Finisce come una bolla di sapone il ricorso proposto da due componenti del Direttivo di Anvur (Fabio Beltram e Maria Luisa Meneghetti) contro l’elezione a Presidente dell’Agenzia del prof. Antonio Uricchio. Quest’ultimo, nella contestata elezione, aveva ottenuto quattro voti, tre, invece, la prof.ssa Meneghetti. A suo tempo il Tribunale Amministrativo del Lazio (Roma) aveva anche accolto la domanda cautelare avanzata dai ricorrenti.

Ora, il Tribunale riconosce che vi sono motivi di censura circa lo svolgimento dell’elezione, in particolare “con riguardo alla lamentata insufficienza, al fine, della maggioranza semplice suggerita nel parere, praeter legem, del capo ufficio legislativo, in luogo di quella dei 2/3 prescritta dall’art. 7, D.P.R. 1.2.2010, n.76”.

Tuttavia, il ricorso deve essere respinto come inammissibile in quanto si è impugnato non già il verbale dell’elezione, bensì la semplice presa d’atto da parte del Presidente degli esiti della votazione: “un atto che di limita a prendere atto degli esiti i un procedimento elettivo consacrato in un verbale sottoscritto da tuti i componenti, non può costituire provvedimento impugnabile concretando un atto meramente ricognitivo privo di autonoma efficacia lesiva, riveniente invece dall’atto che ha prodotto l’elezione del Presidente dell’ANVUR”.

Segue il testo.

N. 10153/2020 REG.PROV.COLL.
N. 01531/2020 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1531 del 2020, proposto da
Fabio Beltram, Maria Luisa Meneghetti, rappresentati e difesi dall’avvocato Giuseppe Toscano, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell’Universita’ e della Ricerca, Anvur – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti
Antonio Felice Uricchio, rappresentato e difeso dall’avvocato prof. Aristide Police, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via di Villa Sacchetti, 11, rappresentato e difeso dall’avvocato prof. Gennaro Terracciano, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, piazza San Bernardo 101;
Paolo Miccoli, Raffaella Rumiati, Daniele Checchi non costituiti in giudizio;

