Con riferimento al DPR 76/2012 “Regolamento recante criteri e pa- rametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei Commissari”, la Commissione Scientifica (CS) dell’UMI ribadisce la preoccupazione già espressa in altre occasioni, circa un uso esclusivo ed automatico di parametri bibliometrici e strumenti statistici per la valutazione dei candidati di un concorso.
Tale pratica è stata condannata dalla comunità scientifica internazionale, al punto da essere ora bandita in molti paesi scientificamente all’avanguardia. L’uso esclusivo ed automatico di parametri bibliometrici e strumenti statistici, oltre ad essere estremamente complicato al limite – in alcuni casi – della inapplicabilità, non è in grado di tenere nel debito conto la complessità  e varietà dei contributi scientifici dell’attività di ricerca.
Numerose verifiche hanno messo in luce, inoltre, gravi distorsioni del reale merito di alcuni candidati la cui consolidata posizione di prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale viene apparentemente contraddetta dai dati bibliometrici a seconda dei meccanismi di normalizzazione utilizzati o della banca dati consultata.

Per questi motivi l’uso automatico di parametri bibliometrici, come previsto dall’Art. 6, commi 1 e 2 del citato decreto, è inaccettabile e rischia di arrecare gravi danni alle comunità scientifiche. Tali parametri possono essere comunque un utile strumento di valutazione dei candidati, da affiancare (come del resto previsto dal decreto stesso ne- gli Artt. 4 e 5) a tanti altri da usare in modo estremamente accorto e competente, specialmente a fini concorsuali, tenendo ben presente le loro caratteristiche ed i loro limiti.
A tale proposito, la CS segnala che l’European Mathematical Society (EMS) ha approvato, nella riunione dell’executive committee di ottobre 2012, l’EMS code of Practice (Regole di Buon Comportamento), che contiene una serie di raccomandazioni ai matematici. Tale EMS Code of Practice, consultabile all’indirizzo http://www.euro-math-soc.eu/node/3054, è  stato predisposto da un comitato a tale scopo creato dall’EMS (si veda la comunicazione ufficiale di Arne Jensen: The Euro- pean Mathematical Society Ethics Committee, Newsletter of the Euro- pean Mathematical Society 80, giugno 2011, pp. 11-12, http://www. ems-ph.org/journals/newsletter/pdf/2011-06-80.pdf). L’EMS Code of Practice è stato approvato anche dalla CS dell’UMI.

In particolare, l’articolo dell’EMS Code of Practice dedicato alle Responsabilità degli utilizzatori di dati bibliometrici contiene fra l’altro i seguenti due commi:
(1) Pur accettando che la ricerca matematica è e debba essere valutata dalle autorità competenti, e specialmente da quelle che finanziano la ricerca matematica, il Comitato intravvede un grave pericolo nell’uso abituale di misure bibliometriche e collegate per valutare la presunta qualità della ricerca matematica e il rendimento di individui o di piccoli gruppi di persone.

(2) E’ irresponsabile che istituzioni o commissioni che valutano individui per un’eventuale promozione o l’assegnazione di fondi o di un premio, basino le loro decisioni su responsi automatici a dati bibliometrici.
E` chiaro dunque il conflitto fra l’Art. 6, commi 1 e 2, del DPR 76/2012 e le Regole di Buon Comportamento che la comunita` matematica europea opportunamente ha deciso di assumere.

Al fine di superare una tale antinomia, nel pieno rispetto sia delle leggi della Repubblica italiana sia della coscienza professionale dei matematici italiani, la CS dell’UMI auspica che le commissioni dei settori concorsuali riconducibili al macroset tore della matematica, vogliano evitare di escludere dall’idoneità un candidato solo sulla base dei parametri bibliometrici per la valutazione dell’impatto della produzione scientifica e decidano, piuttosto, di adottare la procedura contemplata dall’Art. 6, comma 5 dello stesso DPR 76/2012:

