burocrazia

Non è la RAI: Una semplicissima soluzione a tutti (o quasi) i problemi dell’Università italiana.

La RAI finora è stata esentata dal giogo burocratico della Pubblica Amministrazione su spending review, appalti, acquisti e assunzioni. Perché una cosa è sicura: se si applicassero alla RAI le norme della PA essa fallirebbe in pochi mesi. Me lo immagino già il Direttore generale della RAI costretto a:
– costituire una Centrale Unica Acquisti per tutte le acquisizioni di beni, servizi e forniture, in modo da arredare tutti gli studi televisivi nello stesso modo e da utilizzare lo stesso tipo di attrezzature audio-video, obsolete e malfunzionanti, nonché lo stesso abbigliamento per tutti i conduttori, gli artisti e gli spettatori;
– obbligare Camila Raznovich e tutta la troupe di Kilimangiaro ad andare in missione senza carta di credito, in strutture convenzionate con la PA e a richiedere il rimborso delle spese a pie’ di lista traducendo in Italiano scontrini e ricevute;
– decidere il palinsesto sulla base delle schede uniche di autovalutazione compilate dai conduttori e dagli artisti, tenendo conto delle risultanze dei rapporti di riesame, delle relazioni del nucleo di valutazione e dei presìdi di qualità;
– sostituire il Comitato di Vigilanza RAI con un’agenzia ministeriale di valutazione nominando nel consiglio direttivo burocrati incapaci di scrivere mezza pagina di palinsesto senza copiare.
La soluzione NON è l’uscita dell’Università dalla PA, bensì la liberazione della PA dal pesante fardello di regole burocratiche inutili e controproducenti. E basterebbe un articolo di legge di poche righe. “No, non è la BBC, ma è la RAI, la RAI TV!” diceva un famoso motivetto radiofonico. Anche a noi universitari piacerebbe tanto poter tornare e lavorare ad armi pari con i colleghi stranieri, liberandoci di tutta questa ottusa burocrazia.

Basterebbe un articoletto di legge di poche righe:

Al fine di assicurare il pieno ed efficace svolgimento del ruolo istituzionale delle Università e degli Enti di Ricerca, nel rispetto dei principi di autonomia stabiliti dall’articolo 33 della Costituzione e specificati dalla legge n.168 del 9 maggio 1989, NON si applicano alle Università statali e agli Enti di Ricerca le norme finalizzate al contenimento di spesa in materia di gestione, organizzazione, contabilità, finanza, investimenti e disinvestimenti, previste dalla legislazione vigente a carico dei soggetti inclusi nell’elenco dell’ISTAT di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n.196.

Nell’ultimo decreto-legge “Milleproroghe” qualcosa di simile è stato fatto per la RAI, azienda pubblica finanziata dal contribuente, che finora è stata esentata dal giogo burocratico della Pubblica Amministrazione su spending review, appalti, acquisti e assunzioni. Lo sarà per un altro anno grazie all’intercessione del Governo (si veda l’Art. 6 D.L. 30 dicembre 2016, n. 244 e l’articolo del Fatto Quotidiano).

C’è da scommettere che il prossimo anno l’eccezione verrà prorogata di nuovo, perché una cosa è sicura: se si applicassero alla RAI le norme della PA essa fallirebbe in pochi mesi, incapace di reggere il confronto con la concorrenza privata e internazionale.

Me lo immagino già il Direttore generale della RAI costretto a:

