Isaiah Berlin, uno dei grandi liberali del ventesimo secolo, ci ha messo in guardia contro chi pretende di delimitare l’ambito delle domande ammissibili, separandole rigidamente da quelle che non si possono fare. Una deriva intellettuale che, secondo lo studioso di Oxford, avrebbe condotto ben presto non solo alla persecuzione della scienza, un fenomeno ben noto anche nel passato, ma anche a quella dei ricercatori in nome di ciò che si tenta di far passare per scienza. Le parole di Berlin mi sono tornate in mente leggendo alcuni interventi recenti, pubblicati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, di un gruppetto di opinionisti che, senza tante cerimonie, chiedeva al Ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, di render conto delle scelte fatte quando ha nominato i membri del comitato di esperti che dovrebbero selezionare il prossimo presidente dell’Invalsi, l’organismo che si occupa della valutazione delle scuole italiane. Che colpa avrebbero questi esperti per suscitare tanto allarme? Si tratta forse di persone prive di qualificazioni per svolgere il compito loro affidato? Non si direbbe, almeno a giudicare dai curricula di studiosi come Tullio De Mauro, Benedetto Vertecchi e Giorgio Israel. Ma allora perché tanto sdegno? A spiegarcelo è l’economista Andrea Ichino, che denuncia (dalle pagine del Corriere della Sera) che i membri della commissione si sarebbero in maggioranza espressi contro il recente operato dell’Invalsi. Saremmo al cospetto di un diabolico complotto orchestrato dal governo Letta (Ichino, come Nostro Signore “is no respecter of persons”) che, “agendo in sordina” come “chi ha qualcosa da nascondere e non vuole farsi notare troppo”, avrebbe lo scopo di ottenere l’elezione di “un presidente che cambierà radicalmente faccia all’Invalsi e porrà fine alle misurazioni standardizzate introdotte negli anni recenti”.

La colpa di Israel e degli altri esperti messi sotto accusa da questa sorta di “comitato di salute pubblica” che pretende di vigilare sulle scelte del Ministro Carrozza è quella di aver fatto domande inopportune, manifestando i propri dubbi sui metodi standardizzati di valutazione e sull’uso che ne è stato fatto, o che se ne potrebbe fare in futuro. Insomma gli esperti hanno fatto il proprio lavoro di esperti, che è proprio quello di riflettere criticamente, e questo li rende immediatamente sospetti di voler interferire con la marcia del progresso opponendosi a quello che Ichino descrive come un metodo “normalmente utilizzato in molti altri paesi”. Ci sarebbe da riflettere sulla concezione dell’autonomia intellettuale che emerge da queste critiche. Un gruppo di studiosi di grande autorevolezza si presterebbe, secondo a Ichino, a farsi strumento del disegno opaco di un ministro che avrebbe deciso (perché poi?) di smantellare un ente di ricerca il cui compito è fornire al ministro stesso preziosi elementi di informazione per orientare le proprie scelte. Tutto ciò soltanto perché gli studiosi in questione hanno manifestato perplessità, hanno fatto domande che non dovevano fare, non con l’intento di abolire la valutazione, ma di migliorarla. Perché se è vero che metodi standardizzati sono stati impiegati negli ultimi anni in alcuni paesi, non c’è affatto un consenso unanime sul modo migliore di progettarli o sull’uso che se ne dovrebbe fare. Negli Stati Uniti, ad esempio, un paese che ci viene spesso indicato a modello, il test nazionale introdotto dal No Child Left Behind Act è stato criticato, tra gli altri, da Martha Nussbaum per gli effetti controproducenti che sta avendo sulle capacità di pensiero critico e di fare uso dell’immaginazione degli studenti. Forse non è irrilevante per spiegare l’allarme del “comitato di salute pubblica” la circostanza che la traduzione italiana del libro della Nussbaum che contiene queste critiche abbia un’introduzione di Tullio De Mauro.

