Ecco il testo di una petizione indirizzata al Ministro Maria Chiara Carrozza: per firmare la petizione seguire questo link

La questione dell’autonomia e con questa una corretta valutazione delle Università italiane è da tempo un impegno di ogni governo. Sono molti anni che condividiamo la necessità di avviare un cammino verso l’autonomia e una corretta valutazione delle Università italiane insieme a un nuovo sistema di reclutamento del personale docente. Questo, però, non solo non si è realizzato ma quello che si sta realizzando, e al quale stiamo assistendo attoniti, è uno spettacolo penoso che ci ridicolizza davanti al mondo intero.

Abbiamo, d’altra parte, tristemente osservato solo un progressivo soffocamento della ricerca in Italia e con questo un esodo epocale delle nostre migliori menti che fa diventare sempre più miseri i nostri atenei: riducendo i già modesti finanziamenti e congelando stipendi di docenti-ricercatori. Proprio al fine di poter premiare l’eccellenza, quindi differenziare le risorse e garantire procedure valutative corrette e nel rispetto delle peculiarità specifiche delle singole discipline facciamo appello al buon senso nell’utilizzo di indicatori o simili: rifiutiamo con decisione qualsiasi automatismo nei processi valutativi.

L’introduzione di soglie e mediane come metri valutativi hanno come principale  risultato il rafforzamento abnorme dell’apparato burocratico, la produzione di distorsioni e danni, ancora imprevedibili nella loro portata. Certamente, contare principalmente quanta carta si produce in settori definiti con parametri definiti cancellerà intere aree di ricerca emergenti, eccellenti o di nicchia e, all’opposto, la ricerca interdisciplinare. Discipline all’interno di un settore la cui media di produzione di carta è più alta saranno cancellate. Quando questo castello di carte cadrà saranno ormai tabula rasa intere aree di ricerca seria che invece saranno fiorenti all’estero proprio grazie all’inevitabile esodo dei nostri migliori ricercatori.

Al contrario, desideriamo e cerchiamo di costruire una Università che innalza a obiettivo strategico l’attrazione di docenti e studenti originali ed eccezionali, che permette a questi di poter disporre pienamente dei fondi europei, una Università che facilita e fortemente incentiva forme di scambio e condivisione di docenti con atenei stranieri, una Università nella quale la valutazione delle attività dei suoi docenti-ricercatori non si riduce a rozze misurazioni e automatismi che sviliscono e dequalificano sincere passioni intellettuali: in una parola, una “Universitas”.

Ecco cosa diceva il Nobel Max Perutz di Francis Crick e James Watson mentre albergavano nel suo laboratorio di Cambridge: “Pensavo che stessero sprecando il loro tempo. Talvolta però, essi come Leonardo, ottenevano i risultati migliori quando sembravano lavorare assai poco. E la loro apparente oziosità li portò a risolvere il più grande di tutti i problemi della biologia: la struttura del DNA. C’è più di un modo di fare buona scienza. Nella scienza, come nelle arti, la creatività non può essere organizzata. Sorge spontaneamente dal talento individuale. Laboratori ben condotti possono incoraggiarla, ma l’organizzazione gerarchica, le regole burocratiche inflessibili e le montagne di inutili scartoffie possono ucciderla. Le scoperte non possono essere pianificate; appaiono, come Puck, in angoli inaspettati.”

Il principio che solo regola e rende efficace il funzionamento di una “Universitas” è il merito dell’originalità. Per entrare nel merito bisogna essere almeno alla pari dell’autore o dell’oggetto che si tratta o che si è tenuti a valutare: la valutazione tra pari è l’unico metro valutativo riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.


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17 Commenti

  1. Tutte osservazioni assolutamente apprezzabili.
    Ma ormai il referente non è più Carrozza. Arriva homo rignanensis=normalizzazione tecno-finanziaria totale=anvuriani ueber alles. Cioè, a pensarci bene, niente di diverso, in fondo, dalla situazione invalsa fino a oggi.
    Ci sarà forse solo una differenza: mentre fino a oggi di fronte a petizioni del genere il potere tirava diritto facendo finta di niente, da domani homo rignanensis (che è, come dire?, più spumeggiante) potrà anche mandarne apertamente a quel paese l’estensore e i firmatari. Sempre con la sua grandissima e innegabilissima simpatia, s’intende

  2. Si ma l’ANVUR non ha vita propria. Comunque, la petizione sta andando bene: abbiamo raggiunto oggi 334 firme in una sola settimana!! Nella prossima settimana potrebbe anche esserci un nuovo ministro al quale trasferire la petizione e quindi un nuovo interlocutore: è importante far crescere la lista dei firmatari!!! In ogni caso questo è anche un fatto culturale: non arrendiamoci, non restiamo in silenzio …

