa pubblica per istruzione, mentre è seconda solo all’Ungheria per i tagli nel periodo 2008-10. Il primo atto importante del Governo Renzi è in perfetta continuità con le politiche dei suoi predecessori e prosegue il ridimensionamento dello stremato settore dell’istruzione e della ricerca.

1. Aprile dolce dormire

Il Consiglio dei Ministri che doveva decidere le coperture finanziarie per gli “80 Euro” promessi dal premier ha tenuto parecchie categorie con il fiato sospeso. Nel mondo dell’università e della ricerca, molti avranno tirato un sospiro di sollievo quando hanno letto su L’Unità che il ministro del MIUR, Stefania Giannini, era uscita sollevata dal Consiglio dei ministri dichiarandosi “soddisfatta”, perché

per una volta da tanto tempo non ci sono stati i tagli lineari

e “non è avvenuto” quello che “aveva destato apprensione” alla vigilia, cioè il taglio del Fondo per il finanziamento degli enti e istituzioni di ricerca (Foe).


GianniniNienteTagli


In realtà, il testo approvato in Consiglio dei Ministri contiene sia un taglio dell’FFO, quantificato in 75 milioni, di cui 30 relativi all’anno in corso e 45 per il 2015, sia un taglio dell’omologo fondo degli enti di ricerca, il cui ammontare non è però ancora noto.


(art. 60, c. 6) Cattura


Ebbene, 75 milioni (più una cifra non ancora nota relativa al FOE) non sono pochi, soprattutto se te li fai sfilare sotto il naso. Alla luce delle dichiarazioni rese a l’Unità, spetterebbe alla Giannini il poco invidiabile primato di essere il primo ministro a subire tagli “a sua insaputa”. Un colpo di destrezza di Padoan “mani di fata”? Oppure un Ministro MIUR talmente distratto da altre priorità da cadere vittima di “colpi di sonno” mentre dovrebbe stare alla guida del proprio ministero?

Ma prima di procedere con l’analisi delle ondivaghe dichiarazioni di Stefania Giannini, è utile ricordare ai lettori qualche  numero.

2. Come ti smantello l’università: i numeri

A partire dal 2009, il Fondo di finanziamento ordinario dell’università italiana ha subito consistenti tagli, tali da configurare in termini reali la dismissione di una quota prossima al 20% del sistema universitario italiano.

SlodeFFOCosa è successo nel dettaglio? Il vero punto di svolta risale alla legge 133/2008, il cui art. 66 c. 13 dispone che:

in relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013

Questo era il programma di tagli “ad orologeria” predisposti dal Governo Berlusconi per mano della coppia Tremonti-Gelmini.

Passano alcuni anni e, nel 2012, spetta al Governo Monti prendere posizione rispetto ai tagli. Secondo il piano “ad orologeria” dal 2013 si sarebbe consolidato un taglio di oltre 400 milioni. Dopo molte proteste e un comunicato congiunto di CRUI, CUN e CNSU che paventava una situazione di crisi “gravissima e irreversibile” de sistema, Profumo riuscì a mitigarlo solo in parte, ottenendo la “restituzione” di soli 100 milioni (legge di Stabilità 2013 art. 152 bis).

Nel 2013 è il turno del Governo Letta e del nuovo ministro Maria Chiara Carrozza: nella legge di stabilità 2014 (art. 9 c.5), vengono stanziati 150 milioni aggiuntivi per l’FFO per scongiurare il collasso del sistema. Centocinquanta milioni, sia detto per inciso, che costituiscono uno stanziamento una tantum limitato al 2014.

Chi volesse confrontare tutte queste cifre con quelle riportate nel grafico non troverebbe una corrispondenza perfetta perché di anno in anno ci sono stanziamenti che vanno e vengono, mentre i “tagli ad orologeria” hanno intaccato lo zoccolo duro, ovvero quella quota di FFO “garantito” da un anno all’altro. Il calo vistoso del fondo in termini nominali – e ancor più in termini reali (-18,7 % dal 2009 al 2013) – è proprio dovuta all’erosione di questo zoccolo.

Da ultimo, arriva il taglio decretato dal Governo Renzi. Qualcuno potrebbe ritenere che sia poca cosa, visto che i 45 milioni sottratti a regime sono inferiori allo 0,7% dell’FFO stanziato per il 2013. Dimenticherebbe, però che questo taglio si somma a riduzioni che proseguono dal 2010 e che hanno riportato il fondo ai livelli del 2004, in valori assoluti, e  ai livelli del 1996 in valori reali (aggiustati per l’inflazione)

Infliggere ulteriori tagli al settore dell’istruzione ha un indubbio valore simbolico perché conferma e consolida quella che appare essere una vera strategia di politica economica: ridurre la spesa soprattutto nel settore della scuola e dell’università.