Qualora la commissione intenda discostarsi dai suddetti principi [tra cui l’uso automatico di parametri bibliometrici per stabilire condizioni necessarie per conseguire l’abilitazione] è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3 [ciò e con atto motivato pubblicato sul sito del Ministero e su quello dell’università sede della procedura di abilitazione], e nel giudizio finale.
Questo auspicio non intende invitare le commissioni a non tener conto di questi parametri ai fini della valutazione dell’impatto scientifico della produzione dei candidati, ma solo a sostituire questi automatismi con un giudizio scientifico motivato basato anche su tutti gli altri criteri e parametri di cui la commissione deve tener conto, con equili- brata e motivata ponderazione, e su eventuali altri criteri e parametri più selettivi, come previsto dal suddetto articolo 3, comma 3 del DPR 76/2012.
Una siffatta possibilità è  stata confermata (e non poteva essere altrimenti) dallo stesso Ministro dell’Istruzione, dell’Università e del- la Ricerca, il quale, in risposta alla mozione predisposta dalla CS sullo stesso tema (vedasi http://umi.dm.unibo.it/abilitazione_ nazionale–131.html), ha convenuto, fra l’altro, sul fatto che “gli indicatori bibliometrici sono uno degli strumenti utilizzati, che non lede l’autonomia delle commissioni di concorso nel loro lavoro di valutazione che sarà decisivo per il futuro del sistema universitario nazionale. Le commissioni disporranno di un ventaglio ampio di criteri e parametri e altri ancora ne potranno introdurre”

La Commissione scientifica dell’U.M.I. Bologna, 17 novembre 2012

 

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75 Commenti

  1. Io ho fatto domanda per entrare in commissione e risulto tra “gli aspiranti commissari”. Non appartengo a “cerchi magici”, quindi non credo di essere tra i cani e i porci a cui tu fai riferimento. Sono convinto che se il mondo accademico si fosse mobilitato quando era il momento invece di cullarsi nelle speranze di trovare dentro le pieghe di una cattiva legge una comoda nicchia, ora non saremmo nella merda. Se qualcuno “un po’ grosso” e abituato ad andare in commissione questa volta non ci va… pazienza: sara’ per un’altra volta. Avra’ sempre modo di essere utile alla comunita’ con spirito di servizio. Il mondo accademico e quello matematico in particolare hanno troppo supinamente accettato una cultura liberal-democratica succube del liberismo dominante. Se si fossero accorti prima che “la cultura non e’ una merce” (tanto per dirla in pillole) non saremmo a questo punto. Se proprio si vuole fare i “cattivi maestri” dopo essere stati dei bravi professori, come chi dirige roars, lo si faccia per davvero e si pensi ad una nuova stagione di lotte di massa da condurre con studenti, ricercatori e l’insieme delle classi subalterne per cancellare questa riforma e tutto il merdaio ideologico e sociale che c’e’ dietro.

    • Ripeto la domanda: chi sarebbero i prof pro-Gelmini esclusi dalle commissioni? Visto che lo hai detto, vuol dire che ne conosci. A me pare, insisto, che dalle liste dei sorteggiabili siano davvero pochissimi gli esclusi. Non che abbia importanza, ma mi è parso che tu vedessi questa come una conquista… Se i fautori di “stagioni di lotte di massa” stanno con l’ANVUR, direi che quanto a confusione siamo messi abbastanza bene.

  2. In realta’ gli esclusi avrebbero dovuto essere di piu’ perche’ nelle liste che appaiono, a intermittenza, sul sito anvur e che riguardano gli aspiranti commissari sono rimasti dei nomi che non avevano le mediane a posto e che dovrebbero essere cancellati dalla lista perche’ non sorteggiabili. Non insistere a farti dare i nomi, perche’ non intendo darteli e non serve in questa discussione.
    Per quel che concerne la “confusione” tra la difesa dell’anvur e le lotte di massa, ti basti il seguente paragone: il capitalismo ha come come nemici sia le classi feudali che il proletariato. Bene! immagina che l’anvur rappresenti il capitale, i baroni siano i feudatari e chi vuole concorsi onesti sia il proletariato. E’ storicamente avvenuto che il proletariato e la borghesia si siano alleate contro il regime feudale, analogamente le persone corrette possono avvelersi dell’anvur contro quel “certo modo” di fare i concorsi, tale modo e’ stato finora appannaggio dei circoli baronali e dei suoi lacche’ . Ma senza estensione del fronte di lotta non si puo’ fare molto.

    • Va bene che è tardi ed è anche vacanza, peró inviterei a non fare storiografia di quart’ordine. Mi spiego: il regime feudale è diffuso e non è affatto riconducibile alla categoria evanescente dei “baroni”, che da categoria sessantottina e dei “cattivi maestri” è diventata uno slogan favorito della destra populista italiana. Siamo davanti a una frammentazione senza precedenti del corpo accademico in cui tutti o quasi cercano di sopravvivere mangiando il cadavere del vicino, un cannibalismo collettivo che cresce ogni giorno. I grandi atenei con i piccoli, i settori e le aree fra di loro e così via fino al continuo scontro fra “precari” e “strutturati”. In questo bailamme venato di pressapochismo bibliometrico, si perde di vista la situazione drammatica del sistema nel suo complesso. Qui c’è l’intera accademia da rifondare e rinsaldare, sempre che non affondi prima.

