Politica Scientifica

La cultura per Renzi: più yacht, meno ricercatori

Sono due le misure che, ad oggi, descrivono la legge di stabilità che il governo Renzi si appresta a far votare al parlamento. Niente indennità di disoccupazione ai precari della ricerca, ma intanto si elimina la supertassa sugli yacht (sopra i 14 metri) introdotta dal governo Monti. Nel patchwork impazzito delle micro-misure contenute nella manovra che sarà discussa da oggi alla Camera tutto è improvvisato, ma nulla è casuale.

Se il favore ai costruttori di barche di lusso è chiaro, più complessa è la valutazione della bocciatura della possibilità di estendere la «Dis-Coll» agli assegnisti di ricerca senza nemmeno esaminare l’ipotesi di ricomprendere dottorandi e borsisti e limitandosi a prorogare l’istituto per il 2016. In primo luogo questa decisione contrasta con il presunto spirito di «civilizzazione» esibito dal presidente del Consiglio Renzi nella lotta contro il terrorismo.

Soldi ai consumi, non a chi lavora

All’indomani degli attentati sanguinosi di Parigi, il premier annunciò la famosa legge «un euro sulla sicurezza, un euro sulla cultura». In questa partita rientrava la «mancetta elettorale» ai 18enni nel 2016: 500 euro per andare al cinema, a teatro, ai musei. Soldi ai «consumi», più che a coloro che quella cultura producono. È la legge che Renzi ha seguito con gli 80 euro ai dipendenti fino a 26 mila euro di reddito (ora esteso alle forze dell’ordine) o con i 500 euro ai docenti della scuola, sempre per i «consumi».

Mai sostenere chi lavora, (o chi ha perso il lavoro), meglio dirottare le risorse su chi compra e dunque finanzia le imprese o le amministrazioni che usano eserciti di precari per tenere aperti musei e tutto il circuito connesso nell’editoria di settore, ad esempio. Questo impianto si è arricchito di un lieve incremento al Fondo integrativo per la concessione di borse di studio che sale nel 2016 da 50 a 54,7 milioni (e altri 4,7 milioni nel 2017).

«Risorse assolutamente insufficienti per garantire la copertura totale delle borse di studio e risolvere la drammatica situazione causata dai nuovi meccanismi di calcolo dell’Isee: servono almeno altri 150 milioni per garantire la borsa di studio a tutti gli aventi diritto» sostiene Alberto Campailla (Link).

Operazioni che non cancellano la realtà dei fatti: per chi studia, elabora saperi e, addirittura, ne crea qualcuno non esiste alcuna forma di tutela. Il caso dei precari della ricerca è paradigmatico: dottorandi e assegnisti, che versano i contributi alla gestione separata Inps come tutti i parasubordinati e autonomi, non avranno il sussidio di disoccupazione. Non sono lavoratori, sono studenti a vita. Ne è nato un caso: la «Dis-Coll» infatti è stata rifinanziata, ma non per tutti i «cococò». Venerdì ci sarà anche una protesta a Montecitorio organizzata da Flc-Cgil, i dottorandi dell’Adi, gli studenti di Link, i ricercatori precari del Coordinamento dei Non strutturati e i ricercatori della Rete29Aprile. In questi giorni ci sono presidi da Bari a Milano, da Padova a Roma e Torino.

La protesta viene da lontano: una petizione online ha raccolto 9 mila firme, sono state inviate 2.750 mail alla Commissione Bilancio della Camera. Non è mai arrivata una risposta. Il governo Renzi, e il Pd, la pensano come i baroni dell’università: i precari che versano i loro contributi all’Inps sono controfigure che svolgono funzione da soprammobile, mentre in realtà tengono in vita i corsi di laurea. Mai riconoscere diritti nel basso impero renziano.

