Con riferimento al DPR 76/2012 “Regolamento recante criteri e pa- rametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari”, la Commissione Scientifica (CS) dell’UMI ribadisce la preoccupazione già espressa in altre occasioni, circa un uso esclusivo ed automatico di parametri bibliometrici e strumenti statistici per la valutazione dei candidati di un concorso.
Tale pratica è stata condannata dalla comunità scientifica internazionale, al punto da essere ora bandita in molti paesi scientificamente all’avanguardia. L’uso esclusivo ed automatico di parametri bibliometrici e strumenti statistici, oltre ad essere estremamente complicato al limite – in alcuni casi – della inapplicabilità, non è in grado di tenere nel debito conto la complessità  e varietà dei contributi scientifici dell’attività di ricerca.
Numerose verifiche hanno messo in luce, inoltre, gravi distorsioni del reale merito di alcuni candidati la cui consolidata posizione di prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale viene apparentemente contraddetta dai dati bibliometrici a seconda dei meccanismi di normalizzazione utilizzati o della banca dati consultata.

Per questi motivi l’uso automatico di parametri bibliometrici, come previsto dall’Art. 6, commi 1 e 2 del citato decreto, è inaccettabile e rischia di arrecare gravi danni alle comunità scientifiche. Tali parametri possono essere comunque un utile strumento di valutazione dei candidati, da affiancare (come del resto previsto dal decreto stesso ne- gli Artt. 4 e 5) a tanti altri da usare in modo estremamente accorto e competente, specialmente a fini concorsuali, tenendo ben presente le loro caratteristiche ed i loro limiti.
A tale proposito, la CS segnala che l’European Mathematical Society (EMS) ha approvato, nella riunione dell’executive committee di ottobre 2012, l’EMS code of Practice (Regole di Buon Comportamento), che contiene una serie di raccomandazioni ai matematici. Tale EMS Code of Practice, consultabile all’indirizzo http://www.euro-math-soc.eu/node/3054, è  stato predisposto da un comitato a tale scopo creato dall’EMS (si veda la comunicazione ufficiale di Arne Jensen: The Euro- pean Mathematical Society Ethics Committee, Newsletter of the Euro- pean Mathematical Society 80, giugno 2011, pp. 11-12, http://www. ems-ph.org/journals/newsletter/pdf/2011-06-80.pdf). L’EMS Code of Practice è stato approvato anche dalla CS dell’UMI.

In particolare, l’articolo dell’EMS Code of Practice dedicato alle Responsabilità degli utilizzatori di dati bibliometrici contiene fra l’altro i seguenti due commi:
(1) Pur accettando che la ricerca matematica è e debba essere valutata dalle autorità competenti, e specialmente da quelle che finanziano la ricerca matematica, il Comitato intravvede un grave pericolo nell’uso abituale di misure bibliometriche e collegate per valutare la presunta qualità della ricerca matematica e il rendimento di individui o di piccoli gruppi di persone.

(2) E’ irresponsabile che istituzioni o commissioni che valutano individui per un’eventuale promozione o l’assegnazione di fondi o di un premio, basino le loro decisioni su responsi automatici a dati bibliometrici.
E` chiaro dunque il conflitto fra l’Art. 6, commi 1 e 2, del DPR 76/2012 e le Regole di Buon Comportamento che la comunita` matematica europea opportunamente ha deciso di assumere.

Al fine di superare una tale antinomia, nel pieno rispetto sia delle leggi della Repubblica italiana sia della coscienza professionale dei matematici italiani, la CS dell’UMI auspica che le commissioni dei settori concorsuali riconducibili al macroset tore della matematica, vogliano evitare di escludere dall’idoneità un candidato solo sulla base dei parametri bibliometrici per la valutazione dell’impatto della produzione scientifica e decidano, piuttosto, di adottare la procedura contemplata dall’Art. 6, comma 5 dello stesso DPR 76/2012:

