Politica Scientifica

Domande sull’Istituto Italiano di Tecnologia

punto interrogativo

La redazione ha ricevuto delle riflessioni e domande sulla gestione dell’IIT da un gruppo di scienziati che hanno cercato di comprendere meccanismi e procedure su cui l’Istituto Italiano di Tecnologia si basa e funziona. Poiché i temi sollevati sono di interesse generale, la redazione ha deciso di pubblicare l’intervento.

1) Il finanziamento decennale di IIT (50 milioni per l’anno 2004 e 100 milioni all’anno 2005-2014 come da legge istitutiva, più il trasferimento di tutti i beni della fondazione IRI, quantificato in poco meno di 130 milioni di euro secondo quanto riportato a pagina 22 della relazione della Corte dei Conti 2010, qui acclusa, è terminato nel 2014. Come  continua ora il finanziamento di IIT e su quale base se ne decide l’entità ?

(NdR questa domanda è stata fatta prima del decreto d’urgenza con il quale è stato assegnato per un altro anno un finanziamento di 80 milioni a IIT).

2) Che fine hanno fatto tutti i finanziamenti ricevuti e non spesi? Questo è un punto chiave. (Ndr: Secondo il suo Statuto l’IIT dovrebbe pubblicare il bilancio come risulta dall’Articolo 15 dello Statuto, l’unico di cui siamo in possesso è quello del 2013, vedi questo link). Secondo quanto riportato dalla Relazione della Corte dei Conti 2015  (p. 19 e p. 21, vedi questo link) al 31 dicembre 2013 sono iscritti a bilancio fondi non spesi, sotto la voce “Disponibilità liquide”, per un importo pari a 430 milioni di euro, quasi metà dell’intero finanziamento decennale 2004-2014. Tali disponibilità liquide “sono detenute per la maggior quota sono detenute nel conto corrente infruttifero aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato”.  Secondo quanto riportato a pagina 32 della relazione della Corte dei Conti 2011-2012, (ove si trovano le informazioni più dettagliate, vedi questo link) la parte minoritaria di quei fondi che ammontava all’epoca a circa 21 milioni di euro (circa un quarto del solo finanziamento per l’ultimo bando PRIN) risulta depositata nelle casse di diverse banche private. Quali sono? Con quali procedure sono state scelte?

Per quale ragione, nonostante l’ammontare notevole dei questi finanziamenti non spesi e accantonati, il MAEF ha continuato a trasferire ogni anno lo stesso finanziamento per dieci anni, aggiungendo anche i quasi 130 milioni provenienti dalla fondazione IRI? La domanda è tanto più rilevante se si considerano nel contempo i tagli operati da tutti i Governi italiani da più di un decennio in materia di finanziamento della ricerca scientifica e alla conseguente drammatica carenza di fondi per svolgere la suddetta nelle Università e nei Centri di Ricerca nazionali.

Pochi giorni fa l’ANPRI (Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca) ha segnalato come la stessa Corte dei Conti abbia di recente iniziato a nutrire perplessità sulla gestione finanziaria di IIT.

3) Quando dovrebbe iniziare l’autosostentamento dell’istituto, e in che percentuale? (NdR per il momento i fondi esterni rappresentano una percentuale trascurabile  con un ammontare totale intorno al 3%  del finanziamento statale);

4) Uno dei punti meno chiari di IIT è a chi risponde la sua governance. Essa è essenzialmente concentrata in alcuni organi: il Consiglio, il Presidente (Gabriele Galateri), il Comitato Esecutivo, e il Direttore Scientifico, Roberto Cingolani, che rappresenta la figura apicale di IIT. Alcuni aspetti sono di particolare interesse: il Consiglio, dopo la nomina iniziale dei suoi primi membri effettuata dal Governo più di dieci anni fa, è un organo puramente cooptativo (fonte IIT): come da art. 8 dello Statuto, quando un suo membro è in decadenza, il Consiglio stesso sceglie il suo successore (fatta eccezione per Vittorio Grilli, vedi punto successivo); dalla sua composizione si può notare come la componente realmente scientifica del Consiglio sia minima, mentre si tratta prevalentemente di manager di aziende pubbliche e private e di economisti. Ci si chiede quale competenza scientifica abbia un siffatto Consiglio. Vi è inoltre un aspetto non secondario di conflitto di interesse: se IIT svolgesse ricerca in competizione con quella (supponiamo) di una dei membri delle company rappresentate in Consiglio, la suddetta company potrebbe venire a conoscenza della suddetta ricerca e, in linea di principio, potrebbe ostacolare quella di IIT. Aspetto di ancora maggiore criticità è la totale opacità del funzionamento di questi organi: non vi è alcuna pubblicità e trasparenza degli atti del Consiglio, né del Comitato Esecutivo, né delle decisioni prese dal Direttore Scientifico. Quindi a quale reale controllo esterno e dotato della necessaria competenza scientifica è soggetto l’IIT?