  • fare un bando pubblico per titoli ed esami per selezionare i prossimi conduttori del Festival di Sanremo;
  • decidere assunzioni, promozioni e incarichi mediante voto a maggioranza dell’assemblea di tutti i dipendenti, previa valutazione comparativa di una commissione locale e comunque a seguito di un giudizio positivo espresso da una commissione nazionale;
  • sottoporre presentatori, artisti e ospiti a una procedura di abilitazione nazionale e di accreditamento, facendo loro inserire manualmente titoli e prodotti della loro attività su una macchinosissima piattaforma informatica del CINECA;
  • utilizzare il MEPA e il CONSIP per acquistare attrezzature informatiche e multimediali obsolete e malfunzionanti, a prezzi superiori a quelli di mercato, per cameramen, operatori, scenografi e costumisti;
  • obbligare Fabio Fazio a richiedere il parere preventivo di legittimità alla Corte dei Conti per il contratto di collaborazione con la Littizzetto;
  • intimare a Bruno Vespa di utilizzare solo domande preventivamente scritte e sorteggiate nei talk show;
  • chiudere le sedi e i centri di produzione regionali per contrastare la proliferazione delle sedi periferiche;
  • abolire definitivamente “Domenica In” e sospendere qualsiasi trasmissione nei giorni festivi per risparmiare le spese di guardiania, luce e riscaldamento;
  • utilizzare la contabilità dei “punti organico” per programmare i fabbisogni di personale, dove “uno vale uno” da Gigi Marzullo a Giancarlo Magalli;
  • sostituire i super-cachet delle star televisive con un programma di chiamate dirette da parte di commissioni nominate dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dedicate al premio Nobel Giulio Natta o, meglio, Dario Fo per restare in tema;
  • chiudere l’Arena di Giletti e sostituirla con una periodica VQR (valutazione della qualità della radiodiffusione) organizzando tornei a premi fra conduttori TV e radio;
  • costringere Roberto Giacobbo a sottoporsi a una rigorosa revisione fra pari prima di andare in onda, oltre che a una scrupolosa procedura di accreditamento della qualità;
  • utilizzare nella scelta delle inserzioni pubblicitarie rigorosi principi di rotazione, economicità, trasparenza, evidenza pubblica, tutelando altresì la libera concorrenza e la parità di trattamento (es. per ogni spot della Coca Cola ce ne deve essere uno della Pepsi sulla medesima rete e nella stessa fascia oraria);
  • prescrivere a Daria Bignardi l’obbligo di effettuare una ricognizione interna fra il personale RAI prima di affidare servizi esterni o invitare ospiti nei talk show;
  • richiedere al Commissario Montalbano l’adempimento delle norme sulla tracciabilità antimafia, con l’obbligo di autodichiarazione di non essere mafioso e di utilizzare un conto corrente dedicato;
  • costringere Carlo Conti a spostare il Festival di Sanremo a Saxa Rubra per contenere la spesa;
  • ridenominare il Festival di Sanremo Festival di Saxa Rubra;
  • rispettare rigorosamente le limitazioni del turn-over e rimpiazzare il personale qualificato collocato a riposo con RTD (radio-tecnici diplomati) a tempo determinato di tipo A (analogici) o di tipo D (digitali terrestri);
  • costituire una Centrale Unica Acquisti e applicare alla lettera il nuovo codice appalti e le linee guida ANAC per tutte le acquisizioni di beni, servizi e forniture, in modo da arredare tutti gli studi televisivi nello stesso modo e da utilizzare lo stesso tipo di attrezzature audio-video nonché lo stesso abbigliamento per tutti i conduttori, gli artisti e gli spettatori;
  • licenziare in tronco Alberto Angela perché assunto nello stesso ente di un parente e affine fino al quarto grado;
  • denunciare Piero Angela alla Procura della Repubblica per nepotismo e corruzione, oltre che alla Corte dei Conti per danno erariale;
  • imporre ad Antonella Clerici l’uso della PEC e della firma digitale nonché l’uso esclusivo di ricette telematiche con evidenza pubblica sul portale della Pubblica Amministrazione;
  • prescrivere per ogni contratto l’uso delle piattaforme informatiche dell’Autorità Anticorruzione SIMOG (Sistema Informativo Monitoraggio Gare) e AVCpass, mediante l’applicativo Gestionale Gare e Appalti Pubblici per la PA (GGAP), generando il file XML richiesto dalla normativa anticorruzione, ovviamente corredato di CUP (codice unico di progetto) e CIG (codice identificativo di gara);
  • utilizzare il CIG (codice identificativo di gara) anche per tutti i Gran Premi di Formula 1, la MotoGP, il Giro d’Italia e il Tour de France;
  • obbligare Camila Raznovich e tutta la troupe di Kilimangiaro ad andare in missione senza carta di credito, in strutture convenzionate con la PA e a richiedere il rimborso delle spese a pie’ di lista traducendo in Italiano scontrini e ricevute;
  • sostituire il Comitato di Vigilanza RAI con un’agenzia ministeriale di valutazione nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, sentite le commissioni parlamentari, e nominare nel consiglio direttivo burocrati incapaci di scrivere mezza pagina di palinsesto senza copiare;
  • istituire il RAI-index (o R-index) per valutare le performance degli artisti, definendolo come segue: “un qualunque personaggio televisivo ha un R-index uguale a R se in R delle sue trasmissioni ha totalizzato R recensioni positive o negative, tanto comunque vada … sarà un successo”;
  • abolire l’Auditel e decidere il palinsesto sulla base delle schede uniche di autovalutazione compilate dai conduttori e dagli artisti, tenendo conto delle risultanze dei rapporti di riesame, delle relazioni del nucleo di valutazione e dei presìdi di qualità;
  • riorganizzare il palinsesto in termini di CFU (Crediti di Frequenza Unitaria) sulla base della banda di frequenza occupata piuttosto che sul tempo, in modo che così nessuno ci capisca più niente;
  • imporre a Terence Hill nella serie “Un Passo dal Cielo” di farsi autorizzare preventivamente le missioni fuori sede dal direttore di rete e di utilizzare preferenzialmente le Panda aziendali a metano acquistate sul CONSIP;
  • obbligare lo stesso Terence Hill a rifornirsi di carburante esclusivamente presso i distributori TotalErg, anche nei casi in cui non eroghino metano, in quanto soggetto aggiudicatario della fornitura unica per la Pubblica Amministrazione;
  • imporre al Divino Otelma l’impiego esclusivo della “fattura” elettronica, sul portale FatturaPA della Pubblica Amministrazione dopo l’obbligatoria registrazione all’interno dell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA o IndicePA) ovvero “Index of Paranormal Activity”;
  • inserire nella programmazione la serie TV “ANAC Squadra Anticorruzione” al posto di “CSI Crime Scene Investigation”;
  • ingiungere ai conduttori radiofonici lo scrupoloso rispetto della normativa in merito alla sicurezza dei luoghi di lavoro e in particolare quella sui rischi da interferenze;
  • imporre agli spettacoli di Roberto Benigni la preventiva analisi di congruità del prezzo da parte di una commissione nominata dal RUP, previa pubblicazione sul portale PerlaPA del Dipartimento della Funzione Pubblica;
  • prescrivere all’Ispettore Coliandro di esibire la certificazione DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) prima di ogni puntata, per dimostrare di essere un vero duro;
  • sottoporre al consiglio di amministrazione la proposta di nomina di Pippo Baudo a “presentatore emerito”, previa acquisizione del parere favorevole dell’assemblea di tutti i dipendenti con voto a maggioranza di due terzi.