La scuola e l’università sono diventate in questi anni il terreno di uno scontro ideologico tra chi si oppone a qualsiasi cambiamento in nome della difesa del proprio privilegio e chi è convinto di avere in tasca la ricetta “scientifica” per risolvere tutti i problemi. Al secondo gruppo appartengono i membri del “comitato di salute pubblica” che ha messo sotto accusa De Mauro, Israel, Vertecchi e gli altri esperti nominati dal Ministro Carrozza. Speriamo che ci sia ancora spazio per chi ha voglia di fare domande, anche se scomode.

 

Send to Kindle

37 Commenti

  1. “La scuola e l’università sono diventate in questi anni il terreno di uno scontro ideologico tra chi si oppone a qualsiasi cambiamento in nome della difesa del proprio privilegio e chi è convinto di avere in tasca la ricetta “scientifica” per risolvere tutti i problemi”

    Caro Ricciardi, non sono granché d’acordo con questa sua frase. A me pare che a opporsi a qualsiasi cambiamento, almeno nell’università, non ci sia proprio più nessuno ormai. Tranne naturalmente quei gattopardi che in molte commissioni di ASN e nell’ANVUR stanno facendo il bello e il cattivo tempo perché nulla di sostanziale cambi: ma quelli immagno che lei li ascriverebbe al secondo gruppo.

  2. “Che colpa avrebbero questi esperti per suscitare tanto allarme? Si tratta forse di persone prive di qualificazioni per svolgere il compito loro affidato? A spiegarcelo è l’economista Andrea Ichino, che denuncia (dalle pagine del Corriere della Sera) che i membri della commissione si sarebbero in maggioranza espressi contro il recente operato dell’Invalsi.”
    L’attacco agli esperti mi sembra simile a quello fatto da Vannoni e Co., riguardo alla prima commissione nominata dal ministro Lorenzin. Speriamo che si invochi anche in questo caso il TAR nel pronunciarsi sull’imparzialità degli esperti!

  3. Ricordo a tutti i dibattenti che il Comitato di Selezione in oggetto ha il compito di proporre al Ministro una rosa di 5 (cinque) nomi.
    Quindi è ragionevole pensare che in quella rosa vi saranno “papabili” per tutti i gusti, e starà alla responsabilità del Ministro fare la scelta determinante.
    Ricordo anche che la composizione del Consiglio di amministrazione dell’INVALSI prevede la nomina di altri 2 membri, e starà al Collegio nella sua totalità implementare la linea politica di gestione dell’Ente.

  4. Vorrei chiedere gentilmente all’autore i link agli articoli in oggetto.

    A prescindere dalle finalità degli articoli e degli articolisti, e dal loro tono e stile (che non posso ancora valutare), anche le loro domande credo siano “domande ammissibili”, alle quali il ministro, se vuole essere trasparente (ma non nel senso di invisibile), potrebbe dare risposte sensate. Quanto meno in un tweet, chat, blog oppure in un altrove più istituzionale e formale.
    Penso però che il problema vero sia l’Invalsi e il suo operato, passato e futuro. Se accettiamo le opinioni di Martha Nussbaum, non sarebbe bene discutere prima pubblicamente di queste due cose? In relazione ai programmi nazionali e ai vari aspetti della didattica scolastica, valutazione compresa? Le perplessità rispetto all’Invalsi sono di moltissimi altri, non solo dei commissari nominati, a incominciare dagli insegnanti delle scuole, di cui alcuni si sono rifiutati recentemente di testare alla Invalsi, e anche certi genitori.
    Vorrei anche ricordare che non sembra siano stati resi pubblici i risultati dei test generalistici universitari del luglio scorso, tanto meno il contenuto delle prove.
    Vorrei pure ricordare che la mania della valutazione continua, senza la dichiarazione preliminare di quale deve essere la soglia minima che gli apprendenti devono poter superare (devono sapere almeno questo, questo e quell’altro), la manifestiamo persino noi nel passaggio dei nostri studenti dal nostro triennale al nostro biennale, con una schizofrenia che ci impone di valutare se noi stessi abbiamo prodotto il sapere necessario alla frequentazione del biennale. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene.

  5. Premetto che mi ritrovo su una via intermedia tra i sostenitori dell’INVALSI così com’è e dei suoi detrattori.

    Ho trovato l’articolo di Ichino (basta cercare su Google Ichino Invalsi corriere) e francamente devo dire che il suo significato viene un po’ distorto da Ricciardi, il quale finisce per usare gli stessi mezzi retorici di cui accusa Ichino e i sostenitori dell’INVALSI.