5) Quanto dura l’appointment del Direttore Scientifico? Quello attuale è in carica dal 2004 e, come si può leggere nell’unico bilancio annuale di IIT in nostro possesso (vedi questo documento a pagina 63), è stato inoltre stabilizzato con contratto a tempo indeterminato come dipendente di IIT stesso. Secondo quale criterio è stato scelto? Venne fatta una call internazionale? In rete si trovano strabilianti indicazioni sulla composizione, invero un po’ generica, del primo comitato che scelse il Direttore Scientifico di IIT  senza che tuttavia l’ufficio stampa di IIT abbia mai smentito siffatte ricostruzioni (si veda quindi il successivo punto 10).

Lo stesso accadde al momento del rinnovo? In quale altra agenzia o istituto di ricerca finanziato dallo Stato il Direttore può restare in carica per lo stesso periodo di tempo, essendo trascorsi 11 anni dalla sua prima nomina?

Analoghe domande potrebbero essere poste nei confronti di Vittorio Grilli, ex-presidente ma tuttora Chairman del Consiglio di IIT, ed anch’egli coinvolto nella sua governance da più di dieci anni. Come mai a Grilli non si sono applicate le stesse regole (in termini di durata del mandato) previste per gli altri membri del Consiglio?

6) L’unico organismo scientifico di IIT è il Comitato Tecnico Scientifico. A differenza del Consiglio, dal sito web di IIT sembra desumersi che esso abbia pura capacità consultiva. I suoi pareri (dove si trovano?) possono essere accolti come rigettati dal Direttore Scientifico? In ogni caso è un organo di nomina IIT. Quanto vengono pagati i suoi membri? Che terzietà può garantire un tale organo, essendo che esso è scelto (pagato?) dallo stesso IIT?

7) Stesso problema si pone per gli organi (per nulla chiari e le cui deliberazioni non sono pubblicate da nessuna parte) che provvedono: a) alla individuazione dei ricercatori meritevoli di stabilizzazione; b) alla valutazione delle strutture interne di IIT così come delle sue unità esterne (centri: vedi sotto). Come vengono formati tali organi? Dove mai sono uscite le call internazionali relative? Sono remunerati da IIT e in che misura? In che misura il loro parere è vincolante per il Direttore Scientifico? Qual è quindi la garanzia di terzietà, ancora una volta, di organismi nominati e presumibilmente stipendiati da IIT? Detto in maniera più semplice: quali sono i veri organismi terzi che vigilano e verificano la produttività e le scelte scientifiche di IIT?

8) A quanto ammonta il costo per articolo in IIT? E’ paragonabile ad altri enti Italiani e/o internazionali? (Ndr: vedi paragone con il Politecnico di Bari). L’IIT si giustifica dicendo che il costo elevato per articolo è alto in quanto calcolato considerando anche la fase (e i costi) di start-up. Ma non cita il fatto che ha associato, pochi anni dopo la sua nascita, diverse istituzioni di ricerca già ampiamente affermate (rilevabili sul sito di IIT a questo indirizzo), aprendo essenzialmente dei canali di finanziamento privilegiati per queste istituzioni. Non è questo stato un modo con cui IIT ha incrementato le sue performance bibliometriche in termini di produttività scientifica e citazioni? Ci chiediamo quale sia la percentuale di lavori cofirmati da altri centri di Ricerca IIT non aventi sede a Genova, anno per anno, quanto hanno inciso sulla produttività complessiva dell’Istituto e quale è stato in tal caso il costo per lavoro pubblicato? Inoltre: le sedi sono state scelte da chi e su quali basi? Come è possibile che l’unico centro IIT a sud di Napoli sia situato a Lecce, da cui il direttore Scientifico Cingolani proviene?

