E’ stato pubblicato dal MUR il provvedimento che riporta la graduatoria definita dall’ANVUR dei Dipartimenti ammessi alla procedura di selezione dei 180 Dipartimenti di eccellenza, elencati in ordine decrescente rispetto al valore ISPD. Svolgiamo una prima analisi di questi risultati, che anche per questa edizione confermano la rarefatta quota di dipartimenti del SUD e delle ISOLE qualificatisi allo svolgimento dei Ludi, a fronte di un nettissima prevalenza di dipartimenti del Nord che potranno ambire al premio finale. Se il finanziamento della ricerca universitaria, attuato attraverso i Ludi dipartimentali, è funzionale allo sviluppo delle zone geografiche nelle quali le risorse vengono indirizzate, occorrerebbe chiedere a Governo e Parlamento se il sistema che si è concepito ed implementato appare un modo sensato, anche alla luce della Costituzione, di finanziare la ricerca degli atenei e il conseguente, armonico, sviluppo che questa ricerca dovrebbe generare all’interno del “sistema” Paese. I dati qui presentati consentono di formulare una risposta piuttosto netta a questo interrogativo, che il lettore potrà leggere nell’articolo. A discapito di recenti rassicurazioni governative, la “questione meridionale” è più viva che mai. 

 

Ai sensi dell’art. 1, commi 314–337, della legge 221/2016, il Segretariato generale della Direzione generale delle istituzioni della formazione superiore del MUR, in un procedimento di cui è responsabile il dott. Angelo Siddi dell’Ufficio III “Programmazione e Valutazione della formazione superiore”, è stato pubblicato il provvedimento che riporta la graduatoria definita dall’ANVUR dei Dipartimenti ammessi alla procedura di selezione dei 180 Dipartimenti di eccellenza, elencati in ordine decrescente rispetto al valore dell’Indicatore standardizzato di performance dipartimentale (ISPD).

Il testo del provvedimento per comodità è riprodotto in calce. Ricordiamo che dei 350 dipartimenti così elencati in ordine di ISPD, ne resteranno in piedi solo 180, per fregiarsi dell’agognato e ben finanziato titolo di Dipartimento di Eccellenza.

Il MUR si è adeguato al piglio amministrativamente autoritario del Governo che lo esprime. Si è deciso di pubblicare la graduatoria, facendo precedere questo passaggio, che definisce una fase importantissima del procedimento dei Ludi dipartimentali, dalla mera ostensione dei criteri, senza però fornire i dati di partenza attraverso i quali mettere in condizione i destinatari del provvedimento di comprendere le motivazioni, presupposte senza alcuna trasparenza dal pdf oggetto di pubblicazione. E’ una strategia che ribalta il modus procedendi impiegato dal MUR in occasione della precedente edizione dei Ludi. Per quei Rettori delusi e scontenti del risultato conseguito sembra così schiudersi la possibilità di rivolgersi in via di urgenza alla giurisprudenza amministrativa, affinché sospenda il procedimento e dia la possibilità di verificare la legittimità dei risultati che sono già stati pubblicati, anche in considerazione dei tempi stringenti nei quali è previsto che si svolga la fase successiva del procedimento.

I direttori di dipartimento staranno già affannandosi a redigere tabelle per aree disciplinari, tese a calcolare le probabilità che il proprio dipartimento resti in piedi dopo l’agone amministrato dalla commissione di recente nomina. E sorvoliamo, per pietà, sulle prevedibili gonfiature di petto da parte dei rettori super-premiati. 

A noi interessa una questione fondamentale: se il finanziamento della ricerca e alle università, attuato attraverso i Ludi dipartimentali, è funzionale allo sviluppo delle zone geografiche nelle quali le risorse vengono indirizzate.

Prima di rispondere alla domanda, vediamo quali risultati ha prodotto la formula magica dell’ISPD, basata sui dati della VQR2015-1019 non ancora resi noti da ANVUR. 

ISOLE: 8 Dipartimenti (Sardegna 5, Sicilia 3) pari al 2,3% del totale.

4 Cagliari; 1 Palermo;1 Sassari; 1 Catania; 1 Messina

SUD: 47 Dipartimenti (Abruzzo 7, Campania 30, Puglia 6, Calabria 4) pari al 13,4% del totale.

3 Chieti-Pescara; 1 Gran Sasso; 3 L’Aquila; 15 Napoli Federico II; 6 Salerno; 4 Parthenope; 3 Vanvitelli; 1 L’Orientale di Napoli; 1 Sannio; 3 Bari; 2 Politecnico di Bari; 1 Foggia; 2 Università della Calabria; 1 Catanzaro; 1 Reggio Calabria

CENTRO: 97 Dipartimenti (Toscana 37, Marche 10, Lazio 44, Umbria 6) pari al 27,7% del totale.