    Ichino scrive che se Letta e Carrozza intendono “cambiare completamente strada … è ovviamente un loro diritto” (cosa che Ricciardi omette di menzionare, e non è un’affermazione di poco conto) ma ritiene che sia giusto che la cosa venga detta esplicitamente. E francamente non vedo come si possa dargli torto su questo. Un dibattito aperto e franco su pregi e difetti dell’INVALSI sarebbe utile, e le delegittimazioni dei due fronti serve a poco.

    • se Letta e Carrozza intendono “cambiare completamente strada … è ovviamente un loro diritto …. non è un’affermazione di poco conto

      Non è che sia di poco conto, è una affermazione ovvia e banale.

      .

      L’affermazione contraria sarebbe puro non-sense: “se Letta e Carrozza intendono “cambiare completamente strada … NON è ovviamente un loro diritto”.
      .

      Non ho capito, è uno scherzo questo commento o ci sono persone che seriamente pensano cose del genere?

    • Ringrazio Markus Cirone per aver riportato la mia frase omessa da Ricciardi e per aver evidenziato il senso del mio articolo, che mi sembrava chiaro ma evidentemente non lo era per Ricciardi.

      Andrae Ichino

    • Avendo un certo rispetto per l’intelligenza dei lettori non avevo riportato l’ovvietà di Ichino. Mi pareva chiaro – come ha rilevato anche FSL – che l’oggetto del contendere non fosse il diritto di cambiare idea dei membri del governo, ma l’interpretazione delle nomine suggerita da Ichino e altri.

      Ora vedo che, dopo lunga riflessione, Ichino afferma che, richiamando l’ovvio, Markus Cirone avrebbe “evidenziato il senso” del suo articolo. Confesso un certo smarrimento. Una raffica di articoli sul “Corriere” per dire che i ministri hanno il diritto di cambiare idea? Boh. Poi si lamentano che i giornali non vendono più…

    • No: per dire che devono rendere esplicite le lore decisioni e discuterle pubblicamente. E non mi sembra di essere il solo ad auspicarlo

  6. Mi pare che Ichino sostenga che se non si ammette la possibilità di scuole pubbliche gestite da soggetti diversi dal ministero della Pubblica Istruzione, la gestione della scuola pubblica attuata dal ministero della Pubblica Istruzione deve essere valutata e misurata. Invalsi a parte, il punto centrale del sottotesto di Ichino mi pare sia la domanda se non possa esservi altra forma di scuola pubblica se non quella gestita dal ministero della Pubblica Istruzione. Ichino usa una retorica contorta per dire che se i cittadini pagano le tasse per finanziare la scuola e non possono neppure scegliere quali scuole fare frequentare ai figli, essi hanno almeno il diritto di sapere come il ministero della Pubblica Istruzione gestisce il loro denaro. Per quanto riguarda i membri del comitato, non ho sufficienti elementi per dare giudizi, a parte la stima per Israel, di cui condivido la distinzione tra scienza e scientismo. Per quanto riguarda Berlin,citato da Ricciardi, non si sa neppure se Isaiah Berlin sarebbe sopravvissuto in Italia e, in ogni caso, non sarebbe stato apprezzato né nell’Italia degli anni ’30, né in quella degli anni ’70.

  7. In risposta a Francesco Sylos Labini:

    non è uno scherzo, rilegga questa frase di Ricciardi:
    “La colpa di Israel e degli altri esperti messi sotto accusa da questa sorta di “comitato di salute pubblica” che pretende di vigilare sulle scelte del Ministro Carrozza è quella di aver fatto domande inopportune, manifestando i propri dubbi sui metodi standardizzati di valutazione e sull’uso che ne è stato fatto, o che se ne potrebbe fare in futuro”

    Come si può accusare qualcuno di fare domande inopportune e manifestare dubbi se allo stesso tempo quella persona dice di ritenere legittimo “cambiare completamente strada”?

