Ma cosa mai ha detto la ministra Barbara Lezzi di tanto grave da scatenare la stampa e i social contro di lei? Certo, il dare un’informazione a 370 gradi è un po’ eccessivo e forse va oltre le normali capacità di un essere umano (anche se potrebbe essere inteso come uno stimolo alla conoscenza delle geometrie non euclidee). In fondo capita persino alle persone più insospettabili – specie si quando parla in pubblico o sotto i riflettori – commettere clamorose gaffe. Una volta un mio collega – ordinario nelle università italiane – si lasciò sfuggire che bisognava non essere parziali e fare la presentazione di un argomento a – mi pare – 320 gradi. Questa volta ci si è avvicinati all’esatto numero per difetto. Ma alzi la mano chi non ha commesso simili errori, specie in pubblico. Ve ne potrei raccontare anche di miei.

Tuttavia nel caso della Lezzi la cosa si pone differentemente: l’errore non è l’errore umano che può capitare a tutti, ma una spia, l’indicatore di una condizione di fondo che non riguarda solo lei, ma un intero movimento: l’ignoranza. In questo caso i 370 gradi (ché se poi si va a sentire con accuratezza la registrazione sono pronunciati in modo da sembrare una fusione di 360 e 370) sono il sintomo di una indigenza scientifica che è dimostrata non solo dal fatale numero, ma anche dalle argomentazioni che la Ministra ha portato nel corso della trasmissione e che trova quotidiana attestazione in altre pubbliche performance di altri esponenti del movimento. Appunto questo è da discutere, e a tal fine vediamo cosa in effetti ha detto la Ministra, al di là dei titoli, diventati delle vere e proprie fake news, spesso in contrasto con i contenuti, ma che vengono così appositamente confezionati perché ormai le persone nel 90% dei casi si fermano ad essi. E così l’effetto mediatico e propagandistico giunge ad effetto.

Innanzi tutto la Lezzi ha precisato che – contrariamente a quanto da tutti detto – il famoso Comitato per la divulgazione scientifica non mira a “controllare nel senso di gestire” (cioè stabilire in via preventiva quello che sarà divulgato oppure no) bensì di “dare tutte le versioni possibili in merito a un determinato argomento, non soltanto una informazione”; infatti è chiaro che nella ricerca scientifica “ci sono diversi filoni intorno a un determinato argomento, che se poi convergono è tanto di guadagnato, ma a nostro avviso è bene informare a 370 gradi il cittadino; e soprattutto il servizio pubblico lo deve fare, magari dando la possibilità alla comunità scientifica di smentire nel merito eventualmente quelle che sono delle false informazioni che possono anche entrare nell’opinione pubblica senza essere gestite”. Questa la trascrizione fedele di tutto quanto detto, senza omissione alcuna.

Ebbene chi abbia un po’ praticato il dibattito sulla scienza negli ultimi trent’anni sa bene come sia tramontata l’idea di una scienza monolitica e tutta d’un pezzo: v’è un’ampia letteratura critica che – a cominciare da Kuhn e passando per Polanyi, Fleck, Feyerabend, Latour, la riflessione dei Science and Technological Studiese così via (bibliografia fornibile a richiesta) – ha sottolineato come anche nella scienza esistono controversie, diversi approcci, scuole differenti, programmi di ricerca scientifica concorrenti. E che questo accade specie nei campi che sono ai margini o alle frontiere della scienza, cioè quando ci si avventura su territori inesplorati, dove le conoscenze a disposizione e le metodologie sinora utilizzate risultato inaffidabili. Consiglio in proposito l’articolo “Fast and Frugal Heuristics at Research Frontiers” (2016), che non è scritto dalla Lezzi e nemmeno da Rocco Casalino, ma da uno dei più rinomati e autorevoli filosofi della scienza contemporanei, Thomas Nickles.

Ovviamente non si tratta di mettere a confronto – come il gusto per il paradosso e la pregiudiziale ostilità ha spinto molti a fare – le tesi dei sostenitori della terra piatta o della creazione biblica con le attuali teorie scientifiche, ma piuttosto di mettere in luce come all’interno della stessa comunità scientifica, su certi fenomeni e in certi campi, non vi sia una opinione unanime sulle soluzioni da approntare e sul modo di interpretare correttamente l’esperienza. Questo accade su questioni apparentemente lontane da noi (ad es, riguardanti la meccanica quantistica, il suo rapporto con la relatività o anche questioni di carattere cosmologico), ma anche su cose assai più vicine, come ha dimostrato il caso della Xylella o come accade in merito ai cambiamenti climatici o sulla questione dei vaccini. La storia è ricca di episodi in cui teorie apparentemente incrollabili sono risultate del tutto infondate (qualcuno ricorda l’etere luminifero o il flogisto, o la fusione fredda?, per citare solo gli episodi che mi vengono in mente) e invece altre teorie o concezioni, messe nel dimenticatoio perché in contrasto con le concezioni dominanti, si sono poi rivelate feconde indicazioni euristiche che hanno dato luogo e nuove scienze. Come anche di casi di ricerche artatamente pilotate verso particolari risultati (ricordate il caso ben narrato nel film Insider – Dietro la verità, con Russell Crowe? Se non lo avete visto, fatelo). E si potrebbe a lungo continuare con esempi di questo tipo, per cui esercitare una sana e oculata “strategia del sospetto” non è indice di dogmatismo, ma è il principio stesso della ricerca scientifica. Come diceva R.K. Merton, è peculiare della scienza lo scetticismo organizzato, ovvero la disponibilità della comunità scientifica a sottoporre a critica sistematica, sincera e non pregiudiziale le idee e le proposte avanzate al suo interno, in nome del progresso stesso della scienza.

Il presentare i problemi e le teorie scientifiche sempre “alla Angela” (il cui lavoro è in ogni caso meritorio) dà l’impressione alla gente che su ogni problema esista una sola soluzione, quasi si trattasse di trovare il risultato di un algoritmo. Il che diventa estremamente dannoso quando si tratta, ad es. di questioni che concernono l’economia, che a volte viene presentata come una scienza analogamente alla matematica o alla fisica, mentre invece è il campo in cui le teorie e le concezioni sono le più diverse, anche perché qui entrano in gioco i fini che si vogliono realizzare. E tanto più le questioni sono socialmente rilevanti, tanto più smuovono interessi economici, ancor più il dibattito può essere profondo sia in relazione alle diverse opzioni che possono essere assunte, sia anche per i possibili interessi esterni che possono muoversi in favore di una posizione o di un’altra e condizionare di conseguenza la ricerca; che non è sempre pura come Biancaneve. E non parliamo di ambiti più soft come la sociologia o la psicologia…

Insomma una presentazione critica di quello che è lo stato della discussione scientifica (e non il confronto con tesi tratte da libri sacri o da leggende o altre forme di sapienza o superstizioni popolari spesso messe in campo) non è affatto essere antiscientifici, ma piuttosto abituare al pensiero critico, antidogmatico, a vedere le cose con prospettive diverse e a considerare come in molti ambiti ad importare sono le decisioni umane e i valori che ne stanno alla base, piuttosto che le imprescindibili ed univoche esigenze di una tecnologia e di una scienza presentate come dogmaticamente unitarie e da non mettere in discussione. Non si tratta di mettere a dibattere allo stesso tavolo uno scienziato e un teologo esponente di qualche fede religiosa (ma quando conviene, a volte lo si fa); ma se ci sono scienziati accreditati che sostengono visioni diverse, anche se minoritarie, potrebbe essere utile starli ad ascoltare. Dalle loro difformi idee potrebbero venir fuori delle prospettive in grado di permettere agli stessi scienziati di aggiustare, modificare o perfezionare le concezioni esistenti. Invece, nascondere tali diversità avrà come conseguenza il ricacciare molte persone – diffidenti per vari motivi verso la scienza ufficiale (e di motivi ce ne sono, anche se qui non possiamo soffermarci su di essi) – nell’alveo della superstizione e di cadere preda di astrologi, fattucchiere e guaritori. Far vedere invece una scienza critica, articolata al suo interno, con dibattiti e opinioni diverse, contribuirebbe ad umanizzarla e a diffondere tra la gente l’idea che le risposte da essa fornite non sono assolute, ma sempre circostanziali, all’interno di certi ambiti di applicazione, spesso approssimate e che quindi non esiste una riposta univoca a domande univoche. Anche la scienza può errare e su molti campi le sue risposte sono assai ipotetiche e congetturali, non la parola di Dio scolpita sulla pietra, da rispettare alla lettera. E capire che il metodo scientifico non è una pistola puntata sull’avversario (come nel filmato qui sotto).