    • Una comunità scientifica come quella dei matematici che si è sempre comportata ragionevolmente, al mutare delle norme sul reclutamento dei professori, avrebbe potuto e dovuto reagire con coraggio alle assurde richieste di utilizzare parametri quantitativi nei giudizi sul merito scientifico individuale. A giudicare dai risultati della ASN in molti casi questo coraggio è mancato. Le commissioni si sono inchinate al superamento o non superamento delle mediane,a loro volta dipendenti dalla assurda classificazione delle riviste (secondo la quale un lavoro di 50 pagine sugli Aannals vale come un lavoro di dieci pagine su Revista matematica Iberoamericana). Come testimoniato da numerosi interventi su ROARS, anche a commento di questa lettera, si è determinato un clima morale secondo il quale ogni esercizio di discrezionalità nel giudizio scientifico è peccaminoso e solo la aderenza a criteri e parametri “obiettivi” costituisce un comportamento virtuoso. Così è stato facile, da parte delle commissioni, adottare un comportamento che oltre ad apparire “virtuoso” era anche meno faticoso e non comportava una assunzione di responsabilità. Sono quindi i nostri colleghi che per pigrizia, conformismo e superficialità stanno producendo il disastro. Il disastro naturalmente non è la mancata abilitazione di alcuni o l’abilitazione di altri, ma il messaggio perverso che stiamo trasmettendo ai giovani.

  3. Io NON mi associo a questa petizione “dell’era meglio quando stavamo peggio” ? Sinceramente non capisco perchè le “rozze” misurazioni vi danno fastidio: o per meglio dire, lo capisco ma non sono solidale. Era meglio quando i figli e i nipoti dei “baroni”, senza colpo ferire, diventavano associati o peggio ordinari con due o tre pubblicazioni (di cui una sull’Almanacco di Topolino non indendato da Scopus)? Era meglio quando il barone di turno ti chiamava e ti “consigliava” di non partecipare alla procedura di valutazione comparativa? Se questo era “meglio”, allora avete ragione. Se le commissioni “elette” con i criteri di allora erano convincenti, allora avete ragione. Io credo che, pur con i dovuti ritocchi, questo tipo di valutazione sia credibile, e sia il meglio che in questo momento si potesse fare: si può sempre migliorare, ma non tornare indietro. Misurare il proprio rendimento è un tipico approccio scientifico. Il non misurarlo o credere che “oziando” si produca qualcosa è pura fantasia. All’estero ridono di noi: non lo credo proprio. Anzi credo che il merito venga misurato in maniera ancora più stringente. Il problema è che in Italia tutte le cose che portano ad innovazioni sono da abborrire. Noi siamo per il “Follow me”: in Francia come fanno ? facciamo come i francesi, e in UK che fanno? e si,loro si che lo fanno meglio. E in USA ? …. loro sì che sono il non-plus-ultra………
    E con questa mentalità che abbiamo distrutto la nostra istituzione universitaria: sono venti anni che i ministri dei vari governi si danno da fare per demolire quest’ultimo baluardo alla “barbarie”. Ma per curiosità, avete un’idea del livello degli studenti di oggi rispetto a quelli di venti-trenta anni fà ? Ma non è colpa degli studenti, è colpa di chi impartisce loro ormai “scampoli” di istruzione superiore, divisi in una miriade di corsi e “corsetti” che durano poche settimane, non permettendo loro nemmeno di assimilare i primi rudimenti.
    E poi basta con questo lamento delle menti migliori all’estero: ma quelli che hanno avuto il coraggio di rimanere in Italia, di prendere una misera borsa per dieci anni, cosa sono, dei “fessi” ? Invece gli “intelligentoni” sono all’estero, e guadagnano fior di quattrini, sia personalmente che per le loro ricerche, e poi dobbiamo anche fare in modo che rientrino, pagandoli ancora di più e consegnandogli un posto fisso al quale avevano rinunciato andando via. Mi sembra un ottimo presupposto.
    Continuiamo così a farci del male…..
    Cordialmente

    • “Era meglio quando il barone di turno ti chiamava e ti “consigliava” di non partecipare alla procedura di valutazione comparativa?”

      Non mi risulta che questo sia cambiato. Il problema di chi parla come te, caro caliano, e’ che ancora non ci sono stati i concorsi locali. quando i “figli e nipoti” dei “baroni” vinceranno, senza colpo ferire, i concorsi a commissione totalmente interna allora di tutte le banalita’ che hai scritto ne riparliamo.

    • Caro playmate,
      Probabilmente avrai ragione, ma dovranno aver superato l’ASN ……
      molto banalmente …..