  3. Il mio era solo un paragone. Il mondo accademico italiano e’ malato anche perche’ non ha saputo trovare un modello realmente diverso da quello “feudale” con l’aggravante che ora al posto dei gattopardi ci sono “gli sciacalli e le iene”. Il mondo accademico, ai piani alti, ha come minimo snobbato il movimento di lotta contro la riforma Gelmini. Siamo anche vittime di un certo lobbismo alla rovescia. Rimango convinto del fatto che gli attacchi contro le nuove abilitazioni siano essenzialmente di stampo reazionario anche se si ammantano di fraseologia progressista. Qualcosa puo’ essere contestata da “destra” o da “sinistra”, gli attacchi contro le regole di composizione delle commissioni sono oggettivamente di stampo reazionario. E’ stata lasciata un’intera generazione senza fiducia nelle istituzioni, comprese quelle accademiche, ora i giovani non possono che attaccarsi all’ apparente oggettivita’ dei numeri: e’ una speranza vana, una specie di oppio, ma in cos’altro potrebbero credere?
    Ricordiamo che “quando il male e’ piccolo e’ difficile da capire e facile da curare, quando il male e’ grande e’ facile da capire e difficile da curare”. Quando si diceva che “la cultura non e’ una merce” il mondo accademico, anche quello culturalmente orientato a sinistra, ha fatto orecchie da mercante, ora che ci stanno incollando le etichette su cui si scrivera’ il nostro prezzo e che a qualcuno non piace il suo prezzo, si producono appelli e lettere firmate. A me e a molti altri tutto cio’ non sembra ne’ dignitoso ne’ credibile.

    • Ribadisco che ai guaritori, resi credibili dal panico vero o procurato, preferisco i medici. Appiccicare etichette relative all’oggettivo “stampo reazionario” delle critiche ai criteri bibliometrici o limitarsi alle recriminazioni su chi stava pro e chi stava contro durante l’approvazione della l. 240/2010 non ci fa avanzare di un millimetro. Se l’oggettività dei numeri è apparente, come è riconosciuto a livello internazionale sia dalla letteratura scientifica che dalle agenzie di valutazione, conviene prenderne atto. Possiamo dare tutte le spiegazioni possibili del perché un paziente abbia la tentazione di mettersi in mano ai ciarlatani, ma resta il fatto che non gli conviene ingurgitare pozioni miracolose. Accantonare l’emotività ed affrontare i problemi in modo razionale e scientifico: questo è dignitoso e credibile.

    • E’ quello che mi chiedo anche io (????). To be onest: “etichetta merceologica” l’ha usata qualcun altro.
      Io sono disorientato.
      Per semplificare, e senza offesa per nessuno, mi sembra che ci siano quattro categorie di colleghi:
      1) bibliometrici convinti (BC);
      2) anti-bibliometrici convinti (ABC);
      3) bibliometrici al bisogno (BAB, quando i numeri dicono che siamo bravi);
      4) disorientati (Dis).

      Io faccio parte della quarta categoria quella dei Dis. Fra i Dis ci sono quelli che vorrebbero esssere ABC, ma che con tutti gli indici bibliometrici si trovano a proprio agio e superano tutte le mediane ANVURiane (Dis1).

    • Io dico di essere BC, ma sotto sotto sono BAB.

      Comunque, se non ho capito male, i gestori di ROARS
      dicono che “la bibliometria puo’ funzionare se fatta fare ai bravi bibliometrici”.

      E, secondo i gestori di ROARS, “la bibliometria funziona SOLO per avere informazioni medie, e non per casi individuali”.

    • @Luca Salasnich,
      Secondo me lei non è BAB (che fra l’altro per un siciliano suona come un’offesa :-) ), ma è un Dis1 come me.

    • I ricercatori in Italia sono bravi ma POCHI.

      Inoltre si confondono i “lavoratori della ricerca” con i “ricercatori”. Se si contassero solo i ricercatori veri (cioe’ non amministrativi e personale ausiliario travestiti da ricercatori o tecnologi) si scoprirebbe che i ricercatori sono POCHISSIMI.

      POCHISSIMI perche’ la cultura dominante NON CREDE nella ricerca. E’ un problema culturale.