Ecco, io penso che sia questo il senso da dare alle parole della Lezzi e alla proposta di un Comitato come quello suggerito dall’on. Gallo, al di là del modo approssimativo e spesso inesatto con cui ci si esprime. Ma per cogliere tale intenzione, bisogna non essere accecati da un pregiudiziale furore politico e cercare con maggiore pacatezza di comprendere quanto possa esservi di sensato in delle affermazioni a prima vista “strane”. E bisogna, soprattutto, non fermarsi a leggere i titoli degli articoli, ma applicare un’ottica, diciamo, a 420 gradi (va bene così?).

Send to Kindle

41 Commenti

  1. Mi sembra che dietro ad argomentazioni colte e condivisibili, restrigendo il consesso ai cultori di una disciplina, ci sia una operazione di captatio benevolentie o, più probabile, un po’ di narcisistico compiacimento, nell’affermare che ci sbagliamo quando li giudichiamo dei rozzi ignoranti. Bello, ma fuori contesto: è una tesi che non compro.

  2. Non si possono non sottoscrivere le riflessioni del prof. Coniglione.
    Mi permetterei di aggiungere che quando le convinzioni politiche entrano in gioco, anche per gli accademici più ferrati è impossibile mantenere idee chiare e distinte e operare discernimento. Non si perdona al ministro lo scarto di dieci gradi. Ma davvero questo piccolo svarione ci dice qualcosa sullo stato della cultura e della ricerca scientifica in Italia? Davvero la comunità scientifica non ha bisogno di tatto, di senso della misura e, soprattutto, di buona creanza nel confrontare tesi e opinioni? Potrei presentarvi una caterva di luminari di scarsa creanza; e di luminarie che si autoeleggono luminari.
    Quindi, al di là del “refuso verbale” della Lezzi (emendabile, a differenza di quelli che talvolta io per primo lascio nei miei saggi), il ragionamento che il ministro propone non sembra fare una piega, se non altro nella rettitudine e nella nettezza delle intenzioni che lo ispirano.

  3. Hmmm…..dopo l’assordante silenzio sul siluramento Battiston, questo post….è sempre più un ROARS delle stelle. Che dire: spero abbiate ragione (ma temo proprio di no). Ho qualche dubbio che in TV vedremo discussioni su Lakatos e Feyerabend e non piuttosto cose come la candela che riscalda una casa e l’effetto delle scie chimiche sui cambiamenti climatici. In bocca al lupo a tutti noi….

    • P.S. è di oggi la notizia degli otto contagiati da una prode famiglia no VAX in Puglia, fra cui una bimba di 11 mesi.

    • La vicenda Battiston è allucinante, demenziale. Un centro d’eccellenza ottimamente diretto, che viene decapitato nel silenzio generale. L’ultima che avevo sentito in proposito è che vorrebbero mettere un militare alla direzione dell’ASI. Sarebbe un nonsense drammaticamente esilarante. Questa scelta sembra confermare la vecchia ipotesi che Università e Ricerca siano dominio esclusivo del MEF, Confindustria e certi altri poteri forti. La vicenda Battiston mostra che la Lega, molto sensibile ai poteri forti, opera direttamente mettendoci coattamente “le mano” mentre le Stelle stanno a guardare. Dispiace per il viceministro 5S che appare all’oscuro di tutto, che decida di dimettersi asap?

    • La cialtroneria scientista di chi cerca di spaventare indossando i paramenti sacri della “scenza” televisiva, ventilando nefasti presagi a causa di untori di malattie mortali meno dell’influenza, è anche peggio della cialtroneria antiscientista di chi vende bicarbonato contro il cancro.
      Almeno i secondi non conoscono e mai hanno applicato il metodo scientifico.
      Tutto quello che lo scientismo produce è un allontanamento delle masse ancora maggiore dal ragionamento razionale che da un po’ di anni permette all’impresa scientifica di avere una reputazione.
      La reputazione che così velocemente si sta consumando grazie allo scientismo e ai suoi molti adepti dentro la Scienza.
      Cordialmente

    • Venerdi’ scorso sul Corriere c’e’ stato un intervento di Carlo Rovelli sulla vicendaASI/Battiston (che intendevo segnalare alla redazione ROARS) che dice le cose molto meglio di quanto avrei potuto fare io

  4. Concordo con Coniglione che accanirsi contro i lapsus dei politici sia uno sport sterile. E’ uno dei segnali del degrado del dibattito politico, fatto di frammenti di frasi, slogan di tre parole, likes ecc. Anche a Berlusconi capitò un lapsus analogo a quello fatto da Barbara Lezzi. Fu quando si lamentò della Lega per il suo “ribaltone di 360 gradi”. Poi spiegò che si riferiva agli spinori, che infatti sotto una rotazione di 360 gradi cambiano segno. Per rimanere in tema di meccanica quantistica, menzionata da Coniglione, è interessante osservare come l’interpretazione della scuola di Copenhagen rimanga una sorta di pensiero unico indiscutibile; ed è fatto divieto, specialmente ai giovani, occuparsene. Purtroppo, anche a livello internazionale, far ricerca sui fondamenti della meccanica quantistica è cosa possibile solamente per i senior scientists già affermati. Se un giovane ricercatore vuol entrare nell’accademia deve seguire rigorosamente il main stream, accumulando il più alto numero di citazioni possibili. E tutto questo nonostante ormai sempre più fisici ritengano che un nuovo paradigma possa venire solamente da una rivisitazione dei fondamenti della meccanica quantistica. Paradossalmente, oggi una teoria rivoluzionaria avrebbe molte più difficoltà ad affermarsi di quanto ne ebbe la relatività ristretta.

  5. Il post inizia bene. E` sciocco fissarsi sui 370 gradi, ma purtroppo certo giornalismo e` sciocco.
    Poi leggo cose del tipo `teorie scientifiche sempre “alla Angela”’, e li inizio a chiedermi di cosa stiamo parlando.
    Oppure “sia anche per i possibili interessi esterni che possono muoversi in favore di una posizione o di un’altra e condizionare di conseguenza la ricerca; che non è sempre pura come Biancaneve.” Di cosa diamine parla? Chi diavolo dice che la ricerca e` pura come biancaneve? Ma la storia di Nobel? La bomba atomica?
    Poi vedo “E capire che il metodo scientifico non è una pistola puntata sull’avversario”. Il metodo scientifico e` un metodo, se lo segui fai scienza, altrimenti no. Punto.
    “Ma per cogliere tale intenzione, bisogna non essere accecati da un pregiudiziale furore politico e cercare con maggiore pacatezza di comprendere quanto possa esservi di sensato in delle affermazioni a prima vista “strane”.” Davvero? Mi scusi, caro professore, questa cosa vale per i suoi studenti agli esami?
    Sono molto molto perplesso, per usare un eufemismo, nel leggero su ROARS cose del genere. Adesso vedo cosa dice Dagospia.

  6. Anche io, come fambros, vedo nell’avere messo i vaccini nella lista degli argomenti controversi, un’ulteriore conferma della vicinanza tra la redazione di ROARS (almeno una sua parte) e il M5S.

