Questa volta dobbiamo veramente scusarci con i nostri lettori. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato quello che sembrava un divertente pastiche che faceva il verso ai tic e agli slogan degli esperti ministeriali. Il titolo diceva già tutto: “Il nostro goal: insegnare “futures literacies” e “group thinking” in una scuola illiberalmente partecipativa“. Spiace doverlo ammettere, ma il presunto autore del divertissement si è preso gioco della Redazione Roars. Il testo che ci ha inviato non era frutto della sua fantasia, ma riproduceva in modo pressoché letterale l’intervista rilasciata all’ADN-Kronos da  Cristina Pozzi, componente della task-force per la scuola, nominata dalla Ministra Azzolina. Sarebbe facile usare formule di rito, dicendo che la realtà ormai supera l’immaginazione, oppure invocare come  attenuante l’impossibilità di distinguere certi gerghi dalla loro parodia. Abbiamo sbagliato e non possiamo fare altro che scusarci, impegnandoci ad effettuare verifiche più attente sui contributi che ci verranno proposti in futuro. D’ora in poi, anche di fronte al grammelot più inverosimile, prima di catalogarlo come satira, controlleremo che non sia il parto autentico di qualche gruppo di esperti ministeriali.

SCUOLA: POZZI (COMITATO BIANCHI), ‘QUELLA DEL FUTURO SI PUO’ FARE GIA’ A SETTEMBRE’** =

ADN1358 7 CRO 0 ADN CRO NAZ **SCUOLA: POZZI (COMITATO BIANCHI), ‘QUELLA DEL FUTURO SI PUO’ FARE GIA’ A SETTEMBRE’** = L’intervento dell’ad di Impactscool: “A Milano alcune scuole forse adotteranno nostra piattaforma e dal 22 giugno summer school in digitale” Roma, 12 giu. (Adnkronos) – La visione della ‘nuova scuola’ richiesta dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina che preparerà i ragazzi per l’età in cui vivere da visionari, con uno sguardo proiettato al futuro, è in fase di elaborazione. Sarà l’ultimo capitolo del rapporto finale a cui sta lavorando il comitato del Mi guidato da Patrizio Bianchi. Settembre è alle porte ma “la scuola del futuro si può fare già da domani, che non vuol dire che sarà realizzata ma che qualunque cosa scelgo oggi, andrà in quella direzione”. “Siamo a buon punto, lavoriamo velocemente ma non in fretta”. A parlare con l’Adnkronos è Cristina Pozzi, amministratore Delegato e co-fondatore di Impactscool, al tavolo degli esperti nominati dall’Azzolina, per il suo expertise sui temi delle tecnologie emergenti e dei loro effetti da portare tra l’altro nelle scuole e nelle università, attraverso scenari educativi che esplorano “futuri improbabili ma possibili ed insegnano ad essere preparati a situazioni imprevedibili”. Parlo per la no-profit che rappresento e non per il Comitato nel quale sono stata chiamata a dare il mio contributo – precisa l’ad di Impactscool, nata nel 2016 con l’obiettivo di portare innovazione in termini di contenuti e metodi nel mondo educazione in Italia ed all’estero – Il nostro goal – prosegue – è fornire un metodo attraverso cui dare modo a ragazzi tra i 14 e i 24 anni e insegnanti di leggere e scrivere il futuro”. In due parole il “futures literacies”, cioè l’alfabetizzazione dei futuri, competenze necessarie per leggere l’ambiente cangiante, decifrarne gli scenari di evoluzione e scriverne i futuri possibili, sceglierli e realizzarli. Come? “Puntiamo ad introdurre competenze digitali di base ma anche avanzate: dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla realtà virtuale aumentata ai quantum computer, che coniughino tecnologia e scienze umanistiche in progetti interdisciplinari di gruppo. Guidati da competenze di ‘futures literacies’, in contesti progettuali, per gruppi di interesse e non solo di età ed attraverso un’educazione al group thinking che insegna a discostarsi dall’opinione preponderante nell’ottica di una educazione ad una cittadinanza globale”, risponde l’esperta. Fantascienza? “No, realtà. La scuola del futuro è illiberamente partecipativa, aperta e situata a livello locale nel proprio contesto, ma anche in quello planetario. In un termine è ‘glocal’ l’unica forma di globalizzazione che può funzionare”. Le si avvicina il modello finlandese, a cui la no profit guarda con attenzione, ma anche la ‘scuola stellare’ di Elon Musk dove bimbi di ogni età studiano insieme o quella di Peter Diamandis, imprenditore della Silicon Valley che, rivoluzionando i paradigmi, ha abolito i voti e promosso un rivoluzionario processo di ‘avanzamento’. Scuola del futuro in distanza o in presenza? ” Scuola interconnessa-connessa. Qualunque sia la distanza fisica staremo insieme – spiega la Pozzi – Gli strumenti digitali amplificano e massimizzano la capacità di collaborare. Credo nel mix tra le due cose: off line e on line. E la Dad potrebbe spingerci a velocizzare l’introduzione di giochi e metodi che accelerano l’apprendimento (anche in presenza), nonché l’attenzione dei ragazzi, la motivazione e l’interesse”. In vista del rientro il prossimo settembre, “stiamo parlando con alcune scuole di Milano. Per offrire la nostra piattaforma come strumento per fare progetti, lavorare in gruppo attraverso sfide e attività poi individualmente seguite da mentori e docenti”. Prove tecniche già dal 22 giugno: “Abbiamo la summer school in digitale. Tre settimane modulari, 4 ore al giorno perché sarà solo on line, in un mix tra lezione frontale con esperto, quiz, giochi e attività”.