Qualora la commissione intenda discostarsi dai suddetti principi [tra cui l’uso automatico di parametri bibliometrici per stabilire condizioni necessarie per conseguire l’abilitazione] è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3 [ciò e con atto motivato pubblicato sul sito del Ministero e su quello dell’università sede della procedura di abilitazione], e nel giudizio finale.
Questo auspicio non intende invitare le commissioni a non tener conto di questi parametri ai fini della valutazione dell’impatto scientifico della produzione dei candidati, ma solo a sostituire questi automatismi con un giudizio scientifico motivato basato anche su tutti gli altri criteri e parametri di cui la commissione deve tener conto, con equili- brata e motivata ponderazione, e su eventuali altri criteri e parametri più selettivi, come previsto dal suddetto articolo 3, comma 3 del DPR 76/2012.
Una siffatta possibilità è  stata confermata (e non poteva essere altrimenti) dallo stesso Ministro dell’Istruzione, dell’Università e del- la Ricerca, il quale, in risposta alla mozione predisposta dalla CS sullo stesso tema (vedasi http://umi.dm.unibo.it/abilitazione_ nazionale–131.html), ha convenuto, fra l’altro, sul fatto che “gli indicatori bibliometrici sono uno degli strumenti utilizzati, che non lede l’autonomia delle commissioni di concorso nel loro lavoro di valutazione che sarà decisivo per il futuro del sistema universitario nazionale. Le commissioni disporranno di un ventaglio ampio di criteri e parametri e altri ancora ne potranno introdurre”

La Commissione scientifica dell’U.M.I. Bologna, 17 novembre 2012

 

75 Commenti

  1. Colleghi matematici, pienamente d’accordo.
    Cerchiamo di salvaguardare almeno i candidati dalla grezza valutazione (?) che già si è perpretata sugli aspiranti commissari.
    Noi sappiamo bene da molto tempo per la peculiaretà della nostra disciplina che una seria valutazione deve essere basata principalmente sui contenuti. Certo, serve una ragionevole soglia d’ingresso, magari stabilita attraverso basi di dati universalmente riconosciute (i matematici usano tutti l’affidabile MathSciNet dell’American Mathematical Society che non ha il lucro come scopo principale, non la per noi parzialissima e privata Scopus che in abbiamo scoperto solo attraverso la VQR). Dividere una lista in due attraverso una mediana costruita su dati incerti non è operazione scientificamente condivisibile.

  2. Assolutamente d’accordo. Come piu’ volte s’e’ scritto su questo sito, da esperti di valutazione, l’uso italiano e anvuriano della bibliometria s’e’ risolto in un vero e proprio feticismo. Tutto questo apparato, per giunta, s’e’ rivelato scientificamente infondato. A mo’ di metafora, si puo’ dire che i parametri anvur ricordano il modo di vestire degli abitanti dei paesi dell’entroterra rispetto a quelli provenienti dalle citta’. Con l’aggravante che la via italiana alla valutazione fa acqua da tutti i lati.

  3. Sarebbe stato bello vedere questa levata di scudi dell’accademia italiana contro i concorsi truccati (il 90% almeno) negli ultimi 15 e piu’ anni. Se l’utilizzo dei criteri bibliometrici e’ CRITICABILE, il decidere a priori chi vincera’ il concorso senza nessuna valutazione comparativa dei candidati e’ FUORILEGGE. Chissa’ perche’ questa pratica, comunissima, veniva tollerata da tutti. Forse perche’ chi la tollerava era chi la praticava? Siete ridicoli

    • Decidere a priori senza valutazione comparativa chi sia il vincitore non è solo fuorilegge, ma è soprattutto sbagliato. Che questo valga per “il 90%” dei passati concorsi, ne dubito. Che valga per una ampia parte dei concorsi nell’area biomedica dove peraltro è facile creare cordate bibliometriche, mi pare verosimile.

