Il 22 giugno 2017 entra in vigore la legge Madia che, all’articolo 20, detta le linee guida per il superamento del precariato storico anche negli Enti pubblici di ricerca. Questa la situazione attuale: 40 milioni (governo Gentiloni) + 21 (cofinanziamento CNR) + 34,6 (fondi “ex premiali” vincolati dalla commissione Cultura del Governo in essere) = 95,6 Milioni. Attualmente il CNR ha cofinanziato le stabilizzazioni attingendo il cofinanziamento di 21 mln dai 34,6 mln “ex premiali”. Pertanto, sono stati utilizzati solo 61 mln dei 95,6 mln e mancano ancora 34,6 mln da utilizzare, ovvero manca l’assunzione di oltre 700 unità di personale. Inoltre, come previsto dalla Legge Madia, il CNR deve garantire la continuità contrattuale di tutti gli aventi diritto alla stabilizzazione, procedendo ai rinnovi di contratto in scadenza. Molti lavoratori precari hanno visto già scadere il proprio contratto, e almeno altri 250 lo vedranno scadere entro il 2019. Il 30% circa del personale avente diritto rischia di perdere il lavoro e il CNR non sta adempiendo alle disposizioni di legge. Appare evidente la presenza di un progetto amministrativo ben delineato, che prevede il ripianamento dei conti dell’Ente a dispetto dei lavoratori precari, utilizzando i fondi a loro dedicati sia dalla recente legge di bilancio che da quella precedente.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera sul problema del precariato nel CNR. 

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La proprietà commutativa è una caratteristica speciale delle addizioni (e delle moltiplicazioni): essa stabilisce che cambiando l’ordine degli addendi (o dei fattori), il risultato non cambia. Non per il CNR a quanto pare.

Era il 2016 quando l’allora governo Renzi, nella figura della Ministra Marianna Madia, aveva iniziato a lavorare ad un decreto legge che prevedesse le modifiche al precedente D.Lgs. 165/2001 riguardante la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. Tra le varie tematiche affrontate dal futuro D.Lgs. ci sarebbe dovuto essere un intero articolo dedicato al superamento del precariato storico negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR).

Contemporaneamente, al CNR iniziava a farsi strada un sentimento di lotta e di rivendicazione da parte del personale precario, principalmente quello storico, con casi di anzianità anche superiori a 15 anni, maturati con svariate tipologie di contratti flessibili. Da tutta Italia si iniziarono ad organizzare gruppi di lavoratori precari pronti a portare avanti, attraverso forme di lotta variegate e di mobilitazioni ripetute, le legittime istanze di stabilizzazione del posto di lavoro.

Era la nascita dei Precari Uniti CNR.

Il 22 giugno 2017 entra in vigore il tanto agognato D.Lgs. 75/2017 (legge Madia) che, all’articolo 20, detta le linee guida per il superamento del precariato storico anche negli EPR.

Finalmente il CNR avrebbe potuto sanare una problematica lunga decenni, nata con i tagli lineari alla ricerca, proseguita con il blocco del turn over e definitivamente naufragata con una gestione faziosa delle risorse a disposizione.

Tutti gli addendi sembra(va)no finalmente iniziare a mettersi al loro posto.

Nel corso del 2018 il CNR ha provveduto ad assumere a tempo indeterminato circa 1350 unità di personale avente diritto alla stabilizzazione (secondo i requisiti della “Legge Madia”), utilizzando a tale scopo i 40 milioni di euro vincolati dalla Legge di Bilancio 2017 più circa 21 milioni di cofinanziamento, come richiesto dall’Articolo 1, commi 668, 670 e 671, della legge n. 205 del 2017- DPCM 11 Aprile 2018.

Sono ancora precari, ad oggi, oltre 1000 lavoratori AVENTI DIRITTO, per la stabilizzazione dei quali sono necessari circa 50 milioni di euro per il solo CNR.

L’attuale governo (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera) ha ulteriormente vincolato alle stabilizzazioni 34.6 milioni di euro (ex fondi premiali): fondi dedicati al personale da assumere in regime di stabilizzazione e distinti dal cofinanziamento richiesto all’Ente nella Legge di Bilancio del 2017, come da richiesta della Commissione.

Rif.: Schema di decreto ministeriale per il riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l’anno 2018 (atto n.28) del 18/07/2018 Allegato 1

Il CNR avrà inoltre in dotazione, senza vincolo per le stabilizzazioni (come da legge di bilancio del 30/12/2018):

  • 30M € ogni anno per il decennio 2019 – 2028;
  • ed una parte (da definire) dei 10M€ previsti dall’incremento del FOE per gli enti pubblici di ricerca.

QUESTA LA SITUAZIONE ATTUALE

40 (governo Gentiloni) + 21 (cofinanziamento CNR) + 34,6 (fondi “ex premiali” vincolati comm. Cultura Governo in essere) = 95,6 Milioni

Attualmente il CNR ha cofinanziato le stabilizzazioni depredando dai 34,6 mln “ex premiali” i 21 mln. A conti fatti, sono stati utilizzati solo 61 mln dei 95,6 mln.

QUELLO CHE MANCA

Mancano quindi ancora 34,6 mln da utilizzare,ovvero manca l’assunzione di oltre 700 unità di personale 

Manca una programmazione certa delle risorse da turn over, dai pensionamenti previsti di legge e da quelli relativi alla ‘quota 100’ inserita nell’ultima manovra di governo. A fronte delle risorse economiche mancanti da utilizzare e a fronte del piano di turn over del personale entro il 2020, è fondamentale che il CNR stili un piano temporale per le stabilizzazioni di tutti gli aventi diritto per garantire che le procedure vengano concluse.