 

Rientro a settembre, dalle competenze digitali di base all’intelligenza artificiale. Sarà una scuola nuova

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10 Commenti

  1. Questa montagna partorirà un topolino, se mai partorirà. Le task force (una volta dette commissioni di saggi) in Italia hanno una lunga storia di inconcludenza, però i loro documenti sono sempre divertenti da leggere.

  2. “quanti di noi già oggi parlano con l’aspirapolvere o si affezionano agli speaker con intelligenza artificiale wireless, tipo Amazon Alexa?”, “un rapporto che può sfociare nel matrimonio non è per forza una cosa così folle”.
    Un’altra notevole intervista dell’esperta ministeriale il cui “goal” è insegnare “future literacies” e “group thinking” in una scuola “illiberalmente partecipativa”.
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    Gruber: «E i matrimoni umani-robot?»
    Cristina Pozzi (esperta della “task force scuola” nominata dalla Ministra Azzolina): «arrivare addirittura a un rapporto che può sfociare nel matrimonio non è per forza una cosa così folle. […] quanti di noi già oggi parlano con l’aspirapolvere o si affezionano agli speaker con intelligenza artificiale wireless, tipo Amazon Alexa, Google Home e tutti gli altri? I realtà, se si vanno a leggere le recensioni di questi prodotti, ci possiamo accorgere che c’è già un legame affettivo vero e proprio. Non è così pazzo pensarlo …»
    Gruber prende la parola, e rivolgendosi a Fuksas: «certo, certo, certo, lei parla … o no? Non so, parla con le macchine?».
    Fuksas: « Io parlo con le persone, no, no io no».
    La Gruber scoppia a ridere.

  3. La cosa triste, ed inquietante, e’ che questi “esperti” sembrano mancare totalmente di un po’ di sana vergogna,
    quella che fa arrossire, almeno in certe circostanze. Il livello di ottundimento (?) a cui si puo’ decidere (?) di aderire,
    pur di ottenere un piedistallino, e’ davvero stupefacente. Tra le “situazioni imprevedibili”, se fossi
    tra le fila dei cossiddetti (spesso e volentieri autodefiniti) esperti, proporrei anche di considerare la possibilita’ di un definitivo
    rimbambimento mentale. La strada e’ in discesa. Esiste ovviamente la possibilita’ che tale rimbambimento avvenga con un tempo-scala
    cosi breve che neanche queste ideologie deliranti riescano in effetti a verificarsi.

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