pubblicato sul Manifesto del 17.12.2015

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24 Comments

  1. Ciccarelli saprà di scuola e università, ma il pezzo è pateticamente demagogico.
    Il governo Monti aveva introdotto a fine 2011 una nuova tassa di stazionamento, stimando un gettito pari a 155 milioni di euro.
    A seguito dello spostamento di un elevatissimo numero di natanti e della non generazione del gettito previsto, la tassa era stata rimodulata a metà 2013 dallo stesso governo Monti, stimando un gettito previsto pari a 12 milioni di euro per il 2014.
    In una risposta ad interrogazione parlamentare dell’ottobre scorso il MEF comunica che il gettito effettivo per il 2014 è stato di 6,7 milioni.
    Anche senza provare a stimare gli effetti sul fatturato del settore, probabilmente già così non si recuperavano i costi legati all’implementazione del tributo.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Beh, giusti o sbagliati che siano i provvedimenti, il governo si sta preoccupando degli yacht con grande sollecitudine. Non altrettanto tempestivi si possono dire (forse “intempestivi” sarebbe l’aggettivo giusto) gli interventi sulla ricerca e su chi la porta avanti. Chiunque opera nell’università sa bene quanto sia difficile che interventi assolutamente urgenti e necessari entrino nell’agenda governativa. Ma, evidentemente, l’agenda degli yacht è ritenuta più strategica per il futuro del paese. Nella sua capacità di sintetizzare le priorità del governo in carica, il titolo del Manifesto è di rara efficacia. Che qualcuno la chiami “demagogia” più che meravigliarmi, mi sembra una conferma che Ciccarelli ha colpito nel segno.

    • Salvatore Valiante says:

      Il suo commento invece è pateticamente tecnico.
      Per quanto lei possa avere ragione formale (e nessuno afferma il contrario), il post di Ciccarelli da conto dei diversi pesi POLITICI che il governo usa per il settore consumi ed il settore cultura-ricerca.

    • Come al solito c’è il dito e c’è la Luna. Il problema è che è stato imposto il voto di fiducia su maxiemendamento che comprendeva gli yacht e l’indennità di disoccupazione ai precari della ricerca. Chi di calderone ferisce di calderone perisce.

  2. Per una volta il fact-checking lascia Gedeone indifferente …

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Quale fact-checking? Non mi sembra che sia stata rilevata qualche inesattezza nell’articolo di Ciccarelli. Lo si è definito “pateticamemente demagogico” (un epiteto ingiurioso più che un fact-checking), ma, come più di un commentatore ha confermato, l’articolo ritrae efficacemente la gerarchia delle priorità governative. E a qualcuno la verità brucia.

  3. Economisti che non hanno fiuto politico (non prevedono lo spostamento di beni di lusso se sono supertassati, bello questo passaggio da 155 milioni non incassati al rimetterci addirittura); politici che non hanno senso morale (non tassare le dimore di lusso se sono prime casupole, a meno che non siano CASTELLI). Volevo comprarmi anni addietro una canoetta gonfiabile per andare un po’ a remare nel mare nelle giornate tranquille, ma poi ci ho rinunciato perché non ne avrei avuto il tempo; figurarsi con uno yacht. Però ora che è superdetassato o desupertassato, ci faccio un pensierino. Mi vorrei vippizzare un po’ una volta tanto. E così, ciò che si perde in finanziamenti all’università, si guadagna in yacht. E anche l’Anvur sarà contenta, perché alla fine ha avuto ragione. Università e yacht vanno di pari passo.

  4. oggi c’è stata la manifestazione precari della ricerca a Montecitorio e nessuno dei giornali o telegiornali ne ha parlato.

    I ricercatoti precari sono troppo DEBOLI anche per protestare.

    Tocca agli ORDINARI il compito di scioperare, manifestare, ed alzarsi in piedi per i diritti di chi non ha voce, loro sì che potrebbero essere ascoltati!!!!!!!

    • E quando mai è capitato?

    • Gentile Anto, non si immagini la fascia degli ordinari come fosse un organizzato partito di sinistra che lotta per i diritti degli studenti, dei lavoratori, dei precari e dei poveri. Se così fosse non saremmo dove siamo dopo le svariate implementazioni di svariate riformucole epocali che vanno avanti da anni e ora anche Giannini, o piuttosto chi per lei, ne inventerà una per passare alla storia come gelminismo insegna. La composizione è molto variegata, e le punte della classe, cioè i rettori, stanno comunque nella CRUI, che dovrebbe rappresentare non soltanto gli ordinari ma tutti quanti. Lo fanno tutti insieme o a maggioranza, che sarebbe più semplice perché là i numeri sono ridotti? O siccome la politica implica sempre una certa dose di compromesso, loro usano la dose massima consentita dalla decenza?
      Quanto alla manifestazione dei precari, per sfortuna è coincisa con l’affaire Boschi. Abbiamo sentito ripetere fino alla noia i canti di vittoria del premier dal mento volitivamente all’insù, che striglia in contemporanea Merkel, a suo dire, sempre su faccende bancarie, e non guarda in faccia a nessuno, forse nemmeno ai giornalisti. E’ impossibile competere a questo livello di notizie e soprattutto a questo livello di gestione del potere. Entro il quale il nostra ministro (non è un errore di concordanza, questa volta) non conta … ; completi lei a piacere.

