Diritto allo studio

Tasse all’università, siamo al terzo posto nell’Ue, borse di studio al minimo

Rapporto Eurydice 2017 Commissione Ue. L’Ocse conferma: nel 2016, tra i 25 e 64enni, il 18% aveva una laurea. La media europea è del 33%. Tra i 25-34enni il 26% aveva una laurea. La media europea: 40%. Mentre in tutti i paesi Ocse si aumentavano gli investimenti in istruzione e ricerca negli anni della crisi, l’Italia ha tagliato 9 miliardi di euro ai bilanci di scuola e università. Secondo l’Ocse l’Italia, con il suo -17%, è la nazione che ha tagliato più di ogni altra la spesa pubblica destinata all’istruzione.

Le tasse universitarie in Italia sono le terze più alte d’Europa. Solo nove studenti su 100 ricevono una borsa di studio. L’andamento delle prime è al rialzo: oggi in media è pari a 1400 euro circa a studenti, presto aumenterà quando la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea, togliendosi dal primo posto: oggi per iscriversi in un’università inglese bisogna pagare 10.028 euro. L’Italia arriverà al secondo posto, preceduta dall’Olanda (2006 euro medi). Direzione opposta è quella seguita dalle borse di studio: le ricevono meno del 10% degli iscritti, mentre in Spagna i borsisti sono aumentati del 55%, in Francia del 36%, in Germania del 32%. Oggi, in Spagna, il 30% degli studenti riceve una borsa; il 39% in Francia. Staccatissima la Finlandia dove il 72% degli studenti sono borsisti. Questi dati contenuti nel rapporto Eurydice 2017 pubblicato dalla Commissione Ue sui sistemi nazionali di tassazione e diritto allo studio.

Questi dati vanno spacchettati rispetto ai corsi di studio. Nelle lauree triennali, ad esempio, la tassa media è passata da 1262 euro a 1316 in un solo anno: il 4,3% in più. Lo stesso andamento si ritrova in altri paesi, inseriti dal rapporto nello stesso gruppo in fuga guidato dall’Italia: Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Svizzera e Liechtenstein. Ormai staccato il gruppo dei paesi dove le tasse sono poco più che simboliche (meno 100 euro l’anno) sono la Repubblica Ceca, la Polonia, la Slovenia e la Slovacchia. In altri 15 stati – tra cui il Belgio, la Francia, l’Austria – le tasse variano o tra 100 e mille euro l’anno.

«Siamo tra i Paesi con la più bassa percentuale di borsisti – ricorda Elisa Marchetti, coordinatrice dell’Unione degli Universitari – Tutto questo mentre in Germania le tasse universitarie sono state abolite e un quarto degli studenti riceve una borsa, e in Francia la tassa media è di circa 200 euro e i borsisti sono il 40%. Anche la Spagna, un paese dell’Europa Meridionale fa meglio di noi: il 30% degli studenti riceve un sostegno economico».

Questa situazione va considerata anche rispetto al fallimento delle riforme di «centro-sinistra» Berlinguer-Zecchino dell’università, il cui obiettivo era quello di aumentare il numero dei laureati modificando i corsi di laurea nel famigerato «3+2». Fonti Ocse hanno di recente confermato che nel 2016, tra i 25 e 64enni, il 18% aveva una laurea. La media europea è del 33%. Tra i 25-34enni il 26% aveva una laurea. La media europea: 40%. Solo il Messico fa peggio con il 22% di laureati.

Mentre in tutti i paesi Ocse si aumentavano gli investimenti in istruzione e ricerca negli anni della crisi, l’Italia ha tagliato 9 miliardi di euro ai bilanci di scuola e università. A questi bisogna aggiungere i miliardi estorti agli insegnanti e ai docenti con il blocco degli stipendi a scuola: 12 mila euro a testa in sette anni. Per gli universitari, è stato calcolato che il blocco degli scatti di anzianità farà guadagnare allo stato austerico 100 mila euro a docente incardinato.

Sul capitolo tasse universitarie va tuttavia ricordato che la precedente legge di bilancio stanziò 55 milioni per il 2017 e 110 a regime dal 2018 per coprire le minore entrate delle università. Alcuni atenei hanno approvato regolamenti con una no tax area al 23mila euro e la fascia calmierata fino a 50mila euro (Bologna);14mila e 40mila (Sapienza di Roma). L’università di Genova assicura l’iscrizione gratis per chi ha perso il lavoro. Le immatricolazioni degli studenti lavoratori sono aumentate

Pubblicato sul Manifesto del 21.10.2017

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