Un primo riscontro è fornito dalle variazioni del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni. Come si vede nel grafico riportato di seguito, scuola e università sono di gran lunga i settori più penalizzati.

Cattura

Ma è solo confrontandoci con le altre nazioni che si riesce a mettere veramente a fuoco il senso e le dimensioni della scelta italiana.

3. Ultimi per spesa in istruzione, ultimi per laureati, eccelliamo solo nei tagli

Che di scelta strategica si tratti è confermato dall’ammontare della spesa per istruzione in rapporto alla spesa pubblica: in questa classifica, l’Italia è ultima tra tutti i paesi OCSE.

OCSE_EaaG_2013_Publicxpenditure

La linea seguita dai recenti governi non è stata scalfita nemmeno dallo scivolamento dell’Italia all’ultimo posto nell’Unione Europea come percentuale di laureati, con la prospettiva di essere  presto superata anche dalla Turchia.

LaureatiItaliaUltima

Laureati2020ItaliaVsTurchia

Anziché correre ai ripari, i governi italiani hanno impresso un’accelerazione al processo di ridimensionamento del settore dell’istruzione. Tutto ciò è avvenuto mentre altri paesi europei, anziché disinvestire dal comparto della ricerca e della formazione terziaria, accrescevano i propri investimenti perfino al picco della crisi. Basta consultare le statistiche OCSE per verificare che tra il 2008 e il 2010, l’Italia, con la sola eccezione dell’Ungheria, è la nazione che ha effettuato i tagli più pesanti.

OCSE_EaaG_2013_cutsNon si può nemmeno dire che la spesa per l’università sia alta in confronto con le altre nazioni: ad eccezione di Repubblica Slovacca e Ungheria, l’Italia spende meno di tutte le altre nazioni europee (61% della media OCSE, 69% della media EU21).

OCSE_EaaG_2013_ExpenditureDopo la cura dimagrante imposta nel 2010 dall’allora Governo Berlusconi, al sistema universitario è rimasto ben poco per altro che non siano gli stipendi dei docenti universitari. Scarseggiano i fondi per biblioteche, laboratori, progetti di ricerca. Recentemente, il magro finanziamento dei progetti riservati ai “giovani ricercatori” (i progetti SIR) si è accompagnato alla soppressione dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, azzerando di fatto il finanziamento della ricerca di base di tutti gli altri ricercatori.

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4. “Ma attenti, troppa formazione può addirittura essere dannosa”

Difficile spiegarsi questo sistematico smantellamento della ricerca e della formazione terziaria senza ricordare il coro, talvolta persino compiaciuto, che si leva da quasi tutti i mezzi di informazione: la laurea non aiuta a trovare lavoro, studiare troppo non serve e, anzi, è dannoso, non abbiamo un futuro nelle biotecnologie perché le nostre università non sono all’altezza, ma piuttosto dovremmo puntare a spremere il portafoglio di orde di turisti indiani e cinesi  ansiosi di vedere  il Colosseo, gli Uffizi e Piazza San Marco.

ZingalesUniversitaTurismoUn paese di manovali, camerieri e guide turistiche? All’appello delle professioni consigliate ai nostri giovani  un po’ troppo “choosy” manca solo il “mestiere più antico del mondo”, ma ci siamo quasi.

Chi avesse sperato che Matteo Renzi avrebbe “cambiato verso” riservandoci un’ “oraics” a partire dalla quale invertire le politiche finora seguite ha dovuto scoprire sotto Pasqua che si sbagliava. Ma in realtà c’erano buoni motivi per aspettarselo; fu proprio Renzi ad auspicare la chiusura di metà delle università del Paese che “servono solo ai baroni” (poco importa che, come già visto, in Italia ci siano meno laureati che in qualsiasi altro paese europeao). E fu ancora Renzi ad auspicare la creazione dei cinque “hubs” della ricerca disinvestendo da tutto il resto. Detto fatto: cominciamo subito a definanziare il sistema con tagli lineari e permanenti, visto che le riduzioni dell’FFO non sono limitate all’anno per cui sono previste, ma rimangono nel tempo.

