Qui una replica del prof. Morcellini.

Limiti giuridici invalicabili? Diritti degli individui? Non retroattività delle regole? Libertà di scienza tutelata dall’Articolo 33 della Costituzione? A Roberto Cavallo Perin, che solleva tali questioni, replica Mario Morcellini [a cui vanno le congratulazioni per la recente nomina a commissario AGCOM, un incarico da 240.000 Euro annui]: «credo che non sia il momento giusto per rilanciare una tematica di questo genere». Il motivo? Il timore che ostinarsi a difendere tali principi contribuisca «a indebolire le nostre aree invece che a difendere, soprattutto per quanto riguarda lo straordinario patrimonio che sono le riviste scientifiche». A quanto pare, la  spada di Damocle del declassamento, tenuta sospesa dall’ANVUR sul 10% delle riviste italiane di fascia A, funziona come una vera pistola alla tempia. Una metafora  eccessiva? Non meno cruda di quella usata dallo stesso Morcellini in un seminario pubblico sulla valutazione di due anni fa:  «Direttori e Presidi pagano il “pizzo” a cambiamenti che non desideravano, ma per ragioni di responsabilità istituzionale restano in prima linea per ridurre i rischi». Si vede che aveva già capito come andava a finire. Per i professori universitari italiani, quando si tratta di “ridurre i rischi” (di una rivista, di un corso di laurea, di un collegio di dottorato, del proprio voto VQR, di mezzo punto organico …), la “responsabilità istituzionale” viene prima di tutto. Anche della Costituzione?

E’ disponibile la registrazione video del convegno “La valutazione delle riviste scientifiche in ambito umanistico” organizzato da CASAG presso il MIUR e svoltosi lo scorso 26 gennaio.

 

 

Roberto Cavallo Perin: […] molti di noi nel passato si sono offerti per offrire correzioni, suggerimenti. Tutti abbiamo atteso in questi anni in buona fede questa grande opera di modernizzazione che ci avrebbe reso migliori. […] Perciò, non siamo qua per colpire l’Anvur. Siamo qua perché crediamo che ogni istituzione vada difesa dagli eccessi.

[…]

Il punto essenziale è che certe considerazioni giuridiche che attengono ai limiti che hanno istituzioni non sono e non possono essere considerate tutte eguali. Questa è la questione che io oggi cercherò di spiegare. Ci sono limiti sui quali si può discettare, discutere, ragionare. […] Ma ci sono alcune cose che non sono negoziabili. E chi le valica mette in discussione non solo diritti degli individui, ma mette in discussione la credibilità stessa dell’istituzione che valica quei limiti. Di questo bisogna essere assolutamente consapevoli.

[…]

Dov’è che vediamo promesse tradite e principi giuridici, che non sono negoziabili, violati? È contraria a principi rilevanti per il diritto la scelta di utilizzare la valutazione della ricerca, la VQR, con valutatore segreto, come screening per l’apertura del procedimento di declassamento delle riviste di fascia A, la richiesta ANVUR ai direttori delle riviste di fornire ex-post, oltre alla valutazione, anche i nomi dei valutatori dei propri articoli, […] in genere definire una sequenza che vari un giudizio sull’individuo, sui luoghi della sua produzione scientifica, a suo tempo svolta, giudizio di persone che restano segrete.

[…]
Alcune regole giuridiche non sono procedimentali, ma veri e propri principi posti a salvaguardia degli individui e anche dell’auctoritas, in definitiva della credibilità di queste istituzioni. Principio del giusto procedimento: […] l’imparzialità del giudice che nelle procedure che involgono persone deve esser precostituito. Sai chi ti giudica per il tuo valore scientifico, non è definito ad hoc, non è in conflitto di interessi con i candidati, può essere ricusato, il suo giudizio è pubblico. Giudica per come giudica ed è criticabile dall’intera comunità scientifica, cui il giudicante deve rendere conto nel merito.

[…]

Libertà di scienza: articolo 33 della Costituzione. Alcune libertà valgono a identità  degli individui […] sicché toccarle è incidere sul concetto più intimo di sovranità. Perciò proteggerle è interesse generale. È ovvio che la libertà tutela essenzialmente le idee che non sono generalmente condivise. In particolare, quelle che sono talora incomprese al tempo in cui sono enunciate. Sicché la libertà di scienza è garantita dalla libertà del mezzo di pubblicazione che sono le riviste. Dal pluralismo delle stesse. Infine dalla loro molteplicità.

