L’articolo pubblicato su Roars in cui si mettono in luce le scelte discutibili e a volte risibili delle riviste che sono state considerate scientifiche dall’Anvur («Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle», pubblicato il 21-09-12) ha avuto una notevole eco sulla stampa quotidiana, che ne ha ripreso i contenuti ed evidenziato quanto di paradossale ci fosse nelle scelte effettuate. Diamo qui di seguito alcuni link che possono essere di interesse per i nostri lettori (e che aggiorneremo via via che saremo a conoscenza di altri significative pubblicazioni):

La Repubblica: C. Zunino, «Il gotha delle rivista scientifiche italiane? ‘Barche’, ‘Suinicoltura’, ‘Etruria’», 27 settembre 2012

Il Manifesto: R. Ciccarelli, A. Del Lago, «Docenti abilitati con le riviste de Noantri», 25 settembre 2012

La Stampa: F. Amabile, «Prof. italiani nel mirino; “Pubblicazioni inutili”», 24 settembre 2012

Il Fatto quotidiano: A. Delfanti, «Da Airone al giornale della diocesi: le riviste ‘scientifiche’ per l’abilitazione», 23 settembre 2012

29 Commenti

  1. segnalo anche quest’articolo del 25/9, di R.. Ciccarelli e A. Dal Lago:
    “Quei docenti abilitati con le riviste de Noantri”
    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8560/

    Tra l’altro:
    “Questa lista è stata immediatamente segnalata e analizzata dal sito http://www.roars.it, il combattivo gruppo di docenti e ricercatori che fa le pulci sia alle storture dell’università italiana, sia alle riforme insensate e centralistiche che la stanno distruggendo.”

  2. Nell’articolo della Repubblica.it, viene dato ampio spazio alle giustificazioni di Graziosi e Fantoni che fingono di non sapere che l’attività divulgativa non è per nulla disdicevole per un professore (come pure non è disdicevole tenerne traccia negli archivi istituzionali) e che la stessa ANVUR aveva ammesso pochi giorni prima che il database CINECA era inadeguato:

    “ciò ha reso le operazioni connesse all’abilitazione complicate e soggette a imprecisioni ed errori. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro [sic] che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.”
    (Abilitazioni e Mediane: “ANVUR non potuto fare altro”. Profumo sotto accusa? https://www.roars.it/?p=12265)

    Il compito dei gruppi di lavoro era proprio quello di identificare le riviste scientifiche. Incolpare i professori di scrivere sul Sole 24 Ore (ma lo stesso vale per Airone) e di registrare questi articoli sul sito docente è un argomentazione fallace, perdonabile se usata da un uomo della strada poco istruito. Molto meno perdonabile se usata come autodifesa da un Alto Esperto di Valutazione (Graziosi) coinvolto nella compilazione delle liste o persino dal Presidente dell’ANVUR (Fantoni). Tentare di giustificarsi a tutti i costi utilizzando argomenti tecnicamente fragili non fa che peggiorare la reputazione di un agenzia sempre più in crisi di credibilità.

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    Il gotha delle riviste scientifiche italiane?
    ‘Barche’, ‘Suinicoltura’, ‘Etruria Oggi’…
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    http://www.repubblica.it/scuola/2012/09/27/news/riviste-43361884/
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    Una commissione stila la lista delle riviste che danno punteggio a chi riesce a pubblicarvi sopra articoli (scientifici) per concorrere a una cattedra o indirizzare finanziamenti verso i singoli atenei. E ci sono molte sorprese, che il ministero sta esaminando