    Su altri punti toccati dall’articolo (“non giudicare da una gaffe”, “la scienza non è unanime, né immune da errori”, …), sono anche d’accordo, ma mi sembrano delle ovvietà di contorno (almeno per i lettori di ROARS, che sono per lo più accademici).

    • Penso che Roars a questo punto, per far contenti alcuni utenti e per non offendere la sensibilità di tutto l’arco costituzionale delle fazioni politiche, non debba continuare ad argomentare le proprie posizioni (condivisibili o meno), come farebbe qualsiasi uomo razionale e di scienza, ma debba per forza di cose scrivere cose del tipo:

      1- “Noi di Roars prima che leghisti siamo bossiani, per Umberto nutriamo un’autentica venerazione.”
      2- “A Roars abbiamo un rapporto sereno con il fascismo, lo consideriamo un passaggio della nostra storia nazionale” cit.
      3- “A Roars pensiamo che è meglio essere appassionati delle belle ragazze che gay.”
      4- “Non è un complesso di superiorità, è un fatto oggettivo. Berlusconi ha una caratura imparagonabile.” cit.
      5- “Noi di Roars facciamo un hashtag Enrico stai sereno, vai avanti”
      6- “Esci dal blog, Grillo” cit.

      Quando il preconcetto prende piede, la stupidità dilaga e l’olocausto è più vicino.

    • Le questioni “A: base scientifica dei vaccini” e “B: imposizione dei vaccini per legge” sono distinte. Qui mi pare si parlasse della questione A, mentre l’articolo su Nature parla della questione B, quindi onestamente non capisco il senso di questa risposta.

      Di segni che ROARS sia particolarmente indulgente verso il M5S io ne ho visti diversi negli ultimi tempi. Proprio perché trovo ROARS interessante e lo leggo sempre volentieri, mi sta a cuore che rimanga imparziale. Se invece voi della redazione siete convinti che siamo noi a vedere qualcosa che non c’è (a causa della nostra visione a schieramenti preconcetti), va bene lo stesso (ne prendo atto).

    • “Le questioni “A: base scientifica dei vaccini” e “B: imposizione dei vaccini per legge” sono distinte. Qui mi pare si parlasse della questione A, mentre l’articolo su Nature parla della questione B,”
      ___________
      Nell’articolo di Coniglione, leggo “o sulla questione dei vaccini” che non mi sembra proprio che specifichi A o B. E va detto che gran parte della discussione è stata su B anche se spesso si è fatto finta che fosse su A. Coniglione si occupa di filosofia della scienza da tempi non sospetti. È un segno dei tempi che delle considerazioni (persino abbastanza ovvie) vengano lette in funzione di schieramenti partitici.
      Un commento finale anche sulla questione A. Che i vaccini abbiano una base scientifica non va scambiato con posizioni “da stadio” del tipo vaccini sì/vaccini no. I vaccini, come i farmaci, sono soggetti a regole di sperimentazione clinica e di vigilanza. Un approccio razionale e scientifico è convincere l’uomo della strada che il modo migliore di procedere è valutarne l’efficacia e i rischi secondo severe procedure scientifiche e che qualche errore è pure inevitabile, ma che la rivedibilità dei risultati (secondo procedure scientifiche) è l’unica ancora di salvezza. Altrimenti, una volta che Wakefield (https://it.wikipedia.org/wiki/Andrew_Wakefield) aveva pubblicato su Lancet (!) dati che mostravano connessione tra alcuni vaccini e l’autismo, avremmo dovuto cristallizzare il dibattito su quel risultato?

    • Carissimo Giuseppe, se c’e` tanta confusione, voluta o no, sulla questione A e B, il sicuramente bravo prof Coniglione poteva evitare di generarne altra specificando meglio. Tenendo conto di quanto l’argomento tenda a scaldare anche gli animi piu` nobili.
      Riguardo al commento sulla questione A. C’e` una bella fallacia nel suo ragionamento. Premessa: i farmaci sono regolamentati (e tutto il resto) ed e` giusto che i risultati vengano monitorati (rivisti). Come si fa a non essere d’accordo? Conclusione: anche la validita` dei vaccini va ridiscussa. Inducendo chi legge a pensare che questa cosa non succeda. La ciliegina sulla torna e`il commento su Lancet: usa un caso di malafede (e dati inventati) come prova che ci possono essere degli errori nella scienza e che sia giusto ridiscuterne.
      Direi che se questo e` il livello della discussione in un posto “alto” come ROARS, allora abbiamo un problema serio.

    • “Conclusione: anche la validita` dei vaccini va ridiscussa. Inducendo chi legge a pensare che questa cosa non succeda.”
      __________
      In quanto a fallacie, non mi sembra male quella di considerare non quello che sta scritto ma ciò che (presumibilmente) induce a pensare.
      ==========
      “La ciliegina sulla torna e`il commento su Lancet: usa un caso di malafede (e dati inventati) come prova che ci possono essere degli errori nella scienza e che sia giusto ridiscuterne.”
      __________
      L’articolo di Wakefield è stato pubblicato nel 1998 in una rivista considerata di massimo prestigio (Lancet) e ritirato (“retracted”) 12 (dodici) anni dopo:
      The editors of the Lancet. Retraction—Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children. Lancet2010;375:445
      _______
      La documentazione delle manipolazioni sembra aver richiesto ancora più anni e, per di più, essere stata portata alla luce da un giornalista esterno alla comunità scientifica:
      _______
      “But it has taken the diligent scepticism of one man, standing outside medicine and science, to show that the paper was in fact an elaborate fraud.

      In a series of articles starting this week, and seven years after first looking into the MMR scare, journalist Brian Deer now shows the extent of Wakefield’s fraud and how it was perpetrated (doi:10.1136/bmj.c5347). Drawing on interviews, documents, and data made public at the GMC hearings, Deer shows how Wakefield altered numerous facts about the patients’ medical histories in order to support his claim to have identified a new syndrome; how his institution, the Royal Free Hospital and Medical School in London, supported him as he sought to exploit the ensuing MMR scare for financial gain; and how key players failed to investigate thoroughly in the public interest when Deer first raised his concerns.”
      https://www.bmj.com/content/342/bmj.c7452.full
      ________
      Un altro caso di risultati “scientifici” che crollano solo dopo che interviene un giornalista è quello di Macchiarini (preliminarmente scagionato sia dal Karolinska che da Lancet), di cui abbiamo già parlato altrove:
      https://www.roars.it/online/il-karolinska-travolto-dal-caso-macchiarini-is-the-reputation-of-the-medical-establishment-worth-more-than-human-life/

    • Mi scuso, probabilmente il suo commento sulla questione aveva tutto un altro significato. Provo a vedere se riesco a capire.

      “Che i vaccini abbiano una base scientifica non va scambiato con posizioni “da stadio” del tipo vaccini sì/vaccini no.”
      Mi sembra corretto. Credo che la maggioranza della comunita` scientifica la pensi in questo modo. In questo contesto, il modo di porsi di Roberto Burioni, ad esempio, non mi piace per nulla. Ma i tempi della scienza e quelli della comunicazione sono differenti.

      “I vaccini, come i farmaci, sono soggetti a regole di sperimentazione clinica e di vigilanza. ”
      Non si precisa mai abbastanza.

      “Un approccio razionale e scientifico è convincere l’uomo della strada che il modo migliore di procedere è valutarne l’efficacia e i rischi secondo severe procedure scientifiche”
      Sono d’accordo. Ma anche qui, credo che la maggioranza la pensi in questo modo. E sono molti che di lavoro si occupano proprio di raccontare la parte di scoperta e verifica della scienza. Dovra` pero` concordare che una parte de “l’uomo della strada” e` completamente sorda a qualunque spiegazione logica/razionale.

      “e che qualche errore è pure inevitabile, ma che la rivedibilità dei risultati (secondo procedure scientifiche) è l’unica ancora di salvezza.”
      Anche su questo credo siano molti quelli che sono d’accordo.