    • Samueleuk, quello che scrive la UMI è perfettamente in linea con quello che avviene in tutto il resto del mondo. Di nuovo siamo al tedioso argomento che l’Italia è un caso eccezionale e patalogico e che quindi debbano essere introdotte leggi speciali; di nuovo ribadiamo che introdurre un metodo sbagliato di valutazione non migliorerà ma peggiorerà le cose. Inoltre è noto che la matematica italiana si trovi ai vertici mondiali il che mostra che non c’è stata una selezione sistematica di asini o amanti come lei scrive, ma, almeno nella maggior parte di casi, di seri e prestigiosi studiosi.

    • Scusate, ma cosa c’entrano le classifiche internazionali di matematica e le bibliometrie? Io stavo solo criticando il fatto che adesso tutta l’accademia italiana si scandalizza per la bibliometria dell’ANVUR mentre prima nessuno si scandalizzava (anzi perpetrava) una pratica assolutamente fuorilegge, cioe’ quella di far vincere il concorso al candidato interno (o comunque ad un prescelto) senza fare alcuna valutazione comparativa.

    • Ma chi sono questi “tutti” e questi “nessuno”? Inoltre i concorsi sono stati sempre svolti facenedo una valutazione comparativa (ovviamente più o meno bene, figuriamoci, ma non è che all’estero ci siano solo geni) e i vincitori non sono stati, mediamente, troppo scarsi visti i risultati riportati in queste tabelle.

    • Il punto non e’ se i vincitori siano o non siano stati tanto scarsi.
      Se come sostiene Samueleuk i vincitori si conoscono gia’ prima che vengano espletati i concorsi, non si sapra’ mai se erano i migliori possibili.

    • A matematica in ambito universitario il rapporto

      (posti da assegnare)/dottorandi

      e’ molto alto, dato che ci sono moltissimi corsi di laurea dove si insegna la matematica.

      Questo fa si che, solitamente, la carriera sia piu’ facile e piu’ rapida. Ed eventuali abusi vengono annacquati dal gran numero di posti a disposizione.

      Questo fa anche si che, a mio avviso, il matematico universitario non abbia assolutamente lo spirito “publish or perish” tipico di altre discipline.
      E, diversamente da quello che pensano solitamente i matematici, per me cio’ e’ un male.

      Citando Giorgio Israel, a proposito dei fantastici matematici e fisici ungeresi degli anni 30 (Von Neumann, Teller, Wigner): essere sotto forte stress puo’ aiutare a produrre risultati eccezionali.

    • Rispetto all’Italia (dove per vincere un concorso bisogna essere spinti da qualcuno), la UK e’ sicuramente un paradiso. Almeno io posso dire di aver vinto concorsi sulla base di quello che ho fatto, non di chi conosco.

  4. @Samueleuk: amare chi ti ha accolto e valorizzato (nel tuo caso l’accademeia UK) è umano, è però pericoloso passare dall’amore all’idolatria, con tanto di disprezzo assoluto per chi non ti ha voluto. Forse conosci quanto evidenziato in questo articolo http://www.guardian.co.uk/education/2011/may/27/only-50-black-british-professors : insomma, hai detto in più occasioni che in UK uno studioso ‘se la può giocare’, evidentemente non tutti. Simili problemi (diversi da quelli ITA, ma comunque importanti) rivelano, non tanto che tutti hanno problemi e quindi non dobbiamo sforzarci di risolvere i nostri (lungi da me l’idea del “mal comune mezzo gaudio”), ma che, evidentemente, l’imparzialità e l’oggettività assoluta non sono di questo mondo. Non ci sono mondi accademici perfetti e, soprattutto, forse quelli che appaiono modelli da imitare meritano una valutazione più critica e quelli che ci sono presentati come criteri ‘oggettivi’, in realtà sono facilmente manipolabili.