    di CORRADO ZUNINO
    Lo leggo dopo

    Il gotha delle riviste scientifiche italiane? ‘Barche’, ‘Suinicoltura’, ‘Etruria Oggi’…
    ROMA – La lista pazza delle riviste scientifiche è l’ultimo B-movie girato al ministero dell’Istruzione (e dell’Università e della Ricerca, più appropriatamente nel caso). Dopo i test casuali per il concorso per presidi, i quiz scandalo sui tirocini formativi, il ponderoso dibattito sulla bontà delle mediane dei titoli necessari per accedere al ruolo di commissario universitario, i bandi pecorecci dell’Università di Firenze, ecco le “riviste scientifiche patinate”. Un nuovo cult, un inedito nel mondo. Le riviste scientifiche danno punteggio a chi riesce a pubblicarvi sopra articoli (scientifici), concorrono a far ottenere una cattedra, aiutano a inclinare i finanziamenti verso i singoli atenei.

    ….

    Uno degli accademici, Andrea Graziosi, tra gli esperti chiamati dall’Anvur (per 3 mila euro lordi) a definire che cosa è rivista di ricerca e cosa no, si è difeso così: “Sono orgoglioso di questo lavoro, siamo partiti dagli inferi. Da anni troppi professori pubblicano qualsiasi cosa e lo mettono nell’archivio Cineca, li abbiamo fermati. Abbiamo scartato riviste spazzatura, l’Anvur andrebbe premiata per aver portato questo enorme scandalo alla luce”.

    Il ministro Francesco Profumo ha la questione “riviste pazze” in bella vista sulla scrivania e ha già chiesto al presidente dell’Anvur un rapido cambio di rotta: “Ci vogliono regole precise per far sì che il sistema diventi virtuoso, pubblicare su riviste di nessuna rilevanza e nessuna attinenza deve dare all’autore un punteggio uguale a zero”, è il concetto passato a Stefano Fantoni. Sì, Fantoni, il presidente dell’Anvur, un fisico. È in difficoltà: “Stiamo lavorando sulla questione proprio in queste ore”, dice. “Gli errori materiali in realtà sono pochi. Abbiamo tolto dalla lista i quotidiani, per il resto le riviste indicate resteranno tutte, le hanno volute mettere i nostri esperti”. Yacht capital? “Per gli architetti che si occupano di barche è un riferimento. Su alcuni titoli anch’io sono perplesso, ma la nostra commissione è fatta di personalità insigni”. D’altro canto, dice, “è il primo lavoro del genere in Italia, le pubblicazioni sono un diluvio e i docenti e i ricercatori universitari dovrebbero smetterla di pubblicare i loro scritti su riviste fuori misura e fuori standard. Assicuro, non abbiamo ceduto ad alcuna pressione editoriale, né politica né ecclesiastica”.

    • Ripropongo qui un mio post già pubblcato, ma che è pertinente a quanto afferma Baccini:

      Mi pare che una revisione delle liste di “riviste” scientifiche che non comporti l’analoga revisione delle mediane sarebbe gravissima. Se, come dice Fantoni nell’articolo citato (in verità: come viene fatto dire a Fantoni nell’articolo citato), ad es. “Il sole 24 ore” viene tolto dall’elenco delle riviste scientifiche dopoesservi stato inserito, mi pare ovvio che la relativa mediana debba essere cambiata: è possibilissimo infatti che il numero di”articoli scientifici” publicati su quel giornale fosse rilevantissimo, tale da falsare completamente il calcolo delle mediane. Un conto è, come ANVUR ha detto in un recente documento, AGGIUNGERE riviste (in fascia A o altro) in una lista definitiva da trasmettere alle commissiomi, per tenere conto di quelle in cui hanno pubblicato i non strutturati; ben altro conto è TOGLIERE titoli dall’elenco di riviste che è già STATO UTILIZZATO per il calcolo elle mediane: ciò imporrebbe in modo inderogabile il ricalcolo delle stesse.