      Tutto molto ragionevole. Ma tutto questo cosa c’entra con la questione specifica della sicurezza dei vaccini? Perche’ e` vero per ogni farmaco, ma non vedo manifestazioni contro l’aspirina, che pure e` piu` dannosa dei vaccini. Sta forse dicendo che i vaccini vanno ricontrollati? Che ci sono evidenze sulla loro non sicurezza e che quindi vanno ricontrollati? Che i vaccini non seguono i normali controlli di tutti gli altri farmaci? Lo dico seriamente e con umilta`. Che cosa voleva dire con il suo commento?

      Proseguendo su Wakefield. Come gia`scritto, lei parla di errore nella frase prima, ma qui siamo in presenza di frode, che, spero concordera`, non e` un errore. Ma a riguardo di Wakefield, e` proprio un caso tipico di come funzionano le cose. Nell’articolo di bmj che lei cita, se prosegue nella lettura leggera`:
      “As the ensuing vaccine scare took off, critics quickly pointed out that the paper was a small case series with no controls, linked three common conditions, and relied on parental recall and beliefs”
      E subito dopo
      “Over the following decade, epidemiological studies consistently found no evidence of a link between the MMR vaccine and autism”
      Davvero Wakefield e` un esempio di comunita` scientifica che non funziona?

      Macchiarini. Mi cita di nuovo un caso di frode, o forse in questo caso si e` andato pure oltre. Inoltre credo debba leggere bene la storia (o commentarla meglio), perche’ gia` nel 2010 Macchiarini era finito, se non
      https://forbetterscience.com/2018/08/06/how-macchiarini-was-recruited-to-karolinska/

      Ora, la cosa piu` interessante di tutto questo discorso e` che si e` partiti dal controllo politico che certi governanti vogliono dare alla ricerca. L’articolo e alcuni commenti vedono questa come una possibili oppurtunita` per liberare la scienza dallo scientismo dogmatico. Per supportare questo vengono citati due esempi in cui la copertura politica, e non scientifica, ha generato dei mostri. Questa cosa a me sembrava un fallace, ma probabilmente sono uno scientista presuntuoso.

    • Andrea Schaerf ha contestato Coniglione in questi termini:
      ____________
      “avere messo i vaccini nella lista degli argomenti controversi, un’ulteriore conferma della vicinanza tra la redazione di ROARS (almeno una sua parte) e il M5S”
      ____________
      Cosa aveva scritto Coniglione?
      ____________
      “all’interno della stessa comunità scientifica, su certi fenomeni e in certi campi, non vi sia una opinione unanime sulle soluzioni da approntare e sul modo di interpretare correttamente l’esperienza. Questo accade […] anche su cose assai più vicine, come […] sulla questione dei vaccini.”
      ____________
      Nel caso dei vaccini, basta leggere Nature (non il blog di Beppe Grillo) per rendersi conto che le cose stanno proprio come dice Coniglione: https://www.nature.com/articles/d41586-018-00660-y
      ____________
      Allora Schaerf cerca di correggere il tiro:
      ____________
      “Le questioni “A: base scientifica dei vaccini” e “B: imposizione dei vaccini per legge” sono distinte. Qui mi pare si parlasse della questione A, mentre l’articolo su Nature parla della questione B, quindi onestamente non capisco il senso di questa risposta”
      ____________
      Eppure Coniglione aveva scritto in questi termini: “non vi sia una opinione unanime sulle soluzioni da approntare”, il che sembra proprio riferirsi più a B che ad A.
      In un commento io preciso che anche per quanto riguarda A, la forza dell’approccio scientifico sta proprio nell’antidogmatismo che è la migliore garanzia anche ai fini della correzione degli scivoloni in cui incorre la comunità scientifica.
      Sul processo alle intenzioni (“Che cosa voleva dire con il suo commento?”) sorvolo per carità di patria. Ho scritto cose chiare e che, come lo stesso Davide P riconosce, sono largamente condivisibili.
      Che una rivista considerata prestigiosa come Lancet finisca per ritirare (dopo un po’ di anni) un articolo su una questione di grande rilevanza è un esempio rilevante: infatti, attraverso i meccanismi di peer review (di Lancet, non di una rivista predatoria) la comunità scientifica aveva dato una certificazione prestigiosa a quei risultati. Nel caso di Macchiarini, il fatto che la comunità scientifica sia stata chiamata in causa è testimoniato dalle dimissioni del segretario del comitato che assegna il Nobel per la medicina e dalla conseguente richiesta di sospendere per un anno l’attribuzione del premio Nobel (https://sverigesradio.se/sida/artikel.aspx?programid=2054&artikel=6511067). Che si trattasse di frode non mi sembra un attenuante: se persino delle frodi possono arrivare così lontano, a maggior ragione si deve mantenere l’atteggiamento antidogmatico auspicato da Coniglione.
      Su Macchiarini: chi legge bene la sua storia sa che nel 2015 era uscito un editoriale su Lancet che lo dava per scagionato citando gli esiti dell’inchiesta interna al Karolinska:


      Ecco cosa era successo:
      ________________________
      “KI’s vice chancellor at the time, Dr Anders Hamsten, called in an outside expert, Dr Bengt Gerdin, from Uppsala University Hospital, to lead an investigation. In May 2015, Gerdin reported back, concluding that by-and-large the whistleblowers were right: Macchiarini was guilty of scientific misconduct.

      But in August 2015 Hamsten and the KI management threw out Gerdin’s report. Based on undisclosed evidence they had seen – which Gerdin had not – they reaffirmed their faith in the surgeon and extended his contract.”
      https://www.bbc.com/news/magazine-37311038
      ________________________

      Ci volle un documentario televisivo nel 2016 (https://www.svt.se/dokument-inifran/experimenten-in-english) per riaprire il caso e far rotolare diverse teste, fino ai vertici del Karolinska Institute e nel comitato del Nobel per la medicina:
      ____________
      The secretary of the Nobel Committee for Physiology or Medicine, Urban Lendahl, resigned in February 2016, owing to his involvement in recruiting Macchiarini to Karolinska Institutet in 2010. Shortly afterwards the vice chancellor, Anders Hamsten, who in 2015 had cleared Macchiarini of scientific misconduct also resigned.
      ___________
      Davide P: “vengono citati due esempi in cui la copertura politica, e non scientifica, ha generato dei mostri”
      ___________
      Mi sembra chiaro che in entrambi i casi è difficile se non impossibile usare la politica come capro espiatorio.

    • Cerchero` di essere diretto.
      La mia posizione e` che al momento non c’e` nessuna evidenza che i vaccini siano piu` pericolosi delle malattie che prevengono.
      Quale e` la posizione della redazione di ROARS?

  7. Concordo sullo squallore mediatico imperante che per pura dabbenaggine è capace di fare fuoco e fiamme solo su particolari completamente insignificanti non accorgendosi (?), forse essendo incapace di formulare una alternativa politica valida, che va a tutto vantaggio del consenso popolare al governo.

    Il discorso della Lezzi, di base per la proposta Gallo, è condivisibile dal punto di vita razionale ed è molto di buon senso in generale. Nel merito però della proposta il lavoro di una commissione dipende molto da quale indirizzo politico assume. Per esempio se una tale commissione, insediata anche con le migliori intenzioni, dovesse essere indirizzata a funzionare come un imbuto per selezionare le ricerche che politicamente possono avere un immediato ritorno di consenso, non risolverebbe nulla e realizzerebbe un ulteriore danno per la comunità scientifica (con molto vantaggio per pochi e sempiterni “scenziati”) dello stesso tipo a cui si assiste da alcuni anni, da quando la ricerca scientifica libera è stata gioiosamente e volontariamente assoggettata all’interesse politico-economico, grazie all’indefesso lavoro di una parte consistente dell’accademia italiota.