    Se si ritiene legittimo avere opinioni diverse, siamo a un civile confronto di idee divergenti. Se si ritiene qualcuno “colpevole” (la scelta delle parole qui è fondamentale) di avere espresso idee, siamo alla criminalizzazione delle posizioni altrui. Non vede alcuna differenza tra i due casi?

  8. Per Sylos Labini: sono perfettamente d’accordo con lei quando scrive che la scelta delle parole è fondamentale. Il punto che intendevo sollevare è proprio questo: mentre Ichino dice che è legittimo volere cambiare (anche se a lui non piace) secondo Ricciardi invece Ichino “accusa di una colpa” animato da spirito totalitario (citazione di Berlin). A me non paiono la stessa cosa.

    • Si rilegga l’articolo cercando di essere meno fazioso. Qui c’è un gruppetto di editorialisti-economisti-costruttori dell’Invalsi che ha pubblicato sui maggiori quaotidini italiani strali isterici perché è stato nominato un comitato di selezione i cui componenti non hanno una visione appiattita sui tests invalsi. Questo si diceva.

  9. Ricciardi definisce “comitato di salute pubblica” un gruppo di opinionisti che ha criticato l’attuale ministro della Pubblica Istruzione Carrozza. L’opinionista di Roars Ricciardi esprime una diversa opinione sugli opinionisti con idee diverse dalle sue rispetto alla decisione dell’attuale ministro di nominare un gruppo di esperti. Stop. Se non fosse permesso criticare le scelte di un ministro, saremmo in un dittatura.

    • Se si legge l’articolo di Ricciardi si capisce che l’anomalia è la critica ministro non perché gli esperti non sono all’altezza, ma perché non sono “allineati”. In altre parole: se un esperto solleva dei dubbi non dovrebbe essere più preso in considerazione perché gli unici esperti adatti sono quelli “allineati”. Alle obiezioni sollevate da chi ha dei dubbi nei confronti dell’uso che si è fatto e si intende fare dei test standardizzati, non si risponde nel merito, ma imputando ai dubbiosi di combattere battaglie di retroguardia. “Il progresso lo vuole”, sembra essere lo slogan e chi si oppone è nemico del progresso. In altre epoche, sarebbe stato un nemico del popolo. In mancanza di argomenti, additare l’interlocutore come “nemico del popolo” è una scorciatoia assai comoda, ma che tra scienziati non dovrebbe essere ammessa. Credo che la citazione di Isaiah Berlin sia molto appropriata.

  10. Grazie ad Alberto Baccini dell’informazione. Tutto questo però non cambia il problema principale posto da Ichino: non si ammette la possibilità di scuole pubbliche gestite da soggetti diversi dal ministero della Pubblica Istruzione, la gestione della scuola pubblica attuata dal ministero della Pubblica Istruzione deve essere valutata e misura. La migliore soluzione per me sarebbero publich schools non gestite dal ministero della Pubblica Istruzione. Con questo sistema non avremmo neppure i problemi dell’ASN per il reclutamento universitario, avremmo università diverse e più libertà per tutti.

  11. Non mi pare che Oxford, Cambridge e la LSE facciano schifo. Assumono docenti diversissimi l’una dall’altra, non docenti scelti da una commissione per ogni ssd su tutto il territorio nazionale. Poi se l’Italia va male, non ci lamentiano. Tieni anche conto che le famiglie con un po’ di soldi ormai mandano i figli a studiare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Tu vuoi lo status quo: università gestita dal ministero della Pubblica Istruzione con le tasse dei cittadini e magari l’autovalutazione. Poteva andare bene negli anni ’30, non più ora: ogni studente può iscriversi online a Harvard e seguire i corsi.

    • Ma oltre a questa propaganda da due soldi desueta riuscite anche a mettere in fila uno straccio di argomento? Davvero tutto finisce con facciamo come gli inglesi o gli americani (a seconda dell’interlocutore) e chi ha una opnione differente vuole staus quo? Davvero io sono sempre stupefatto dal livello di questa argomentazione. Auguri.

  12. @Bruna Bruno: sì Ichino dice proprio “se accettate di misurare (quello che diciamo noi e come diciamo noi) possiamo lasciare le scuole in mano al Ministero”. Forse se ti leggi ciò che diceva Luigi Einaudi sulla scuola e sull’università, la posizione è più chiara.