Mario Morcellini: Ho interesse a cercare di lanciare un messaggio, ovviamente personale, ma che io spero condiviso almeno dall’area delle scienze sociali e politiche che è quello di cercare di domandarsi se in questo clima di settimane, di mesi di riapertura di un minimo di comunicazione, sono concessivo nei confronti della platea, ma in realtà penso che qualcosa di più sia avvenuto in queste settimane, non meriti che anche tutti noi che abbiamo in qualche modo aspramente discusso l’avvio di questa stagione di valutazione e soprattutto di stile di somministrazione , perché di questo si è trattato della valutazione che conosciamo, non debba essere sottoposto a qualche verifica di autoconsapevolezza, anche se io ho sentito con molto piacere l’intervento del collega giurista -e ho avuto la fortuna di vederlo prima – quel tipo di discussione sui principi invalicabili sui principi violati e sulle premesse mancate mi tocca -non lo nascondo – molce il mio cuore, per usare un linguaggio da umanista, però credo che non sia il momento giusto per rilanciare una tematica di questo genere. Ormai noi siamo in una stagione in cui la fissazione dei paletti della valutazione è diventata un fatto francamente poco reversibile dell’università italiana, anche perché è difficile negare ch risultati positivi di questo processo ci siano stati chiedo a tutti di assumere una postura propositiva e su questo dico che per fare proposte
[…]
Credo che noi dobbiamo sapere che noi qui dentro siamo responsabili di istituzioni. Quindi, dobbiamo avere la forza di separare il giudizio politico che è in capo a noi come persone, come storie, dal fatto che la proiezione pubblica di questi giudizi può finire per indebolire le nostre aree. Vi chiedo attentamente e accuratamente di meditare su questo. […] Domandiamoci se la postura che abbiamo scelto e, credetemi, assolutamente legittimata per il passato, non sto facendo autocritica fino in fondo, nei confronti della valutazione e della sua somministrazione (che sono come sapete due cose diverse) non abbia contribuito a indebolire le nostre aree invece che a difendere, soprattutto per quanto riguarda lo straordinario patrimonio che forse è una prerogativa più competitiva dell’umanistica e dell’umanistica sociale che sono le riviste scientifiche. Davvero beni culturali del nostro mondo accademico che dobbiamo proteggere con cura.

 

 

 

 

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6 Commenti

  1. Mi sembra evidente quale sia la postura scelta … Le riflessioni di Roberto Cavallo Perin sono puntuali e molto bene argomentate. Se applicate nelle sedi opportune, dovrebbero condurre a una declaratoria di illegittimità delle c.d valutazioni della qualità della ricerca. Ma si dovrebbe cambiare postura …

    • La realtà è che di siti anvur ce ne sono 2… uno intestato al miur (www.anvur.it) e uno intestato a SERGIO BENEDETTO (www.anvur.org). Il secondo tra l’altro è stato bucato (spero che sia stato bucato) almeno un’altra volta visto che fino a qualche tempo fa comparivano pubblicità di adsense… a meno che il succitato BENEDETTO non ci lucrasse sopra… e comunque

      1) A che titolo il suddetto ha accesso al sorgente di http://www.anvur.it?

      2) E perchè tiene un sito identico (almeno credo…) a quello originale?

      3) E perchè con google compare solo il primo?

      Mi sembra un’altro dei tanti punti oscuri da imputare ad ANVUR e ai suoi componenti… visto che il suddetto BENEDETTO è stato (è ancora?) uno dei componenti…

  2. Difficilmente si potrà contestare che le argomentazioni del Morcellini corrispondano al ben noto concetto di ‘verità rivoluzionaria’. O anche ‘La Libertà è un lusso’, vecchio adagio più volte realizzato nel recente novecento che evidentemente ancora incombe. Incombe con tale coerenza che simili profeti vengono ‘nominati’ all’AGCOM “AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI (DI REGIME?)”.
    Le parole sono pietre e devono essere usate con cura. Un povero frustrato come me, talvolta, intervenendo in questo sito, può anche debordare, ma un personaggio come Morcellini, NO, non gli è concesso. Specie se deborda in nome e per conto di istituzioni cui tutti dovrebbero un certo rispetto.
    L’effetto paradossale è che vecchi rivoluzionari ormai in carriera come evidentemente è il Morcellini ed anche il nostro amato presidente dell’ANVUR, suscitino impeti rivoluzionari in quelli che, come me, sono sempre stati moderati. L’essere moderati è un lusso che non ci possiamo più permettere!

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