Paola Galimberti (Università Statale di Milano): «La scienza italiana era in declino?»
Quarto Convegno Roars, Trento 24-24 febbraio 2023
Introduzione alla Terza Sessione: UNIVERSITA’ LE POLITICHE MERITOCRATICHE PER L’ISTRUZIONE IN ITALIA E I LORO EFFETTI


Ok, grazie. Buongiorno a tutti. Io volevo raccontare un altro pezzetto di questa storia, richiamando un articolo, uno dei tanti articoli e libri che sono stati prodotti in passato per giustificare, diciamo, una serie di azioni. L’articolo si intitola “Is Italian Science declining?” con il punto di domanda finale. È stato scritto da Cinzia Daraio, che era una collaboratrice di Andrea Bonaccorsi ed Henk Moed che era, era in questo caso veramente perché appunto ora è morto, un ricercatore molto famoso e molto stimato del CWTS di Leida.

Questo articolo che pone una domanda retorica ha una conclusione già chiara fin dall’inizio: la scienza italiana è in declino. È da notare che l’articolo, del 2011, viene consegnato il 24 giugno e viene approvato il 26 giugno. Viene poi pubblicato l’11 di agosto e, a seguito appunto della pubblicazione di questo articolo, ci sono tutta una serie di articoli e di espressioni preoccupate sui giornali, come per esempio su quotidiani nazionali come La Repubblica, che titola  “La ricerca perde pezzi, Italia maglia nera d’Europa. In un anno 12.000 pubblicazioni in meno. Per la prima volta in 30 anni la produzione scientifica arretra rivela uno studio olandese”.

Ora, in primo luogo, lo studio non è affatto olandese, perché se il nostro olandese avesse anche solamente sfogliato l’articolo, non avrebbe mai permesso la pubblicazione di un errore così grossolano. Un errore così grossolano che indigna una serie di persone, fra cui appunto Giuseppe De Nicolao, che pochi giorni dopo, un paio di giorni dopo la pubblicazione dell’articolo su Repubblica, scrive sul suo blog “Univeritas” “Is Italian science declining? Anatomia di una bufala”. E effettivamente, in maniera chirurgica, smonta questo articolo dimostrando sostanzialmente che la ricercatrice, per definire il declino dell’università italiana in termini di quantità, aveva utilizzato dati non assestati, dati che non potevano essere utilizzati e dati che, diciamo, chiunque capisca un minimo di bibliometria non avrebbe potuto utilizzare.

Ora, perché cito questo articolo? Perché è uno dei tanti esempi che ha contribuito a costruire una narrazione su un’università che è disastrata, che è ultima nelle classifiche, nei ranking internazionali, che ha un sacco di problemi, covo di baroni e tutto quanto appunto ci hanno raccontato. Da cui la necessità di una riforma e di tante tante riforme, linee guida, un’agenzia nazionale di valutazione che devono, in un qualche modo, risanare questa situazione.

Ora, a dieci anni, più di 10 anni, insomma, dall’avvento della riforma e anche dall’operatività dell’agenzia nazionale di valutazione, noi, a differenza della Daraio, possiamo forse tentare un primo bilancio su quelle che sono state le misure messe in atto,  per migliorare una situazione assolutamente drammatica, appunto l’Italia dove la ricerca perde i pezzi. Quindi, cercheremo di capire quali sono state le azioni messe in atto e se effettivamente queste azioni hanno avuto gli effetti desiderati, gli effetti sperati.

 

 

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