  3. Chiedo scusa, e mi rivolgo soprattutto alla redazione di Roars, ma il contenuto di quasi tutti questi articoli è intollerabile (quello sulla Stampa in particolare). Semplicemente NON è ammissibile che per il combinato disposto dell’ignoranza dell’Anvur e dell’ignoranza del giornalista, l’intera università italiana venga screditata una volta di più. Tra parentesi, ricordo a tutti che questa è sì questione di onore, ma anche di finanziamenti: quanto più l’opinione pubblica ci assimila al magna-magna politico, tanto più spinte alla privatizzazione e ad ulteriori riduzioni di fondi pubblici prenderanno fiato. Arrivati a questo punto credo sia necessario ed urgente, tanto più visto che Roars è esplicitamente citato, che venga prodotto ed inviato un testo di precisazione che spieghi in breve di chi siano le responsabilità e perché.

    • Quoto Zhok. Non avevo ancora letto il suo post mentre scrivevo il mio qua sotto. Ma mi fa piacere vedere che siamo sostanzialmente d’accordo.

    • “Chiedo scusa, e mi rivolgo soprattutto alla redazione di Roars, ma il contenuto di quasi tutti questi articoli è intollerabile (quello sulla Stampa in particolare). Semplicemente NON è ammissibile che per il combinato disposto dell’ignoranza dell’Anvur e dell’ignoranza del giornalista, l’intera università italiana venga screditata una volta di più.”

      Concordo con Andrea, tranne che su un punto: non penso si debba delegare la reazione alla redazione di ROARS (che mi pare tutt’altro che sfaccendata).

      Scrivere una lettera ad un giornale (o intervenire ad una trasmissione radiofonica) e’ qualcosa che puo’ fare chiunque, a patto di avere un’idea chiara da comunicare e saperla esprimere in maniera concisa ed efficace.

      Tra l’altro l’articolo di Flavia Amabile compare anche in versione elettronica e commentabile on-line:
      http://tinyurl.com/cv7vbre
      (anche se ho l’impressione che il restyling del sito della Stampa abbia mandato in tilt la gestione dei commenti: io ci ho tentato ma non ci son riuscito)

    • Lungi da me l’intenzione di far fare gli straordinari agli eccellenti membri della redazione di Roars.

      Tuttavia, anche se molti di noi singolarmente presi questi interventi di precisazione hanno tentato di farli, è chiaro che la forza di un intervento a nome della redazione di Roars, proprio perché il sito viene chiamato in causa dai giornali come fonte delle notizie che sono poi strumentalizzate, avrebbe tutt’altro peso e ben altra possibilità di apparire in una posizione di rilievo nelle pagine di un quotidiano.

      Inutile dire che in una guerra mediatica non si può trascurare l’aspetto dell’entità di diffusione della notizia.

    • “Tuttavia, anche se molti di noi singolarmente presi questi interventi di precisazione hanno tentato di farli, è chiaro che la forza di un intervento a nome della redazione di Roars, proprio perché il sito viene chiamato in causa dai giornali come fonte delle notizie che sono poi strumentalizzate, avrebbe tutt’altro peso e ben altra possibilità di apparire in una posizione di rilievo nelle pagine di un quotidiano.”

      Su questo hai ragione, anche se nulla e’ scontato. Infatti la notizia e’ finita in risalto perche’ era “forte” (il collage delle riviste scientifiche ANVUR-style era un bel cazzotto nella pancia -complimenti alla redazione); una lettera di precisazioni, giornalisticamente, vale molto meno e rischia comunque di esser relegata ad un trafiletto nella posta dei lettori.

      Quello che volevo dire e’ che non dovremmo sottovalutare quello che ciascuno puo’ fare come singolo. Anche perche’ i singoli possono esprimersi in maniera piu’ libera e creativa rispetto a chi e’ tenuto a svolgere un ruolo piu’ istituzionale o di rappresentanza.