    Coniglione fa bene a sottolineare che se ne ha abbastanza della visione, vecchia e bocciata da anni, della scienza come monocromatica sulle questioni di suo interesse. Certo però che mi pare ancora diffusa questa visione fideistica, basata su un atteggiamento ultra-riduzionista, che di solito suggerisce e presenta soluzioni semplici (fa anche più figo e richiama più soldi) a problemi complessi.
    Spesso se ne può notare la buffa esistenza quando lo “scenziato” appartenente a questo credo, che per tale motivo si sente superiore al popolo bue con i suoi splendidi sacri paramenti dell’assoluto, va in tv (o online) in qualità di esperto; di solito l’esperto non ti dice che -cancro- è una parola che non vuol dire nulla, data la variabilità e le enormi differenze tra i vari tipi esistenti, e che quindi “UNA cura contro il cancro” non ha senso compiuto come frase in italiano. Ovvio che non lo dice, la soluzione, esattamente come è un jingle pubblicitario, deve essere sempre semplice, accattivante e facilmente ricordabile.

    A questa “scenza” che ormai si è sostituita, in qualità di ancella del potere politico-economico, alla religione nel diffondere speranza e attraverso tale speranze imporre, o almeno far digerire, le decisioni politiche alle masse popolari, che necessariamente deve essere lineare, rapida, quasi estetica nel proporre soluzioni semplici ed immediate e presentarle come definitivamente risolutive dei problemi complessi, non può piacere il confronto aperto e deve contrastare attivamente la riflessione e quella lenta digestione razionale delle questioni sollevate quotidianamente dai risultati della ricerca scientifica.

    La Scienza è sempre stata la coltivazione prolifica del dubbio come motore di nuova conoscenza.
    Da quando l’impresa scientifica è stata parametrata (si potrebbe indicare quasi il giorno in cui è avvenuto) secondo i dettami di qualsiasi processo produttivo di beni e merci di consumo, acquisendo regole e tempistiche proprie del capitalismo neoliberista, la nuova “scenza” si basa solo ed esclusivamente sulla certezza del dato scientifico.
    E visto che il dato scientifico è assolutamente certo, non c’è più bisogno di pensare criticamente sollevando dubbi, basta credere e chi non crede è soltanto un rozzo ignorante miscredente con il quale non c’è confronto possibile perché la “scienza non è democratica” (il mantra farlocco del mediocre scientista).
    Sarà per questo che molte pubblicazioni scientifiche sono false?
    https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.0020124

    “Una recente ricerca scientifica dimostra…” Potete completare la frase come meglio credete, ci sarà sempre una ricerca scientifica di stampo scientista in supporto delle vostre menzogne.
    https://www.youtube.com/watch?v=0Rnq1NpHdmw

    Fin quando la comunità scientifica farà finta di nulla su questo (quasi sempre per vantaggio economico), non ci si lamenti più per favore del “popolo ignorante” che DEVE CREDERE nella “scenza”.

    Cordialmente

    • Che fatica pero`.
      “cancro- è una parola che non vuol dire nulla, data la variabilità e le enormi differenze tra i vari tipi esistenti, e che quindi “UNA cura contro il cancro” non ha senso compiuto come frase in italiano.”
      Naturalmente la frase ha un senso compiuto. Piuttosto e` una semplificazione giornalistica. Io faccio ricerca sui tumori e mi e` capitato di parlare con giornalisti “generalisti” (quindi non specializzati nel divulgare la scienza) ed e` davvero difficile far passare un messaggio appena piu` complesso. Perche’? Sono moli i fattori che concorrono e sicuramente andrebbe fatto di piu` in termini di divulgazione scientifica. Ma fare divulgazione costa e nessuno ti da i soldi per farlo.
      “la nuova “scenza” si basa solo ed esclusivamente sulla certezza del dato scientifico” Quella “vecchia” su cosa si basava? La cabala?
      “E visto che il dato scientifico è assolutamente certo” Da questo pezzetto di frase si capisce quanto poco sia chiaro il metodo scientifico. Perche’ il dato e` certo (se non e` taroccato) fino a che non vengono prodotti dei dati che li confutano. E magari questi nuovi dati vengono prodotti con metodologie e tecnologie diverse. Sempre in relazione allo studio dei tumori, molte teorie degli anni ’90 sono state estese o persino confutate dall’avvento del sequenziamento del genoma. Questo perche’ il sequenziamento ha permesso di “vedere” cose che prima non si vedevano e gli scienziati sono stati costretti (dal metodo che adottano) a rivedere le teorie per spiegare le nuove osservazioni. E questo e` un processo dinamico che non si ferma. Si chiama scienza.
      “la scienza non è democratica” e` un frase infelice che in effetti andrebbe evitata perche’ introduce una certa confusione.
      E riguardo all’articolo di “plos medicine” citato, si parla di pubblicazioni in ambito biologico/medico (anche se l’autore e` un po’ ambiguo), non di ricerca scientifica in generale. Inoltre l’articolo, che credo lei non abbia letto, non dice che gli scienziati sono menzogneri, ma che c’e` un problema di significativita` statistica nella ricerca biomedica. Problema noto e di cui si dibatte molto nella comunita`. Qui i problemi sono la (scarsa) formazione matematico/statistica dei ricercatori e l’enorme pressione competitiva a cui sono sottoposti, sempre in ambito biomedico.

    • @DavideP1-non capirò mai abbastanza l’anonimato su un blog di scienziati e/o accademici dove ci si dovrebbe confrontare apertamente con degli argomenti. Ma evidentemente è un problema mio;
      2-“Naturalmente la frase ha un senso compiuto. Piuttosto è una semplificazione giornalistica.”
      Peccato che le semplificazioni portino a lasciare per strada il senso pieno del discorso e della sua complessità intrinseca inficiando la comprensione, ed alla fine il tutto si concreziona in una poche o addirittura sola parola: ho fatto l’esempio “cancro” ma poteva essere riscaldamento globale. Questo non fa bene al pensiero critico ma tira su masse di persone intellettualmente abituate a semplificare anche quando non dovrebbero e anche in campo medico scientifico (sono molto più semplici da gestire). Inoltre pare quasi che per divulgare in modo comprensibile scienza si debba semplificare fino alla infantilizzazione del telespettatore (al quale magari poi si deve chiedere il contributo, ma questa è un’altra faccenda). Quindi per chi fa scienza in modo serio la frase “UNA cura contro il cancro” non ha senso compiuto ed è solo uno spot pubblicitario, perché risponde alle stesse esigenze comunicative;
      3 “Io faccio ricerca sui tumori… ed e` davvero difficile far passare un messaggio appena piu` complesso.”
      Non c’è bisogno di sapere cosa fa lei per verificare la difficoltà di interfacciarsi con il giornalista generalista (questa difficoltà nasce dal fatto che spesso gli obiettivi sono diversi), ma deve tener presente che le difficoltà incontrate sono comunque un problema a suo carico che è scienziato serio e non del giornalista. Non è più sostenibile in ambito scientifico l’atteggiamento di chi incapace di spiegarsi bene fa ricadere la colpa sull’ascoltatore (“sono stato frainteso” oppure “non mi ha capito”), soprattutto in ambito di divulgazione scientifica che non è proprio la stessa cosa che spiegare come sono fatte le brioscine nella pubblicità;
      4-“Quella “vecchia” su cosa si basava? La cabala?”
      Dubbio critico, rigore e metodo scientifico. Basta e avanza per cancellare stuoli di “scenziati” pubblicisti. Da Galileo in poi è sempre stato così, lei lo sa ma forse non se lo ricorda;
      5-“Perche’ il dato e` certo (se non e` taroccato) fino a che non vengono prodotti dei dati che li confutano.”
      Al netto delle sempre più frequenti frodi scientifiche (chissà come mai), appunto perché è così come lei scrive si dovrebbe essere abbastanza rigorosi scientificamente dal non sostenere, come invece spesso si fa quotidianamente ammantandoli di una certezza assoluta quindi immutabile nel tempo, che poiché la “scenza” fornisce dati certi, la realtà che ne consegue è questa, unica e monolitica (perché lo dice la “scenza”), e quindi anche le scelte sociali non possono che realizzarsi secondo una unica e sola direzione (per es. o i vaccini fanno bene SEMPRE e comunque o fanno male SEMPRE e comunque; o il global warming è causato dall’uomo o non lo è, etc. etc.). È quello che intendo quando evidenzio la radice comune tra lo scientismo diffuso ed il suo contrario altrettanto diffuso; entrambi per vivere e guadagnare hanno bisogno di CREDENZE, nette, uniche, immutabili ed assolute da somministrare al popolo. Non è un discorso esclusivo dell’ambito scientifico badi bene, se ne possono trovare tracce abbondanti in tutti gli ambiti umani che tendono a polarizzare le questioni per scopo politico e per tornaconto. Se si ha bisogno di masse da polarizzare allora si deve chiedere, attraverso l’uso di slogan semplici, ed ottenere un atto di fede in modo da poter dividere in due schieramenti contrapposti in un eterno alternarsi di accuse e controaccuse. Finché l’ambito scientifico era protetto dalle sue regole intinseche rigorose, magari essendo anche troppo chiuso al confronto esterno, era al riparo dai lati negativi di tale approccio. NON sto desiderando nostalgicamente un passato (pieno di altri errori), sto analizzando alcune delle cause della frequente fallacia della “scenza” nel convincere le persone che il bicarbonato NON cura il cancro o il vaccino contro il morbillo è utile nel prevenire la malattia e le sue complicanze: utilizzando il metodo polarizzante dell’antiscientista NON sarà mai reputazionalmente molto diversa dai ciarlatani senza camice bianco;
      6-“la scienza non è democratica” e` un frase infelice che in effetti andrebbe evitata perche’ introduce una certa confusione;
      concordo, perché è falsa;
      7-“Inoltre l’articolo, che credo lei non abbia letto, non dice che gli scienziati sono menzogneri, ma che c’e` un problema di significativita` statistica”
      Io ho scritto:”“Una recente ricerca scientifica dimostra…” Potete completare la frase come meglio credete, ci sarà sempre una ricerca scientifica di stampo scientista in supporto delle vostre menzogne.” quindi in italiano corrente si dovrebbe intendere che le ricerche scientifiche scientiste supportano le menzogne dette esattamente come viene descritto nel il divertente monologo linkato. Ma evidentemente NON MI SONO SPIEGATO a sufficienza;
      8-“Inoltre l’articolo, che credo lei non abbia letto,”
      Le credenze appunto… smetta di credere e ritorni a pensare criticamente così magari ci si confronta costruttivamente.

