E’ un momento storico per la scuola. O almeno così lo definisce il Ministro dell’istruzione e del merito Valditara.  “Soldi legati ai risultati”, titolano i giornali. In effetti la “storicità” del momento è solo questione di soldi. Non di finanziamenti aggiuntivi alle scuole per garantirne il funzionamento di base (e magari la disponibilità di carta igienica), ovviamente. Ma dei premi in denaro ai dirigenti scolastici, che saranno distribuiti sulla base del merito. E come si misura il merito? Sulla base dei risultati INVALSI. Finalmente con le pagelle dei dirigenti scolastici affidate (sostanzialmente) a INVALSI, Valditara completa il programma del PD renziano sulla scuola. 

 


E’ un momento storico per la scuola. Così lo definisce il Ministro dell’Istruzione e del merito. Un momento che meriterà di essere tramandato ai posteri e che influenzerà il futuro dell’istruzione.

Finalmente arrivano le pagelle dei dirigenti scolastici: “soldi legati ai risultati”.

La “storicità” del momento di cui parla Valditara è legata al denaro. Pur essendo infatti già in atto una procedura di valutazione dei dirigenti scolastici, i risultati della valutazione non erano legati alla retribuzione di risultato, che  è stata, fino ad oggi erogata a tutti. Dunque, se ben interpretiamo la faccenda, ciò che il Ministro considera “storico” è tagliare la retribuzione di quei dirigenti che verranno valutati peggio degli altri. Insomma, lo sappiamo, si paga il merito, per di più misurabile, non la funzione.

Le reazioni non tardano ad arrivare. Spiccano le posizioni favorevoli di alcune associazioni professionali, in particolare dell’Associazione Nazionale Presidi. Il presidente Giannelli ne approfitta per rilanciare.  I dirigenti aspettano da anni una valutazione seria:  sono “pronti ad essere responsabili del buon andamento della scuola”, ma allora vogliono un’  “armonizzazione” delle loro retribuzioni.

A quanto pare non basta che “oggi il dirigente scolastico guadagni il 72% in più di un qualsiasi altro laureato, e il 100% in più di un suo docente”, garantendo così all’Italia “due primati opposti: i docenti peggio pagati e i capi d’istituto più pagati” (vedi i dirigenti scolastici più pagati (o quasi) d’Europa).

La nuova pagella dei presidi deve diventare una buona occasione per nuove rivendicazioni economiche.

Come scrivono i dirigenti dell’associazione professionale dirigenti.scuola, infatti:

Stipendio assolutamente inadeguato e sproporzionato alla Dirigenza di qualsiasi altra amministrazione statale che invece gode di benefit, rimborsi, trasferte, indennità per la casa, buoni pasto, riposi compensativi, smart working e quant’altro senza tuttavia dover gestire un migliaio di piccoli utenti, e dunque circa 2000 genitori (oggi tutti portatori di interesse e di potenziale contenzioso, sempre dietro l’angolo) nonché ovviamente le centinaia di dipendenti tra docenti, amministrativi e collaboratori”.

La valutazione, come sempre accade, è un’ottima merce di scambio: se non ci si oppone alla valutazione imposta, anzi la si domanda a gran voce, si dimostra di essere responsabili; allora la collaborazione dovrà essere ripagata con premi in termini economici e di potere.

“Dateci mezzi per operare”, dice il presidente ANP, sfoderando il vecchio cavallo di battaglia dell’associazione, che da tempo chiede di eliminare “vincoli burocratici”, “lacci e lacciuoli”,  “ostacoli organizzativi” che limitano il potere decisionale dei dirigenti. D’altra parte, la valutazione dei dirigenti non potrà che essere una:

“operazione prodromica alla valutazione di tutto il personale del comparto scolastico, circa un milione di dipendenti”.

Altro tema caro: valutare tutto e valutare tutti, meglio se con un tocco gerarchico (i dirigenti regionali valutino i dirigenti scolastici, che valutino i docenti..) e sulla base di risultati chiari e comparabili.

 

Ma quali risultati?

Quali sono questi “risultati” misurabili su cui i presidi verranno valutati?

Scorriamo la direttiva ministeriale di Valditara del 21 Febbraio, “Adozione del Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei dirigenti scolastici” , precedentemente bocciata dal Consiglio Superiore della Pubblica istruzione.

Leggiamo che:

“Il Sistema di valutazione dei risultati dei Dirigenti scolastici è finalizzato ad una oggettiva e trasparente valutazione dei risultati individuali conseguiti dai Dirigenti scolastici sulla base di obiettivi chiaramente definiti e misurabili..”

E che la valutazione avverrà tramite (un’ennesima) piattaforma, “sulla base degli strumenti e dei dati a disposizione del sistema informativo del Ministero”,  per mezzo di un “procedimento di valutazione articolato in diverse fasi” e con precise tempistiche:

Gli obiettivi assegnati saranno “declinati in indicatori e target misurabili”; ogni target sarà “sfidante ma raggiungibile”.

Alla direttiva è allegato il modello di “pagella” dei dirigenti, diviso in due sezioni.  La prima: “Misurazione e valutazione dei risultati in base al conseguimento degli obiettivi” (fino a 80 punti) e la seconda, relativa ai “comportamenti professionali e organizzativi” (fino a 20 punti). Quanto il dirigente è “orientato al risultato”?  Quanto è dedito al “problem solving e all’innovazione”, sono esempi di comportamenti valutati.

