Siamo venuti in possesso della bozza sulla riforma del reclutamento di Fregolent, Torto, Melicchio, Piccoli Nardelli. La pubblichiamo sperando di stimolare una discussione costruttiva per il suo miglioramento.

 

Melicchio

27 Commenti

  1. Non si capisce cosa succederà, in via transitoria, ai ricercatori di tipo a attualmente in servizio… dovrebbero mettere, come norma transitoria, che passano al nuovo ruolo di ricercatore universitario, altrimenti si rischia che rimangano fuori dopo, non avendo più la possibilità di partecipare a bandi di ricercatore di tipo b)

  2. Come sempre l’ottimismo è grande quando si scrive una proposta di riforma. E questo è certamente un bene. Non lo è invece, il non affrontare alcuni nodi alla base di tanti problemi attuali.

    L’idea che il meccanismo di 5 commissari, di cui uno locale e 4 estratti a sorte, risolva tutti i problemi può nascere solo guardando ad un lato della medaglia e ignorando un problema di fondo che esiste anche nella configurazione attuale senza sorteggio. Occorrerebbe mettere meglio a fuoco a che serve il meccanismo concorsuale e come questo si intrecci con quella strana bestia che sono i settori scientifico-disciplinari (SSD; invenzione tutta italiana peraltro), nonché con la tanto sbandierata necessità di lavorare sulla base di un piano strategico.

    In un mondo ideale, dal punto di vista della programmazione della ricerca, l’università X scrive nel proprio piano strategico che ha indivisuato nel campo Y, all’ interno del SSD Z, una direzione importante di sviluppo (nei prossimi 10 anni si prevede che il campo Y divenga una nuova frontiera della ricerca). I concorsi però, stante le disposizioni di legge, possono essere banditi con la sola indicazione del SSD, senza indicazioni di campi particolari. La ratio è chiara. A forza di “particolarizzare” si potrebbe bandire un concorso così “particolare” da avere un unico possibile vincitore, snaturando l’idea di valutazione comparativa. Eppure una via di mezzo deve essere possibile. Perché alcuni SSD sono così ampi che a volte un commissario di quel SSD ha serie difficoltà a valutare la produzione di un candidato dello stesso SSD ma in un campo molto diverso.

    Chiaramente questo è un problema che esiste già adesso, non solo della proposta di legge. Tuttavia andrebbe affrontato e non ignorato. Come al solito il buonsenso vorrebbe che ci si guardasse attorno, almeno a livello di leggere i bandi di posizioni in università in giro per il mondo. Lì nessuno si sognerebbe di fare “ritratti ad personam” ma indicazioni molto chiare sul campo di ricerca ci sono. Chi ha esperienza del sistema italiano sa benissimo quanto questo problema costituisca spesso un motore sotterraneo per derive ed abusi piccoli e grandi. Se non lo si affronta, la “trasparenza e meritocrazia” delle slide finali resteranno ottiistiche petizioni di principio.

  3. Bisognerebbe allo stesso modo facilitare i percorsi di chi è stato costretto per anni ad un carico didattico eccessivo e per agevolare i soliti è stato parcheggiato. I giovani hanno molte esigenze, così le giovani coppie sposate, chi ha figli, chi non risiede dove è l’università dove ha pregato di entrare. …

  4. Resta da capire perché i ricercatori a TI con più di 15 anni di servizio debbano avere una corsia preferenziale rispetto a quelli che ne hanno meno, ad esempio 14, è una altalena folle tra la supposta genialità di default dei ggggiovani, a volte brillanti ma a volte solo animali cresciuti in cattività che fanno il percorso dell’asino, e il premio all’anzianità in quanto tale, che neppure quella è in sè un valore aggiunto, ma a volte si.
    Certo anche gli altri RTI con ASN relativamente “giovani” (oibò) potranno avere i bandi da associato nei limiti di facoltà assunzionali e piani straordinari, ma perché due canali ratione aetatis? Temo che il criterio nasconda la necessità di dare soddisfazioni prima della pensione (soprattutto nel passaggio Pa – Po). Umanamente capiscono tutto, ma … La legge deve avere anche razionalità, altrimenti al solito si traduce nella somma della rappresentazione a chi scrive le norme di lamentazioni individuali che poi vengono recepite senza un disegno generale, ovvero lasciando falle e diseguaglianze

  5. Io credo che qualcosa di insondabile diverrebbe più chiaro se si pensasse che, sulla base di algoritmi, si sono bloccate proprio persone di anzianità, senza considerare la bontà di quanto fatto e scritto. Non si tratta di dare soddisfazione alla fine della carriera, ma di riparare ad un torto fatto con molta leggerezza (nessuno parlava per queste persone generalmente).