per l’annullamento

del decreto del Presidente pro tempore dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca – ANVUR n. 24 del 20.12.2019 avente ad oggetto “Elezione del Presidente dell’ANVUR” e di ogni altro atto presupposto, conseguente o, comunque, connesso, e segnatamente, se e per quanto occorrer possa, del parere del MIUR (Capo dell’Ufficio Legislativo) dell’11.12.2019, e con riserva di motivi aggiunti.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Antonio Felice Uricchio e di Ministero dell’Universita’ e della Ricerca e di Anvur – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’Udienza del giorno 20 luglio 2020 il Consigliere Alfonso Graziano;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Con il ricorso in trattazione i ricorrenti hanno impugnato il decreto n. 24 del 20 dicembre 2019 con cui è stata posta in essere la presa d’atto dell’elezione del controinteressato a presidente dell’ANVUR.
1.1. Si sono costituiti l’Amministrazione e il controinteressato depositando plurime memorie.
L’Università ha prodotto memoria il 2 marzo 2020 e il 3 aprile 2020.
Il controinteressato ha prodotto memoria il 20 marzo 2020, il 17 aprile 2020, il 19 giugno 2020 e replica il 29 giugno 2020.
Il ricorrente ha prodotto memoria il 3 aprile 2020 e il 19 giungo 2020 e replica il 29 giugno 2020.
1.2. Con decreto cautelare 26 marzo 2020 n. 2187 veniva accolta la domanda cautelare e con successiva Ordinanza 28 aprile 2020 n. 3320 veniva fissata l’Udienza di trattazione del merito alla odierna data del 20 luglio 2020
2. In disparte le non peregrine censure in ordine alla dedotta incompetenza del Presidente in luogo del Consiglio direttivo dell’ANVUR a recepire gli esiti della contestata elezione che con riguardo alla lamentata insufficienza, al fine, della maggioranza semplice suggerita nel parere, praeter legem, del capo ufficio legislativo, in luogo di quella dei 2/3 prescritta dall’art. 7, D.P.R. 1.2.2010, n.76, va accolta l’eccezione di inammissibilità del gravame sollevata dal controinteressato con la memoria del 19 giugno 2020, rilevando la mancata impugnazione del verbale dell’elezione del presidente assunto il 17 dicembre 2020, il gravame avendo ad oggetto solo il decreto presidenziale n. 24 del 20 dicembre 2019 di mera presa d’atto dell’esito dell’elezione, unico atto realmente e concretamente lesivo.
2.1. Osserva in proposito il Collegio che il decreto presidenziale impugnato neppure fa propri gli esiti elettorali con una propria e autonoma valutazione ma si limita ad una mera presa d’atto degli stessi («preso atto degli esiti della elezione come da verbale del 17 dicembre 2019 disponibile in atti») (cfr. doc. 6), configurandosi quindi quale provvedimento privo di autonoma lesività e comunque meramente consequenziale.
La elezione del Prof. Uricchio da parte del Consiglio Direttivo si è svolta ed è attestata dal relativo verbale della seduta del 17.12.2019, sottoscritto da tutti i componenti, compresi i ricorrenti (doc. 6 controinteressato, del 20.3.2020)
Alla fine del verbale si dà atto anche che, terminato lo scrutinio, il Presidente ha proclamato eletto il Prof. Uricchio («il Presidente proclama eletto come prossimo Presidente dell’ANVUR il prof. Antonio Felice Uricchio»).
Nella specie, tuttavia, il verbale della seduta e l’esito della elezione, con la conseguente proclamazione, assunti dal Consiglio Direttivo e dal suo Presidente nella seduta elettorale del 17.12.2019 costituiscono, indubitabilmente, atti presupposti immediatamente ed effettivamente lesivo per i deducenti.
L’unico atto impugnato e contestato dai ricorrenti è il decreto a firma del Presidente uscente n. 24 del 20.12.2019 (Doc. 7 produz. controint.) nel quale si “PRE [nde] ATTO degli esiti della elezione come da verbale del 17 dicembre 2019 disponibile in atti, in base al quale il componente Prof. Antonio Felice Uricchio ha conseguito 4 (quattro) preferenze, mentre la Prof.ssa Maria Luisa Meneghetti 3 (tre) preferenze;”.
2.2. Rimarca il Collegio che un atto che di limita a prendere atto degli esiti i un procedimento elettivo consacrato in un verbale sottoscritto da tuti i componenti, non può costituire provvedimento impugnabile concretando un atto meramente ricognitivo privo di autonoma efficacia lesiva, riveniente invece dall’atto che ha prodotto l’elezione del Presidente dell’ANVUR.
Soccorre in proposito l’orientamento del Consiglio di Stato pronunciatosi in tema di impugnazione di delibere di mera presa d’atto di provvedimenti soggetti a controllo, allorché il Giudice d’appello ha sancito l’inammissibilità del gravame proposto solo avvero la deliberazione di presa d’atto, chiarendo che “La presa d’atto di una delibera sottoposta a controllo opera come condizione di efficacia della delibera stessa, e non ha quindi autonoma lesività, per cui è inammissibile il ricorso contro la stessa e non anche contro il provvedimento controllato” (Consiglio di Stato, Sez. V, 5/05/1993, n. 550).
Ancor più chiara nel sancire l’inammissibilità del ricorso avverso le delibere di mera presa d’atto è la giurisprudenza di prime cure, secondo cui “Il c.d. provvedimento di presa d’atto (nella specie, dell’intervenuta esecutività di una delibera per avvenuto decorso dei termini di controllo) non costituisce determinazione amministrativa impugnabile atteso che si tratta di mera attestazione, o dichiarazione di scienza, proveniente dalla stessa amministrazione deliberante con cui quest’ultima dà atto del positivo realizzarsi della conditio iuris cui è subordinata, nel sistema del controllo preventivo di legittimità, la giuridica operatività del provvedimento” (T.A.R. Sicilia – Palermo, 10/07/1985, n. 916).
In definitiva, al lume di quanto argomentato il ricorso si prospetta inammissibile.
Le spese possono essere compensate in virtù della particolarità della questione trattata.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente Sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella Camera di consiglio del giorno 20 luglio 2020 in videoconferenza con modalità da remoto ex art. 84, co. 6, d.l. n. 18/2020 convertito dalla l. n. 27/2020 con l’intervento dei Magistrati:
Giuseppe Daniele, Presidente
Achille Sinatra, Consigliere
Alfonso Graziano, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE
IL PRESIDENTE
Alfonso Graziano
Giuseppe Daniele
IL SEGRETARIO

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1 commento

  1. L’avvocato Giuseppe Toscano non pare mica tanto bravo ad impugnare gli atti giusti.
    Il disposto del Decreto in realtà è impugnabile in quanto si tratti di articolata deliberazione basata su presupposti non tanto di fatto quanto di diritto, quali regolamenti e pareri. A nulla sarebbe servito impugnare il verbale di elezione, la cui proclamazione non aveva effetti giuridici autonomi.
    Si ravvisano comunque valide motivazioni per un rigetto nel merito, in quanto pur extra legem parere può legittimamente adiutare la risoluzione etc etc

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