      Non si possono creare enti pubblici di ricerca per sistemare lavoratori. Gli enti pubblici di ricerca
      (e l’universita’ pubblica) dovrebbero essere il fiore all’occhiello dello Stato. Solo ricercatori altamente qualificati dovrebbe essere reclutati come dipendenti in questi enti. Il personale amministrativo e ausiliario dovrebbe essere ridotto al minimo.

      Stessa cosa nelle Universita’. E’ proprio necessario riservare punti budget per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario?

  4. A me sembra che Paolo si sia perso la categoria NSB (Non Solo Bibliometrici), cui appartiene il sottoscritto, ma anche numerosi altri (Alberto, che ne pensi?), ed è formata da persone consapevoli del fatto che per ora nessun computer ha ancora superato il test di Turing

    • Io sono iscritto al club dei NSB. Che però comprende anche il sottoinsieme di quelli che: ULBPFLCHLBPFD Usano La Bibliometria Per Fare Le Cose Che La Bibliometria Può Fare Decentemente.

  5. In riferimento al primo commento di Paolo, tra i bibliometrici e gli anti bibliometrici integralisti io inserirei i bibliometrici moderati. Io sono fra questi. Credo che per le abilitazioni i criteri bibliometrici non debbano sostituire il giudizio qualitativo. Contemporaneamente sono convinto che i criteri bibliometrici debbano essere applicati in modo ferreo per la scelta dei possibili commissari tra i quali estrarre a sorte le commissioni. Chi vuole davvero fornire un servizio alla comunita’ scientifica lo puo’ fare anche senza indossare l’abito del commissario, fornendo a richiesta dei commissari effettivi, consulenze specifiche. C’è stata troppa opacita’ negli anni passati, abbiamo bisogno di trasparenza e buon senso. Se qualcuno sta boicottando queste abilitazioni, come sembra, si faccia da parte: puo’ sempre tornare in campo alla prossima tornata

    • Mi rendo conto che le quattro categorie da me proposte non includono tutti. Ci saranno anche i bibliometri moderati di destra (BMD)e i moderati di sinistra (BMS), i bibliometrici talebani e i bibliometrici cristiani … e io sono sempre più disorientato di sinistra (Dis1S ;-)).
      A parte gli scherzi, ragazzi, io rimango convinto che l’unico modo di valutare un ricercatore è leggere quello che produce (e se pubblica su riviste peer reviewed qualcuno lo ha già fatto). Visti in tale ottica i dati bibliometrici aiutano a fare una valutazione, ma non possono essere gli unici parametri da valutare.
      Eventualmente fare un rapporto “produzione di qualità/fondi ottenuti” è anche un buon parametro di valutazione per individuare i ricercatori più efficienti.

  6. Un altro buon parametro e’ la “produzione INDIVIDUALE di qualita’”. Non e’ detto che per fare buona ricerca si debba essere in gruppo. Suggerisco l’utilizzo anche del

    individual h-index,

    cioe’ l’h-index per i lavori a singolo autore.

    Per me, un ricercatore e’ figo se riesce a fare contemporaneamente produzione scientifica di gruppo ed individuale, tutta di qualita’ (o almeno molto citata da altri).

  7. @Luca Salasnich
    <>
    Sulle citazioni (e non sulla qualità): un controesempio tra tanti è Friedrich Ludwig Gottlob Frege. Lavorava da solo. In vita, quasi nessuno lo considerava e lo citava e i suoi lavori erano semisconosciuti. Molto probabilmente non portava fondi. Solo verso la fine della carriera ha ottenuto l’attenzione di “studiosi propagandisti” come Bertrand Russell. In un’università britannica odierna darebbe un contributo trascurabile al REF e probabilmente non sarebbe assunto. In Germania forse oggi potrebbe trovare posto al massimo in una Fachhochschule, forse no. Decisamente poco “figo”.

  8. Io credo che bisogna cercare di capire davvero cos’è il lavoro di ricerca e la sua rielaborazione e trasmissione attraverso la didattica. Cioe’ capire cos’è il nostro lavoro.
    La frase “la cultura non è una merce” va intesa in tutta la sua radicalità ed estensione. In realtà nessun prodotto del lavoro umano è di per sé una merce: un televisore è una cosa, per essere merce bisogna almeno presupporre un mercato. Ma la cultura non è nemmeno una cosa. Un suo aspetto specifico e’ il suo fluire, il suo carattere processuale, l’essere “attivita’”.