    • uh, non sapevo che Einaudi avesse partecipato alla redazione dei test Invalsi, mi scusi!
      .
      In ogni caso, le sarei grata se mi fornisse un riassunto dell’argomentazione a supporto di questa affermazione di Einaudi, o di Ichino, scelga lei.

  13. @Labini,hai un’opinione diversa e se non sei capace di argomentarla senza accusare gli altri di lanciare “strali isterici” o di non avere logica, è un tuo problema. Io ho chiaro che l’attuale sistema scolastico e universitario italiano presuppone una concezione corporativa dello stato,da cui derivano corruzione, clientelismo, familismo, etc. Se vuoi ne parliamo nel 2014, se vuoi continuare a dare di isterico o illogico a chi ha posizioni diverse dalle tue, evidentemente sei a corto di argomenti. Buon 2014!

    • Cara Kery, la mia opionione l’argomento eccome basta farsi un giro su questo sito e ne troverà di cose che ho scritto. Mi diverte qusta maniera di riflettere sugli altri il proprio vuoto: le faccio notare che lei è un anonima(o) che l’unica cosa che ha scritto è “facciamo come gli inglesi” e “tu vuoi lo status quo”. Guardi si vada a bere un bicchiere e ritorni a commentare da queste parti quando sarà in grado di scrivere qualcosa di logico e autoconsistente.

  14. Dipinte in queste rive
    Son dell’umana gente
    Le magnifiche sorti e progressive.
    Qui mira e qui ti specchia,
    Secol superbo e sciocco,
    Che il calle insino allora
    Dal risorto pensier segnato innanti
    Abbandonasti, e volti addietro i passi,
    Del ritornar ti vanti,
    E proceder il chiami.
    BUON PROGRESSO A TUTTI!

  15. @Giuseppe De Nicolao, premetto di considerare i test Invalsi un palliativo inadeguato a risolvere i problemi della scuola, come similmente ritengo l’ASN inadeguata a risolvere i problemi dell’università. Penso però che i test ( i primi varati da Luigi Berlinguer) rappresentino un tentativo estremo di salvare la il sistema scolastico attuale italiano, seppure, a mio avviso, inadeguato. Per quanto riguarda l’articolo di Ricciardi, il ministro ha il pieno diritto di nominare un comitato di esperti per l’elezione del nuovo presidente Invalsi. Poiché siamo in una democrazia mi pare però scontato che gli esperti costruttori dei test Invalsi sollevino obiezioni sui nuovi esperti. Questo però – ripeto – rientra nel normale dibattito democratico. Similmente, tu e Ricciardi avete tutto il diritto di schierarvi a favore della scelta del ministro e di criticare i test Invalsi con gli argomenti ritenuti più opportuni. Non ho preso posizione rispetto all’uno o all’altro team di esperti, perché considero i test Invalsi un puro palliativo, essendo su una posizione simile a quella di Giorgio Israel. Ho invece sottolineato che, a mio avviso, il nucleo centrale dell’articolo di Ichino era che la scuola pubblica gestita direttamente dallo Stato deve dare il diritto allo Stato di misurare e valutare i risultati della sua gestione. Tutto qui. Non essendo fan dei test, condivido le posizioni di Giorgio Israel, che stimo tanto da trovarmi d’accordo con Israel perfino quando mi trovo in disaccordo. A questo proposito invito tutti a rileggere con attenzione l’articolo di Giorgio Israel, La scuola svuotateste, Il Foglio, 13 settembre 2013: http://www.ilfoglio.it/soloqui/19772 , perché mi pare sia una delle analisi più serie finora elaborate.

  16. @Sylos Labini:

    Attribuirmi faziosità dopo che ho scritto di essere su una via intermedia tra le posizioni di Ichino & Co e quelle dei detrattori dell’INVALSI è ridicolo.

    Continuate pure a fare polemica accusando di totalitarismo (esageruma nen, direbbero a Torino) usando termini denigratori (“comitato di salute pubblica”, “gruppetto”, “strali isterici”) invece di entrare nel merito (e di argomenti da portare ce ne sono abbastanza), se è questo il vostro obiettivo.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.