      Cordialmente

  8. non posso che concordare con DavideP e fambros:
    seguo da anni ROARS, ma ormai ho deciso di abbandonarlo e questo sarà il mio ultimo commento e la mia ultima visita – trovo insopportabile questa deriva da “scienza alternativa” che si arrampica sugli specchi per giustificare le uscite incompetenti, spocchiose e arroganti di questi nuovi governanti.

    In ogni caso l’estensore dell’articolo non si preoccupi: è da tempo che la RAI è pronta per la “par condicio scientifica” – per esempio avendo spesso Franco Battaglia come esperto scientifico che nega gli effetti del riscaldamento globale.
    Quindi non mi sorprenderà vedere un bel dibattito sui vaccini con un “professorone” a favore e un “scienziato vicino alle gente” contrario oppure un bel servizio su “l’episodio controverso” dello sbarco sulla Luna (definizione del sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia).

    E voi volete giustificare questa ignoranza totale condita di complottismo paranoico e spocchia giacobina con Thomas Nickels?

    Fate pure, ma io scendo da questo vagone…. vi auguro buon viaggio

    • “Luca Serravalle ha lasciato il gruppo”
      Personalmente me ne farò una ragione. Roars potrà sempre offrirle il rientro a condizioni più vantaggiose (potrebbe chiedere i minuti illimitati o 50G).

      Prima di arrendermi alla ferale notizia però mi permetta di osservare che la scienza di solito, quando è di un certo livello, non si rifiuta mai di discutere nel merito delle questioni, portando dati e adducendo argomentazioni più o meno forti alle proprie tesi.
      Il suo commento pare piuttosto intriso di una certa stupidità scientista.
      Parte da un assunto (che Roars abbia la deriva alternativa) che è solo una sua impressione, tende solo a delegittimare quanto scritto nel post non entrando nel merito della questione ma trattandola in termini assoluti e con la logica del marchese del Grillo non argomentando la sua posizione. Facile che faccia molta strada nell’accademia scientista.
      Continua condendo di banalità da bloggaro qualunque il suo assunto senza esporre e analizzare minimamente le proprie posizioni e quelle che si contrappongono alle sue lucidissime farneticazioni scientiste (nessuno ha scritto quel che lei riporta come dibattiti ipotetici alla pari tra persone di culti diversi).
      Infine attribuisce in modo puerilmente pretestuoso frasi e/o intenzioni alla controparte Roars, sbattendo la porta alle sue spalle con sdegno tipico della mancata prima donna (un classico baronale anche un po’ ammuffito oramai).

      Avrei preferito il confronto scientifico duro ma aperto, magari discutendo nel merito i numeri della copertura vaccinale per il morbillo presenti sul sito ISS e la sua correlazione con il numero di casi di morbillo.
      Oppure confrontarsi su se l’auto elettrica sia effettivamente meno inquinante del diesel.

      Ma non si può discutere scientificamente perché lei da buon scientista qual è, si limita a contrapporre alla cialtroneria della “scenza alternativa” del bicarbonato contro il cancro, la cialtroneria della “scenza” scientista che non prevede il fornire argomenti a favore o contro una determinata tesi ma chiede solo atti di fede con tanto di scomunica e fatwa per i miscredenti (che non possono capire perché troppo pecoroni e che devono solo credere al santo scientista di turno) perché la realtà o è tutta bianca o tutta nera nel piccolo mondo della certezza scientista assoluta.

      Praticamente lei non si è ancora accorto di appartenere ad una delle due facce della stessa medaglia.

      Peccato, avrebbe potuto comportarsi da uomo di scienza.
      Ha preferito essere il contrario.
      Buon vaggio a lei

    • Carissimo Salvatore, lungi da me difendere Luca Serravalli, di cui, me ne scuso, non me ne importa niente. Purtroppo pero` non riesco ad esimermi dal ripondere a certi commenti che sono apperentemente ragionevoli, ma nascondono una certa quantita` di bullismo che sarebbe da evitare. Iniziamo?

      Per prima cosa, un commento generale. “non posso che concordare con DavideP e fambros” e` di fatto un’argomentazione, anche se solo a supporto. Se avesse voluto veramente rispondere nel merito avrebbe dovuto rispondere ai commenti citati.
      Dopo di che Luca Serravalli parte con un pippone che effettivamente ha molto del bar e poco delle sale accademiche. Si poteva ignorare, invece…

      ““Luca Serravalle ha lasciato il gruppo”
      Personalmente me ne farò una ragione. Roars potrà sempre offrirle il rientro a condizioni più vantaggiose (potrebbe chiedere i minuti illimitati o 50G).
      Prima di arrendermi alla ferale notizia però”
      Questo uso dell’ironia per delegittimare la controparte e` poco scientifica e molto scientista. Ma questo e` solo un parere, forse scientista.

      “a scienza di solito, quando è di un certo livello, non si rifiuta mai di discutere nel merito delle questioni, portando dati e adducendo argomentazioni più o meno forti alle proprie tesi.”
      Questa affermazione all’apparenza valida e sensata nasconde un trucco, o quantomeno un’ambiguita`. Se con discutere intende spiegare e non bollare come ignoranti (o qualunque altro aggettivo poco cortese) chi semplicemente non sa, sono assolutamente d’accordo. E` davvero estremamente fastidioso l’atteggiamento supponente di certi accademici. Se con discutere intende rimettere in discussione teorie ogni volta che qualcuno dice non ci credo, non credo che sia la via. Un esempio: terra piatta o terra sferica? Diciamo che arriva qualcuno che non crede che la terra sia sferica. Io come scienziato non devo assolutamente mettere in discussione la sfericita` della terra, ma spiegare il perche’ e` sferica e se fossi particolarmente bravo potrei portare delle evidenze empiriche (usando le ombre dei bastoni ad esempio).

