Quella della “rana bollita” è «una metafora accattivante per ciò a cui abbiamo assistito nelle università negli ultimi due decenni. Se agli accademici, 20 anni fa, fosse stata presentata all’improvviso la panoplia delle modifiche sopra descritte, da implementare tutte in un colpo, il livello di opposizione sarebbe stato tale che i cambiamenti sarebbero stati respinti a furor di popolo. Tuttavia, le modifiche sono state invece introdotte in modo incrementale e di nascosto. Ad ogni passo, gli accademici possono aver pensato: “Avendo accettato tutto questo, perché sollevare un polverone per qualcosa in più?”. Ma se gli accademici continuano ad accettare ulteriori cambiamenti come quelli qui esaminati, rischiano di erodere la loro integrità, autostima e dignità, diventando semplici ingranaggi nella macchina dell’istruzione universitaria. Non è chiaro se gli accademici siano già allo stadio che ben conosceva Winston Smith in 1984 o se manchi ancora molto, ma la direzione in cui stanno andando è chiara. Lo scopo di questo articolo è promuovere il dibattito su queste cose. Se altri condividono le mie preoccupazioni, spero che si uniranno al dibattito. Se non lo fanno, il destino della rana bollita è lì che li attende.» Segnaliamo un articolo di Ben Martin, noto professore di Science & Technology Policy Studies all’Università del Sussex, intitolato “What’s happening to our universities?“. Un articolo che si domanda come mai, proprio quando gli studi aziendali sottilineano i vantaggi delle organizzazioni “orizzontali”, le università proseguono la loro trasformazione in strutture sempre più verticistiche, burocratiche e autoritarie. Un articolo che tratta temi cruciali in modo accattivante, anche attraverso efficaci metafore come quella della “rana bollita” e della “corsa della Regina Rossa“.

 

What’s happening to our universities?

Prometheus, 34:1, 7-24, 2016

Abstract. In recent decades, many universities have been moving in the direction of a more hierarchical and centralised structure, with top-down planning and reduced local autonomy for departments. Yet the management literature over this period has stressed the numerous benefits of flatter organisational structures, decentralisation and local autonomy for sections or departments. What might explain this paradox? And why have academics remained strangely quiet about this, meekly accepting their fate? The paper critically examines the dangers of centralised top-down management, increasingly bureaucratic procedures, teaching to a prescribed formula, and research driven by assessment and performance targets, illustrating these with a number of specific examples. It discusses a number of possible driving forces of these worrying developments, and concludes by asking whether academics may be in danger of suffering the fate of the boiled frog.

Continua la lettura qui: https://doi.org/10.1080/08109028.2016.1222123

 

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3 Commenti

  1. La metafora della ‘rana bollita’, però, non si applica al caso italiano: qui le cose che ci sono capitate negli ultimi otto anni erano state scritte in chiaro, dalla prima all’ultima (più altre che ci accadranno nei prossimi anni, come la ‘fusione’ obbligata tra atenei), nella legge 240/2010, che non ha per nulla suscitato la strenua opposizione degli accademici italiani: questi, nella gran maggioranza dei casi, semplicemente non se ne erano accorti. Li definirei, piuttosto, dei rospi rincoglioniti.

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