9) Considerando quindi un miliardo di Euro di finanziamento in 10 anni più i beni della Fondazione IRI (o i fondi realmente spesi, al netto di quelli non utilizzati), al netto degli stipendi e delle spese generali, a quanto ammonta l’effettivo finanziamento per ricercatore di IIT?

10) L’IIT si è evidentemente dotato negli anni di un efficiente ufficio stampa. Tuttavia (vedi il recente caso di Scienzainrete riportato da ROARS) esso spesso provvede a fornire informazioni alla pubblica opinione difformi da quelle rilevate nelle relazioni alla Corte dei Conti. Chi risponde di questo modo di fornire informazioni alla pubblica opinione?

Considerazioni finali

1) E’ necessario che IIT, pur mantenendo l’indipendenza gestionale, debba assumere delle regole interne chiare e trasparenti e renda accessibili tutti i documenti relativi alla sua gestione, alle finalità e all’utilizzo degli interessi maturati sui conti bancari fruttiferi, agli stipendi per i dipendenti e per i collaboratori, per i membri delle varie commissioni e tutte le valutazioni utilizzando le quali ha determinato le scelte in termini di obiettivi strategici e politiche di stabilizzazione del personale di ricerca;

3) E’ necessario chiarire in forza di quale Legge dello Stato IIT si configuri ormai da anni di fatto come un finanziatore di progetti e centri di ricerca distribuiti prevalentemente nella zona centro-settentrionale della nazione, avendo a disposizione cifre il cui ammontare è enormemente superiore a quello di qualsiasi PRIN, ma agendo essenzialmente senza che sulle sue scelte vi sia alcuna trasparenza scientifica e gestionale e senza che alcun organismo esterno ad esso possa vigilare sulle suddette scelte;

2) E’ necessario che venga istituito un vero “board of trustee”, se si vuole essere in linea con gli standard internazionali, completamente indipendente da IIT e su cui il suddetto non abbia la minima capacità di influire, la cui composizione e scadenza sia quindi decisa su base della sola competenza scientifica e gestionale dei suoi membri da una istituzione dello Stato: Ministero della Ricerca, ANVUR, CUN o altro. Tale organo dovrebbe automaticamente escludere qualsiasi ricercatore o membro provenienti da qualsiasi istituzione e/o università abbia beneficiato di qualsivoglia rapporto pregresso e/o finanziamento da parte di IIT, e dovrebbe avere una non piccola componente di ricercatori di provenienza straniera. La sua funzione dovrebbe essere quella di valutare il funzionamento dell’Istituto utilizzando criteri chiari e science-based sia in termini di produttività scientifica che di efficacia della sua governance, e tutti i suoi rapporti dovrebbero essere resi pubblici.

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13 Comments

  1. In un paese normale queste domande non si sarebbero nemmeno poste. In un paese civile le avrebbe fatte la stampa libera. Ma noi modestamente non ci sorprendiamo di essere un paese anormale, incivile e con una stampa indecente.

    • Concordo in pieno. Mi sarei aspettato qualcosa di più almeno dal Fatto Quotidiano, il tema era già interessante in passato, ora con il post-expo ancora di più. Invece hanno trattato la cosa – e solo dopo l’affaire post-Expo – con spazio piuttosto limitato e in maniera piuttosto sbrigativa e superficiale. La domanda sui finanziamenti non spesi, ad esempio, così come quella sulla governance avrebbe dovuto essere posta da secoli a ogni governo.
      L’altra cosa a mio avviso pesantissima – ma che non stupisce per nulla – è stato il silenzio assordante di Università, CNR e centri di ricerca rispetto a tutta la storia di IIT, dalla sua fondazione ad oggi. E’ bastato aprire i canali di finanziamento privilegiati, così come ora coinvolgere i tre rettori di Milano, per ottenere una sorta di silenzio assenso. In questo IIT conosce bene il tessuto in cui opera, essendo il suo direttore scientifico un professore ordinario. L’accademia italiana non ha mai saputo (voluto?) difendersi dalle riforme e tagli che l’hanno colpita. Fa eccezione solo il movimento dei ricercatori, nel silenzio quasi completo delle fasce della docenza più alte, associati e ordinari. L’inciviltà del Paese, quindi, non ha purtroppo riguardato solo la stampa.