Inoltre, come previsto dalla Legge Madia D.Lgs.75/2017 al comma 8, il CNR deve garantire la continuità contrattuale di tutti gli aventi diritto alla stabilizzazione, procedendo ai rinnovi di contratto in scadenza. Molti lavoratori precari hanno visto già scadere il proprio contratto, ed una ulteriore grande fetta (da una stima per difetto, circa 250) vedrà scadere il proprio contratto entro il 2019. Il 30% circa del personale avente diritto rischia di perdere il lavoro e il CNR non sta adempiendo alle disposizioni di legge.

Gli addendi sono stati ben mescolati nel corso degli ultimi mesi, tuttavia, come dicevamo, nel “caso CNR” il risultato cambia. E cambia anche di molto.

Appare evidente la presenza di un progetto amministrativo ben delineato, che prevede il ripianamento dei conti dell’Ente a dispetto dei lavoratori precari, utilizzando i fondi a loro dedicati sia dalla recente legge di bilancio che da quella precedente.

Questo è lo stato dell’arte. Questa è l’arbitraria riscrittura, da parte del CNR, delle più elementari proprietà algebriche.

Quel che chiediamo oggi, come Precari Uniti CNR, è il completamento delle procedure di stabilizzazione per tutti gli aventi diritto. Non è eticamente accettabile, né economicamente logico, che tali e tante risorse investite in capitale umano, formato per lunghi anni, vengano disperse in tal modo, privando il nostro Paese di ricercatori e di figure professionali con competenze altissime.

Precari Uniti CNR

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3 Commenti

  1. La decisione della maggioranza governativa di rapinare i fondi ex premiali e trasformarli in fondinper assumere precari è una autentica porcata. Come hanno giustamente fatti i governi Renzi- Gentiloni dovevano metterci altri soldi freschi. Invece si sono appropriati di soldi che dovevano andare alla ricerca dimostrando, nel loro menefreghismo per la ricerca, di essere anche peggio (e era difficile) di chi li ha preceduti.

    • E’ importante considerare che i ricercatori stabilizzati non gravano più sui fondi dei progetti di ricerca. Quindi l’utilizzo dei fondi ex-premiali ha di fatto liberato 40 milioni di euro di fondi di progetti di ricerca. In pratica, un PI che pagava due postdoc su un progetto esterno ora ha i due postdoc pagati dall’Amministrazione Centrale e ne può assumere altri. I fondi prelevati sui progetti di ricerca che sono stati annunciati non vanno né all’attività di ricerca (che grava sui progetti) né agli stipendi (che gravano sul FOE), al meglio delle mie conoscenze.

  2. Riassunto abbastanza ben fatto ma che omette alcuni dettagli molto importanti per capire la situazione nel suo complesso:
    1) la legge Madia stablisce che i comma 2 posso essere stabilizzati in numero inferiore al 50% delle nuove assunzioni fatte per concorso: quindi per assumere tutti i comma2 si deve prevedere di assumere molto di più. Ovviamente molti concorsi verrebbero vinti dai comma 2 stessi che hanno degli ottimi curricula e quindi non si dovrebbe assumere il doppio, ma certo non si possono scorrere le graduatorie del concorso riservato ai comma 2 senza bandire nuovi concorsi. Non mi sembra un’omissione da poco.

    2) Secondo varie stime, con le assunzioni di altri 208 comma2 deliberate recentemente da CdA (104 a entro giugno + altri 104 entro l’anno) il costo del personale a fine anno salirà al 99,97% del FOE. Su quali fondi il CNR dovrebbe assumere altro personale? Sui fondi dei progetti che scadono tra uno, due o tre anni al massimo? E alla scadenza del progetto che succede?
    Mi sembrano omissioni importanti in un resoconto per il resto molto dettagliato.
    In sotanza al CNR servono altri 50 milioni per assumere tutti i potenziali beneficiari della legge Madia + qualche altra decina di milioni per assumere i beneficiari del comma 2 rispettando il vincolo del 50% delle nuove assunzioni imposto dalla stessa legge, + qualche altra decina di milioni per smettere di coprire spese ordinare con i soldi di progetti di ricerca e scongiurare il rischio dei prelievi sui fondi dei progetti di ricerca.
    Questi soldi il CNR ovviamente non ce li ha ed il governo dovrebbe battere un colpo e cogliere l’occasione di fare qualcosa di veramente coraggioso per la ricerca. Questo governo ha già invertito la tendenza degli scorsi governi, aumentando leggermente il finanziamento del CNR, ma ci vorrebbe il coraggio di finanziare il CNR in maniera simile ad altri enti in cui il costo del personale è ben sotto l’80% del Foe.
    Se questo governo vuole davvero completare le stabilizzazioni deve fornire dei soldi veri per farlo e metterli stabilmente nel foe. se vuole veramente risollevare le sorti della ricerca al CNR dovrebbe portare il finanziamento del CNR al 130% rispetto al costo del personale, in modo che il CNR posso coprire tutte le spese correnti e ritornare anche ad investire in strumentazione e progetti di ricerca. Dovrebbe fare una riforma degli enti che metta veramente i ricercatori al centro dell’ente, che possano eleggere i direttori di istituto e di dipartimento e che siano i direttori di istituto a decidere la maggioranza del CdA ed il presidente, con il MIUR e confindustria a nominare dei membri all’interno del consiglio.
    Ci vuole coraggio e quache soldo, ma sarebbe certamente un investimento molto utile per il sistema paese.

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