RenziChiudereAtenei

5. Il brusco risveglio del Ministro tagliato “a sua insaputa”

Davanti a tutto questo, che dice il Ministro responsabile? Abbiamo già visto che, reduce dal Consiglio dei ministri che aveva decretato i tagli, Stefania Giannini si era dichiarata soddisfatta perché …

… per una volta da tanto tempo non ci sono stati i tagli lineari

Non sappiamo se sia stato necessario il bacio di un principe, ma al suo risveglio il Ministro ha dovuto prendere atto che la realtà era ben diversa ed è corsa ai ripari per tamponare le incaute dichiarazioni del giorno precedente.


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La Repubblica, 20.4.2014


 

Intervistata da La Repubblica, il Ministro dice:

  1. che è tutta colpa della Ragioneria Generale dello Stato
  2. che tutti i ministeri devono fare sacrifici
  3. che non si tratta di tagli ma di accantonamenti contabili
  4. che i fondi si reperiranno all’interno del ministero e che soccorreranno anche fondi comunitari
  5. che vedremo “decreti” dedicati a università e ricerca e che il governo “spenderà” in particolare “sulla ricerca pubblica”
  6. infine il Ministro precisa che vedrà dopo le elezioni europee cosa fare, se continuare o meno a lavorare nel “difficile e delicato” ministero che le è toccato o meno.

Ora, capita abbastanza spesso che dei ministri non siano in grado di difendere il loro comparto in Consiglio dei Ministri, o non ci riescano quanto avrebbero voluto: in effetti, spesso MEF e Ragioneria Generale sembrano avere in mano le redini delle politiche pubbliche. Più raramente, invece, le autodifese del malcapitato sono così maldestre da sconfinare nell’autolesionismo.

Alla luce dell’intervista, sembra non solo opportuno, ma persino urgente, sottolineare alcuni “dettagli” di carattere giuridico. Il Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri – se convertito – sarà legge. E come tale comporterà tagli lineari al fondo di finanziamento ordinario di natura una tantum (per 30 milioni) per il 2014, che si rifletteranno direttamente sul DM di assegnazione dell’FFO, e permanenti (per 45 milioni annui) a partire dal 2015. Per evitare tali tagli occorre una modifica del testo in sede di conversione oppure interventi correttivi con altro provvedimento legislativo. Punto.

Altra cosa sono i fondi di funzionamento dell’apparato ministeriale. Sono due cose diverse: se proprio si fosse voluto si sarebbe potuta indicare una minore spesa ministeriale per 75 milioni complessivi escludendo l’FFO e il FOE. Perché non si è fatto? Probabilmente, perché non si ritiene possibile assicurare coperture solide per questa via e quindi si è tagliato dove si era sicuri di poterlo fare: appunto sull’FFO e sul FOE, due torte giacenti, comode da tagliare anche percché si scarica la patata bollente sugli atenei.

Quanto ai fondi comunitari (forse si voleva dire dell’UE), non si capisce in che modo essi sopperirebbero all’FFO o finanzierebbero partite di bilancio del MIUR. Di che fondi stiamo parlando?

In ogni caso, ci viene spiegato che si tratta solo di artifici contabili, che una pezza andava messa e si è scelto proprio l’FFO e il FOE. Inoltre, secondo il Ministro, siamo a buon punto nell’individuazione di diverse coperture. Ammettiamo pure che la storia degli artifici contabili utilizzati in attesa di coperture in imminente arrivo sia vera. Come fa però a conciliarsi con l’intervista a l’Unità in cui si manifestava soddisfazioone perché non c’era stato alcun taglio di FFO e FOE? Se il ministro fosse stato consapevole del significato delle misure appena deliberate, il tono sarebbe stato ben diverso, anche solo per tenere sotto pressione il governo affinché nei giorni a seguire venisse mantenuta la promessa di recuperare le coperture necessarie per non tagliare l’università e la ricerca. Nessuna delle possibili spiegazioni è particolarmente rassicurante:

  • Un ministro distratto a causa del torpore primaverile?
  • Oppure incapace di comprendere appieno le misure che stava sottoscrivendo?
  • O talmente fiduciosa nelle promesse altrui da offrire in pegno i propri fondi senza garanzie di averli indietro?

Abbiamo circa 60 giorni di tempo per verificare come andranno le cose e quale testo uscirà dalla conversione in sede parlamentare. Si accettano scommesse.

