Dopo il recente scandalo – che ha coinvolto il ministro Luca Lotti e i vertici della Consip in merito a presunte irregolarità e ipotesi di corruzione nella gestione degli appalti – La Consip, ente strumentale al servizio della Pubblica amministrazione, è stato per la prima volta oggetto di attenzione da parte dei mass-media. In effetti la Consip è una vecchia conoscenza del mondo universitario, che è andato assumendo negli anni sempre più peso nella gestione della vita quotidiana dei dipartimenti e dei singoli docenti. Ormai per fare anche acquisti di piccole entità è necessario far ricorso ai suoi canali, con la conseguenza, ad es., di rallentare procedure che avrebbero potuto essere molto più celeri; oppure esser costretti ad acquistare prodotti tecnologicamente già datati, specie in campo informatico in cui l’obsolescenza è molto più veloce dei tempi necessari con cui si procede a far gare di appalto milionarie che concernono migliaia di pezzi dello steso tipo (è ad es. il caso dei laptop). Non solo, ma pensata per evitare gli abusi (e altro…) su scala dipartimentale, si è trasformata in un’occasione di grande corruzione generale, come sempre accade quando ci sono appalti milionari. A così alla “corruzione democratica” si è sostituita la”corruzione oligarchica”: che sia anche questo un segno dei tempi? Qui di seguito la petizione che è nata per cercare di porre freno al delirio burocratico che ormai investe l’università, anche nelle piccole cose, e che ci sembra vada nelle direzione giusta. Si può aderire alla petizione cliccando qui.

Corruptissima republica, plurimae leges (Tacito, Annales, Libro III, 27)

La CONSIP è un’invenzione amministrativa volta a (i). combattere la criminalità, (ii). abbassare i costi della pubblica amministrazione, (iii). salvaguardare i lavoratori. E’ questa una soluzione utile per l’Università?

Noi operatori dell’Università riteniamo che la scelta di avere il sistema burocratico legato alla CONSIP/MEPA e alle regole degli appali anche per spese di piccola entità  (i) non aiuti a combattere la criminalità (ii) alzi i costi della pubblica amministrazione e renda l’Università inefficiente e meno competitiva (iii) non salvaguardi i lavoratori.

La burocrazia connessa alla consip appesantisce ogni passo di ogni singolo acquisto o richiesta di lavoro a tempo determinato, prende una parte sproporzionata del tempo dei docenti e degli amministratori, sottraendolo all’efficienza ed efficacia di un’Università moderna, senza alcun riscontro nella lotta alla criminalità.

La criminalità più o meno organizzata non è interessata agli acquisti di carta per stampanti, o all’ospitalità di docenti stranieri che vengono a tenere una conferenza; non si interessa dell’acquisto di singoli computer o della riparazione di un bagno. Al contempo è attrezzata ad affrontare tutti i cavilli burocratici (con esperti che lavorano per essa). Non è sensato usare la scusa della criminalità per trasformare gli uffici amministrativi in uffici legali che per ogni 500 euro di spesa devono fare acrobazie burocratiche e perdere intere giornate e trasformare l’apparato amministrativo dell’Università in un corpo in affanno, che perde giornate di lavoro per studiare le normative complesse di un appalto milionario per un acquisto di spesa minima.

Il dibattito che si è sviluppato nei primi mesi del 2017 sulle interferenze negli appalti milionari della CONSIP non dovrebbe fare dimenticare il danno patrimoniale diffuso che la CONSIP ha portato in questi anni all’Università italiana.

Dopo anni di esperienza possiamo dire che La CONSIP non abbia avuto alcuna funzione di moralizzazione e trasparenza, ma solo di appesantimento del lavoro. Il danno patrimoniale non si vede, ma si può facilmente verificare calcolando il tempo di lavoro dedicato alla burocrazia dei piccoli acquisti, al continuo lavoro di verifica finanziaria e legale delle ditte cui ci si rivolge, compito che dovrebbe essere della guardia di finanza e non dell’Università. In questo modo si sottrae personale alla “mission” dell’Univiersità che non consiste nel verificare i requisiti legali delle ditte da cui si serve, ma nell’aiutare didattica e ricerca e cercare di risparmiare sui pochi fondi che alla ricerca vengono attribuiti.

Con la presente CHIEDIAMO  al Ministro dell’Università – chiunque egli o ella sia – di attivarsi per affrontare lo stato di difficoltà dei docenti e dei non docenti provocato dall’eccesso burocratico e dalla quantità di ore lavoro dedicate a compiti non legati alla “Mission” dell’Università.

SUGGERIAMO  le seguenti proposte, a titolo di  ESEMPIO  tra le tante proposte possibili che speriamo il Ministro sarà in seguito invogliato a introdurre per adeguare l’Università italiana a criteri di efficienza e coerenza con la sua missione:

1. sottrarre l’università al regime CONSIP e alla burocrazia ad esso connessa, semplificare le procedure per le spese inferiori a 5000-10.000 euro, e far rientrare le spese più ampie in una normale legislazione sugli appalti.

2. Conseguentemente, liberare il personale universitario dalla certificazione continua delle ditte presso cui si serve. Questo lavoro è proprio della Guardia di Finanza e non abbiano noi Università il compito e la capacità di svolgere tale lavoro.  Il personale universitario potrà dedicarsi ad aiutare lo sviluppo della ricerca e della didattica.

3. In contrappeso aumentare l’eventuale punizione o multa nel caso di chiare violazioni delle regole normali di una transazione economica, come l’appropriazione indebita di denaro pubblico; evidente scompenso tra i servizi forniti e il pagamento richiesto, ecc.

4. rendere la partecipazione alla CONSIP NON OBBLIGATORIA per l’Università che sceglieranno, eventualmente come progetto pilota per verificare cosa accade se si tolgono i vincoli di una burocrazia pesante. Fare qualche esperimento di Università autonome di scegliere i propri metodi per risparmiare e fare dopo un certo periodo una verifica.

5. verificare la possibilità di gestire in proprio il pagamento di personale non strutturato ma di utilità continuativa come il portierato e il servizio alle aule, con criteri di competenza, esperienza e capacità, liberando le Università dal ricatto delle ditte interinali.

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Discutendo il tema della criminalità e scelte degli amministratori locali in materia di procedure d’acquisto il Quaderno CONSIP, 1, 2016 (*) sostiene che “in corrispondenza di livelli elevati di criminalità, [vi è] una crescente propensione a mantenere una gestione autonoma degli acquisti, che potrebbe essere connessa alla possibilità di estrarre parte delle relative rendite”. L’Università è un mondo piuttosto ristretto, ove possono avvenire anche fenomeni para-criminali (il docente che affida all’agenzia della moglie un prodotto software), ma sempre in modo piuttosto limitato dato il controllo su ogni acquisto. Il fenomeno criminale in Università non ha alcun svantaggio dall’esistenza della CONSIP (che peraltro attira altri livelli di criminalità centrale), mentre i docenti e gli amministratori dell’Università ne hanno un notevole danno in termini di tempo e impegno burocratico inconcepibile in un’università moderna.

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