Fra chi lavora, a vario titolo, nell’università italiana, moltissimi hanno ricevuto un invito personale, per posta elettronica, all’evento visibile qui:
La conferenza è organizzata da Elsevier e ospitata da un’università italiana. Ha un titolo poco determinato:
Tomorrow Today in Research Italia 2026
e anche la presentazione, la quale dà per scontato che la ricerca abbia dei leader, vale a dire dei capi, è così vaga da sembrare scritta da qualche LLM.
Giornata di condivisione, dialogo e ispirazione sui temi chiave legati al supporto dei leader della ricerca attraverso dati e intelligenza artificiale, per promuovere una governance intelligente, un impatto significativo e un’innovazione affidabile.
Chi ha la pazienza di continuare a leggere apprende che lo scopo dell’incontro è promuovere la cosiddetta intelligenza artificiale nella ricerca. Quale? Forse quella che la casa editrice ricava dall’uso come dati di addestramento della gran quantità di testi che riceve gratuitamente, se non facendosi pagare dagli enti cui appartengono gli autori? E che offre, naturalmente, a pagamento?
Preoccupa che alla maggioranza degli oratori, composta da dipendenti di Elsevier, si aggiunga un alto funzionario dell’agenzia governativa italiana per la valutazione di stato della ricerca, la quale è ora diventata ancor più governativa .
Il nesso fra la valutazione di stato, che richiede
- armi di valutazione di massa, bibliometriche e statistiche
- la loro imposizione amministrativa
- il lavoro gratuito dei ricercatori come fornitori di testi e dati che fungano da materia prima di dette armi
e un oligopolista commerciale dei dati quale Elsevier pare, qui, clamoroso ed evidente. Simul stabunt, simul cadent.
E le università che fanno? Fanno da ospiti (nel senso biologico del termine)?