    • Invece in Italia quandi black professors ci sono? Ma fammi il piacere!!! E poi il fatto che ci siano pochi black professors non indica necessariamente che i concorsi UK favoriscano i “whites”. I problemi al massimo sono a monte, nella societa’ e nella scuola.
      Anyway, non ho mai detto che il sistema accademico UK sia perfetto. Pero’, come ho detto in previous posts, la competizione ai concorsi e’ generalmente sana. Vince il migliore.
      Non dico che tutti quelli che vincono un concorso in Italia sono degli inetti, ma sicuramente la stragrande maggioranza hanno vinto un concorso perche’ cosi’ era stato deciso a priori senza fare alcuna valutazione comparativa dei candidati. E non ditemi che solo i “medici cattivoni” fanno queste cose. Altrimenti non si capirebbe come mai chi insegna nelle nostre universita’ si sia spessissimo laureato/dottorato nella stessa universita’ in cui insegna. Addirittura ricordo statistiche che facevano vedere che il 40% dei professori E’ NATO nella stessa provincia in cui ha sede l’universita’ in cui insegna. Cose dell’altro mondo.

    • suggerisco a tutti i partecipanti a questo forum di non risponderepiù alle povocazioni di SamueleUK e di continuare con serenità la nostra discussione.

    • Sono un matematico. Mi indignavo anche prima, ma non avevo poi molte ragioni di farlo (i casi veramente scandalosi, nella mia materia, si contavano sulle dita di una mano: gli altri erano semplicemente discutibili). Oggi mi indigno di più, perché i rimedi proposti sono peggiori del male, almeno nella mia disciplina.

      Poi se si vuole fare il giacobino lo si faccia, ma i tagliatori di teste non hanno mai risanato una società, hanno di solito solo cambiato la classe dirigente con un altra ugualmente oppressiva, o spesso anche peggiore. Le prigioni zariste erano dei luoghi di villeggiatura rispetto ai Gulag

  5. Mio nonno diceva: “la matematica non è un opinione”. Mia nonna invece diceva: “chi è debitore non riposa come vuole”. Nel bar sottocasa c’era scritto:”per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Tutte perle di saggezza popolare.
    I numeri, se correttamente analizzati, metono in evidenza che l’università italiana non è poi cosi sgangherata. Ma forse dovrebbe fare meglio. Ma i numeri, anche quando “violentati” dall’ANVUR, sono freddi e non parlano della carne viva di chi sta dentro al sistema universitario e soffre per i sopprusi ed i mancati riconoscimenti meritati e doverosi in un paese civile. I numeri non parlano delle sofferenze di chi si vede superato immeritatamente e deve magari fuggire all’estero.
    Allora?
    Allora “chi è debitore non riposa come vuole” e “per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”.
    Ma, amaramente, bisogna ammettere che le soluzioni proposte sembrano un gattopardiano: “cambiare tutto per non cambiare niente”.

    • OT
      Qualcuno sa cosa è successo alle commissioni non ancora nominate?
      Come mai non si muove più nulla?

    • @Paolo: se l’ironia è rivolta a me non ne colgo la ragione. Anche io penso che il sistema italiano debba essere significativamente migliorato, ma ho impiegato luoghi comuni nel mio post, proprio per evidenziare le generalizzazioni altrui (e il rischio di fare assurgere a modello esperienze estere che modello non sono). Per me, la soluzione non può prescindere da valutazioni qualitative. Ma forse, in quanto ricercatrice di ruolo, quindi molto probabilmente raccomandata/amante/parente non ho diritto di dire che non è tutto marcio e che le soluzioni ‘oggettive’ del problema sono una mistificazione.

    • Cara Elisabettafp,
      Assolutamente no. L’ironia non era rivolta verso nessuno di quelli intervenuti su questo forum, ne tantomeno verso di te, ma l’ironia AMARA era rivolta verso tutti coloro che hanno tenuto le redini dell’università e del ministero negli ultimi 30-40 anni.

    • @Paolo: mi sono fatta un po’ trascinare dal livore di qualcuno (che dimentica le proporzioni e la logica, peraltro), ma seguirò il saggio consiglio del professor Di Rienzo. A te dico che condivido la tua amarezza e che continuo sperare in soluzioni ragionate anche se,necessariamente, non immediate. Un caro saluto!