    • Non ci sperare. I PO si sono mossi (e per “muoversi” si intende mettere la firma sotto a una petizione, niente più di questo) solo per chiedere i soldi degli scatti, perdipiù ridicolmente in ritardo. Nel frattempo, i ruoli di accesso all’Università sono stati precarizzati, la governance messa in mano a cda di nominati, l’FFO dirottato verso pochi atenei del nord, la valutazione ridotta a tragica burletta in mano ad ANVUR, i concorsi messi in mano alle cricche locali, il lavoro pubblico e privato precarizzato tramite il jobs act, senza causare in loro neanche un fremito.

    • Descrizione perfetta, quella di Proietti, proprio nel suo squallore/orrore.
      Non solo gli ordinari sono rimasti immuni da un sia pur lievissimo fremito di fronte allo scempio, ma anche la netta maggioranza del pueblo italico. Naturalmente non mi riferisco alle voci del raccapricciante elenchino di Proietti riguardanti l’università, perché la stragrandissima maggioranza del suddetto pueblo è totalmente disinteressata a ciò che avviene in università, sia per tradizionale ignoranza e radicale indifferenza a tutto ciò che odori di cultura, sia perché soprattutto negli ultimi anni è stata educata da stampa e tv del partito unico a rivolgere disinteresse o disprezzo a chiunque faccia ricerca e/o insegni. Mi riferisco al processo di impressionante, massiccissima destrificazione generale del paese cui allude l’ultima voce dell’elenchino, “il lavoro pubblico e privato precarizzato tramite il jobs act”. Che la netta maggioranza non sia stata nemmeno sfiorata da un fremito, peraltro, segue una logica ferrea, in quanto dipende dal fatto che l’italiano/a, nella media ovvero appunto nella netta maggioranza dei casi, tendenzialmente obbedisce accettando-inghiottendo qualunque cosa e ha animo di destra, quindi è in sintonia con il presente governo e il suo miserrimo mandriano, flagrantemente di destra e in quanto tali dediti esclusivamente a proteggere e implementare gli interessi dei ricchi e ricchissimi e dei potenti e potentissimi

    • Mi ritrovo in pieno in quanto scritto da Fausto e da Ciro.

  5. Mario Bonato says:

    …in pratica se gli yacht se ne fuggono all’estero è un problema, e si pongono in atto misure per arginare il fenomeno. Al contrario, se lo fanno i ricercatori, per sfuggire a una situazione desolante, no.
    L’assenza di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione è solo la punta dell’iceberg dei problemi dei precari/assegnisti… un iceberg costituito non solo da scarse prospettive ma anche da retribuzioni basse, nessuno scatto di anzianità, assenza di riconoscimento dello status di lavoratore a dispetto dei contributi pagati…

  6. Enrico Mauro says:

    “Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!”, diceva un… fiorentino, anch’egli… cervello in fuga, qualche tempo fa.

  7. @Marinella Lorinczi:

    è vero,

    ma Le sottopongo 2 punti:

    1)eppure quando era al Governo Berlusconi, si sono fatte tante manifestazioni contro la Gelmini, perché adesso che c’è il PD (che copia la Gelmini e Berlusconi) non sento manifestazioni, non vedo ricercatori che salgono sui tetti?

    2)gli ordinari, o comunque gli strutturati dovrebbero fare uno sforzo di LUNGIMIRANZA, se non a favore delle categorie più svantaggiate (i precari), almeno a favore loro: chi saranno, tra qualche anno i collaboratori nella loro attività di ricerca? Chi aiuterà loro in commissione d’esame? Dovranno nominare cultori della materia i bidelli? Dove troveranno, INVECCHIANDO, l’energia per pubblicazioni, lezioni, convegni, esami, collaborazioni?
    Dovrebbero pensarci tutti gli strutturati ora, non quando i precari se ne saranno andati , con sconfitta e privazioni per entrambe le parti (precari e strutturati)?