    • Caro Andrea,
      hai ragione nel notare il livello intollerabile di quasi tutti questi articoli. Come avevo scritto qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/01/chi-denigra-la-ricerca-italiana/108295/ c’e’ un gruppo di persone che ha responsabilita’ ben precise nella campagna stampa di discerdito sistematico dell’universita’ italiana. Gruppo a cui si aggiungono molti giornalisti, alcuni per ignoranza altri per superficialita’. Il gruppo dominante di commentatori sui principali giornali e’ lo stesso che si occupa (diciamo) di economia come spiego qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/04/furto-d%E2%80%99informazione-e-crisi-economica/316961/. Roars e’ nato anche come reazione a questo dilagante conformismo fatto di ricette preconfezionate e analisi (spesso volutamente) sbagliate e manipolate. Noi la nostra parte la facciamo ma sicuramente una pressione verso i media piu’ forte sarebbe del tutto auspicabile.

  4. Come era del resto ampiamente prevedibile, sulla questione delle riviste “scientifiche” la stampa ci marcia alla grande. Bisogna riconoscere che quello di fare ironia su “Yacht Capital” e “Suinicultura” (ma il maiale è una cosa seria!) era un assist troppo ghiotto per una stampa perennemente alla ricerca della notizia gridata e del “colore”. Così l’immagine che ne viene fuori (vedi il tenore, per es., di titolo e occhiello della “Stampa”) è quella di un’accademia fatta di cialtroni, fannulloni e mangiapane a tradimento. Non dico affatto che bisognava lavare i panni sporchi in famiglia. Sono d’accordo con De Nicolao quando ribadisce che non c’è niente di male a fare divulgazione, anzi. Aggiungo che quello di “popolare” il sito docente del CINECA con i propri scritti anche “non scientifici” (ricordo che c’è una sezione “altro”) non mi sembra un peccato. Invece è un peccato mortale essere partiti dalla enorme massa delle sedi in cui i docenti hanno pubblicato (come se contasse solo il “dove”, e non il “come”) per poi fare una selezione (che, come si è dimostrato, o non c’è stata o è stata fatta male o malissimo). Ma non era meglio chiedere al CUN e alle associazioni: quali sono le riviste scientifiche del tale o del talaltro SSD? e quali tra queste sono le eccellenti? magari con un débat publique. E poi: sono del settore XY e pubblico sulla rivista di fascia A di un altro settore? ma meglio ancora! Concludo che anche delle risate che stanno seppellendo l’Università italiana, come di tanti altri pasticci di questa infelice vicenda, dovrà (dovrebbe) rispondere l’ANVUR, e non l’intera comunità scientifica. Ma sono certo che non lo farà.

  5. Sarebbe interessante fare poi un’analisi di come queste notizie sono riprese dalla stampa nazionale. Per Repubblica l’Anvur ha agito di fretta sotto la pressione degli accademici, solerte il ministro sfoglia gli elenchi impresentabili fino a tarda notte (la luce del suo studio è sempre accesa)… Ma vado rapidamente su alcuni punti che mi sembra importante riprendere.

    Basta con la giustificazione che la responsabilità di avere inserito queste riviste è dei docenti. Non è serio. Il sito Cineca vuole sapere tutto, non fa differenze. Inserire pubblicazioni divulgative o collaterali è del tutto legittimo. Si può ritenere che concorra a definire il profilo intellettuale di uno studioso. Non è chiesto di indicare se si tratti di una rivista scientifica della disciplina o scientifica di altra disciplina o generalista. In linea di principio, d’altra parte, non sussiste nemmeno un obbligo di inserire le pubblicazioni (e c’e anche chi con buoni argomenti propone l’astensione da pratiche che non si condividono come una legittima obiezione di coscienza, ma questo è un altro discorso). Allo stato, il Cineca è un contenitore che si può riempire o non riempire come meglio si crede. A un certo punto è stata posta l’esigenza di accertare la natura delle riviste indicate (e lasciamo stare l’assurdo di prendere questo come base dati per sapere dove hanno pubblicato gli studiosi italiani: per dirne una, i ricercatori del CNR sul Cineca ci vanno solo se sono in un PRIN o simili). Per farlo è stato nominato un Gruppo di lavoro, che ha lavorato fianco a fianco con gli “Alti esperti” e i Gev. Queste persone hanno nomi e cognomi e sono responsabili del lavoro fatto. Per l’area 11 ne rispondono anzitutto i professori Massimo Baldacci, Massimo Mori, Alessandro Pastore, Giuseppe Petralia (Gruppo di lavoro) e il professore Andrea Graziosi (Alto esperto). In particolare per filosofia il “garante” – così Fantoni ha definito talvolta i membri del Gruppo riviste e libri – è prof. Massimo Mori.