    Se accettiamo che l’attivita’ culturale e, piu’ specificamente, scientifica debba necessariamente ricondursi a “prodotto”, se accettiamo che il lavoro sia essenzialmente frutto delle capacita’ del singolo ricercatore (qui ricercatore e’ un’abbreviazione per “lavoratore della conoscenza”), se accettiamo che i prodotti dell’attivita’ di ricerca siano essenzialmente regolati dallo scambio mercantile sia all’interno che verso l’esterno della comunita’ scientifica, dobbiamo accettare anche che i prodotti del nostro lavoro abbiano un prezzo.

    Naturalmente non siamo ancora arrivati a questo punto, ma con la bibliometria e’ stato fatto un buon passo in avanti, infatti mediante la bibliometria la “qualita’ diventa quantita’”, i “prodotti” del lavoro scientifico sono ricondotti a qualcosa di omogeneo, ad uno o piu’ parametri. A questo punto il cartellino del prezzo riguarda “solo” la scelta di un’unita’ di misura. Seguendo il convenzionalismo e il pragmatismo dominante, scegliamo l’euro come unita’ di misura e il gioco e’ fatto. Le cose non stanno proprio a questo punto.

    In realta’ siamo messi peggio.

    Infatti la mentalita’ che siamo costretti a presupporre e a seguire (un tempo si diceva “l’ideologia dominante”) conduce anche i piu’ radicali fra noi a costruire solo il percorso: lavoro individuale-prodotto-quantita’-scambio, mentre la realta’ del mondo accademico italiano e’ in porzioni non trascurabili impregnata da forme degenerate di feudalità. Cosa possiamo concretamente scegliere tra questi due estremi, diciamo tra “l’ elemento borghese” ed “l’elemento feudale”? Non ci sono altre scelte.

    Come ci siamo ficcati in questa sacca? Come si è giunti a questa frammentazione? Come si sono affievoliti i rapporti tra il nostro comparto e gli altri lavori? Come mai le specificita’ del nostro lavoro sono stata sempre declinati in privilegi?
    E, inoltre, chi sono stati gli alfieri consapevoli di queste trasformazioni?

    Quando si parla di attivita’ di ricerca si pensa sempre all’idea del genietto brillante, si esaltano in maniera sempre piu’ esasperata le capacità del singolo e ci si dimentica completamente del lavoro informale (scrivere appunti, discutere con i colleghi, il dare o ricevere informazioni spontaneamente ecc.), del lavoro “biopolitico”, invisibile che attraverso mille fili tiene su un gruppo di ricerca, un dipartimento o una comunità scientifica.

    Negli articoli che ho letto su questo sito tutto questo non riesco a trovarlo. Il discorso sul lavoro di ricerca e’ tutto interno alla sua sfera. Certo, si dice il lavoro di ricerca “serve all’industria, serve al benessere collettivo”, ma se solo “serve” in che senso e’ conoscenza? E in che modo siamo asserviti a questo servizio?

    Come possiamo ribellarci per una mediana che ci va storta e accettare il gigantesco asservimento a cui la ricerca e la cultura in generale sono sottomesse, in Italia piu’ che altrove?

  9. @Sergio Vessella.
    Come non condividere quello che scrivi (tu collegiale).
    Tutti noi, o almeno la stragrande maggioranza di noi si è accostato alla accademia, pensando di fare Cultura per la Cultura.
    Ma oggi tutto è monetizzato, le industrie entrano nell’accademia …. e se non porti fondi al tuo dpt e non guadagni almeno 10 mila euro al mese non sei un Marchese del Grillo … nella famosa frase “io sono io e voi non siete un c….”; per i colleghi nel primo caso (fondi al dpt) e per la società nel secondo (stipendio ridicolo).
    Io guadagnavo 5.000.0000 di lire negli anni novanta come libero professionista, ho abbandonato tutto per un posto da 1.500.000 da ricercatore …. non sono un Marchese del Grillo …

  10. 7-10 dicembre 2012
    Si comunica che il giorno 12 dicembre, alle ore 10:00, nella sede del Ministero di p.zza Kennedy 20, Roma (I piano, sala Fazio), si terranno le operazioni di sorteggio riguardanti le commissioni dei seguenti settori concorsuali: 01/A2, 01/A3, 01/A4, 02/A1, 02/B3, 03/B1, 05/B2, 05/H2, 06/A1, 06/A4, 06/B1, 06/C1, 07/D1, 07/E1, 07/F2, 09/B2, 09/B3, 09/C1, 09/F1, 09/F2, 10/A1, 10/B1, 10/C1, 10/D2, 10/D3, 10/D4, 10/E1, 11/A2, 11/A3, 11/A4, 11/E1, 11/E4, 13/B2, 14/C1, 14/C2, 14/D1.

