Un gruppo di insegnanti appartenenti a diversi coordinamenti indipendenti sparsi sul territorio nazionale ha chiamato a raccolta tutte le associazioni di difesa dei diritti democratici, della scuola, della sanità, dei servizi pubblici. La proposta è costruire insieme un’Assemblea Nazionale auto-organizzata per il ritiro di qualsiasi proposta di autonomia differenziata, in qualunque settore.

All’appello, lanciato il 2 Giugno, hanno risposto nel giro di qualche settimana oltre 70 tra associazioni e movimenti:  i Coordinamenti per la Democrazia Costituzionale di diverse province italiane, l’ANPI di Roma, diversi circoli di Libertà e Giustizia, il Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti (CIDI), Medicina Democratica, l’Osservatorio del Sud, il Comitato Nazionale Acqua Bene Comune e tanti altri, oltre ad alcuni partiti politici.

L’appuntamento è fissato, dunque. L’invito è esteso a tutti: domenica 7 Luglio, a Roma alle ore 10,00 presso l’aula magna del Liceo Tasso .  

Proviamo ad andare più a fondo sulle motivazioni e lo spirito che animeranno questa giornata di mobilitazione, intervistando alcuni degli insegnanti che hanno promosso e organizzato l’assemblea: Marina Boscaino, Giovanni Cocchi, Rossella Latempa, Carlo Salmaso, e il dirigente scolastico Lorenzo Varaldo.

 

D: Perché un’Assemblea Nazionale “per il ritiro di qualsiasi progetto di autonomia differenziata”?

R: La nostra mobilitazione è partita mesi fa, non appena abbiamo compreso, dopo la lettura delle bozze d’intesa circolate su Roars, che dietro il nome “autonomia differenziata” si nascondeva né più né meno la divisione e la modifica dell’assetto istituzionale del Paese. Non basta certo l’intesa sindacale siglata il 24 aprile da CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA che, al contrario, ha stroncato una mobilitazione unitaria del mondo della scuola a fronte di generiche rassicurazioni. Non è possibile nemmeno aspettare, di fronte ad un progetto che avanza inesorabilmente, con il sostegno trasversale di tutte le forze politiche. Il PD, il cui segretario Zingaretti continua a tacere, è il partito responsabile delle pre-intese siglate all’epoca del Governo Gentiloni, oltre che la forza che governa una Regione – Emilia Romagna – che fa parte della pattuglia delle prime tre richiedenti maggiori competenze. Inutile parlare di Movimento 5 Stelle e Lega, firmatari di un contratto che prevede:

 “di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. [..] Questo percorso di rinnovamento dell’assetto istituzionale dovrà dare sempre più forza al regionalismo applicando, regione per regione, la logica della geometria variabile”.

Non ultimo, ricordiamo che l’autonomia differenziata è ritenuta una priorità anche dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza deliberata dal Presidente del Consiglio Conte e dal Ministro Tria nel settembre scorso.

 

A partire dalla scuola, che rappresenta l’elemento fondativo dell’identità politica e culturale democratica, il collante di una cittadinanza ispirata ai valori costituzionali, abbiamo deciso di provare a rilanciare oggi l’appello ai lavoratori di tutte le categorie, ai cittadini, alle associazioni, ai comitati, ai coordinamenti territoriali, le cui battaglie verrebbero definitivamente vanificate dall’attuazione del progetto di differenziazione. Non c’è un minuto da perdere: è necessario unirsi, trovarsi, confrontarsi, provare a prendere iniziative concrete per mobilitare la popolazione e fermare il pericolo.

D: Di quale pericolo parlate, in concreto?