    • Ma infatti, io sono d’accordo per correggere i torti, credevo fosse chiaro dal mio intervento.
      Rifiutare l’idea del correggere i torti presupporrebbe un sistema ideale che non fa torti, ovvero qualcosa di abbastanza lontano dalla storia del nostro sistema universitario, e non solo, degli ultimi 20 anni.
      Naturalmente bisogna stare anche attenti che all’ombra della correzione dei torti non passi la promozione del cavallo a senatore, che è talvolta l’ulteriore squilibrio che deriva dal primo squilibrio, pur necessario, di dover riparare i torti.
      Ci vogliono parametri seri e una gestione seria delle progressioni in carriera che semplicemente – per citare l’idea confuciana – facciano corrispondere le parole ai fatti, ovvero: chi è stato chiamato ad insegnare è un professore.
      In questa “riforma del reclutamento” vedo giusto quattro pezze, e ci starebbe anche, se non fosse che sono quattro pezze mal messe, che è la cosa che mi limitavo a segnalare.

  6. Mi spiace. Non ho letto più di qualche comma.
    Ho trovato rivoltante che si prevedano borse di ricerca per laureati (anche a prescindere dal fatto che i laureati vecchio ordinamento hanno almeno 40 anni). Verissimo che già esistono tipologie di assegni di ricerca conferiti a neolaureati, pura manovalanza senza titoli di ricerca né promettenti attestazioni di una competenza a farla (ma non la devono fare: sono lì solo per eseguire compiti subalterni). Mi pare fin troppo evidente che si tratta di “contentini” offerti a chi non viene ammesso ai dottorati, di un escamotage perché chi comanda possa distribuire prebende ai protetti e assicurarsi della manodopera. Che non si vogliano riformare i dottorati – la vera porta di accesso a irresistibili ascese – è evidente perché non si trova il coraggio di eliminare, o almeno ridimensionare, le borse che ne hanno fatto il primo livello occupazionale. Qualcuno mi spieghi perché, nonostante le borse, solo rarissimi stranieri vengono a seguire il dottorato in Italia, mentre c’è una corsa ai dottorati degli altri Paesi, con costi diretti e indiretti elevati o elevatissimi. Forse gli stranieri sono meno bravi (ma certo!) o non hanno dimestichezza col sistema italiano (più probabile)? O, semplicemente, i nostri dottorati non godono di una buona reputazione?
    Con la stessa logica si prevedono assegni di ricerca per i titolari di specializzazione medica, dimenticando quali sono il carattere e la funzione della specializzazione.
    Forse chi auspica queste borse e questi assegni ritiene di fare l’interesse dei giovani. E invece non fa che “distrarre” denaro pubblico a una programmazione fondata su obiettivi condivisi e a un reclutamento reale, non apparente.

    • Il mondo è più vario di quello che ognuno di noi vede dalla propria postazione. Non necessariamente una borsa ad un laureato magistrale significa sfruttamento di manovalanza a basso prezzo o contentini per chi non accede al dottorato. Succede che a volte i tempi siano tali che, in attesa di un dottorato, in Italia o all’estero, passino alcuni mesi. Mesi che lo studente potrebbe sfruttare per completare un lavoro in collaborazione nato con la tesi. Dobbiamo teorizzare che da subito apprenda che il lavoro è gratis? Casomai il problema può essere costituito dal prevedere che si possa arrivare a un totale di 18 mesi. Un po’ troppo per un impegno temporaneo. Ma non vedo problemi sul principio che il lavoro vada pagato.

  7. Mah…non credo che la situazione riguardi solo me, l’Asn è una questione di amicizia non di merito, viene data agli amici, con titoli o senza, a me non la danno…(e i titoli li ho) che faccio? Sono il solo in questa situazione?

    • affatto. tanti in quest’incresciosa situazione. Dovrebbero rispondere dei giudizi mendaci.

  8. sbaglio o sembrerebbe che si possa partecipare ad un concorso di RU solo se non si è stati assegnisti negli ultimi 5 anni nella stessa Università? Inoltre ripropongo il mio dubbio sul transitorio degli RTD-a attuali…

  9. Nella pagina a colori sul “DOPO” si legge “PROFESSORE ASSOCIATO. Concorso con commissione nazionale. Trasparenza e meritocrazia”.
    Sono io che non le trovo, o effettivamente nel testo della bozza sulla riforma del reclutamento non ci sono righe che corrispondono a questo punto?

  10. Credo di aver capito. Si intende per concorso a professore associato quello che è in realtà il concorso a ricercatore poi destinato a essere “convertito” in associato nel corso del terzo anno di servizio. Intatta sembra dunque rimanere per le sedi, anche dopo l’eventuale entrata in vigore di questa riforma, la possibilità di continuare a bandire con le regole attuali i concorsi locali ad associato in senso proprio e a ordinario

  11. Ho letto di fretta, ma non vedo nessuna semplificazione della attuale giungla delle posizioni precarie, che sarebbe la cosa più urgente. Anzi, si introduce la figura aggiuntiva della borsa di ricerca, magari appropriata, ma è ancora una figura in più.