      “Avrei preferito il confronto scientifico duro ma aperto, magari discutendo nel merito i numeri della copertura vaccinale per il morbillo presenti sul sito ISS e la sua correlazione con il numero di casi di morbillo.”
      Questa e` un’altra argomentazione poco scientifica. Se voleva portare degli argomenti alla sua tesi basati su dati poteva semplicemente farlo. Dire che sebbe stato bello sembra presupporre che esistano dei dati e che siano corretti. Un’argomentazione poco scientifica. A lato, sono appassionato di statistica quindi sarei sinceramente interessato a discutere di dati.

  9. Carissimi,

    anch’io ho più di una perplessità in merito a questo scritto. Per quanto sia condivisibile l’idea di mostrare l’esistere di un dibattito nella comunità scientifica, mi sembra ingenuo che questo sia l’effettiva intenzione degli attuali rappresentanti di governo i quali più e più volte si sono distinti per credulità nelle più conclamate scemenze. Il mio sospetto (praticamente una certezza, francamente) è che dietro si nasconda il solo intento di far passare per dibattito quello che dibattito non è, e sdoganare personaggi che vivono di scie chimiche, autismo-vaccino-indotto xilella-disseminata dagli agrari di Bari ed epidemie di provocate dalla Capua e cose simili quale controparte credibile di un dibattito.
    Senza contare che si verrebbe creare l’ennesima struttura il cui unico scopo è quello di indirizzare/gestire/finanziare la ricerca, ma non di farla direttamente; esautorando in questo e per l’ennesima volta gli scienziati (e la porcata ASI-Battiston che si appena consumata è l’ennesima manifestazione di questo fatto, ad essere ottimisti. Se invece si è pessimisti allora la si potrebbe spiegare con il desiderio di mettere le mani sulle commesse e l’indotto industriale che ASI si porta appresso).

  10. Trovo molto discutibile questo intervento.
    Che lo scientismo di stampo positivista sia passato e non faccia bene nè alla scienza nè alla sua divulgazione è ormai opinione diffusa. Ma questo nulla ha a che fare con una “commissione di controllo” sulla divulgazione scientifica, men che meno se applicata alla RAI. Commissione che nulla risolverebbe, da questo punto di vista, e niente di positivo porterebbe con se. Non conosco nessun precedente positivo in questo senso.
    L’unico modo per migliorare la qualità della divulgazione scientifica, anche dal punto di vista dell’equilibrio nel presentare i risultati della scienza e nel evidenziare le sue controversie, è quello di far crescere consapevolezza di queste dinamiche nei giornalisti scientifici in primis e negli scienziati in genere, cosa per la quale serve un lavoro culturale non una commissione parlamentare.
    Piero Angela, che certamente può essere preso ad esempio di positivismo ingenuo (anche se tanto bene ha fatto a questo paese) è uomo di un’altro secolo. Formato in anni in cui la scienza, nel suo presentarsi all’esterno, non ammetteva dubbi. In cui in generale nella comunicazione prevaleva lo stampo educativo.
    Ma abbiamo in Italia un master in giornalismo scientifico alla Sissa che sforna ragazzi con un livello di consapevolezza altissimo. Abbiamo trasmissioni, anche RAI (penso a Radio3Scienza) a cui nessuno ha da insegnare nulla in quanto a equilibrio e conoscenza delle dinamiche alle base delle controversie nella scienza (e se ne parlava anche questa mattina).
    Forse gli scienziati, alcuni scienziati, devono fare qualche piccolo passo in avanti in questa direzione. Ma al di là di qualche comunità più chiusa il livello culturale medio degli scienziati italiani si fa notare più per l’apertura che per la chiusura, più per abitudine a dibattere anche questioni epistomologiche che a rifuggirne.
    L’unico modo per migliorare è continuare a tenere aperto il dibattito tra giornalisti e scienziati, cercare occasioni per ampliarlo, stigmatizzare le volte che la scienza viene banalizzata. E’ principalmente un problema di formazione culturale, non di intervento (para)legislativo. La Lezzi ha detto una stupidaggine non per i 370°, che a me matematico non fanno né caldo né freddo, abituato come sono ai lapsus. Ha detto una enorme stupidaggione perché ha trascinato una questione seria in una arena da cui potranno venir fuori solo risposte inefficaci e incapaci di migliorare lo stato delle cose. Nella migliore dei casi inutili, molto più probabilmente dannose.

  11. Quando ho visto gli articoli di “Repubblica” e di altri a proposito di una “commissione di controllo sulla divulgazione scientifica”, ho creduto che si trattasse di una proposta di legge diversa da quella che avevo letto e commentato io. Sono andata a riguardarla, qui, e ho avuto conferma che il testo parlava di una

    Commissione per la divulgazione dell’informazione scientifica, al fine di selezionare le migliori forme di diffusione della più recente informazione culturale e scientifica a favore della collettività, da trasmettere attraverso il canale radiotelevisivo pubblico

    La commissione, pare. non si occuperebbe della selezione dei contenuti, ma delle forme di diffusione. Sarebbe, cioè. una commissione tecnica, non politica. Non avevo menzionato l’art. 3 bis della proposta di legge Gallo perché mi sembrava una questione marginale rispetto all’open access che è il suo tema prevalente, e forse anche non del tutto pertinente. Ammesso e non concesso, infatti, che una simile commissione tecnica sia necessaria, non vedo perché inserirla proprio in una legge sull’accesso aperto, il quale, almeno per me, è una questione di uso pubblico della ragione per tutti noi, scienziati, cittadini e cittadini-scienziati, e non di mera – paternalistica? – divulgazione.

    Sapete che oggi in Italia un articolo di scienze umane e sociali frutto della ricerca pubblica può essere reso liberamente disponibile in un archivio aperto istituzionale solo dopo due anni dalla pubblicazione? Che la Raccomandazione Europea del 2012 suggeriva di adeguarsi alla prassi internazionale (6 mesi per le scienze fisiche, mediche, matematiche e tecnologiche; 12 per quelle umane e sociali) ma che il legislatore italiano del 2013 l’ha inspiegabilmente disattesa? Non serve scomodare la filosofia della scienza per rendersi conto che tentare di mettere mano alle norme vigenti può essere forse una velleità, di fronte agli interessi oligopolistici che vengono messi in gioco e alla propria stessa inesperienza, ma non è certo una velleità dittatoriale. Ho usato in passato, proprio su queste pagine, la parola “fascismo”, e qualcuno l’ha trovata inappropriata, ma francamente mi sembra fuorviante applicarla alla proposta di legge Gallo. che merita di essere discussa nei suoi pregi e nei suoi difetti, sia per quanto ne dice il deputato proponente sia, soprattutto, alla luce del parere della Biblioteca CNR di Bologna – NILDE, che non credo sia un’organizzazione politicamente partigiana.