    A liste fatte, io ci ho messo meno di una serata ad accorgermi di assurdità presenti e assenti, di riviste di filosofia inserite nelle altre aree e mancanti in filosofia. Al momento, uno studioso di filosofia della religione ha una pubblicazione scientifica se ha scritto un articoletto in Insegnare religione e ha una pubblicazione “fuori misura e fuori standard” (così oggi il presidente dell’Anvur), cioè qualcosa di inutile se non di censurabile, se ha scritto un saggio sullo Jahrbuch fuer Religionsphilosophie, editore Klostermann (rivista scientifica per l’area 14!). E’ una giustificazione sufficiente che nessun docente dell’Area 11 lo avesse indicato nel Cineca entro il 15 luglio (seppure: ho evidenza di riviste sicuramente indicate sul Cineca e però ugualmente mancanti)? Vorrei chiedere se prima di licenziare le liste i responsabili hanno letto anche quelle degli altri. In qualche ora, io di titoli così ne ho raccolti a iosa. Queste liste sono destinate ad essere corrette (pure loro)? E allora le mediane calcolate sulle precedenti che valore hanno? Le liste varranno da semplice orientamento e non come vincolo? Ma fosse pure così, orientano male: sono liste che sviano – letteralmente disorientano.

    Vorrei chiedere a tutti coloro che hanno collaborato (Gev inclusi come sappiamo) come abbiano potuto accettare la determinazione di riviste per “Settore concorsuale”: cosa che non ha alcun senso scientifico ed è destinata logicamente, come ogni griglia calata dall’alto senza conoscenza delle cose, a produrre mostruosità. Vorrei chiedere come si possa spacciare – parlo per filosofia – come “interdisciplinarietà” [http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/riviste/rivistearea11_classea.pdf] (proprio così è stata chiamata) la intersettorialità disciplinare per cui una rivista collocata in filosofia teoretica vale anche per estetica o per morale. Si poteva fare diversamente? Prima che qualcuno suggerisse con “sagacia” a Graziosi [https://www.roars.it/?p=11881] di affrettarsi a questa correzione “all’ultimo momento” (quando? con precisione per favore: non sarà il caso di farci vedere, dati alla mano non parole, secondo quale delle due interpretazioni era stata calcolata frattanto la mediana?), ci avevo scritto un articoletto su Roars [https://www.roars.it/?p=11467]. Teste lucide… Ma si poteva essere più che sagaci e osservare che neppure ha senso limitare la scientificità a un’Area CUN: esempio di apertura mentale, per cui a un filosofo del diritto è capitato di scrivere su una rivista di filosofia, ma giacché questa non è “scientifica” in Area 12 gli vale meno che una paginetta su Ffwebmagazine. Chi ha creato questa situazione ha, ripeto, nome e cognome, e in prima persona deve risponderne. L’Anvur imponeva questo? O si spiegava la bestialità all’Anvur o non ci si stava. Basta con la storia di partecipare per limitare i danni, come aperta o implicita giustificazione a qualunque accomodamento. Il solo effetto che questo ha avuto (effetto voluto?) è stato quello di incrinare l’autorevolezza di chi altrimenti avrebbe potuto spenderla per pretendere altro. E lo dico con assoluta amarezza.

