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Superati anche dalla Turchia, siamo ormai ultimi nell’OCSE per quota di laureati

OCSE_EaaG_2015_Graph_Laureati

Superata anche dalla Turchia e dal Cile, l’Italia è scesa all’ultimo posto tra le nazioni OCSE per quanto riguarda la percentuale di popolazione laureata nella fascia 25-34 anni: 24% l’Italia contro  il 41% della media OCSE. Il sorpasso, previsto da Roars già un anno e mezzo fa, è stato sancito ufficialmente dall’edizione 2015 del rapporto OCSE Education at a Glance. Fino all’anno scorso eravamo penultimi a pari merito insieme al Cile e davanti alla Turchia, due nazioni che quest’anno ci hanno superato.

 

OCSE_EaaG_2015_Percentage_Tertiary

La causa della maglia nera italiana potrebbe essere imputabile allo spreco di risorse da parte delle università?

Per rispondere esaminiamo la spesa per laureato. Quella spagnola e francese sono il 170% di quella italiana, mentre quella tedesca e quella svedese sono più del doppio di quella italiana.

 

Almalaurea2015CostoLaureati

Ed è di nuovo Education at a Glance 2015 a mostrare che l’Italia raccoglie quello che semina. In rapporto al PIL, la spesa per istruzione universitaria italiana  (0.9%) è penultima tra tutte le nazioni OCSE per cui sono disponibili i dati (media OCSE: 1,5% del PIL). Peggio di noi solo il Lussemburgo che, per ovvie ragioni, non appare un buon metro di paragone (è al primo posto mondiale per reddito pro-capite).

 

OCSE_EaaG_2015_Expenditure

 

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14 Comments

  1. Enrico Mauro says:

    Ma il nostro Governo non si accontenterà. Siate fiduciosi. Dal 2016 iniziamo a… superare i Paesi non-OCSE.

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  4. Vi ricordate negli anni 80 e 90 i nostri genitori dicevano: “prendi il pezzo di carta, farai strada!”

    Purtroppo non è stato così, ora hanno capito e vanno a lavorare (se è possibile) a 18 anni o dai 18 anni in poi.
    Mi costa ammetterlo ma, purtroppo, meglio lavorare a 18 anni e non laurearsi.

    Una altra cosa che ho notato: si fanno laureare persone che già lavorano, mi riferisco alle Università che fanno convenzioni con le categorie più disparate: quella dei sindacalisti, quella dei commercialisti non dottori ecc.., per fare prendere a loro, in maniera assai più facile la laurea. Non sono d’accordo.

  5. segnalo:

    http://nuvola.corriere.it/2015/12/04/perche-litalia-paga-poco-i-suoi-laureati/

    purtroppo è così, è inutile negarlo, meglio il tronista o la velina, ammetto che fino a qualche mese fa lo negavo.

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  9. Alberto Petrucciani says:

    Lavori pagati meglio di quanto guadagna un laureato medio ci sono sempre stati (e di molto, basta pensare ai calciatori). Riguardano poche persone, e spesso durano anche poco (difficile fare la velina a 50 anni).
    Secondo tutte le statistiche, i laureati sono meno disoccupati dei diplomati (puo’ sembrare il contrario, fino a 25 anni o giu’ di li’, perché stanno studiando e non sono in cerca di occupazione da molti anni come un diplomato), guadagnano mediamente di piu’, e soprattutto perdono molto di meno il lavoro (e questo sta diventando uno dei problemi piu’ gravi).
    Trovare un lavoretto non qualificato da giovane e’ facile, ma quanto hai 40 o 50 anni nessuno te lo da’ piu’.
    Percio’, laurearsi e’ ancora la migliore scelta che si puo’ fare per il proprio futuro (e se si convincono i “figli dei poveri” a non studiare, e’ comodissimo per quelli dei ricchi, che studiano comunque, e cosi’ trovano meno concorrenza per i posti buoni).

    • I figli dei ricchi generalmente non hanno nessun bisogno di laurearsi per trovare i “posti buoni”: questi vengono loro attribuiti in base al conclamato e evidentissimo merito scientifico, che non si quantifica certo con i pezzi di carta. Questo, tra l’altro, è uno dei motivi per i quali prima o poi (più prima che poi) il valore legale del titolo di studio sarà abolito, cosi potranno piazzarli – sempre per evidentissimi meriti scientifici – anche in quei ruoli della PA dove al momento è richiesta uno straccio di laurea.

  10. @Alberto Petrucciani:

    dipende dai corsi di laurea:

    Ad., es. Giurisprudenza: appena laureato puoi andare soltanto a lavorare dalle compagnie di assicurazione. Cercano laureati in giur., ma poi il tuo capo (nelle compagnie di assicurazione) non è laureato e tu (tu generico) saresti potuto entrare anche a 18 anni senza la laurea.