  12. Un po’ lo immaginavo che il mio articolo avrebbe suscitato un vespaio e che ci sarebbe stato chi avrebbe visto in esso un attentato alla scienza o addirittura uno spot a favore dei 5S. Intanto ringrazio Giuseppe De Nicolao per le risposte date anche in mia vece, che ovviamente condivido; io spesso non seguo tutti gli interventi in coda agli articoli, per cui rispondo solo ora, ma solo per precisare alcune piccole cose.
    In primo luogo l’accusa più gratuita mi è sembrata quella di collateralismo ai 5S, di “captatio benevolentiae” ed altre cose del genere. Mi limito a dire che questo tipo di accuse può esser fatto solo da chi non ha seguito tutti gli articoli sinora pubblicati su Roars e in particolare non ha letto tutto quanto io ho sostenuto, per lo più sulle pagine di FB di Roars. Ma siccome non posso rimproverare alle persone di essere onniscienti, mi limito solo a ribadire qualcosa che ho detto: non ritengo sia un sintomo di maturità critica, nei confronti di qualsiasi partito, movimento o questione, avere una visione in bianco e nero, per cui, ad es. i 5S sono il male assoluto e anche quando ne azzeccano una per caso, questo non può esserle riconosciuto perché altrimenti si diventa loro sostenitori. Si veda in merito il mio articolo “Contro John Wayne”, pubblicato su FB e anche in questo link.
    Inoltre molti commenti hanno detto: “sì, va bene, queste sono delle ovvie considerazioni di epistemologia, ma che c’entra tutto ciò con la commissione proposta per il controllo della divulgazione scientifica in TV? Non è questo un attentato alla libera ricerca?”. A parte il fatto che non c’è peggiore ignoranza di ciò che si ritiene noto, per cui a volta bisogna ribadire cose che a prima vista appaiono scontate, nell’articolo si è detto che quella da me data era una interpretazione che poteva dar senso alle parole della Lezzi. Non che quella fosse la “interpretazione vera” di quanto da lei detto, perché io non sono il suo portavoce, autorizzato a far ciò. E poi perché – ancora una volta come ho scritto altrove – in primo luogo tutto dipende dai compiti che si danno a tale commissione (e non mi pare che essa abbia una funzione censoria, già da quanto detto e scritto nella proposta di legge) e in secondo luogo è decisivo il come è composta e chi viene nominata. Attualmente si dice che debba essere compito del Ministero dell’economia (mi pare), forse perché la Rai dipende da esso; non saprei. Ma in ogni caso subito si è affrettato il suo stesso proponente a dire che su questo aspetto è tutto da discutere. In ogni caso se essa fosse espressione della autodeterminazione e dell’autonomia della comunità scientifica, io non la vedrei così terribilmente minacciosa; tutt’altro se venisse nominata politicamente, mediante una spartizione per quote. Faccio inoltre notare in merito che commissioni del tipo già ne esistono, ad es. quella presieduta da Luigi Berlinguer ancora in piena attività, che è il “Il Comitato per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica” del MIUR, istituita nel 2013. Infine coloro che paventano una tale commissione, si sono interrogati su come oggi nella TV si decide chi sono gli esperti, chi deve divulgare, cosa si debba divulgare e come farlo? Certo qualcuno prende queste decisioni ed è assai probabile che a farlo sia un più o meno oscuro funzionario o dirigente che è di certo espressione di qualche parte politica e che decide di escludere certi argomenti e di promuoverne altri, anche in base alle sue preferenze. Pensate a cosa sta succedendo nella TV ora con lo spoiling system: chi ci sarà propinato dal nuovo Presidente leghista come grande scienziato, che so, sulle questioni climatiche? Una commissione – ripeto per chi sia sordo di orecchie, che non sia politicamente nominata – potrebbe portare trasparenza sugli oscuri itinerari che portano sulle scene quali autorevoli esperti scienziati, specialisti, economisti, biologi o chicchessia.
    Non entro nel merito della questione dei vaccini – che sembra essere l’argomento che riscalda di più gli animi – se non per osservare solo che, visto che esiste una tale accesa disputa, forse una informazione che non si limiti a dire che tutti coloro che ne sostengono la inopportunità lo fanno solo perché sono asini calzati e vestiti, contribuirebbe e dissipare il sospetto di molti che tale indiscusso sostegno dato alle vaccinazioni sia solo il frutto di una indebita pressione di lobby farmaceutiche. Ma per fare ciò è necessario discutere e prendere sul serio anche le opinioni che ci sembrano errate, perché se non possiamo convincere costoro, è tuttavia al grande pubblico indeciso che ci dobbiamo rivolgere. E un atteggiamento arrogante e indisponente non contribuisce certo a renderlo sensibile alle ragioni della scienza. Anche queste sono considerazioni di buon senso, ma a volte, come disse il buon Manzoni, “Il buon senso se ne sta nascosto, per paura del senso comune”. E non vorrei che il senso comune fosse proprio quello di una scienza acriticamente accettata e dogmaticamente diffusa.

  13. Le parole del Prof G. Parisi in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia dei Lincei sono uno strabiliante esempio di sintesi della cultura scientifica ed umanistica del più alto livello, centrando in pieno alcune delle cause dell’indebolimento della reputazione scientifica ed in generale della Scienza.
    “A volte i cattivi divulgatori presentano i risultati della scienza quasi come una superiore stregoneria le cui motivazioni sono comprensibili solo agli iniziati. In questo modo chi non è scienziato può essere spinto in una posizione irrazionale di fronte a una scienza percepita come magia inaccessibile e quindi a preferire altre speranze irrazionali: se la scienza diventa una pseudomagia, perché non scegliere la magia vera piuttosto che un suo surrogato?”

    https://www.scienzainrete.it/articolo/giorgio-parisi-allaccademia-dei-lincei-attenzione-alle-tendenze-antiscientifiche/giorgio?page=1

    • Io penso proprio questo dell’algoritmo bibliometrico alla base delle VQR. Molto meglio la magia vera che la pseudomagia degli algoritmi.

    • Questo è l’algoritmo bibliometrico alla base della VQR, che usa la somma dei percentili:


      «Averaging ordinal numbers, such as rank orders, within an assessment process is just as nonsensical, and this kind of obvious error subjects the credibility of the assessment, and the command promoting it, to justifiable suspicion. […] The rules of arithmetic—including the fact that adding or averaging rank orders is nonsense—were established over two millenniums ago by, among others, Pythagoras and are taught in every elementary school worldwide.» La citazione è invece presa da “Operations assessment in Afghanistan is broken“, un articolo dedicato agli errori nelle metodologie di valutazione commessi dalle forze armate USA.:
      https://digital-commons.usnwc.edu/cgi/viewcontent.cgi?referer=https://www.google.com/&httpsredir=1&article=1556&context=nwc-review

  14. @DavideP:
    Caro Davide,
    1-essendo lei un bullo nato, almeno quanto lo sono io, è andato al dunque ed ha risolto brillantemente in poche parole quello che io ho scritto prolissamente e con evidente scarsa efficienza rispetto a lei sul commento di Luca Serravalle: “non me ne importa niente”;

    2-capisco che l’italiano sia una splendida lingua che lascia molte (spesso apparenti) interpretazioni una frase, ma mi da atto dalle sue parole scritte che con il termine “discutere” sul territorio nazionale in massima parte si intende che da parte dello scienziato dovrebbe essere sempre possibile intavolare un confronto possibilmente costruttivo con chi sostiene che la terra sia piatta, ma giusto per portare all’interlocutore quel numero consistente di prove -abbastanza oggettive- sulla sua sfericità, non certo per (con)vincere l’interlocutore (non è questo lo scopo).
    Quello che lo scientista tende a fare è invece, visto che non può (con)vincere, bollare QUALSIASI altrui pensiero “della terra piatta” come “ignoranza totale condita di complottismo paranoico e spocchia giacobina” alzando i tacchi e girando le spalle supponentemente, precludendo il dialogo ed ANZI permettendo che tale ignoranza supposta aumenti e si diffonda, quindi infine FALLENDO in uno degli obiettivi principali dell’impresa scientifica ed anzi danneggiandola “come un Burioni quasiasi” direbbero dalle parti del PD.

    3-“Dire che sarebbe stato bello sembra presupporre che esistano dei dati e che siano corretti.”
    I dati ISS pubblici sul morbillo sul sito epicentro.

    4- Facciamo così però visto che lei è uno statistico per diletto mi può contattare privatamente per ragionare sui dati sopra indicati. Fosse mai che il confronto libero faccia bene a entrambi.

    Cordialmente

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.