In questo labirinto burocratico la RAI non potrebbe certamente garantire la continuazione del servizio pubblico.

Anche l’Università eroga un servizio pubblico ma, purtroppo, questo non viene percepito. Purtroppo, a differenza della RAI, non interessa a nessuno se le stravaganti norme che paralizzano la PA rendono l’Università incapace di reggere il confronto con la concorrenza privata e internazionale.

Sulle assurdità dell’inserimento delle Università nell’elenco ISTAT della Pubblica Amministrazione ho scritto una tragedia in tre atti su ROARS:

L’ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dichiarato a più riprese “Dobbiamo togliere l’Università dal perimetro della pubblica amministrazione perché non si governa l’Università con gli stessi criteri con cui si fa un appalto in una ASL o in un comune“.

Poi l’ha presa larga e si è incartato con le riforme costituzionali e non se ne è fatto di niente.

La soluzione NON è l’uscita dell’Università dalla PA, bensì la liberazione della PA dal pesante fardello di regole burocratiche inutili e controproducenti che, da quando sono iniziate – su per giù nell’anno 2000 – hanno avuto come effetto l’aumento della spesa pubblica di oltre il 70%, al netto degli interessi sul debito.

Per cominciare basterebbe l’articolo di legge di poche righe che ho proposto all’inizio.

No, non è la BBC, ma è la RAI, la RAI TV!” diceva un famoso motivetto radiofonico. Anche a noi universitari piacerebbe tanto poter tornare e lavorare ad armi pari con i colleghi stranieri, liberandoci di tutta questa ottusa burocrazia.