    Esame di stato di avvocato: in media si supera dopo 3 volte, c’è una volta l’anno, dopo 2 anni di pratica (ora 18 mesi, ma il periodo decorre da ogni inizio novembre), quindi si inizia a lavorare dopo 5-6 anni dalla laurea.
    Il settore è in crisi, anche prima della crisi, ad es:
    http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11765930/Avvocati–5-mila-professionisti-pronti.html
    oppure
    http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11765930/Avvocati–5-mila-professionisti-pronti.html

    Concorso in magistratura: 18 MATERIE ORALI: FOLLIA!

    http://www.ticonsiglio.com/concorso-per-magistrati-ordinari-bando/

    ovviamente dopo scritti impossibili!

    Concorso da notaio: impossibile.

    Bello laurearsi in giurisprudenza no?
    Qualcosa da obbiettare?

    Un’ultima cosa: Lei conoscerà presumibilmente l’università. Perché le MILLE pubblicazioni (soprattutto quelle di diritto, dato che nei concorsi pubblici ci sono molte materie di diritto) universitarie, più DOTTORATO più vari assegni di ricerca, o altri titoli universitari prestigiosi non contano NULLA nei concorsi della PA? Anche questo c’entra con l’università e con la laurea, perché ne costituisce una SFORUTNATA PROSECUZIONE.

    Condivide che siamo messi molto male e, che quindi, o va ripensato TUTTO o è meglio non laurearsi?
    Mi sembra di aver portato motivazioni fondate e ragionevoli, non crede?

  11. Alberto Petrucciani says:

    I concorsi in magistratura sono tra i pochi concorsi che si fanno regolarmente, sono molto difficili ma studiando parecchio si vincono (senza raccomandazione), conosco diversi casi.
    I laureati in giurisprudenza indubbiamente sono in difficolta’, perche’ abbiamo un numero di avvocati esorbitante, e quindi faticano a trovare clienti (ma possono fare molte altre cose, se ci si mettono).
    Dottorato e pubblicazioni di solito sono valutati nei concorsi (anche se non sempre), ma per vincerli occorrono anche altre cose (nel mio campo, una preparazione specifica, anche tecnica e amministrativa).
    Comunque (come del resto negli altri periodi precedenti di disoccupazione intellettuale nella storia italiana, v. il libro di Barbagli) questo significa semplicemente che oggi certi pezzi di carta non bastano da soli a rendere pressoche’ automatica l’acquisizione di un posto (come e’ stato in altri periodi), ma per avere un buon posto ci vuole anche un’ottima preparazione, e delle buone doti personali. Senza, un posto buono non si trova, col solo pezzo di carta, ma tantomeno si trova senza il pezzo di carta. E la mancanza del pezzo di carta si sconta quasi sempre dopo, per la carriera, almeno nel settore pubblico.

  12. @Alberto Petrucciani:

    perché in UK si diventa magistrato con il curriculum (es. 20 anni di avvocatura o di professore di diritto) e in Italia no?

    Ha, per caso l’Inghilterra una giustizia ingiusta o carente?

    Perché in Inghilterra (nel G8 come l’Italia, 2 ore di volo, quindi molta vicina, in Europa come l’Italia) per accedere alla Pubblica Amministrazione si fa un colloquio stile azienda, in 30 minuti e si entra con il curriculum e basta (zero prove scritte, zero prove orali, zero bandi che durano 5 anni)?
    Ha per caso l’Inghilterra una Pubblica Amministrazione che fa schifo?

    L’art. 97, comma 3, cost., dice che si accede alla PA con concorso ma non specifica che il concorso deve essere fatto per forza con 3 prove scritte e 5 prove orali.

    I candidati per magistratura devono sapere tutto (18 materie orali), utopia dell’onniscienza, poi improvvisamente devono decidere su un settore specifico (es. i contratti derivati) e scrivono certe stupidaggini….mamma mia…. quante ne ho lette, e poi per i contratti finanziari si affidano alle CTU, poi un casino pazzesco….ecco….non è una colpa loro, ma a forza di chiedere loro una preparazione universale….non riescono molte volte a risolvere i problemi specifici, ad. es. del risparmio, della finanza (che sono quelli della vita normale, normali cittadini investitori, magari ingannati).

    Allora perché non fare concorsi divisi per materie?

    Lei non avverte che qualcosa deve pur cambiare?
    Mi ricordo che nel libro dei quiz per la preparazione al consulente del lavoro (quiz preparati dal Ministero, probabilmente del concorso precedente) si chiedevano i casi di disconoscimento di paternità. Ma cosa se ne fa un consulente del lavoro dei casi di disconoscimento di paternità? Ma che sistema è?
    Ecco la assurda ed ipocrita utopia dell’onniscienza dei concorsi della PA?
    Sto dicendo cose assurde?

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