    Gli ordinari non avranno più assistenti, anzi saranno assistenti di se stessi, SI DARANNO (a 69 anni) GLI ORDINI DA SOLI!!!!!!!!Parleranno da soli!!!!!Nessuno li ascolterà più! Tristezza!!!!!!!!!

    Concorda?

    Concorda?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “perché adesso che c’è il PD (che copia la Gelmini e Berlusconi) non sento manifestazioni, non vedo ricercatori che salgono sui tetti?”
      _______________________________
      Si manifesta con le persone e i mezzi realisticamente a disposizione. La protesta attuale è questa:

      Una protesta meno clamorosa, ma più trasversale rispetto a quella del 2010 che era stata eccezionale e, proprio per questo, non facilmente replicabile.
      ==============
      “Gli ordinari non avranno più assistenti, anzi saranno assistenti di se stessi, SI DARANNO (a 69 anni) GLI ORDINI DA SOLI!!!!!!!!”
      ______________
      Non direi. Gli ordinari sono meno numerosi e più anziani di ricercatori e di associati. Inoltre, aumenteranno le figure precarie. Sulla lungimiranza dei miei colleghi non sarebbe saggio mettere la mano sul fuoco (temo rimarrebbe un moncherino fumante). Però,chi ha votato la “mozione Semplici” ha ben presente il problema del reclutamento e lo ha posto subito dopo i dritto allo studio e prima del ripristino degli scatti:
      ______________
      “Chiediamo dunque alla CRUI di confermare la sua posizione e annunciare che le università italiane non parteciperanno alla VQR 2011-2014, almeno fino a quando Governo e Parlamento non avranno dato una risposta concreta e definitiva sul recupero delle risorse sufficienti a garantire: (i) livelli di garanzia del diritto allo studio coerenti con l’art. 34 della Costituzione, (ii) *lo sblocco totale del turn-over*, e (iii) la fine della incomprensibile discriminazione della quale sono vittime i docenti universitari a causa del prolungamento selettivo del blocco degli scatti di anzianità.

    • Come ha ricordato De Nicolao, qualcosa si è fatto e non solo per gli scatti stipendiali, soprattutto grazie alle iniziative e alla capacità di coinvolgimento di alcuni (Ferraro, D’Achille, Semplice e sicuramente anche altri sparsi negli atenei), iniziative alle quali avranno aderito non soltanto ordinari. Io sono in un dipartimento umanistico che fa parte insieme con altri due dip. di una neofacoltà umanistica; le neofacoltà sembra siano sorte da noi (e incluse nello statuto, per cui per eliminarle o ridimensionarle ci vuole una modifica di statuto) per consolare alcuni ex presidi e come risultato hanno generato burocrazia in più e la formazione di una nuova casta, di cui fanno parte non soltanto ordinari, e che sta ed agisce e prende decisioni inappellabili in una sorta di Olimpo. Di fatto certi ordinari non sono in nessun organo decisionale di livello medio-alto e quindi sono privi di potere effettivo. Ma, al di là di questo, la categoria degli ordinari non è comunque omogenea. Quelli che sono al traguardo o quasi, se non sono additati dagli altri poco ci manca. I colleghi più giovani, di qualsiasi categoria, non vedono l’ora che se ne vadano, così liberano punti organico (mi auguro servano per i precari, ma ci credo poco, perché ci sono ancora parecchi strutturati abilitati, futuri ordinari e associati, che stanno aspettando il loro turno e chissà fino a quando). Quelli che sono diventati ordinari recentemente, a seguito dell’abilitazione e concorso, credo che si sentano miracolati e questo è comprensibile. I miracolati, recenti o meno recenti che siano, ordinari associati e ric. tipo b, hanno la proprietà di essere inerti o acquiescenti in pubblico anche se magari in privato mugugnano. In genere sono anche disinformati sui problemi generali (come la questione della vqr e le sue ragioni, persino su cos’è un cfu) perché sono molto presi dai problemi di carriera e dallo stacanovismo imposto per legge. Cosicché i problemi che lei giustamente solleva, del ricambio generazionale e dell’ampliamento del corpo docente, viene visto e vissuto (financo combattuto) all’unico livello dei punti organico, anzitutto per se stessi. Null’altro. Per ottenere qualcosa in più, qualche ricercatore precario ad es., occorre fare manovre complesse, perché la coperta è troppo corta e lo è sempre di più. Questo è ciò che vedo. Quando mio figlio era piccolo e riempiva fogli su fogli con i suoi disegni, ho imparato empiricamente una cosa credo fondamentale. Nell’apprendimento-insegnamento c’è ‘spreco’ (lavoro e tempo non prevedibili e non necessariamente efficaci) e così deve essere, perché non nasciamo ‘imparati’. E’ giusto che questo ‘spreco’ sia monitorato ma è folle pensare che investendo 1 si ottengano necessariamente eccellenti 5-10, come in una spiga; tutt’al contrario. Qualcuno lo spieghi ai governanti attuali.
      Chiedo scusa per la lunghezza.