  4. Non sara’ legato alle mediane, ma probabilmente avremo una nuova classe di docenti leggermente piu’ meritocratica di quella degli ultimi anni, legati solo ai loro ingombranti cognomi e non a quello che effettivamente producevano negli atenei, compresi i finanziamenti. Forse per gli studenti sara’ meglio, non crede ?

  5. Per chiarezza: con l’abolizione di automatismi, quali, ad esempio, il superamento di mediane e soglie (come nell’ASN ma altre diavolerie si stanno introducendo per l’accreditamento dei dottorati), intendo proprio mettere al bando l’idea che un sistema automatico precostituito possa certificare l’idoneità di un ricercatore (anche solo a partecipare a qualsiasi attività o competizione). Vorrei sapere quale istituzione universitaria seria ha adottato un sistema automatico centralizzato in queste valutazioni nel mondo?

    La mancata realizzazione dell’autonomia del sistema universitario italiano come l’abolizione del valore legale dei titoli di studio impone modelli centralizzati e automatici, apparentemente “neutri” e quindi non comporta “assunzione di responsabilità” come ben espresso sopra da Figà Talamanca. Al contrario, penso che sarebbe auspicabile che le Università e all’interno di queste i Dipartimenti, in autonomia, potessero adottare le migliori strategie per le discipline, i nuovi ambiti di ricerca, che sono di loro stretta pertinenza: mon mi risulta che vi possano essere alternative serie alla valutazione tra pari e la conseguente “assunzione di responsabilità”.

    Nessuna nostalgia dunque ma nessuna illusione. I comportamenti immorali e il sistema clientelare del passato non possono essere la giustificazione alla robotizzazione: nessuno vuole tornare indietro ma neanche andare allo sbaraglio e partecipare a questo tripudio alchemico tecnico-economico-ingegneristico che con l’approccio scientifico non ha proprio nulla a che fare.

    • “comportamenti immorali e il sistema clientelare” In matematica? non mi sembra. Certo ci sono stati punti di vista, opinioni e gusti diversi, corrispondenti talvolta a scuole, per lo più scuole con riscontro internazionale. Ci sono anche state “cordate” cioè alleanze tra scuole diverse. Ma insisto:in 44 anni di servizio nell’università italiana di cui 40 come professore di prima fascia, non ho visto in matematica “comportamenti immorali” diffusi né “sistema clientelare”. Più o meno i matematici italiani si comportano,per promozioni e reclutamento, come i matematici degli altri paesi sviluppati.
      Perché mai dovremmo accettare le assurdità della valutazione bibliometrica solo perché in altre discipline si riscontrano “comportamenti immorali” e un “sistema clientelare”? Dovremmo invece ignorare i “criteri e parametri” che ci vorrebbero imporre e continuare ad esercitare una fallibile discrezionalità, sperando che i nostri errori siano compensati da errori e correzioni fatte da altri. E’ quello che ci si sarebbe aspettati dopo le prese di posizione della UMI della EMS e dell’IMU. Ma era più semplice, e meno soggetto a critiche, adagiarsi sugli indicatori e relative mediane.

    • Concordo! Infatti mi riferivo a “comportamenti immorali” e “sistema clientelare” dei cosiddetti “baroni” di cui tanto si parla ma che per noi matematici e fisici penso sia distante e opaco quanto molte altri fenomeni di costume e sapore tipicamente italiano.

  6. Aggiungo la mia quota di “banalità”: le istituzioni, per poter svolgere il loro ruolo, devono essere gestite da persone, e non da macchinette calcolatrici. Mi pare assurdo pensare che si possa eliminare, dal funzionamento di una struttura, la fase decisionale in cui i dirigenti (o la comunità, nel suo complesso) formulano programmi e strategie, fissano criteri ed obiettivi, e su queste basi compiono le scelte del caso, riguardo al personale da assumere, agli accordi da stipulare, agli investimenti da effettuare.

    Gli automatismi da VQR azzerano lo spazio di manovra, affidando ai numeri il potere di concedere o negare (tu sì, tu no) la possibilità di intraprendere certe iniziative, e tentare strade nuove. Chi viene giudicato negativamente, si ritrova così nell’impossibilità di riparare agli errori del passato e recuperare le lacune. Nel caso, poi, in cui tale giudizio fosse obiettivamente ingiusto, verrebbero sottratte risorse ed opportunità a realtà sino ad allora funzionanti e produttive.

    Il vantaggio del meccanismo anvuriano appartiene solo alle singole strutture “fortunate”, premiate dall’aritmetica.

    Il sistema, nel suo insieme, ne esce invece decisamente perdente.

  7. Credo che i vari mariti, mogli, sorelle, amanti, parrocchiani, portaborse abilitati saranno senz’altro chiamati senza nemmeno il previo disturbo di organizzare il concorso pilotato. Per gli altri, si vedrà …

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