L’università e la ricerca italiana scontano anni di tagli e di deliri burocratici. Mai come ora ci vorrebbe un ministro competente e dedito al suo mandato. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono annunci di futuribili “decreti” e “spese” finanziate con fondi miracolosamente paracadutati da Bruxelles, per tacere di improvvide dichiarazioni sulla fine dell’attuale sistema di reclutamento non seguite da alcuna azione concreta per edificare un sistema diverso e più robusto, mentre – verrebbe da dire, a insaputa o quasi del Ministro – si continua a definanziare un sistema ormai moribondo.

C’è ancora un ministro a viale Trastevere? E se c’é, quale è il suo peso nella compagine governativa? o si tratta di una sinecura per il leader di un piccolo partito in cerca di visibilità?

Cerchiamo di trovare almeno qualche lato buono nella vicenda dei tagli “a sua insaputa”. Può anche darsi che il ministro sia un po’ distratto, ma di sicuro non le manca il sense of humour. Infatti, alla domanda de l’Unità se resterà ministro in caso di elezione al Parlamento europeo, Stefania Giannini risponde

Le cose si decidono quando avvengono, ma penso di sì, sarebbe un po’ tradire una missione che sto portando avanti con grande impegno.

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32 Comments

  1. Ministro, si dimetta. E si dimettano per protesta tutti i rettori (riuscite almeno una volta a essere uniti senza guardare ognuno al proprio ateneo e senza farsi prendere in giro dal “divide et impera” operato dalla politica nei confronti dell’universita?) e si dimettano presidenti di cdl, direttori, di dip ecc.

  2. Una soluzione: votare in massa per scelta civica alle europee, ma solo se il ministro promette di dimettersi.

  3. Comunque, chi di voi possiede un apparecchio televisivo (io me ne sono felicemente liberato vent’anni fa) stasera potrà godersi le dichiarazioni del Ministro a questa trasmissione culturale (o soffietto elettorale?) della rai, in cui tra l’altro si spiegherà “tutto quello che c’è da sapere sulla prossima busta paga” (sic):
    http://ballaro.blog.rai.it/2014/04/21/giovanni-floris-intervista-il-ministro-pier-carlo-padoan/

  4. Marinella Lorinczi says:

    Nella nostra posta interna universitaria abbiamo lanciato lo stesso richiamo espresso da Elena. Le pochissime reazioni sono riassumibili in “campa cavallo..”. Ossia: col cavolo… se rinuncerebbero al molto, poco, così così potere. Tanto più se consideriamo che chi ha incarichi istituzionali di un certo tipo può concorrere per una cosiddetta premialità con una procedura a perer mio avvilente (anziché offrire un indennizzo ). E certe volte la sommetta non è da disprezzare, tanto pecunia non olet. Questo sì che è fidelizzazione. Al potere.

    • Perchè, di grazia, dovrei dimettermi dalla “prestigiosissima” carica di presidente del CCS in Ottica e Optometria che ricopro da 6 mesi?

      E in ogni caso, aspetto che prima si dimetta Giuseppe De Nicolao da commissario ASN.

      E di quale “premialità” stiamo parlando? Io non ho mai visto un Euro in più. Sono ancora a stipendio base di PA: 2.200 Euro al mese.

      E di quale “potere” stiamo parlando? Quello di prendersi gli insulti di studenti e colleghi senza neppure poter replicare come vorrei?

    • Marinella Lorinczi says:

      Beh, da noi evidentemente si naviga nell’oro, perché la premialità la prendono, eccome. Ma insulti no, né da colleghi né da studenti. Quanto al potere, le spiego: essere in consessi dove i comuni mortali non solo non ci sono, ma nemmeno hanno informazioni su quanto succede, a meno che uno non vada e cercarsi i verbali, sempre che ci siano in tempo utile e sempre che dicano qualcosa e sempre che uno abbia tempo e voglia per leggersi anche quelli, oltre alle varie documentazioni, rimodulazioni, rifacimenti continui che ci arrivano, contro la cui quantità e sostanziale inutilità (perché al massimo entro l’anno si dovranno rifare) chi potrebbe veramente alzare la voce non lo fa. Perché la legge non ammette l’ignoranza, ma siccome è quasi impossibile conoscere la normativa cangiante, devi affidarti a chi si presume sia più informato. E questo dà potere.

    • Quali sarebbero questi “consessi per pochi” ai quali un presidente di corso di laurea può accedere?

      Le riunioni della Spectre?

      Il club Bilderberg?

      La messa nera con pentacolo e bacio finale al Bafometto?

      La sagra dello gnocco fritto?