  8. @Giuseppe De Nicolao

    il politico risponde soltanto a seguito di manifestazioni eclatanti.

    La protesta (ottobre novembre 2008 e anche oltre) contro la Gelmini finì su tutte le trasmissioni, da “Porta a porta”, fino a “Domenica in”, ecc….
    Il libro di Perotti (piaccia o non piaccia), cioè “l’università truccata”, uscì nel 2008, credo in pieno dibattito…..
    Non vorrei sembrare banale, ma il politico risponde solo se SOLLECITATO dalla massa, dall’opinione pubblica, dalle proteste ecc….
    Certo, il centro destra reagì male e con una legge scellerata (e forse l’avrebbe fatta anche senza le proteste), ma un politico ha bisogno del consenso dell’opinione pubblica e se il problema non viene messo al centro del dibattito (anche) televisivo, il politico si ritiene non toccato dalla questione, come in questi ultimi anni, Dico bene?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      se qualcuno ci spiega come andare in TV, mettiamo subito in pratica. Nel frattempo, faccio notare che, in coincidenza con questa protesta a basso costo ma diffusa, si vede qualche spicciolo nella legge di stabilità, che io interpreto come il tentativo di buttare acqua sul fuocherello. Senza la valanga di mozioni, cosa ci sarebbe stato nella legge di stabilità? Io non escluderei che stando zitti zitti qualche altro taglio ce lo avrebbero rifilato assai volentieri. Sappiamo tutti che ci vorrebbe “ben altro”, ma chi si impegna su vari fronti sa bene quanto pachidermico e immobile sia il corpaccione dell’accademia. E posso assicurare che aver riempito la carta geografica di mozioni è il frutto di un impegno collettivo e trasversale abbastanza inedito. E se un giorno si conquisterà spazio sulla stampa e nelle TV, non succederà per caso, perché la coesione e la convinzione non nascono dal nulla. E se prima non sei capace di completare la vasca di una piscina, non ce la farai di sicuro a passare un fiume.

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  10. e fare una bella lettera (su un quotidiano a diffusione nazionale) al Ministro ricordandole che lei stessa è ORDINARIA, che lei stessa è stata RETTORE che lei stessa “non può non sapere” i problemi dell’univ. italiana, richiamandola al suo dovere di Ministro (anche) dell’Università?

  11. La cultura per Renzi:
    più Smartphone, meno ricercatori.
    „Oggi tu hai un telefonino che é in condizioni di fate TUTTO!“

    https://youtu.be/PhBYyKOJj34

    —————————————————-
    Dal 3:00!

    https://youtu.be/-qSoAOcnpBA

    • Molti dicono che il suo livello è quello di un venditore-intortatore-piazzista da mercatino, pittoresco e discretamente popolare fra le massaie.
      Io lo vedo di più come monologhista per 5-6 minuti in una puntata di “Zelig”. Naturalmente una puntata di fine stagione. Naturalmente ad anni luce di distanza dalla qualità di Crozza.
      Per i credenti nel progresso: dalle nostre parti, l’Ottocento diede Mazzini e Cavour; il Novecento Moro e Berlinguer; il Duemila ha dato-sta dando il suo (ora 79nne) faro politico-esistenziale e lui.
      E’ vero però che mancano ancora 85 anni alla fine del secolo. Un tempo che basta e avanza per toccare punti perfino più abissali

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