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21 Comments

  1. leonardo.40 says:

    Tutto vero ma un libro dei sogni, essendo l’Italia penultima dei 28 membri dell’Unione Europea nel Corruption Perceptions Index 2015; nonché al 61esimo posto di 168 nazioni censite dall’indice. Altro che “ottusa burocrazia”…

    • La burocrazia produce corruzione. L’eccesso di trasparenza produce opacità. Finché non si capisce questo il problema della corruzione non verrà risolto e noi continueremo a baloccarci con il mepa, i punti organico e altre amenità.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Per rispondere a leonardo.40 credo che basti riportare questo spassoso estratto di un altro articolo di Casagli, che evidenzia bene l’utilità di queste vessazioni burocratiche ai fini della prevenzione della corruzione (inciso: mi ha sempre impressionato il masochismo di alcuni colleghi che, se scoppiasse qualche scandalo per le molestie nei confronti delle studentesse, si sottoporrebbero senza fiatare all’evirazione collettiva: “dopo tutto ce lo siamo meritati come categoria”, direbbero).
      =============
      Kyoto, Giappone: ristorante con un collega.

      – Per favore il conto, con il totale diviso su due scontrini – scandiamo in inglese.

      – Dōmo arigatōgozaimashita – risponde gentile la cameriera.

      Dopo un po’ di tempo ci porta una ricevuta sola di 4500 Yen.

      – Abbia pazienza per favore, bisognerebbe fare due ricevute separate di metà importo: 2225 Yen per me, 2225 Yen per lui. Due separate, mi raccomando, una e due – riproviamo in lentissimo inglese per farci capire meglio.

      – Ni – aggiunge il collega, che vuol dire due in giapponese, mimando il numero con le dita della mano.

      – Hai! Hai! Dōmo arigatōgozaimashita – ringrazia con la consueta gentilezza la nostra interlocutrice.

      Poi torna dopo 10 minuti con due ricevute da 4500 Yen.

      – No, no. Due separate di metà importo! – ci ostiniamo a spiegare.

      Per cercare di venire a capo dell’incomprensione ci aiutiamo con la tecnologia: Google translate sul telefonino mostra al gruppo di camerieri, che intanto si è affollato al nostro tavolo, gli eleganti simboli che significano proprio “abbiamo bisogno di due ricevute separate di metà del conto totale: 2225 Yen per ciascuno, separate mi raccomando.“

      – Ah, separated! – esclama in inglese una nuova cameriera, comparsa da chissà dove, con espressione raggiante.

      – Dōmo arigatōgozaimashita – cantilenano tutti in coro.

      Poco dopo tutto lo staff del ristorante torna in gruppo con due menù chiedendoci di indicare ciascuno le pietanze che abbiamo ordinato.

      – Ci basta il totale diviso per due, è più semplice – penso mestamente di replicare, ma ci rinuncio. Facciamo le liste separate, il gruppo si dissolve per tornare dopo qualche minuto compatto con tre scontrini: uno da 2015 Yen, un altro da 2485 Yen, un terzo da 4500 Yen che è il totale.

      Paghiamo, salutiamo e ringraziamo tutti per la pazienza: – Dōmo arigatōgozaimashita.

      Usciamo discutendo fra noi italiani sul perché questo straordinario Paese, che ha un debito pubblico cinque volte superiore al nostro, non abbia mai adottato le nostre scellerate misure di controllo e di contenimento della spesa.

      Evidentemente loro hanno capito subito che esse non servono proprio a niente.
      http://www.roars.it/online/racconti-dellassurdo-in-missione-per-conto-di-dio/

    • leonardo.40 says:

      La vera barzelletta mi pare essere quella di chi sostiene, nell’unico paese al mondo che ospita tre mafie di dimensione globale, che a generare la corruzione sia la burocrazia.

    • Il buon anonimo leonardo.40 che, cuor di leone, viene a spiegarci come funziona il paese senza firmarsi, in pratica sta dicendo: ci sono ben altri problemi in Italia (mafie di dimensioni globali in Italia – il che è vero) dunque il problema della burocrazia è irrilevante, perciò beccatevi la galleria degli orrori descritta con Consip, ricevute & co da Nicola Casagli tanto è uguale. Wow che geni che ci sono in questo paese, peccato che vivano nel limbo dell’anonimato perché altrimenti sarebbero la luce per milioni di persone.

