Dal gennaio 2025 la Bill and Melinda Gates foundation richiederà che tutti gli articoli esito di finanziamenti della fondazione vengano pubblicati come preprint. Ciò significa che le spese per la pubblicazione (APC) non potranno più essere contabilizzate all’interno dei finanziamenti ricevuti dalla Fondazione. Una volta pubblicato il preprint i ricercatori saranno liberi di scegliere la sedi di pubblicazione. La decisione è stata presa tenendo conto dell’aumento consistente delle spese per APC che sta creando grandi diseguaglianze a livello globale, mentre i preprint consentono  ai ricercatori di condividere il proprio lavoro in modo aperto e rapido, senza alcun costo, annullando le differenze fra chi può pagare per pubblicare e chi non può farlo. Inoltre, visto che i preprint non dipendono dalle riviste, la ricerca può essere valutata in base ai propri meriti.

La Bill and Melinda Gates Foundation ha promosso una nuova politica che blocca i finanziamenti per la pubblicazione (APC: article processing charges) di singoli articoli e richiede la pubblicazione degli articoli in forma di preprint e la loro valutazione attraverso forme di open peer review.

Il motivo è quello di avere le ricerche pubbliche e aperte (non dietro paywall come accade ora per la maggior parte dei casi) in maniera tempestiva. La fondazione riconosce che oggi molte ricerche sono accessibili, ma questo risultato è stato raggiunto attraverso costosissime APC che hanno creato forti disuguaglianze fra ricercatori, gruppi di ricerca ed aree geografiche, e, come sottolineato in un recente report britannico, porteranno a una transizione dei cinque maggiori editori all’open access solo (forse) fra 70 anni.

La scelta di puntare sui preprint è una scelta consapevole del fatto che questi non sono pubblicazioni validate, ma anche consapevole anche del fatto che oggi ci sono tutti gli strumenti per validarli attraverso forme diverse di open peer review. Sulla scorta di questa nuova politica che sarà attiva dal 2025: tutti i manoscritti finanziati dalla Fondazione saranno resi disponibili come preprint ad accesso aperto con licenza CC-BY.

I beneficiari dei grant potranno continuare a pubblicare sulla rivista di loro scelta, ma non saranno obbligati a scegliere l’opzione Open Access (vale a dire che potranno  decidere di pubblicare la Version of record ad accesso chiuso)

I beneficiari dei grant potranno pubblicare i loro preprint attraverso Gates Open Research e altri server di preprint accreditati.

Il Center for global development ha pubblicato un post sulla nuova politica della Fondazione in cui vengono fatte alcune raccomandazioni a decisori politici, finanziatori della ricerca e ricercatori, In particolare ai finanziatori si suggerisce di:

  • Considerare la possibilità di richiedere la pubblicazione dei lavori in forma di preprint e di non pagare più APC, così da promuovere pratiche editoriali eque.
  • Investire i risparmi dalle APC in modelli che vadano a beneficio dell’intero ecosistema e non dei singoli ricercatori finanziati.
  • Sostenere iniziative innovative come il modello publish review curate che vedano le diverse funzioni editoriali distribuite fra soggetti e infrastrutture (pubbliche) diverse.
  • Valutare i risultati della ricerca in base ai loro meriti, piuttosto che in base al prestigio percepito della sede editoriale.

Per  Björn Brembs and Luke Drury, la nuova politica della Bill and Melinda Gates Foundation rappresenta un ulteriore importante passo verso la trasformazione della comunicazione scientifica:

After decades of grappling with various challenges, it seems that the scholarly community has finally reached a consensus. Expert after expert, institution after institution, organization after organization, and funder after funder, all are converging to the inevitable conclusion that a federated institutional infrastructure needs to supersede the longstanding dominance of for-profit journals and the multinational surveillance conglomerates that own them.

Samuel Moore in un breve articolo su chi dovrebbe assumersi la responsabilità dl controllo dei contenuti propone che possano essere le società scientifiche a farsene carico.

Richard Sever (cofondatore di BioRxiv) in un bel commento sul blog della LSE sottolinea l’importanza per la comunicazione scientifica della nuova politica della Fondazione.

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