    • Marinella Lorinczi says:

      Strano modo di chiedere informazioni. Evidentemente le è sfuggito che la “riforma epocale” prevedeva la possibilità di istituire organismi di raccordo, denominabili ‘facoltà’. Da noi le hanno istituite e stanno purtroppo nello statuto, con nome e cognome, per cui per eliminarle bisogna cambiare lo statuto. Da noi la neofacoltà ha un presidente, eletto, e membri previsti, tra cui i coord. di cdl e i pres. di dip., già eletti, e molti altri, nominati. A cosa serva la facoltà, non si capisce, se non che ha le prerogative che per legge dovrebbero avere i cdl e i dip. Di fatto li scavalca, senza nessun supporto o controllo assembleare. Alla fin fine le cose si decidono là, nella con-fusione delle idee di persone nominate e degli interessi o esigenze di numerosi cdl o dip che in quella sede non possono avere il peso giusto, visto che si decide a maggioranza. In realtà è una pura sede di potere che esautora l’elettorato, da dove provengono ukaz inutili e formali, ma che prende le ultime decisioni non necessariamente conformi a quel che si è deciso nelle istanze inferiori, e che poi le porta in senato e in CA. Quel che ugualmente conta è che lì si discute di cose o emergono argomenti di cui l’elettorato non necessariamente viene informato. I verbali non li cerchiamo nemmeno, tanto sono ridotti all’essenziale. L’istituzione della fac. è solo servita ad aumentare la burocrazia, il nr di organismi e le distanze tra elettorato e vertici.

    • A UNIPD le facoltà non ci sono più. Ci sono le Scuole, che hanno ruolo di coordinamento della didattica. Tutto qui.

      Nella Scuola di Scienze di UNIPD ci sono dei bravissimi amministrativi che risolvono un sacco di problemi burocratici (AVA, SUA, e simili).

      A UNIPD, non c’è stato ancora nessun documento ufficiale, che io sappia, sulla ripartizione della “quota premiale”.

  5. Giuseppe De Nicolao says:

    Gli studenti di Link hanno talmente apprezzato l’escamotage linguistico degli “accantonamenti contabili” da lanciare su Twitter l’hashtag #accantoniamola
    ________________
    http://linkcoordinamentouniversitario.it/renzi-giannini-e-gli-accantonamenti-le-politiche-sulluniversita-cambianoverso-affinchenullacambi/
    ________________


  6. Ho un commento awaiting moderation da 5 ore. E’ un caso (come spero e credo) o è sospetto di laesa maiestas nei confronti della ministra o del nobile partito di maggioranza relativa e del suo simpatico segretario?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Se ci querelano per diffamazione ne andiamo di mezzo noi e chiude il blog. Non è la prima volta (e nemmeno l’ultima) che cestiniamo commenti inappropriati.

    • La verità non è mai inappropriata. Semmai, si strasa che non la si può dire: anche perché dirla può produrre effetti (es. la chiusura di Roars) quasi tanto negativi quanto è bello e liberatorio dirla

  7. Proposizioni protocollari registranti elementari evidenze sono dunque impugnabili come diffamazioni. Se davvero è ormai questo l’andazzo, capisco che vi manteniate prudenti. E’ in qualche misura confortante, almeno, sapere che la censura non dipende da un vostro timore di compromettere la realizzazione di qualcosa di buono che ancora vi aspettate dai figuri su cui ho scritto 6 ore fa

  8. Giuseppe De Nicolao says:

    Anche Roberto Ciccarelli (il Manifesto) ironizza sugli “accantonamenti tecnici”:
    http://ilmanifesto.it/universita-taglia-e-scuci/
    _________________

  9. Giuseppe De Nicolao says:

    Sul Fatto Quotidiano, Marco Bella prova a tradurre gli effetti dei tagli in termini pratici (posti di ricercatore a tempo determinato, assegni di ricerca, dottorandi, borse di studio):

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/22/dl-irpef-tagliare-30-milioni-alluniversita-ha-conseguenze-pratiche/960102/
    _________________

  10. indrani maitravaruni says:

    Siamo stati tagliati da chi abbiamo votato e tagliati da chi non abbiamo votato; tagliati dalla maggioranza, tagliati dall’opposizione. Come si fa a cambiare l’andazzo?

    • Marinella Lorinczi says:

      Dimettersi.

    • Quindi la sua pratica di dimissioni da PO è già stata avviata. Giusto?

