È grazie alle tombe dei professori universitari del Trecento, soprattutto bolognesi, che possiamo ‘vedere’ una lezione accademica medioevale. In questo, mirabile, caso, abbiamo perso la formella con il professore in cattedra, ma conserviamo quella del suo uditorio: concentrato, ammaliato, sognante. Giovanni da Legnano era certo un grandissimo giurista e un docente di consumata abilità: ma quella che vediamo è solo una delle facce della vita universitaria, che non si risolveva certo solo dentro le aule.

Le università, questa straordinaria invenzione medioevale, nascono infatti all’insegna del conflitto. Le dispute giuridiche e quelle teologiche costringono papi, imperatori e città a servirsi della consulenza di studiosi, che a loro volta usano il loro rapporto con il potere per costruire spazi di libertà in cui formare altri studiosi. ‘Libertà’ e ‘università’ sono sinonimi sin dall’inizio: ma è una libertà faticosamente conquistata, e che poi deve essere sempre difesa, lungo i secoli, da poteri mutevoli eppure sempre sospettosi e insofferenti verso chi è devoto soprattutto alla conoscenza. Quando il potere politico americano voleva costringerlo al giuramento maccartista contro il comunismo, il grande storico Ernst Kantorowicz (che non era certo di sinistra) scrisse che «ci sono tre professioni che hanno il diritto di portare la toga e sono il giudice, il prete e il professore. Quest’abito attesta la maturità mentale di chi lo porta, la sua indipendenza di giudizio e la sua diretta responsabilità verso la sua coscienza. Sono le ultime professioni che dovrebbero accettare di agire sotto costrizione».

Gli studenti medioevali, che lo scultore ci fa vedere così educati e composti, animavano la vita delle città con una vita sregolata e spesso tumultuosa, costringendo professori e rettori a lottare con le unghie per impedire che il potere ne approfittasse per imporre un disciplinamento e un controllo: proprio quella costrizione di cui parlava Kantorowicz. È esattamente ciò che succede oggi in Italia, quando le perfino timide manifestazioni di sdegno delle studentesse e degli studenti per il massacro in Palestina diventano il pretesto per provare a imporre controlli, repressioni, ortodossie. Ma da più di mille anni l’università è completamente libera, o non è: e come laicissimi santi patroni, gli studenti ritratti sulla tomba di Giovanni da Legnano vegliano sulla libertà dei loro successori, in aula e fuori.

(Pubblicato su Il Venerdì di Repubblica il 12.4.2024)

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