Cancer Research UK rompe con l’open access commerciale e punta su modelli alternativi più sostenibili, in particolare il green open access. Il nodo è il drenaggio di risorse verso un sistema editoriale sempre più concentrato e costoso. Un primo passo verso una fase di cambiamento strutturale?
We won’t be funding open access publishing any more. Questa la conclusione a cui giunge Cancer Research UK, una charity britannica che dimostra che sulla base delle evidenze le politiche possono (e devono) essere cambiate.
La comunicazione aperta e trasparente dei risultati della ricerca appare doverosa quando questa è finanziata con fondi pubblici. Lo è ancora di più se tale ricerca a a che fare con la salute delle persone.
Questa apertura e trasparenza rappresentano però una ulteriore voce di costo nei budget degli enti finanziatori. La decisione di sostenere finanziariamente l’open access gold (basato sul pagamento di article processing charges) implica un investimento di fondi importante che quindi vengono distolti dalla ricerca.
Telethon, nel 2017, illustrando la propria politica di open access (la prima in Italia) come la scelta di adottare una politica di open access fosse stata dibattuta e sofferta proprio per le implicazioni connesse (la rinuncia a finanziare un progetto di ricerca in più).
Una politica di apertura così costosa (in tutti i sensi) deve quindi prevedere frequenti monitoraggi e, se è il caso, anche ripensamenti.
E’ il caso della Charity Cancer Research UK che in un recente comunicato ha dichiarato di non volere più sostenere finanziariamente le pubblicazioni ad accesso aperto. Il giudizio sulla strada presa dal movimento dell’accesso aperto (almeno nella interpretazione dell’editoria commerciale) è molto duro e netto.
We need efficient scholarly communications to spread scientific ideas via a fair economic model. We currently don’t have that. The open access movement was bold and promising, but ultimately disappointing. Now is the time to stop and call for a new way to make publishing work.
L’ente non disconosce l’accesso aperto come modalità di comunicazione trasperente dei risultati, ma ritiene che si debbano trovare modelli diversi di pubblicazione che non drenino così tante risorse.
Per questa charity che si basa sulle donazioni si tratta di decidere come investire 5.2 milioni di sterline nei prossimi tre anni, e a quanto pare si è deciso di non fare aumentare ulteriormente i profitti di un oligopolio già ricchissimo.
Ovviamente non è sufficiente disinvestire, ma è necessario un cambiamento a più livelli. Il primo passo sarà quello di modificare e ampliare le modalità di valutazione e di giudizio su qualità e impatto della ricerca, e di richiedere a chi applica per i fondi di presentare un CV narrativo che dia conto delle molteplici dimensioni della attività scientifica. Questo permetterà di prendere le distanze da quei numeri tossici che hanno portato alla attuale crisi della comunicazione scientifica e ad una economia del prestigio basata ormai molto più sulla forma che sulla sostanza. Il passo successivo sarà un ritorno al green open access attraverso il deposito in Europe PMC.
Questa scelta non rappresenta dunque un rifiuto dell’accesso aperto, ma una critica all’attuale modello economico, considerato insostenibile. L’obiettivo è promuovere un cambiamento profondo: un sistema di pubblicazione più equo, in cui i costi siano sostenuti una sola volta e in modo trasparente, e che favorisca davvero la diffusione della conoscenza scientifica. Un sistema più efficiente e giusto potrebbe accelerare il progresso della scienza e portare benefici concreti soprattutto per quella ricerca che coinvolge i pazienti.
La politica su open access aggiornata di Cancer research UK (sostegno del green open access e della prepubblicazione attraverso i server di preprint) va letta nel contesto più ampio di un ripensamento generale sulla editoria scientifica, sui suoi attori, sulle risorse impegnate, sulla sua robustezza, che coinvolge la valutazione (CoARA), la gestione dei diritti sulle pubblicazioni scientifiche (secondary publication right) fondamentali per poter comunicare in maniera tempestiva i risultati, le modalità di pubblicazione promosse da governi ed enti di finanziamento (Publish Review Curate). Tutte azioni che tentano di rispondere ad un sistema in crisi ormai da anni.
(questo post è parzialmente tratto dal sito openscience.unimi.it)