    • Marinella Lorinczi says:

      Ma quanto sarcasmo e quante verifiche, inutili. Ricapitolando, per chi ha la memoria corta: dimissioni da tutte le cariche elettive. Di questo si parlava. Potrei raccontare la mia esperienza del primo RAV, interessante come esperienza umana, del tutto inutile quanto alle ricadute e a una qualsiasi utilità migliorativa. E ho lasciato perdere, non serviva a niente – come si è visto – se non a inculcare l’idea che su questa strada si sarebbe proceduto. Infatti. Oramai nessuno sa nemmeno cosa siano i RAV. Oh, bei tempi passati!

  11. Giuseppe De Nicolao says:

    Pare che i tagli siano stati ritirati. Che anche Roars abbia dato un suo piccolo contributo?
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-23/dietrofront-governo-taglio-enti-ricerca-e-universita-120809.shtml?uuid=ABJOFADB
    _________________________


    • Marinella Lorinczi says:

      Certamente, ma che sia piccolo o grande non lo possiamo sapere, bisogna mettere in conto tutti i discorsi circolanti in tutte le università, dove a sobbalzare sulla sedia sono stati soprattutto i non-rettori. Mi riferisco alla frase: “quest’ultima norma decurtava il Fondo di finanziamento ordinario delle università (il cosiddetto Ffo) di 30 milioni nel 2014 e 45 milioni nel 2015. Una disposizione che aveva fatto balzare dalla sedia i rettori.” Io sostituirei il verbo: che avrebbe fatto balzare ecc. ecc.

    • Ma non erano accantonamenti dovuti a un criterio contabile?

    • Scusate l’autocitazione, ma “io l’avevo pevisto”:
      https://www.roars.it/online/documento-cun-sul-reclutamento-universitario/comment-page-1/#comment-26325
      è un vecchio trucco: si minacciano ulteriori tagli a un settore in difficoltà, nel momento in cui chi fa parte di quel settore inizia ad alzare la testa per reclamare la giusta attenzione. Poi i tagli non si fanno, così gli appartenenti a quel settore tirano un bel sospiro di sollievo, e nel contempo smettono di chiedere risorse aggiuntive (“c’è già andata bene così…”, dicono). Infine, dopo qualche mese, i tagli si fanno, e di solito sono in misura almeno doppia rispetto a quella inizialmente minacciata.

  12. Buongiorno,
    sembra proprio vera la rinuncia al taglio all’FFO: senza offendere la redazione di Roars segnalo che il merito è… delle elezioni europee e dell’effetto negativo che aveva avuto la notizia (soprattutto per la sen. Giannini, molto arrabbiata per la cattiva figura fatta sui media…)
    In compenso è sempre piu’ probabile (sarà annunciato dopo maggio?) che anche per il prossimo anno (o addirittura biennio) non ci sarà il problema di come calcolare gli scatti secondo le modalità previste dalla legge Gelmini…ovvero si resterà con le retribuzioni uguali al 2008 o, per i piu’ “fortunati”, al 2009 (lascio intuire la riduzione in termini reali che si è nel frattempo determinata e che si accentuerà).
    Saro’ ovviamente felice si essere smentito dai fatti.
    Paolo Tedeschi
    PS Se vi dicono che il peggio lo abbiamo ormai superato, sappiate che la verità è un’altra: ci sta rincorrendo!

  13. indrani maitravaruni says:

    Se è vero, siete grandi!

  14. Guglielmo Forges Davanzati says:

    “è un vecchio trucco: si minacciano ulteriori tagli a un settore in difficoltà, nel momento in cui chi fa parte di quel settore inizia ad alzare la testa per reclamare la giusta attenzione. Poi i tagli non si fanno, così gli appartenenti a quel settore tirano un bel sospiro di sollievo, e nel contempo smettono di chiedere risorse aggiuntive (“c’è già andata bene così…”, dicono). Infine, dopo qualche mese, i tagli si fanno, e di solito sono in misura almeno doppia rispetto a quella inizialmente minacciata” (Fausto Proietti). Penso che sia esattamente così. E, dunque, lo scenario più ragionevole è che i tagli arriveranno dopo le elezioni, probabilmente con un nuovo Ministro. Gli indirizzi di politica economica ora sono molto chiari e vanno sotto il nome di riforme strutturali: i.e. ulteriore precarizzazione del lavoro e apprendistato. Con il vincolo del 3& sul rapporto deficit/Pil, non ci si può permettere di mantenere almeno stabile il FFO.

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