L’8 gennaio 2021 in occasione del 389. Dies Natalis, la Rettrice dell’università di Amsterdam, Karen Maex, ha pronunciato un discorso di una lucidità e chiarezza davvero straordinarie.

Una chiamata alle università affinché continuino a riservarsi quello spazio di indipendenza che hanno avuto in passato e che è stato via via eroso prima dai grandi marchi editoriali (proprio quando con l’avvento di internet sembrava che si sarebbe realizzata una piena e completa democratizzazione del sapere che avrebbe portato a infinite possibilità di riutilizzo della conoscenza scientifica), e poi dalle grandi piattaforme (Google, Facebook, ecc.) che ora indirizzano le politiche e le strategie delle università fino a definire gli argomenti stessi della ricerca che vi viene svolta.

La reazione della Commissione Europea che alla fine dello scorso anno ha pubblicato il Digital Service Act non pare sufficiente alla Rettrice Maex ad assicurare alle università un ruolo indipendente nel sistema della conoscenza.

“La società ha bisogno di un guardiano della conoscenza scientifica – un guardiano che serva il pubblico interesse, basato su valori pubblici.”

C’è uno spazio che è sempre appartenuto alle università e deve continuare ad appartenere loro. Per questo la Rettrice chiede un Digital University Act che abbia i seguenti contenuti:

1. Archiviazione pubblica e accesso ai dati di ricerca organizzati dalle università e dalle infrastrutture pubbliche.

2. Pubblicazioni scientifiche liberamente accessibili. L’accesso aperto non deve dar luogo a costi di pubblicazione elevati o, peggio, a un monopolio di società private.

3. Controllo sugli strumenti digitali per apprendimento e ricerca (ambienti di apprendimento, video, videoconferenza, ecc.). Questi strumenti dovrebbero essere forniti in parte come infrastruttura pubblica e in parte attraverso la collaborazione con aziende, lasciando alle università  il controllo sulla raccolta ed elaborazione dei dati degli utenti, così come le decisioni sul loro sviluppo.

4. Accesso ai dati delle piattaforme. L’UE dovrebbe richiedere che anche i ricercatori e gli insegnanti abbiano accesso ai dati delle piattaforme per scopi didattici e di ricerca.

Il 24 marzo la Commissione Europea lancerà la sua nuova piattaforma per la pubblicazione dei risultati dei finanziamenti erogati: Open Research Europe. Forse un primo atto per la protezione di una conoscenza indipendente e pubblica.

https://www.uva.nl/en/content/events/events/2021/01/celebration-of-the-389th-dies-natalis-academic-independence-in-the-digital-age-and-more.html?cb&cb&cb

 

 

Send to Kindle

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.