    Diminuire la durata degli assegni sarà sicuramente un vantaggio? Gli estensori sembrano sottintendere che prima si teneva il precario per dodici anni prima di (forse) assumerlo, invece dopo sei anni che si fa? Ovviamente lo si estromette e si sostituisce con manovalanza più giovane… Se gli va bene fa un concorso presso le amministrazioni e diventa impiegato o insegnante, gli diamo anche più punti… (sia chiaro, sono d’accordo nel dare i punti a chi ha il dottorato, per i concorsi per le amministrazioni, ma in questo contesto significa che il dottorato è propedeutico all’insegnamento alle superiori, non alla ricerca universitaria).

    Le mie esperienze di commissioni con “membro interno” sono che è praticamente equivalente ad una commissione tutta interna… O si fanno le commissioni nazionali punto e basta, o l’Ateneo decide da solo, ma dopo un certo periodo risponde della scelta. Se la scelta è stata sbagliata, deve essere penalizzato. Non vedo alternative.

    I 15 anni sono burocrazia assurda. Chi fosse stato ricercatore per 14 anni, e associato per altri 14 non potrebbe essere chiamato in prima fascia? Di nuovo, tutto basato sull’ASN, che invece andrebbe abolita, o pesantemente riformata.

    Lo specchietto finale sembra la pubblicità di un detersivo ;)

    • che poi la durata massima prima dell’ingresso in ruolo sarebbe non di 10 ma di 11 anni (6 anni di assegno +3+2 di ricercatore), senza contare ovviamente dottorato e pre-dottorato

  12. L’aspetto positivo che vedo in questo progetto è che si prevede di incentivare la mobilità e un minimo di controllo scientifico sull’accesso al ruolo iniziale, obbligando ad assumere ricercatori che non abbiano fatto gli assegnisti nella stessa sede e prevedendo commissioni sorteggiate. L’aspetto negativo è che non si prevede niente di analogo per i concorsi da PA e da PO, che continueranno ad essere locali, per candidati locali e con commissioni locali.

    • Sulla prima fascia c’è uno sbarramento, non si passa se non si è …
      Se per i RTI c’è l’esaurimento, per i RTDA e gli assegnisti c’è l’espulsione, esodati a 40 anni senza aver mai avuto un lavoro vero. Avanti la next generation, precari fin dalla laurea, tanto a che serve il dottorato?

  13. Credo che si sia centrato il problema in molti interventi. Il malcostume italiano è inarginabile. Io vedo persino in commissioni di laurea o dottorato voti o giudizi che sono argomentabili. Vedo esprimersi persone non competenti in ambiti dove si richiede alta specializzazione.
    Raggiunte le soglie, avuti i titoli, uno dovrebbe avere l’idoneità all’insegnamento e alla progressione carriera. La mortificazione di giudizi ingiusti è una macchia sull’istituzione.

  14. Le borse di ricerca esistono gia’, io le uso da anni.
    Ad esempio sono l’unica soluzione per gli assegnisti che raggiungono i 6 anni e quindi non possono piu’ essere rinnovati.
    Oppure io ora ho dato una borsa di ricerca di 4 mesi ad un neolaureato, che ha gia’ vinto il concorso per il dottorato “automotive” a Bologna.
    Se non lo tengo in attivita’ e pagato, arriva subito una azienda che me lo porta via con una bella assunzione a tempo indeterminato…
    Le borse di ricerca sono una cosa furba: non pagano Irpef, Inail, Irap ed Inps: il costo lordo e’ uguale al netto percepito, la burocrazia e’ minima sia per isituirle che per rinnovarle.
    Una delle poche cose che ancora funziona, speriamo che a qualcuno non venga in mente di cancellarle.

  15. le ingiustizie nella ASN sono eclatanti e sotto gli occhi di tutti, spesso con patetico tentativo di giustificazione dicendo che non è una valutazione comparativa: ma il criterio dovrebbe essere unico o quantomeno simile; non è possibile tollerare discrepanze di valutazione clamorose.
    Non è possibile creare un sistema ASN così oneroso in termini organizzativi ed economici per poi vanificarlo con giudizi discrezionali come insufficiente ricaduta nell’ambito delle conoscente internazionali della disciplina.
    Se ci sono già tre indicatori con relative mediane per valutare l’impatto della produzione scientifica in ambito internazionale e sette tipologie di titoli da conseguire per valutare l’impegno accademico, a questo punto chi supera questi parametri dovrebbe essere automaticamente abilitato e non bocciato con motivazioni pretestuose.
    Altrimenti meglio dire che l’ASN segue criteri puramente discrezionali ed evitare gli oneri della procedura di abilitazione.
    Le commissioni potrebbero avere esclusivamente un potere di premialità nel senso di poter attribuire l’abilitazione a chi non possiede tutti i paramentri per meriti che esulano dai contesti dei parametri. ma non di rifiutare l’abilitazione a chi possiede i requisiti.

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