R: Innanzitutto, come dicevamo, lo smantellamento dello Stato così come lo abbiamo conosciuto e abitato finora; infatti, il percorso di differenziazione inaugurato da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna coinvolgerebbe fatalmente e prevedibilmente anche altre regioni.  Istruzione, salute, sicurezza sul lavoro, previdenza, ambiente, beni culturali e paesaggistici, acque, energia, ricerca e infrastrutture diventerebbero subordinati al territorio di appartenenza. Ancora, la frammentazione e la distinzione su base regionale dei contratti nazionali, ridotti all’ essenziale in favore della contrattazione integrativa locale, con più risorse e competenze; ciò comporterebbe una definitiva diversificazione di stato giuridico, salari, condizioni e tutele dei lavoratori, incrementando gli spazi di decisione delle amministrazioni locali e le pressioni politiche dei governi territoriali. Se il Parlamento approvasse le richieste di autonomia differenziata, senza nemmeno poter emendare e in maniera sostanzialmente irreversibile, come sembra prevedere l’iter delineato nelle bozze,  ci troveremo a vivere e a lavorare nel giro di pochi anni in un paese diverso e diseguale, che ha abbandonato irrimediabilmente l’obiettivo di ridurre i divari e le sperequazioni già esistenti. Un paese in cui tutto ciò che è “pubblico”, cioè finalizzato all’interesse generale, diventerebbe sinonimo di “regionale”, in una progressiva ma inesorabile corsa al ribasso per tutti, da Torino a Palermo, in termini di accesso ai servizi, alle tutele e ai diritti fondamentali. Un Paese, infine, schiacciato su un particolarismo egoistico e localistico, che ha rinunciato definitivamente alla partecipazione e alla solidarietà.  Per queste ragioni abbiamo pensato di coinvolgere tutti i settori implicati da questa “lottizzazione” dei diritti sociali. Abbiamo ricevuto adesioni da associazioni legate alla salute, ai beni comuni, scuola, ambiente.

 

D: Come pensate di coinvolgere anche i cittadini e i lavoratori delle regioni settentrionali, che apparentemente sembrerebbero avvantaggiati dalla regionalizzazione?

R: Bisogna chiarire immediatamente l’equivoco. Se è vero che l’autonomia differenziata porterà subito a far sprofondare le regioni del Sud (alienate dalla perequazione e colpite dalla clausola che l’operazione dovrà essere portata avanti “senza oneri aggiuntivi” per lo Stato: a costo zero si abbatteranno uguaglianza, solidarietà, democrazia e l’unità stessa della Repubblica), nondimeno colpirà i cittadini del Nord. Il loro “vantaggio” è pura propaganda: scambio di diritti (stato giuridico e contratti localizzati) e libertà (condizioni di lavoro e controllo politico) con aumenti di salario, in alcuni casi irrisori. Negli incontri e nelle assemblee che abbiamo organizzato in questi mesi, gli esempi in cui la territorializzazione dei contratti e dei servizi, dell’accesso ai diritti sono già avvenuti ci hanno aiutato a comprendere come stanno le cose. E’ degli inizi di maggio la notizia che nel virtuoso Veneto l’assemblea congiunta dei dipendenti delle aziende sanitarie (dirigenti medici e veterinari, dirigenti sanitari, tecnici ed amministrativi e personale del comparto) è in stato di agitazione. Oltre a denunciare – con una nota intersindacale – “la pericolosità dell’attuale situazione” organizzativa e di disagio lavorativo crescente, di mancanza di attuazioni di norme contrattuali a danno dei dipendenti, non denunciate dagli organismi di controllo preposti, l’assemblea parla esplicitamente di “clima da caserma” e “sempre più oppressivo”. Vere e proprie “linee di comando”, che evidenziano “comportamenti vessatori” e sempre più autoritari, con frequente “ricorso intimidatorio a procedimenti disciplinari”.  Come se non bastasse quello che è accaduto e accade alla Sanità pubblica, anche l’esempio della scuola provincializzata  di Trento  è emblematico: privatizzazioni, aumento dei carichi di lavoro, standardizzazione delle procedure, ingerenza nella didattica. Nella scuola regionalizzata il principio della libertà dell’insegnamento verrà totalmente subordinato alle direttive politiche regionali, che formeranno i docenti, imponendo loro – forti di un controllo immediato,  anche da parte dei dirigenti scolastici, dipendenti regionali – quanto, cosa e come devono insegnare; valutandoli, infine.

 

D: Cosa proponete di fare?

