Pubblichiamo il testo integrale del dossier L’autonomia del Veneto in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione consegnato dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia al Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia lo scorso 23 settembre 2019. 

Il corposo articolato in 86 pagine presenta la proposta più aggiornata (risalente al 17 settembre 2019) delle bozze di intesa della regione Veneto, di cui avevamo già pubblicato precedenti versioni (a febbraio e luglio).

Nel Titolo I, dedicato alle disposizioni generali, sono elencate le 23 materie per cui il Veneto chiede piena potestà legislativa e le risorse finanziarie necessarie; nel Titolo II ciascuna materia è dettagliata nelle specifiche competenze: giustizia di pace e norme generali dell’istruzione; tutela dell’ambiente, rifiuti e bonifiche e rapporti internazionali e con la UE; “ricerca scientifica e tecnologica e raccordo con il sistema universitario regionale” e tutela della salute; protezione civile e governo del territorio , infrastrutture, porti e aeroporti; produzione, trasporto, distribuzione energia e gestione del demanio regionale; previdenza complementare e servizi per il lavoro; tutela dei beni culturali e paesaggistici e soprintendenze. Queste solo alcune delle funzioni e competenze chieste.

Tra i 68 articoli che compongono l’intesa, spicca il 66, relativo al controllo e alla gestione dei flussi migratori, con cui la regione chiede di poter definire e programmare la quota di ingresso dei cittadini extracomunitari.

Oltre ai testi delle 2 audizioni  del governatore Zaia (aprile 2019) presso le commissioni parlamentari, il dossier è corredato anche da una relazione che riassume l’iter istituzionale dal referendum del 2017 agli ultimi incontri (luglio 2019) dell’ex ministro Stefani (governo Conte 1) e che si conclude con la precisazione che “il Veneto intende proseguire nella sua richiesta di maggiore autonomia in tutte le 23 materie”.

Colpisce, oltre all’insistenza della dichiarazione finale, che anche quest’ultima versione delle bozze non mostri alcun passo indietro rispetto alle precedenti. In particolare sull’istruzione a nulla sono valse le perplessità o le dichiarate opposizioni manifestate inequivocabilmente da parte di componenti del precedente esecutivo, sindacati, studiosi e commissioni tecniche, e da parte dell’opinione pubblica. Sulla scuola il Veneto continua a volere tutto e chiedere tutto.

Nei tre articoli dedicati (11, 12, 13) si insiste sulla volontà di disciplinare funzioni e finalità dell’istruzione regionale (articolo 11, recante ben 14 commi); si ribadisce la totale gestione del personale degli uffici e dei dirigenti scolastici, mentre per gli insegnanti, il personale educativo e gli “ata” di vecchia assunzione resterebbero ruoli statali, “salvo diversa volontà espressa”. Al personale neoassunto e a quello delle graduatorie ad esaurimento e regionali spetterebbero invece ruoli regionali, il cui fabbisogno sarebbe stabilito con programmazione regionale. Alla regione anche la facoltà di indire concorsi su base territoriale, oltre alla possibilità di stabilire un periodo minimo di permanenza nella prima sede di servizio e le modalità di trasferimento da una sede a un’altra.

Come scrive Marco Esposito in una prima analisi per Il Mattino il Veneto insiste a volersi disegnare competenze e funzioni di uno “stato nello Stato”, che “concorda” le finalità, gli obiettivi e l’organizzazione della Sua scuola; definisce e gestisce i profili delle professionalità degli insegnanti e delle loro carriere. In poche parole il governo della cultura, della  società e del mercato regionale.

Anche ricerca scientifica e tecnologica sono ormai ricondotte nell’alveo di un “sistema universitario” non più nazionale, che si professa “regionale”, come recita il ricercato titolo dell’art. 29.

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1 commento

  1. “Tra i 68 articoli che compongono l’intesa, spicca il 66, relativo al controllo e alla gestione dei flussi migratori, con cui la regione chiede di poter definire e programmare la quota di ingresso dei cittadini extracomunitari.”

    Ricordate l’amaramente spassoso film di Joe Dante del 1997, “La seconda guerra civile americana”?
    Già mi immagino la polizia locale di Papozze schierata in assetto di guerra (in sottofondo, dall’altoparlante risuona “la leggenda del Piave”) contro i colleghi vigili di Berra, che intendono ricollocare sul sacro suolo della Serenissima un contingente di migranti pakistani…

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