  6. Perche’ le societa’ scientifiche dell’area fisica tacciono? Nessuno puo’ fingere di ignorare che i criteri bibliometrici sono totalmente inapplicabili a individui le cui pubblicazioni sono ormai spesso firmate soltanto con l’acronimo di una collaborazione, di solito internazionale, con il banale corollario che l’ “abilitabilita’” ormai dipende soltanto dalla piu’ o meno oculata scelta del gruppo con cui collaborare (scelta di solito effettuata in eta’ non accademica).
    Il posizionamento internazionale della fisica italiana, per quanto mi pare di ricordare, non e’ molto peggiore di quello della matematica, quindi l’autorevolezza di una presa di posizione non sarebbe molto inferiore.
    Accettare regole inique, inventate (non dall’ANVUR ma dal CEPR, ci tengo a precisarlo) per compiacere un Ministro iniquo o nell’illusione di tenere a bada corporazioni inique (che peraltro sono abilissime a gestirsi anche la bibliometrtia) puo’ diventare colpevole complicita’.

    Costituzione repubblicana dell’anno I (24 giugno 1793):
    Art. 35. Quando il Governo viola i diritti dei popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte dei popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.

    • Il problema riguarda principalmente 02/A1. E danneggia solo i nucleari sperimentali di bassa energia rispetto a quelli di alta energia e soprattutto, rispetto agli sperimentali particellari.

      Secondo me, nel caso degli sperimentali delle alte energie non c’e’ criterio che tenga. Sono intrinsecamente entangled. Infatti le promozioni le fanno per anzianita’ di servizio
      (che equivale ad avere i valori bibliometrici piu’ alti).

      Pero’ sono utili: l’Italia e’ 6ta solo grazie a loro. Ma con un drenaggio pazzesco di soldi, che potrebbero essere usati per ricerca di base (e applicata) in fisica della materia.

      Facciamo fatica a capire la superconduttivita’, ma in Italia la maggioranza dei fisici studia le correzioni next-next-to-leading al modello standard. Boh… Potrei capire il 20 per cento di particellari, ma non il 60 per cento!!

    • Anche io mi sono spesso chiesto perche’ le societa’ scientifiche dell’area fisica sono silenti. Forse perche’ sono in mano alle grandi cordate alle quali i criteri Anvur vanno bene?
      Sono d’accordo con Luca che quanto sollevato da Paolo riguarda molto il settore 02/A1. Sempre nell’area fisica, pero’, il problema riguarda allo stesso modo anche il settore 02/B2, che e’ molto eterogeneo, con tematiche dove gli indici bilbiometrici medi sono alti ed altre (non meno valide delle prime) dove sono parecchio piu’ bassi: chi ha scelto di lavorare in queste ultime avra’ difficolta’ a superare le mediane, indipendentemente dal proprio merito. Mi risulta, anche se non ne ho esperienza diretta, che lo stesso problema si ha nel settore 02/C1.

  7. A chi dubita che la mozione della UMI sia volta a continuare a perpetrare nefandezze nei concorsi: avete sbagliato bersaglio. Non siamo certo anime candide noi matematici ma la nostra comunità scientifica ha dato lunga prova di saper confinare nefandezze nei concorsi sotto una percentuale assolutamente accettabile con qualunque sistema ci sia stato assegnato (imposto). Il livello internazionale raggiunto, con risorse di gran lunga minori rispetto agli altri paesi evoluti, è una delle evidenze. Non sono sicuro che con questo sistema potremo continuare a farlo: ripeto noi vogliamo solo valutare in linea con la nostra naturale attitudine non basandoci su dati in ingresso sballati.