    http://abilitazione.miur.it/public/news.php#idx-19

  11. ECCO LA LISTA ASPIRANTI COMMISSARI PER 01-A03.
    Se in commissione ci sara’ qualcuno che non ha le mediane “giuste” e’ piu’ probabile che i criteri della commissione si discosteranno da quelli rigidamente parametrici? In tal caso, ci sono piu’ garanzie per i candidati?
    ACCARDI Luigi
    ALVINO Angelo
    AMBROSIO Luigi
    BALDI Paolo
    BARCHIELLI Alberto
    BARDI Martino
    BERTSCH Michiel
    BIANCHINI Stefano
    BOCCARDO Lucio
    BUTTAZZO Giuseppe Mario
    CAMPANINO Massimo
    CANNARSA Piermarco
    CAPASSO Vincenzo
    CAPIETTO Anna
    CAPUZZO DOLCETTA Italo
    CERAMI Giovanna
    CHIERCHIA Luigi
    CIANCHI Andrea
    CITTI Giovanna
    COLETTI Giulianella
    COLLI Pierluigi
    COLOMBINI Ferruccio
    COLOMBO Giovanni
    COLOMBO Rinaldo Mario
    COTI ZELATI Vittorio
    DAL MASO Gianni
    DE MASI Anna
    DEGIOVANNI Marco
    FAGNOLA Franco
    FAVINI Angelo
    FERONE Vincenzo
    FLANDOLI Franco
    FORTUNATO Donato
    FRANCHI Bruno
    FUSCO Nicola
    GAZZOLA Filippo
    GRASSELLI Maurizio
    GUEORGUIEV SIMEONOV Vladimir
    JOHNSON Russell Allan
    LANCONELLI Ermanno
    LUNARDI Alessandra
    MARCATI Pierangelo
    MARCELLINI Paolo
    MARINI Mauro
    MAUCERI Giancarlo
    MAUGERI Antonino
    MINGIONE Giuseppe
    MITIDIERI Enzo
    NISTRI Paolo
    OMARI Pierpaolo
    ORSINA Luigi
    ORSINGHER Enzo
    PACELLA Filomena
    PASSASEO Donato
    PERCIVALE Danilo
    PICARDELLO Angelo Massimo
    PUCCI Patrizia
    REGAZZINI Eugenio
    RHANDI Abdelaziz
    RICCERI Biagio
    RODINO Luigi Giacomo
    RUF Bernhard Heinrich
    SACERDOTE Laura Lea
    SALSA Sandro
    SAVARE’ Giuseppe
    SBORDONE Carlo
    SERAPIONI Raul Paolo
    SINESTRARI Carlo
    SORAVIA Pierpaolo
    TERRACINI Susanna
    TESEI Alberto
    VESPRI Vincenzo
    VESSELLA Sergio
    VILLARI Gabriele
    (FONTE: http://abilitazione.miur.it/public/commissariEleggibili.php)

    • E’ una lista corposa però i PO del settore erano 290 e i candidati erano 89. Ne sono stati tolti per il sorteggio 16. Quindi si suppone che i rimanenti siano sopra i requisiti ANVUR (forse qualche escluso era a posto ma il CINECA non è ISI-WoS).

  12. La lista di sopra è apparsa e scomparsa ripetutamente in questi ultimi due mesi. Cosa “non e'” il CINECA lo si puo’ capire, cosa e’ e cosa stia facendo lo si capisce meno. Ad esempio, quali criteri ha seguito il CINECA per comporre la lista di 01A3? Tali criteri andrebbero dichiarati PRIMA dei sorteggi del 12 dicembre p.v. Inoltre, la stessa procedura di Abilitazione non potra’ non tener conto, per ovvi motivi, dei criteri adottati nella composizione della lista. Se si esclude “il passa parola” non mi sembra che ci sia sufficiente trasparenza sulla composizione delle commissioni.

    • Ai comuni mortali la lista di cui sopra è apparsa il 7/12 come da decreto direttoriale. Forse negli ambienti di soli PO se ne sarà parlato. Quello che a me, comune mortale, appare un po’ strano è di constatare (ma forse mi sbaglio) che più di uno (non mi riferisco solo a 01/A3) sembra essersi ritirato.

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