R: Il primo passo è allargare il più possibile il fronte di informazione e consapevolezza, contribuire al dibattito pubblico. La maggioranza dei cittadini e dei lavoratori non è a conoscenza dei fatti, mentre da un momento all’altro, come più volte annunciato, il Consiglio dei Ministri potrebbe decidere di procedere e inviare al Parlamento le richieste di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. In questo senso ci disorienta la rinuncia dei maggiori sindacati ad esercitare (tramite le rappresentanze unitarie sindacali) la funzione di formazione ed alfabetizzazione dei lavoratori su un tema così complesso e drammatico. Costituire collegamenti e reti di mobilitazione interregionali, coordinamenti tra territori, scambiarsi contatti e provare a moltiplicare le occasioni di sensibilizzazione. Questo è quello che in maniera autonoma e indipendente possiamo cominciare fare, qualora non intervenisse, come auspichiamo, sostegno sindacale e politico. Quell’assemblea sarà poi l’occasione per chiedere pubblicamente, e attraverso un appello rivolto al Presidente della Repubblica,  di abbandonare qualsiasi progetto di differenziazione su base regionale, ritirando dal Documento di Economia e Finanza e dal Contratto di Governo le disposizioni di attuazione di autonomia.

 

Per conoscere l’elenco aggiornato delle associazioni che aderiscono all’iniziativa, leggere qui.

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4 Commenti

    • seekingnewinfo, mi sembra abbastanza OT. Nel merito, penso che Vedder colga nel segno parlando di McCartyismo. Certo, il MacCartyismo ha avuto durata relativamente breve. Ma chi ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso? Le vittime del McCartyismo sono rimaste vittime e non sono state risarcite, eventualmente riabilitate solo formalmente dopo essersi viste rovinata la vita. E i responsabili hanno pagato? Credo proprio di no.

      Certo che è grave che questo fatto sia stato motivato da proteste studentesche; proprio gli studenti dovrebbero imparare e riconoscere che anche il criminale più infame ha diritto ad un processo equo. Ma l’opinione pubblica sarà favorevolissima alla rimozione di Sullivan. Se Weinstein verrà trovato colpevole, non avrà più carriera e tutto finirà nel dimenticatoio. Casomai Weinstein fosse innocente… non ha comunque più carriera e tutto finirà nel dimenticatoio, “as well”. E’ triste dirlo, ma l’università è comunque in gran parte specchio della società, e sarà pur vero che la verità trionfa sempre, ma intanto le vittime fanno la fame o subiscono ingiustizie non riparabili.

      Ma, ripeto, quanto sopra mi sembra Off Topic. Invece, finchè abbiamo uno straccio di costituzione cerchiamo di farla applicare.

  1. Nel limite dell’OT ci sta anche un messaggio indiretto rivolto a noi, da limare dietro strati di grezzo dell’articolo.

    Se persino un colosso accademico (“colosso” in meri termini di endowment) come Harvard accusa contraccolpi tremendi (negli USA dove ci si iscrive all’università manco si stesse fondando una nuova religione), c’è da avere paura seriamente in Italia, anche perché non sarà un articolo di corriere o repubblica a fare miracoli di iscritti e suscitare sindromi di Stendhal di fronte ai loro atenei prescelti (che a quanto pare cambiano spesso).
    E francamente questo clima da “beauty contest” accademico (che l’autonomia differenziata vorrebbe suscitare, presumibilmente a livelli più sofisticati dei trogloditi articoli mediatici) è penoso come certe sfilate da spiaggia.

    Anche perché sottovalutano l’ignoranza dei futuri clienti delle varie università italiane. Forse non sanno cosa succede quando clienti liceali “abbocconi” abboccano al marketing e comprano la retta come in preda alla shopping-mania… Quando malauguratamente scoprono che il marketing ha raccontato una montagna di fiabe, scoppiano i reclami e si infuriano sul serio (e se ne vanno ad un’altra università, e ne diventano i peggiori nemici).

    E lì voglio proprio vedere la fantomatica autonomia differenziata se riesce a risvegliare la libido di clienti infuriati…

    Se di nuovo vi sembro OT chiedo venia, ma ritengo che le diramazioni siano così tante e bisognose di così tanti step intermedi che francamente potrebbero servire.

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