  8. @Paolo e Ciro.
    Ai vari e plausibili ricorsi vanno aggiunti quelli dei pensionati al 1° novembre, esclusi dalle liste dei commissari sorteggiabili. Ne ho notizia. Come sapete, i primi due sorteggi sono stati effettuati con i pensionati in lista, Inoltre, esistono (viva la gerontocrazia!) non pochi ordinari che rimangono in servizio ben oltre i 70 anni a seguito di istanze accolte da chi di dovere. Alcuni di questi sono già estratti in commissioni nominate. Che pasticcio!
    Quanto alle ipotesi di Ciro, non saprei quale scegliere. Sono tutte verosimili. Ma non c’è dubbio, credo, che Profumo stia mollando e quindi rallentando. Con lui, tutto lo staff del Miur che si ritira in un eremo per studiare l’alfabeto.

  9. D’accordo sul due di coppe. Ma conta l’accademia, quella parte dell’accademia che appoggia (e si appoggia su) Anvur. Non posso escludere nessuna ipotesi sui primi sorteggi, si deve controllare anche la lista e non solo il risultato dell’estrazione. Anche se i confini tra calcolo e cialtroneria sono insondabili.

  10. Ai moderatori del sito sono sfuggiti alcuni commenti su cui Jus ha scritto:
    “Ognuno è libero di esprimersi come ritiene, per carità. Allo stesso modo, si può essere liberi di ritenere che questo tipo di linguaggio sia inadeguato a un dibattito civile e costruttivo.
    Personalmente mi dissocio da questo modo di discutere. Non credo, peraltro, che questo approccio faccia bene alla percezione interna ed esterna di Roars come luogo di confronto sereno, non pregiudizialmente partigiano o inutilmente livoroso. […]”

    Anche Roars si dissocia. La redazione è molto preoccupata che incidenti di questo tipo si ripetano. Il problema non è solo che la forma è sostanza. E’ un problema di responsabilità dei moderatori e di sopravvivenza dello spazio libero di discussione rappresentato da Roars.

    I commenti sono stati rimossi. Con loro sono stati rimossi anche il commento di Jus -parzialmente riprodotto qua sopra, perché riproduceva frasi offensive- e un commento di Andrea Zhok.
    Prego Jus e Zhok di accettare le scuse mie e della redazione.

    • La decisione di ROARS è ineccepibile.
      Tuttavia, visto che non tutti gli argomenti di Ciro erano censurabili, egli potrebbe forse riproporli in una forma compatibile col dibattito pubblico.

      E pur condividendo la scelta della redazione, trovo che a livello individuale sfoghi come quello di Ciro siano una risposta quasi inevitabile alla violenza verbale (prima ancora che legislativo-amministrativa) che è stata ed è tuttora la cifra dell’approccio di certa politica al mondo dell’Università pubblica e di chi ci lavora.

      Non tutti riescono ad avere la serafica pazienza di ROARS!

  11. Samueluk,

    se mi avessero proposto di andare in un’altro ateneo diverso sa quello in cui mi sono laureata/dottorata avrebbero dovuto anche darmi un laboratorio attrezzato con tutto quanto necessario percontinuare il mio filone di ricerca. Il mio stipendio all’ingresso era di 1.600.000 lire circa, forse avrei dovuto cercarmi un secondo lavoro per sopravvivere in un ateneo di una grande città!

    • Era una frase di simpatica (in senso etimologico) comprensione per un post di Ciro, sparito nel frattempo.

