TIS – Il sistema di valutazione delle ricerche scientifiche pesca nei dati di Google Scholar, ma i suoi risultati sono scarsamente attendibili

Esiste una classifica dei presunti “Migliori scienziati italiani” che non è riconosciuta da nessuno, salvo la Regione Lombardia che la usa per assegnare premi milionari. È la lista dei Top Italian Scientists (Tis) che ora pubblica anche una rivista nel cui board figurano accademici con problemi giudiziari o che hanno subito l’onta della ritrattazione da parte delle riviste scientifiche che avevano pubblicato i loro studi e poi hanno scoperto errori o presunte frodi.

Il padre della classifica Tis non è un accademico. È un informatico di un’azienda di Londra: Luca Boscolo. “Non è una classifica ufficiale e ha dei limiti – spiega al Fatto –. L’ho calcolata nel 2010 a partire dai punteggi assegnati da Google Scholar a 53 mila ricercatori.” Google Scholar è uno strumento gratuito che conta le citazioni degli articoli in rete, ma con scarso credito accademico. E però per entrare nella classifica Tis bastano solo 30 articoli indicizzati da Google Scholar, citati da almeno altri 30 autori.

TUTTI SANNO che la lista vale poco, ma a molti accademici piace riportarla nei curricula. La Regione Lombardia ci ha costruito addirittura il premio “Lombardia e Ricerca”: un milione di euro l’anno da dividere al massimo tra tre ricercatori scelti da 15 membri Tis. “Una dotazione superiore a quella dei premi Nobel”, dice la Regione. Ma chi seleziona i 15 giurati dalla lista Tis? La Regione spiega che usa solo la banca dati Scopus, più seria. Eppure sul sito del premio, la Regione riporta spesso l’uso della lista Tis. Nel 2017, una giuria di 14 Tis assegna il milione di euro a Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato e Tis, scopritore dei neuroni specchio. L’anno dopo Rizzolatti sarà giurato per l’assegnazione dello stesso premio. “Sono la Regione e la Fondazione Umberto Veronesi a indicare i giurati”, spiega Rizzolatti. Così però sembra quasi che i Tis si premino l’un l’altro. “In parte è vero”, risponde al Fatto. “Fino quando ci sono stato io, il regolamento prevedeva che chi vinceva poi facesse il giurato”. Un mese fa, Boscolo ha fondato la rivista Journal of Top Italian Scientists. Ha deciso lui i criteri di pubblicazione: negli studi deve figurare almeno un autore Tis perché vengano presi in considerazione, un criterio mai visto al mondo.

Come nasce l’idea della rivista? “Un giorno – risponde Bo scolo – ho fatto un esperimento: mettere un articolo sul sito web della lista Tis . Ho visto che Google Scholar lo indicizzava anche se non era mai stato pubblicato (da una vera rivista, ndr) e aumentava i punteggi degli autori citati nell’articolo”. Quindi la rivista serve ad aumentare i punteggi bibliometrici dei Tis? “Sì, anche”, dice Boscolo. Citarsi l’un l’altro per gonfiare i punteggi è pratica considerata scorretta: alti indici bibliometrici possono orientare fondi e carriere.

A Boscolo serviva un board editoriale. Ben 346 accademici Tis hanno accettato di farne parte nonostante l’opacità dell’operazione. Nel board c’è anche Salvatore Cuzzocrea, farmacologo, ex rettore dell’Ateneo di Messina ed ex presidente della Conferenza dei rettori (Crui) dimessosi da entrambi gli incarichi a ottobre 2023 perché indagato per alcuni rimborsi milionari. Di recente, per un’altra vicenda, Cuzzocrea è stato rinviato a giudizio per turbativa d’asta. Studi di cui è autore sono stati oggetto di 158 segnalazioni su PubPeer, il sito che riporta potenziali frodi scientifiche o plagi. Il 18 gennaio 2024, per la prima volta, un suo articolo è stato ritrattato. “L’articolo non è mio”, dice Cuzzocrea, che pure figura come primo autore.

ANCHE ALESSANDRA BITTO, farmacologa clinica dell’Università di Messina, è nel board della rivista. Ha 79 segnalazioni su PubPeer ed è co-autrice di 9 articoli ritrattati. C’è poi Roberto Bolli, direttore del dipartimento di Chirurgia vascolare dell’Università di Louisville, Kentucky, per il quale l’università di Harvard, nel 2018, chiese la ritrattazione di 31 studi. E ancora, c’è Domenico Ribatti, coautore di Paolo Macchiarini, il chirurgo condannato in Svezia per violenze su tre pazienti, a cui è ispirata la serie Netflix Bad Surgeon. Ribatti condivide con Macchiarini un articolo su Nature che è stato ritrattato. Anche Paolo Miccoli, ex presidente dell’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca (Anvur), è nel board. Aveva copiato il tema proprio nel concorso per entrare in Anvur. Oggi è presidente dell’Associazione delle Università telematiche. Nel board figura infine Ignazio Marino, ex senatore ed ex sindaco di Roma e chirurgo alla Thomas Jefferson University di Filadelfia (Usa). “Ho offerto una potenziale disponibilità condizionata a un approfondimento degli obiettivi e del ruolo – spiega al Fatto –. Ma dopo la mia email del 23 dicembre 2023 non ho più saputo nulla. Non so perché il mio nome sia sul sito della rivista”.

 

(Fonte: Il Fatto Quotidiano) 

Print Friendly, PDF & Email

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.