    • Alberto Baccini says:

      In effetti della barzelletta su corruzione e burocrazia ce ne sono molte versioni.
      Una delle prime versioni, ma non sono un esperto, l’ha raccontata addirittura un noto comico di fine ottocento/primi novecento (Max Weber).
      In anni più recenti è entrata stabilmente nel repertorio dei programmi di avanspettacolo finanziati da World Bank (per esempio qui) e IMF (per esempio qui).
      Una bella raccolta di varianti si trova qua.

    • leonardo.40 says:

      Fare stizzire Sylos Labini con periodiche dichiarazioni di infedeltà alla Linea (e scampare la deportazione in gulag grazie all’anonimato) è un piacere troppo grande; temo di non potervi rinunciare. Se non vi sta bene l’anonimato impeditelo; a prezzo tuttavia – lo sapete bene – di trovarvi in cinque ad approvarvi a vicenda, come ai bei tempi andati.

    • Alberto Baccini says:

      Ognuno si diverte come può. La polizia di roars gestisce un Gulag non lontano dal centro di Roma visitato regolarmente da Sylos Labini. Diciamo che se se ne va Leonardo.40 passiamo da 10mila viste a 9.999 al giorno. Non sarà una tragedia.

  2. Io so una cosa: numerose regole per la PA, come l’imposizione di una Centrale Unica di acquisto, sono state disposte per risparmiare denaro, e per costringere a comportamenti più virtuosi gli operatori dei rispettivi centri di gestione. Se invece non vogliamo perseguire quei due obiettivi, torniamo indietro e togliamo “lacci e lacciuoli”, così la gente farà quello che vuole.

    • Alberto Baccini says:

      Un conto sono le intenzioni. Un conto i risultati reali. Ha funzionato il tutto?

    • Esiste una review ufficiale della politica in questione? In genere la PA italiana non fa queste cose, tuttavia stai sicuro che i numeri crudi sono capaci di leggerli, e perfino a Renzi hanno spifferato che dei risultati solidi ci sono.
      Poi uno può sempre discutere se Renzi ha fatto in modo di organizzare i Grandi Appalti della Centrale Unica ai suoi amici – quello è un problema per la Magistratura.

    • Alberto Baccini says:

      I numeri crudi spesso non dicono nulla quando si tratta di policy. Ma dove sono i risultati solidi, vorrei vederli anche io. Ormai non è che mi fido molto…

    • Dal 2000 (anno d’inizio del maldestro riformismo dell’Università) la spesa pubblica italiana è aumentata del +70% al netto degli interessi sul debito.
      Dal 2008 (inizio delle restrizioni sul turn over e della spending review) la spesa pubblica è aumentata del +11% (dati ISTAT).
      Dal 2008 le entrate strutturali dell’Università italiana si sono ridotte del -15%, l’FFO del -22%, il personale docente -17%, quello tecnico-amministrativo -18%, il numero di studenti immatricolati -20% (dati rapporto fondazione RES).
      Tra il 2010 e il 2015 le Università, a seguito dei tagli dell’FFO, hanno sforbiciato del -11,5% le uscite, con un’unica eccezione rappresentata dalle spese per “servizi, utenze e laboratori” che risultano incrementate del +7% (dati Sole24Ore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-02-08/negli-atenei-entrate-calano-15percento-063521.shtml?uuid=ACPigjPC)
      Da quando è stato introdotto l’obbligo del ricorso al CONSIP e al MEPA, le spese per i servizi generali e di funzionamento dei laboratori si sono impennate, in netta controtendenza rispetto alla drastica contrazione di TUTTE le altre voci di spesa.
      I numeri dati alla stampa dal Commissario alla Spending Review e dal Presidente CONSIP (http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/04/12/spending-review-gutgeld-con-consip-risparmi-per-miliardi_1c73a328-e5fb-4f02-91e1-f98fcd3bb3c7.html) sono annunci non verificabili e autodichiarazioni che hanno lo stesso valore dei nostri rapporti di autovalutazione, dove si afferma invariabilmente che “tutto va bene madama la marchesa”.
      Il CONSIP è al centro delle notizie di cronaca e la recentissima vicenda delle “cimici” testimonia quanto meno che è sotto stretta osservazione da parte della Magistratura. D’altra parte un carrozzone burocratico che gestisce in esclusiva 4 miliardi di spesa pubblica non è una cosa normale nelle democrazie occidentali.
      La migliore difesa contro la corruzione, gli sprechi e l’inefficienza non è una Centrale Unica di Stato, bensì il libero mercato. Lo hanno capito anche in Cina e Russia.
      Il dato di fatto è che l’università e la ricerca sono gli unici settori in cui la spending review è stata applicata in modo brutale, attraverso i tagli, e paralizzante, attraverso la burocrazia.
      I soldi risparmiati non hanno contribuito al risanamento del bilancio dello Stato, ma sono stati spesi peggio in altri settori.
      Il risultato è il crollo dell’accesso all’istruzione superiore in un Paese che già era ultimo in Europa per numero di laureati oltre alla burocrazia surreale per fare anche le cose più semplici.