    • Con scarto enigmistico

      anormale = amorale

  2. Enrico Mauro says:

    Molte domande, nessun interlocutore.
    Più facile far passare un cammello dalla cruna di un ago che trovare un esponente governativo che sappia rispondere a una sola di queste domande.
    Non resta che giocare a Indovina I Trucchi (la sigla è la stessa per mera coincidenza).
    Trucco 1. Poichè la Corte dei conti è pericolosa, ma difficile da abolire (sta in Costituzione), farla lavorare al minimo regime: pochi uomini e mezzi e debolissimi poteri.
    Trucco 2. Far girare i soldi dove non girano idee e viceversa.
    Trucco 3. Pretendere pubblicità dove non c’è una lira da spendere e consentire segretezza dove non si sa come spendere i fiumi di euro.
    Altri Indovinino I Trucchi mancanti o dettaglino questi.

  3. indrani maitravaruni says:

    E dov’è tutta questa crisi finanziaria che non permette di arruolare se non pochissimi giovani? Per gli Amicuzzi i soldi scorrono a profusione e con rapidi decreti …

  4. Brutta cosa l’invidia, brutta brutta cosa.
    Invece che puntar il dito contro i veri problemi, lo si punta contro un ente che funziona (migliorabile? certamente). Il problema sono i fondi scarsi (inesistenti) per l’università…non i fondi che vanno all’IIT. Servono fondi e responsabilità dirette, non paturnie burocratiche e precariato.
    Chi è il prossimo contro cui vi scaglierete? il CERN?

    • Gentile anonimo commentatore, che l’IIT è un ente che funziona è vero, il problema è capire se funziona bene o funziona male e le poche informazioni disponbili sono quelle pubbicate in questo articolo (e negli altri a cui si fa riferimento). Sarebbe interessante una valutazione dell’operato IIT da parte di una agenzia indipendente (come si richiede nel post). Rircordiamo che i deputati Bachelet, Tocci e Ghizzoni (PD) hanno fatto una interrogazione parlamentare (http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/IIT_Bachelet_finale.pdf) per sapere “quando e con quale modalità si intenda rendere pubblico il rapporto indipendente commissionato nel 2007 dal Ministro dell’economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, affinché Parlamento e contribuenti possano autonomamente valutare se la prosecuzione e anzi l’aumento straordinario dei finanziamenti pubblici stabilito con il decreto-legge sia o meno congruo con il contenuto di quel rapporto, allora fresco di stampa”. Il Governo non risponde in maniera soddisfacente a questi appunti. In particolare si scrive (http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/201001/0126/HTML/07/allegato.htm#99n1%3E) che “Con riferimento ai risultati dell’attività svolta dal Comitato di Valutazione 2007, si fa presente che non risulta pervenuta copia del relativo rapporto né al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, né all’istituto in questione”. Giovanni Bachelet, replicando (http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/201001/0126/HTML/07/comunic.htm#83n4%3E) “si dichiara totalmente insoddisfatto. Rileva come l’esistenza del rapporto commissionato nel 2007 dal Ministro pro tempore Padoa Schioppa in materia di valutazione dell’IIT sia stata confermata dagli estensori stessi del rapporto, da lui interpellati, nonché dallo stesso Professor Padoa Schioppa. … Quindi rileva che ci si trova in una situazione paradossale in cui gli estensori dichiarano di averlo consegnato e che solo il Governo ha l’autorità per divulgarlo mentre l’Esecutivo dichiara di non possederlo. Osserva che è difficile capire cosa significhi questa risposta cioè se essa voglia sottolineare che nella burocrazia si perdono documenti rilevanti oppure se si voglia operare una burla nei confronti del deputato interrogante.” Dunque quello che è scritto in questo post non è certo dettato da invidia visto che non è neppure chiaro cosa si dovrebbe invidiare visto che da un punto di vista scientifico la situazione è del tutto oscura e visto che non vi è nessuna trasparenza nell’operato IIT. Quello che si chiede è che l’IIT sia portato all’interno trasparenza e chiarezza come dovrebbe essere qualsiasi istituzione che utilizza fondi pubblici e come chiedono altre due interrogazioni parlamentari da poco depositate
      http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=948171 (M5S 19 novembre 2015)

      http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0528&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b#si.5-07079 (Fassina Gregori 25.11.2015)