Firenze 12; Pisa 14; Normale Pisa 2; Sant’Anna Pisa 2; IMT Lucca 1; Siena 6; Politecnico Marche 7; Urbino 2; Macerata 1; Sapienza 23; Tor Vergata 9; Roma Tre 9; Tuscia 3; Perugia 6.

TUTTO IL RESTO, ovvero la bellezza di 198 Dipartimenti, sono al NORD, e si riflette in questa ripartizione regionale: Lombardia 62, Veneto 45, Emilia-Romagna 39, Piemonte 27,  Trentino 10, Liguria 9, Friuli Venezia-Giulia 6. Essi rappresentano il 56,6% totale.

Nella due cartine che seguono si confrontano le distribuzioni territoriali dei dipartimenti nel 2017 e nel 2022. Come si può notare, dal punto di vista delle macroaree i risultati sono pressoché identici a quelli del 2017. Nel 2022 si verifica però un (limitato) travaso di dipartimenti eccellenti tra regioni.

 

Al Nord perdono terreno Emilia Romagna e Piemonte, a favore di Lombardia e Liguria. Nel Centro solo il Lazio guadagna 9 dipartimenti. Al Sud e Isole Campania e Sardegna guadagnano 3 dipartimenti ciascuna a fronte dei 6 persi da Calabria e Puglia.

Nella tabella seguente è riportata la distribuzione per area geografica dei dipartimenti di eccellenza, ed è confrontata con la quota totale dei dipartimenti universitari per area.

Quali atenei hanno guadagnato e quali hanno perso in questa fase preliminare? La tabella seguente mostra che l’Ateneo con la performance peggiore è Bologna, che passa dai 28 dipartimenti del 2017 ai 21 del 2022, seguito da Torino e Perugia (entrambi -4). Milano e Genova guadagnano entrambi 6 dipartimenti.

Confronto Dipartimenti eccellenza per ateneo 2017 2022

Nel 2017 Nicola Casagli aveva previsto la distribuzione regionale dei risultati finali dei ludi già in questa prima di preselezione. Usando la stessa tecnica, che consiste, banalmente, nel considerare vincitori i primi 180 della classifica ISPD, riscontriamo risultati ancora più sperequati tra aree territoriali. Al Nord potrebbero essere alla fine finanziati 122 dipartimenti (67% di 182, considerando gli ex-aequo), al Centro i dipartimenti finanziati potrebbero essere 40 (22%), al Sud e Isole 20 (11%).

Si replicherà: ma questo non è altro che puro “merito”. Lo Stato italiano ha deciso di dare risorse ai dipartimenti premiando la “qualità della ricerca”, e seguendo questa logica non importa che un dipartimento si trovi a concorrere operando all’interno di un territorio meno sviluppato del Paese, dove mancano le imprese, manca il lavoro, mancano le infrastrutture. Del resto, state tranquilli: “il SUD non era – e non è – destinato a rimanere indietro“. Il SUD e le ISOLE le aiuteremo con strumenti appositi, grazie al PNRR.

Al netto dei costi diretti e indiretti della VQR e di tutta la procedura necessaria ad amministrare il “merito” della premialità, e della sostanziale conferma di una dinamica territoriale già manifestatasi nella scorsa edizione dei Ludi, la domanda da rivolgere a Governo e Parlamento, tornando a quello che ci interessa, è questa:

secondo voi, quello che avete concepito ed implementato è un modo sensato, anche alla luce della Costituzione, di finanziare la ricerca universitaria e il conseguente, armonico, sviluppo che questa ricerca dovrebbe generare all’interno del “sistema” Paese?

La risposta – alla luce dei dati sui Ludi dipartimentali 2022 – può essere riassunta in questo modo:

SUD e ISOLE, i vostri figli (quelli più abbienti) continueranno ad emigrare nelle Università del NORD, fatevene una ragione. Il vostro unico futuro sta nei pernottamenti e nella ristorazione [ma sarà davvero così? Vedi grafico a fine articolo], dove i turisti del NORD, se vorranno e lo troveranno conveniente, decideranno di venire a spendere i loro soldi. Ci dispiace molto, ma non è colpa nostra – credeteci – se vi siete suicidati.

Gradutaoria_DdE_2023-2027

Dati risalenti al 2012

(fonte: https://www.corriere.it/reportages/cronache/2014/turismo/)

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