A che punto siamo con l’autonomia differenziata? A che punto sono le trattative tra il governo e regioni richiedenti ? La sensazione è quella di essere arrivati alla resa dei conti. Il Ministro Boccia preme per inserire l’approvazione della legge quadro che dà avvio alle procedure di intesa delle singole regioni nel disegno di legge di bilancio. Nessun dibattito parlamentare, approvazione rapida, probabilmente con voto di fiducia, firma delle intese già nel mese di gennaio. Forse prima delle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna. Mentre la maggioranza sembra dividersi sull’opportunità di accelerare, Boccia parla addirittura di “cintura di sicurezza per il sud”. Eppure nel disegno di legge non c’è traccia di “sicurezza”: l’autonomia differenziata può partire senza archiviare le bozze e le richieste precedenti da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (ad oggi ancora rivendicate dai governatori)? Senza la definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni nè meccanismi perequativi? Senza che siano esplicite le funzioni (non le materie) che le regioni pretendono di gestire e chiariti i loro modi di finanziamento? Intanto  tra i governatori del Nord si canta già vittoria per aver sbaragliato ogni resistenza ad un progetto che nemmeno col precedente governo, a trazione lega, si era riusciti a condurre in porto. “Avete notato che non c’è più un grillino che parla male dell’autonomia? [..]Dove son finiti? Stiamo parlando delle stesse cose di prima. Dove sono finiti?”, dichiara Zaia a Venezia dopo l’incontro col ministro per gli affari regionali. L’accordo tra Boccia e i presidenti di regione sulla nuova legge quadro sembra chiarire la linea di governo: più che una soluzione che accontenta tutti,  il gioco delle tre carte.

A che punto siamo con l’autonomia differenziata? A che punto sono le trattative tra il governo e regioni richiedenti ? Dopo una prima fase di attesa e di ambiguità, in cui il ministro Boccia ha incontrato i governatori delle regioni richiedenti (qui la bozza del Veneto consegnatagli da Zaia  nel settembre scorso,  identica a quella precedente) e definito l’iter che condurrà alla firma delle intese tra Stato e Regioni (legge quadro), l’l’impressione è che stia arrivando la resa dei conti.

Gianfranco Viesti parla di blitz sull’autonomia.

Un’irruzione vera e propria che potrebbe consumarsi in pochi giorni, a partire dal 28 Novembre –  giorno in cui il Ministro per gli Affari regionali Boccia ha presentato alla conferenza unificata stato regioni gli emendamenti al disegno di legge quadro di attuazione delle procedure per la richiesta di autonomia differenziata – per concludersi prevedibilmente entro fine anno con l’approvazione della legge di bilancio.

Andiamo per ordine.

Lo schema di legge quadro per l’attivazione delle procedure di intesa tra Stato e Regioni richiedenti ulteriori forme di autonomia (secondo l’articolo 116 comma 3 della Costituzione riformata nel 2001)  –  da noi reso pubblico qui  – viene presentato  con osservazioni ed emendamenti (vedi pdf allegato in calce) alla Commissione per gli Affari Costituzionali del Senato nella mattina del 28 Novembre.

Nel video seguente, le comunicazioni del Ministro Boccia.

Stando a quanto apprendiamo, le delegazioni trattanti di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (e delle regioni che si uniranno al percorso di autonomia differenziata)  procederanno secondo lo schema previsto da una legge che “perimetra lo schema generale entro cui dovranno essere innestate le intese tra Stato e Regioni“. L’assicurazione è che le intese “saranno oggetto di una valutazione ulteriore, di osservazioni e proposte di modifica” da parte del Parlamento.

Emendamendabilità si o no dunque? L’ambiguità resta.

Sul tema emendamenti“, afferma Boccia “c’è da mettersi d’accordo su cosa si intenda per emendamendabilità“, risponde, “i Presidenti di Camera e Senato sapranno indicare i meccanismi più coerenti“.

Tra i punti principali dello schema di legge quadro:

la necessità dei Livelli essenziali delle Prestazioni (LEP): ma possibile cominciare anche senza

Boccia assicura che i LEP saranno pronti entro il 2020, nonostante siano previsti da ormai 18 anni.  Nel disegno di legge, tuttavia, si scrive che “qualora entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa” tali livelli non fossero ancora definiti, le funzioni saranno ugualmente attribuite alle singole regioni e le risorse assegnate sulla base della spesa storica (“sulla base delle risorse a carattere permanente iscritte nel bilancio dello Stato a legislazione vigente”.) Si procederà dunque anche senza LEP? La bozza dice di si.

la perequazione:  ancora in via di definizione

Boccia parla di “un modello di perequazione che preveda un intervento sulle aree in ritardo di sviluppo“, attraverso un fondo il cui funzionamento e i cui contorni sono in via di definizione.

la tempistica: avanti tutta

il testo del disegno di legge ha avuto il via libera della conferenza Stato Regioni. Successivamente, dopo l’informativa in consiglio dei Ministri,  tornerà in Conferenza stato – regioni per attivare le procedure di trasmissione al Parlamento.  Approvata la bozza di legge cornice, a quanto pare inserita in legge di bilancio – dunque con un possibile ricorso alla fiducia, senza una reale discussione parlamentare e senza nemmeno la possibilità di eventuale ricorso a referendum abrogativo  i negoziati per le intese potranno procedere e le intese essere firmate anche a gennaio.

un nuovo assetto del paese?