    • Raffaele Corrado says:

      Non esiste insieme di regole amministrative in grado di evitare gli sprechi (che nell’università ci sono eccome) in mancanza di funzionanti meccanismi di responsabilità.
      In Italia l’unico meccanismo di responsabilità che (qualche volta) funziona è quello che contempla l’intervento dell’autorità giudiziaria. In mancanza di questo non si muove foglia di fronte a qualsivoglia porcata e nessuna pubblica amministrazione è in grado di liberarsi delle mele bacate.
      Fintanto che questa sarà la situazione, la demente proliferazione di regole che forse vorrebbe supplire a quegli inoperanti meccanismi di responsabilità, avrà l’unico effetto di distruggere quel po’ del sistema che è sopravvissuto ai parassiti. In mancanza di chiare e trasparenti assunzioni di responsabilità quei parassiti continueranno a pascolare, negli interstizi che si trovano in qualunque sistema di regole standardizzate, mentre le persone in buona fede troveranno sempre più difficile e mortificante fare il proprio lavoro.

    • Caro Renzo il malcostume purtroppo esiste, ma trovo anche io con Casagli che ormai viviamo in una Babele burocratica che comunque – mia sensazione – non ottiene risultati in linea con il suo costo. Esisteranno altre vie? Concordo peraltro con Raffaele Corrado.

  3. indrani maitravaruni says:

    Anch’io ho un aneddoto, non così carino come quello giapponese. Anni fa in due cerchiamo di acquistare un computer con fondi personali, ma CONSIP ce ne impone uno di determinata marca, già obsoleto. Che facciamo? Compriamo: dopo un anno non serve più. Insomma, ce lo ricompriamo nuovo a nostre spese. Se ci avessero dato la modesta somma da gestire (ca. 400 euro) avremmo fatto un acquisto durevole, per il bene nostro e pubblico. Con la CONSIP abbiamo sicuramente fatto un favore a qualcuno.

    • E purtroppo oltre 50 mila professori e ricercatori sono costretti a fare la stessa cosa illogica e anti-economica, per cui qualcuno ci realizza certamente enormi profitti, senza qualità dei prodotti.
      Purtroppo questa cosa elementare non è stata affatto capita dal Governo, come dimostra la Legge di Stabilità 2016 (quella dell’anno scorso) che, ai commi 510 e 512, ha disposto l’OBBLIGO di ricorso ESCLUSIVO al CONSIP per i prodotti informatici, e di autorizzazione della Corte dei Conti (sic!) “qualora il bene o il servizio oggetto di convenzione non sia idoneo al soddisfacimento dello specifico fabbisogno”.
      Tali misure non si discostano da quelle introdotte dai precedenti governi che, purtroppo, hanno generato enormi disagi nelle Università e si sono rivelate palesemente controproducenti sia per la ricerca che per il controllo della spesa pubblica.
      Purtroppo per l’Università non si è #cambiatoverso nemmeno un po’, nonostante promesse e annunci.

  4. … il paese degli acchiappacitrulli … conoscevo un PO che nei tempi d’oro andava in missione in terza classe (se possibile), andava a dormire negli ostelli e mangiava nelle bettole e chiedeva un giorno di diaria come rimborso, quando era stato fuori una settimana … e ci stava dentro con la spesa … un altro prof dello stesso istituto viaggiava in primissima classe, con la segretaria personale (pagata da qualche ditta), in hotel a 5 stelle e ristoranti michelin … si faceva rimborsare tutto e adesso ha 5 allievi PO … l’altro nemmeno uno….

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