Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e Presidente della CRUI, ha pubblicato sul sito istituzionale della CRUI una lettera di sostegno a Draghi dai toni apertamente autoritari. Auspica infatti, ovviamente e compassionevolmente nell’interesse degli studenti, “una mano ferma alla guida di un’Italia stanca delle logiche di partito”. Si tratta secondo Resta di “un momento positivo, di grande slancio. Non permettiamo ai venti della politica di cambiarne la rotta”.

Ma la lettera non colpisce solo per i toni, colpisce anche per la sua sgangherata struttura istituzionale. E’ infatti pubblicata sul sito della CRUI e firmata dal Presidente della CRUI. A quanto pare non si tratta di un documento condiviso o discusso dall’assemblea dell’associazione dei rettori. Tomaso Montanari, Rettore dell’università per Stranieri di Siena, dice infatti di aver appreso del documento su Twitter e di non condividerne neanche “un iota”.

C’è qualcuno nella CRUI oltre a Resta che ha partecipato alla stesura della lettera? La giunta CRUI era a conoscenza dell’esistenza della lettera?  E, più in generale, i rettori sono d’accordo con Resta e con il tono della lettera? Davvero auspicano la svolta autoritaria vagheggiata dal loro presidente? E, nel caso auspicabile non la condividano, non ritengono che sarebbe il caso di sfiduciare un presidente che trascina l’associazione in un terreno che non è certo quello proprio della CRUI?

La nostra amara costatazione è che non succederà nulla. Non avremo risposte dalla CRUI. I giornali inseriranno CRUI e università, insieme ai camionisti, tra coloro che chiedono a Draghi di restare. Il rettore Resta avrà un credito da usare per favorire il passaggio a qualche ruolo ben remunerato di governo o sottogoverno. La CRUI conferma il suo ruolo di macchina per la promozione dei rettori e della peggiore parte dell’università.

 

 

Ecco il testo della lettera di Resta.

L’università ha bisogno di lei

Caro Presidente Draghi,

in questi giorni sono diversi gli appelli affinché lei possa rimanere in carica. Tanti i gesti di stima da parte dei leader di tutto il mondo e i messaggi per mano dei rappresentanti delle istituzioni e delle imprese. Temo però che, in questo coro, quasi del tutto unanime, la voce più debole sia quella delle tante ragazze e dei tanti ragazzi che, dalle aule universitarie, vivono questa ennesima vicenda con rassegnazione. Non li sentirà, probabilmente non li vedrà scendere in piazza. Non perché non abbiano un’opinione a riguardo, ma perché ipotizzo non abbiano né la voglia né l’interesse di assecondare i giochi della politica. Ne hanno viste tante negli ultimi anni. Con la pandemia hanno vissuto momenti di grande incertezza. A loro dobbiamo restituire la fiducia nel futuro. Fornire modelli positivi. Garantire stabilità e una mano ferma alla guida di un’Italia stanca delle logiche di partito, provata dalla crisi economica, intrappolata in un eterno presente che la rende del tutto incapace di guardare al bene delle prossime generazioni. Perché è di questo che stiamo parlando: è il momento della responsabilità, del giudizio, della coerenza, della fatica e dell’onestà. Valori che siamo sicuri siano al centro delle sue riflessioni.

Caro Presidente Draghi, l’università ha bisogno di lei. Per questo vogliamo farle avere un rinnovato messaggio di stima e allo stesso tempo una richiesta di aiuto: la formazione, la ricerca e soprattutto le giovani studentesse e i giovani studenti del nostro Paese hanno bisogno di esempi da seguire e di riferimenti da ricordare.

Un’ultima riflessione. Grazie ai fondi del Next Generation EU stiamo mettendo in sicurezza un bene prezioso, quello della conoscenza. Stiamo lavorando per aumentare il diritto allo studio, per rimettere in ordine i percorsi di carriera accademica, per ridurre il divario di genere e quello geografico e sociale, per impegnare la ricerca verso le grandi sfide tecnologiche e ambientali, per renderla più permeabile e vicina ai bisogni di innovazione delle imprese e della società … in breve, per restituire all’università quel ruolo che le spetta di diritto all’interno di un Paese moderno e civile, quello di essere uno straordinario ascensore sociale, indispensabile per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. È un momento positivo, di grande slancio. Non permettiamo ai venti della politica di cambiarne la rotta. Una barca senza timone va alla deriva.

Ferruccio Resta
Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane

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5 Commenti

  1. A pochi mesi dalla fine legislatura, nel bel mezzo di tanti drammi, un governo cade. Non aggiungo altro, ma è tristissimo.
    Un signore, a nome di un’associazione, esprime un’opinione, che è un boomerang perché pare legittimare le voci di autoritarismo del capo di governo. La lettera colpisce il signore, il capo di governo. Sorrideranno i tanti che vogliono un governo autoritario ma narcisisticamente presieduto da loro?
    Non dobbiamo sorridere.

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