    Ancora, vorrei chiedere – con le nuove assurdità ce ne stiamo dimenticando – perché queste liste di riviste scientifiche e prima di esse quelle di fascia A hanno tardato così tanto oltre la pubblicazione delle mediane. E’ voce diffusa che riviste e/o criteri siano stati discussi con alcuni stakeholders, come si dice oggi, fino a pochi giorni prima della loro pubblicazione. Per assicurarci che non è così, esisterà senz’altro un verbale, con data e ora, e tutti i fogli firmati. Si può vedere questo verbale?

    Ci sono persone che devono rispondere di queste liste. Non è questione di accountability: quella rendicontazione a metà contabile e a metà morale di cui oggi si va fieri. Trattandosi di studiosi, di professori universitari, di accademici di prestigio, è una semplice, classica questione di responsabilità scientifica. Di Beruf. Come avete fatto il vostro lavoro? A questo bisogna rispondere. Massimo Baldacci, Massimo Mori, Alessandro Pastore, Giuseppe Petralia, Andrea Graziosi (e gli altri) – come avete fatto il vostro lavoro?

    • Condivido interamente le affermazioni di Valeria Pinto e la proposta di inviare ai quotidiani un testo chiaro, sintetico, rigoroso -nello stile Roars- che indichi come in questa assurda vicenda le responsabilità siano tutte dell’ANVUR e non dei docenti italiani.

  6. Certo che, rileggendo le parole di Graziosi (“c’è da piangere a pensare alle riviste su cui pubblicano i docenti italiani”) e il tono da soffietto dell’ANVUR dell’articolo de “La Stampa” (chissà che ci aspetta domenica sul Sole…), il sospetto che quelle riviste siano state lasciate lì a bella posta da ANVUR per sviare abilmente il dibatitto e buttarla ancora una volta, l’ennesima, sull’argomento per cui chi si oppone al “nuovo” (qualunque esso sia) è un barone che non vuole essere valutato a me viene…

  7. Attraverso i titoli dei giornali passa l’idea di una realtà universitaria cialtrone e furba che fa carriera scrivendo su riviste di alcun valore scientifico. Tuttavia dalla lettura della maggior parte degli articoli la respondabilità dell’ANVUR traspare evidente.
    Tutti coloro che non vogliono accettare l’ennesima gogna mediatica basata su una informazione da bar dello sport hanno il dovere di impegnarsi nel dibattito chiarendo che la responsabilità di aver inserito quelle riviste nell’area delle riviste scientifiche è solo di chi non ha svolto al meglio il lavoro per cui era pagato. Forse un impegno maggiore sulle cose serie ed una dichiarazione velleitaria in meno avrebbero aiutato. Ma il problema è sempre di più quello che i membri dell’ANVUR (detta anche Accademia delle Scienze della Unione Sovietica ai tempi di Brežnev) hanno voluto trasformare l’Agenzia in un organismo ideologico (revolution orientated) e non tecnico (tanto meno super partes).

  8. Bello e giustamente indignato il post di Valeria Pinto. A proposito di “metterci la faccia”, noto en passant che nel sito dell’ANVUR ci sono (ancora) soltanto le relazioni finali dei gruppi di lavoro per le riviste delle aree 8, 11, 13. E le altre? Del resto, il Ministro ha “risposto” (a modo suo) alla mozione CUN sulla dirimenza delle mediane, ma non all’altra mozione (pure del 12 settembre) sulla trasparenza degli atti ANVUR. Che cosa aspetta a dare un segno di vita?

  9. Sono andata a leggermi il documento finale dell’area 11.
    Le liste delle riviste sono state approvatet all’unanimità!
    Dopo aver consultato le società scientifiche e altre amenità!

    Veramente molto bravi! Le colpe sono loro non dei docenti che hanno pubblicato su quelle “riviste”. Erano loro che dovevano scremare, invece hanno fatto il contrario di quanto indicato per definire una rivista come scientifica!