  12. @Ciro (rispetto a un suo precedente post).
    Viviamo la stessa realtà e siamo compagni, vorrei dire fratelli, di sventura. Credimi, il mio non è senso di “superiore saggezza” (come scrivevi nel tuo commento): tutt’altro. Sento dentro di me la tua stessa frustrazione per quanto vedo accadere, per il trattamento che la comunità universitaria riceve, ormai da molti anni, in sede politica e giornalistica. Sento la tua stessa tristezza nel constatare il male che una parte dei nostri colleghi ha fatto, soprattutto in passato, a tutto il resto del mondo universitario, adottando comportamenti che ripugnano all’etica e al diritto, in questo modo fornendo un argomento formidabile ai detrattori dell’accademia.
    Non è facile trattenersi, e lo comprendo bene, dal rispondere a provocazioni subite ripagandole con la stessa moneta.
    Il problema, però, è quello di fare tutti insieme uno sforzo, proprio perché amiamo un’idea diversa di Università. Non adeguarci mai al peggio, reagire con la compostezza e la forza degli argomenti, mettere a nudo la distruzione con la costruzione. In questa prospettiva, la scelta delle parole potrebbe avere un peso pari a quello della scelta dei comportamenti.
    In ogni caso, fermo il mio dissenso sui toni, ti ribadisco la mia stima, perché apprezzo la passione che si nutre di solidi riferimenti culturali. Dico solo che sarebbe un peccato se una parte del potenziale propositivo dei tuoi argomenti si disperdesse nell’entropia verbale di alcune espressioni oggettivamente offensive (ad esempio, non mi piace in generale l’uso di caratteristiche fisiche in senso dispregiativo, nei confronti di chiunque).
    Allo stesso modo, con l’occasione ribadisco la mia stima per Andrea Zhok (la cui battuta finale, nel commento rimosso, è fulminante, anche se non ne condivido il senso ultimo).
    Per fortuna, siamo tutti d’accordo almeno su una cosa: W ROARS.

    • Vorrei sottolineare quanto ha scritto Alberto Baccini: “La redazione è molto preoccupata che incidenti di questo tipo si ripetano. Il problema non è solo che la forma è sostanza. E’ un problema di responsabilità dei moderatori e di sopravvivenza dello spazio libero di discussione rappresentato da Roars.”
      Tutto qui.

  13. @ Alberto Baccini (in risposta alla sua mail)
    Gentile professore, ho scritto la verità. E perché l’abbia scritta in quella forma, mi sono impegnato a spiegarlo, in risposta a JUS, nel commento che ho inserito verso le 20.30 e che spero e credo avrete letto prima di eliminarlo.
    So che sanno e, soprattutto, riconoscono che è la verità molti dei lettori di Roars, qualcuno dei quali ha espresso sim-patia per me e un certo rammarico per l’eliminazione dei miei commenti.
    Ma so perfettamente anche che la verità non si può dire. Non si può dire neppure per tortuose e guardinghe circonlocuzioni; figuriamoci nella forma da me usata.
    Non si può dire perché coloro cui è sfavorevole, a volte molto pesantemente, la impugnano spacciandola per offesa e inguiria. Fra l’altro, so bene che Roars è letto anche, come stramerita, proprio da molti di quelli cui è pesantemente sfavorevole e che io ho, come meritano, pesantemente attaccato. Dunque potrebbe davvero esserci il rischio che a Roars facessero passare dei guai per “responsabilità oggettiva”. E io non vorrei mai compromettere la possibilità che Roars continui a svolgere il suo eccellente e anche coraggioso lavoro di critica, denuncia e proposta.
    Quindi, l’incidente, se incidente è stato, è chiuso. Non poche persone di valore hanno potuto leggere e condividere il contenuto, se è vero che a JUS è legittimamente parsa controproducente (proprio al fine di sostenere le nostre comuni rivendicazioni) la forma, ma assolutamente nessuno mi ha obiettato che la mia ricostruzione fosse inesatta o addirittura infondata; e tanto mi basta.
    Complimenti per Roars e un cordiale saluto

    @ JUS
    Se uno, come penso ricorderai, mi (e, forse, ci) dà del “coglione”, a me viene da chiamarlo “nano” (tanto più se il suo è un insulto nient’affatto rispecchiante la realtà e la mia è – quasi – la verità). Ma riconosco che un vero (e stoico) signore si vede anche da questo: dal suo sapersene trattenere.
    Grazie, con viva stima e simpatia, per le tue sempre fini osservazioni.