Il Ministro Boccia ha esplicitamente chiesto a tutte le regioni di “sedersi al tavolo” e far domanda di autonomia differenziata.

Ma le richiese di cui si discuterà toccheranno funzioni dello Stato che riguardano la vita quotidiana di tutti i cittadini- dalle infrastrutture alla scuola alla sanità – dunque un nuovo assetto dei diritti e dei servizi pubblici, il cui finanziamento significa redistribuzione tra i territori: un tema tecnicamente e politicamente scottante, che richiederebbe trasparenza nei confronti dei cittadini e ponderazione politica, non certo accordi tra i pochi che comandano e approvazione con destrezza. Il percorso di differenziazione “per propria natura crea contrapposizione tra i territori“. La storia del federalismo comunale lo dimostra: disparità e cristallizzazione dei divari.

E’ accettabile blindare nel quadro della legge di bilancio l’approvazione dello schema che definisce i percorsi di regionalizzazione? E’ accettabile precipitarsi a concluderli prima delle elezioni dell’Emilia Romagna?

Nel governo sembrano essersi aperte le prime spaccature.

 

Cosa succederà all’istruzione?

Su questo punto Boccia ha esplicitamente dichiarato durante le sue comunicazioni alla Commissione Affari Costituzionali (minuto 51:45):

Abbiamo detto in maniera molto chiara che non esiste alcuna regionalizzazione della scuola, non esistono concorsi regionali, che la scuola è unica e la sua unità è scolpita nel contesto nazionale“.

Tuttavia aggiungendo, “a margine”:

  • che si possono concedere ai territori ulteriori facoltà sulla organizzazione dei plessi (chiusura al di sotto di una certa soglia, ad es.)
  • che si possono prevedere concorsi con vincolo di residenza, per questioni di continuità didattica.

I dubbi quindi restano.

L’apertura di Boccia sulla scuola è pericolosa. Tanto più quanto  pare inossidabile l’interesse regionale proprio sulla materia istruzione.

“Se questi non fanno veloci io prendo le singole materie dell’intesa e una per una le facciamo diventare legge in consiglio regionale. Riempiremo di lavoro la Corte costituzionale” (L. Zaia, 22/11/19)

Condizioni di vincolo di residenza decise dai governatori regionali implicano vincolo sulla mobilità, che potrebbero tradursi in  slittamenti su altri punti di un regime giuridico  – quello dell’insegnante – che attualmente è e deve restare in capo allo stato, senza ibridazioni regionali.

 

I leghisti: vittoria su tutta la linea!

Che la scuola sia al primo posto tra le funzioni richieste dalle regioni del Nord è evidente anche dalle dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa tenuta a Venezia proprio dopo il confronto Stato Regioni da parte del  governatore del Veneto.

Nonostante le affermazioni di Boccia, o forse proprio per l’ambiguità della vicenda, Zaia continua a parlare di regionalizzazione della scuola e di trasferimenti regionali di insegnanti con i loro stipendi:

se ci sono 100 insegnanti della scuola che trasferiamo, che stipendio hanno? queste sono le risorse che daremo [alla regione]” 

e ancora:

” abbiamo portato a casa ad esempio il tema che i LEP si fanno su 4 materie: trasporto pubblico locale, socialE, sanità, scuola”

Ma, ancor più, la vittoria sembra essere politica e su tutta la linea. Nella stessa conferenza stampa Zaia afferma:

“Avete notato che non c’è un grillino che parla male dell’autonomia?

È la prova provata che prima erano loro che rompevano le palle.

Vi ricordate che prima avevamo tre volte al giorno la secessione dei ricchi, il paese di serie A e di serie B, mai cederemo all’egoismo del Nord? Sono spariti tutti.

Dove son finiti? Stiamo parlando delle stesse cose di prima. Dove sono finiti? [..]”

A quale gioco stanno giocando il governo e i presidenti di regione seduti al tavolo dell’accordo?

Di seguito, il pdf contenente le osservazioni e gli emendamenti al disegno di legge quadro presentati alla Conferenza Unificata Stato Regioni il 28.11.2019.

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Emendamenti Legge Quadro 27 Novembre 2019

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2 Commenti

  1. […] A livello governativo il procedimento per l’autonomia differenziata viaggia spedito. La bozza …Per accelerare ulteriormente, il suo testo è stato approntato come emendamento alla legge di bilancio, per farlo passare in quella sede. Tale bozza finge di porre un argine all’accentuazione degli squilibri fra le regioni, prevedendo la determinazione di livelli essenziali di prestazione uguali per tutte le regioni, che sono però livelli minimi e non uniformi (come vorrebbe invece l’articolo 3 della Costituzione) e per di più pone un termine di dodici mesi per la semplice determinazione (non certo l’attuazione) dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), dopo il quale l’autonomia differenziata si avvierebbe lo stesso, sulla base della spesa storica che, come ben sappiamo, premia le regioni più ricche. […]

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