  10. Dall’articolo di Repubblica: “Yacht Capital è inserita nell’area 8, “Ingegneria civile e architettura”, come d’altronde la rivista consanguinea Barche.”
    Spero che l’area 08 abbia un sussulto di coscienza e lavori per migliorare le cose. Certe figure di ….. fanno male a tutta la comunità scientifica.

  11. giustissima l’analisi di Valeria Pinto…sempre èpiù sono convinto della necessità di presentare un libro bianco sui isfatti dell’Anvur….
    quanto a Repubblica sappiamo da tempo che si è arruolta nel partito pro-Anvur…

  12. Ciao Eugenio…concordo con quanto scrivi, ma bisognerebbe anche presentare un libro bianco sulle indecenze fatte in questi anni da una parte del corpo accademico italiano. Non credo che i loro misfatti abbiano generato così tanto malcontento! Mi chiedo il perchè

  13. Vincenzina cara, io sono ordinario da 10 anni e non ho mai voluto partecipare ad un concorso come commissario, proprio per questo…
    ma non è che per cambiare si può preferire un rimedio peggiore del male che consegnerà il sistema universitario e la ricerca ad un apparato accademico-editoriale-economico come sta facendo l’Anvur…
    bisognerebbe rovesciare l’Anvur e poi pensare, con tempo, a una seria cultura della valutazione senza latinorum scientometrimico, almeno per le scienze umane, come è negli Usa.
    capisco che un giovane preferisce avere un concorso subito, anche se con regole sballate ma frequentando Roars avraà forse capito che qusto concorso non premierà certo i migliori…

  14. Caro Eugenio, con onestà le dico che tutto questo mi dà un’immensa tristezza. Per fare il mio lavoro ho dovuto lasciare il mio Paese. Dove lavoro, i numerini fanno la differenza. Ma la differenza la fanno anche le persone.

    Penso anche che non partecipare come commissario ad un concorso non sia una soluzione ai problemi che vive il mondo della ricerca italiana..cosi’come andare via dal proprio Paese per poter fare liberamente ricerca. Ambedue abbiamo scelto le strade più semplici (da un punto di vista professionale)…ma non bastano per riformare seriamente il sistema “ricerca” di un Paese.

  15. A proposito di “echi sulla stampa”, sono davvero imperdibili i commenti di Alessandro Schiesaro e Arnaldo Massarenti nel “Domenicale” del Sole 24 Ore di oggi. Il primo si chiama fuori, dicendo che “da noi” (intende: in Gran Bretagna)la metodologia dell’ANVUR è stata abbandonata. Ma non è lo stesso Schiesaro, capo della Segreteria del precedente Ministro, che ha contribuito fortemente a scrivere la legge Gelmini (la quale ora propone la mozione tripartisan con il PD e la Binetti)? Massarenti invece taglia la testa al toro, dopo una lunga “veronica”: se l’ANVUR di Stato non funziona, affidiamola ai privati! E’ proprio vero che, come dice Altan, l’Italia è un paese straordinario. Peccato che non sia anche un paese normale.

  16. […] L’ultima parte del documento, di tono apologetico, appare motivata dallo scalpore suscitato dall’articolo di ROARS (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle) che ha segnalato diverse anomalie nelle liste ANVUR delle riviste scientifiche. In mezzo alle riviste scientifiche ROARS aveva segnalato presenze sorprendenti quali  Yacht Capital, Airone, Suinicoltura, il Mattino di Padova, il Sole 24 ore, Fare Futuro Web Magazine, Insegnare Religione, Leadership Medica e così via. Ricordiamo che la notizia ha avuto larga eco nella stampa, venendo ripresa dalla Stampa, Repubblica.it, il Fatto Quotidiano e il Manifesto (Le riviste scientifiche secondo ANVUR: gli echi sulla stampa). […]

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