    • Mannaggia, mi sono perso il post di Ciro! A mia memoria, interventi di troll molto offensivi nei confronti dell’intelligenza dell’umanità non sono mai stati cancellati a Roars; presumo quindi che Ciro sia caduto nel topiloquio, oppure offeso, usando nomi e cognomi, privati cittadini – non personaggi pubblici quali ministri e politici, i quali in democrazia sono lecitamente soggetti a critiche da parte del pubblico -, o tutte e due le cose.
      Peccato, perché i suoi interventi dei giorni scorsi mi erano sembrati ben scritti e divertenti pur nella loro amarezza.
      Però vorrei dire: la redazione di un blog non è mai responsabile dei commenti degli utenti – ci mancherebbe! Spero quindi non si sia trattato di un eccesso di cautela da parte di Roars: sarebbe un segnale non bello, a mio avviso.
      Personalmente, semmai la cosa che trovo discutibile – ma se ne è parlato moltissime volte – è il ripararsi, nel fare commenti anche “pepati”, dietro l’anonimato.

    • non so che cosa tu abbia scritto (peccato) ma capisco Roars. Forse c’e’ il rischio di una class action delle persone diversamente alte perche’ offese dal paragone…

  14. @ Antonio Banfi
    Caro professore, grazie per la sua gentile mail.
    Comprendo benissimo la situazione, e l’ho scritto chiaramente nel mio commento delle 22.57 leggibile qui sopra, che mi fa piacere non abbiate rimosso.
    Un cordiale saluto

  15. Sono anch’io contrario agli automatismi valutativi e al feticismo numerologico, ma e’ difficile non pensare che sia in atto una sorta di reazione baronale a queste nuove (e ampiamente perfettibili) modalità di concorso. C’e’ stato un tempo in cui la Riforma Gelmini non era ancora legge e a contestarla c’erano molti ricercatori, molti studenti, ma pochi o punti professori. E chi non ricorda l’atteggiamento a dir poco ondivago della CRUI sulla Riforma Gelmini? Ora se ne raccolgono gli amari frutti. Se un dispositivo quale l’ANVUR escogitato dalla destra dà qualche contributo contro “certi modi” di procedere nei concorsi un po’ mi dispiace, ma il corpo accademico poteva pensarci prima e autoriformarsi moralmente. Il corpo accademico poteva pensarci prima invece di suonare la grancassa del merito, senza ulteriore specificazione! Per alcuni professori esclusi dalle commissioni perché hanno parametri non adeguati e che magari erano per la Gelmini, vien proprio voglia di dire: l’hai voluta la bicicletta?! … e ora PEDALA!

    • “Se un dispositivo quale l’ANVUR escogitato dalla destra dà qualche contributo contro “certi modi” di procedere nei concorsi un po’ mi dispiace, ma il corpo accademico poteva pensarci prima e autoriformarsi moralmente”
      ______________________________
      Categorie di pensiero quali la “colpa collettiva” e la “punizione collettiva” mi sembrano inquietanti, ma ancor di più inadeguate a risolvere i problemi. In termini razionali, si tratta di capire se i meccanismi di reclutamento ed i criteri&parametri sono adeguati allo scopo. Con tutta evidenza, il modo con cui la bibliometria è stata declinata in Italia non ha supporto scientifico e nemmeno precedenti internazionali. L’idea che esista una categoria che va punita collettivamente, non rende le regole meno sbagliate. Gestire un sistema molto articolato come quello universitario con l’idea di consumare vendette o compensazioni nei confronti di qualcuno non fa che prolungare una parabola di follia innescata da diversi anni e che ci ha portato dove siamo.
      Io sono professore ordinario e nel 2010 mi sono schierato decisamente a fianco di chi contestava la riforma i cui effetti sono adesso sotto gli occhi anche di chi la sosteneva in buona o mala fede. Mi sono anch’io indignato per l’ignavia dei colleghi e dei rettori. E tuttavia, ritengo che sia arrivato il tempo di far prevalere la ragione sull’incompetenza e l’ideologia.

    • “Per alcuni professori esclusi dalle commissioni perché hanno parametri non adeguati e che magari erano per la Gelmini, vien proprio voglia di dire: l’hai voluta la bicicletta?! … e ora PEDALA!”

      Ma chi sarebbero, scusa? No, perché a me pare che tra i sorteggiabili ci siano i classici – con rispetto parlando – “cani e porci”…

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