      Non c’è neppure bisogno di dire che il CERN obbedisce a tutti altra standard così come tutti gli altri enti di ricerca italiani che hanno nella loro homepage una finestra “amministrazione trasparente” al contrario di IIT che molto stranamente non l’ha.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Geniale. A nome della redazione, ringrazio per questo commento e colgo l’occasione per rivelare un segreto. Da qualche tempo abbiamo nel cassetto un progetto: un centro di ricerca sulla valutazione, ROARS-IES (Institute of Evaluation Studies) l’abbiamo battezzato. Vorremmo percorrere la strada della fondazione di diritto privato (ma lautamente finanziata con soldi pubblici, sia ben chiaro) per non essere frenati da lacci e lacciuoli. In particolare, vorremmo poter assumere un po’ chi vogliamo, mogli e fidanzate incluse, senza fastidiosi adempimenti concorsuali. E anche i bilanci, preferiremmo non renderli pubblici (non scriveremo certo nello statuto che i bilanci vengono pubblicati, non siamo mica ingenui noi). Siamo anche di pretese contenute: ci accontenteremmo di un 60 milioni all’anno per dieci anni. Con quella cifra qualche risultato brillante lo otteniamo di certo (al limite basta finanziare qualcuno bravo che sta altrove a fargli inserire l’affiliazione ROARS-IES sui lavori). Però, ci rimaneva un cruccio: se poi qualcuno punta il dito contro di noi e ci fa una raffica di domande, cosa rispondiamo? Ebbene adesso abbiamo trovato la soluzione. Diremo (scuotendo la testa pensosamente): “Brutta cosa l’invidia, brutta brutta cosa”.

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  6. Qualcuno spieghi al lettore che parla di invidia quale sia la politica “anti-precariato” perseguita dall’IIT in tutti i questi anni. Se si studiasse i documenti disponibile scoprirebbe alcune cose interessanti. A) Fino a poco più di un paio fa (quindi per quasi otto anni dalla sua istituzione) tutto il personale scientifico assunto da IIT era precario (co.co.pro fino ai cinque anni di durata); b) l’unico personale stabilizzabile, fino a quel momento, era esclusivamente quello amministrativo e tecnico; c) anche nelle stabilizzazioni del personale di ricerca, a quanto risulta, ovvero le note tenure track (ci sono stati quelli tenured da subito ed altri invece inseriti nel percorso) prevedono un contratto a tempo indeterminato tuttavia privo di tutele reali: si tratta infatti di contratti da dirigenti d’azienda, quindi licenziabili in qualsiasi momento dal datore di lavoro nel caso le loro linee non risultassero più di interesse per il suddetto datore di lavoro. Il tempo è quindi indeterminato fino a quando uno dei dirigenti di IIT non si svegli e non dica che è terminato. Infine: ogni volta che nella pubblica amministrazione (finanziata con soldi pubblici) si stabilizza una qualsiasi figura, credo dovrebbe essere possibile aver accesso agli atti della procedura che ha portato alla suddetta stabilizzazione. Dove sono accessibili gli atti relativi a tutte le procedure con cui IIT, finanziato con una montagna si soldi pubblici, ha stabilizzato e stabilizza i suoi dipendenti?

  7. Andrea Clementi says:

    Vorrei fare solo semplici domande. Avrei voluto concorrere per il posto di direttore scientifico dell’IIT o di altre cariche scientifiche, magari nel settore di mia competenza, computer science (ora va piu di moda i ”big-data”, va beh..come vi pare…)
    E’ stato fatto un concorso internazionale? C’e’ stato un board di prestigiosi scienziati per selezionare queste figure? Questo bando e’ stato divulgato su tutti i media? Gli atti della selezione sono pubblici?

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