La pagella rappresenta l’ennesima banalizzazione contabile del lavoro nelle scuole, l’ennesimo modulo che tenta di catturare in unità discrete i frammenti di una professione, con tanto di “pesi” per obiettivi e indicatori (stabiliti a monte), evidenze, celle multiple che attribuiscono un’aura pomposamente scientifica al documento, secondo la logica ministeriale; amaramente kafkiana, secondo la nostra.  Si tratta di un’altra procedura di controllo arbitraria di qualità formale, che descrive con uno schema astratto e oggettivante un mestiere complesso.  E nel momento in cui lo fa, impone un preciso rapporto al lavoro, obbligando i presidi a sottomettersi alle regole stabilite ancor più di quanto già non lo facciano.

 

Qualche esempio di obiettivo dirigenziale

Non sappiamo ancora quali saranno i vari “obiettivi”, di carattere nazionale, regionale o connessi al contesto del singolo istituto.

Abbiamo però accesso, in rete, ad alcuni esempi molto significativi di “obiettivi dirigenziali” attribuiti finora ai presidi dai vari Uffici scolastici regionali.  Leggerli aiuta a ricordare quale prevedibile tendenza si sia imposta, con gli anni, a partire dall’entrata a regime del ciclo di controllo continuo della qualità del Sistema Nazionale di Valutazione basato sostanzialmente sui dati prodotti dall’INVALSI.

Nelle foto seguenti, ad esempio, riportiamo stralci delle lettere d’incarico di vari dirigenti scolastici, con alcuni elenchi di obiettivi dirigenziali. Oltre a quelli strategici nazionali (assicurare la direzione unitaria della scuola, promuovendo la partecipazione e la collaborazione..)  troviamo gli obiettivi di ambito regionale (informazione alle famiglie, formazione classi omogenee..) e quelli derivanti dai processi di valutazione delle singole realtà scolastiche, su cui vale la pena soffermarsi. Mentre i primi due sono espressi in forma “discorsiva”, gli obiettivi specifici sono quantificati numericamente.

Nel modello del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, notiamo che gli obiettivi derivanti dal processo di valutazione sono strettamente quantitativi – fino alla prima cifra decimale (!) – e richiedono allineamenti minuziosi rispetto ai benchmark territoriali assegnati dall’INVALSI. Spiccano i punteggi dei test, ovviamente da incrementare, addirittura distinti per sezioni e plessi.

 

In Veneto la situazione è analoga; la lettera è meno dettagliata.  Anche qui, tra gli obiettivi “di contesto”, troviamo la richiesta di “mettere in atto le misure organizzative necessarie per incrementare i risultati nei test”, allineandoli al benchmark regionale.

 

Se ci allontaniamo geograficamente dallo spirito austro-ungarico e arriviamo fino in Sardegna, cambia lo stile, ma non la sostanza.

 

Il solito convitato di pietra: il “dato” INVALSI

Sembra proprio che di obiettivi quantificabili e comparabili per i dirigenti scolastici italiani, gira e rigira, ci sia ben poco di diverso dai “punteggi” e dagli “indici” standardizzati INVALSI.

Stando alla logica ministeriale, che Valditara ribadisce quando parla di valutazione “oggettiva e basata su obiettivi misurabili”, un dirigente sarà bravo se dimostrerà di mettere in atto azioni che incrementino i risultati nei test dei suoi studenti, se si allineerà o supererà i benchmark territoriali imposti, se accrescerà il “valore aggiunto” del suo istituto, che l’INVALSI chiama “effetto scuola”, appunto. Per far questo dovrà usare gli strumenti a sua disposizione: la sua leadership, come si dice oggi, la sua capacità impositiva, avremmo detto ieri.

Che quando si parla di indici “quantificabili”, e “incrementabili” subito si pensi ai punteggi INVALSI non è solo una fissazione di chi si oppone al merito. Se leggiamo questo interessante resoconto  prodotto da un istituto comprensivo lombardo, scopriamo in cosa consiste oggi, di fatto,  la procedura di valutazione esterna condotta dai (fantomatici) Nuclei di Valutazione Esterni (NEV) con gli “esperti”  formati dall’INVALSI.

Su cosa si è sostanzialmente basata la diagnosi della “qualità” della scuola visitata dai NEV? Quale “cura” è seguita alla diagnosi? La risposta è quella che immaginiamo: “prioritariamente sull’analisi dei risultati delle prove INVALSI (italiano, matematica e inglese)”. Per superare le inefficienze riscontrate bisogna “indirizzare meglio l’attenzione”, darsi le giuste “priorità”, svolgere “prove parallele comuni”, aumentare le percentuali.

Potremmo riassumerle in 4 parole:  TEACHING  –  TO  – THE  – TEST.

Le riforme e la logica del PNRR non faranno che esacerbare questa tendenza, rafforzando le procedure di quantificazione e  rendicontazione burocratica.

Damiano Previtali, funzionario “storico” dell’Amministrazione scolastica, per molti anni responsabile dell’ufficio valutazione, svolgendo anche ruoli di collaborazione con l’INDIRE e l’INVALSI, scrive:

“con l’aumentare spropositato delle risorse tutto si risolve in documentazioni e controlli di tipo amministrativo, senza valutarne l’effettivo impatto o riconducendo il tutto alle sole rilevazioni nazionali standardizzate”.

Il momento “storico” di cui parla Valditara, non si sottrarrà a questa considerazione. Ma la renderà più aggressiva, perché la competizione valutativa terminerà  con un premio in denaro e non solo reputazionale.

Valditara completa così il programma del PD renziano sulla scuola (2012):