Gli Esami di Stato sono alle porte e gli studenti sono alle prese con la compilazione del Curriculum dello Studente, per la prima volta e nonostante il Covid. Dopo essersi registrati ad un’apposita piattaforma ministeriale, dovranno caricare e registrare le loro certificazioni linguistiche e informatiche, la partecipazione ai progetti scolastici extracurricolari, i periodi di studio all’estero o l'”inserimento nell’albo nazionale delle eccellenze“, le “attività professionali” o quelle culturali,  artistiche e musicali, sportive,  le  esperienze di “cittadinanza attiva”. Tutto andrà meticolosamente dichiarato, nella logica della migliore promozione di sé: dal pianoforte all’anno di studio in Inghilterra, dalle certificazioni di lingua alle attività di volontariato o politiche, svolte presso associazioni o sedi di partito. Una sorta di “certificato del cittadino”, un portfolio patinato con cui circa 500mila studenti si presenteranno alle Commissioni d’Esame, all’Università e al mondo del lavoro. Mancano, per adesso, solo le certificazioni INVALSI, che attribuiranno i livelli di competenza in matematica, italiano e inglese, espressi con un numero da 1 a 5.  Temiamo sia solo una tregua, dovuta alla straordinarietà delle circostanze sanitarie. Da un gruppo di insegnanti è partita una petizione che chiede una moratoria per l’immediato e un ripensamento per il futuro.  Alleghiamo di seguito il testo della lettera inviata al Ministro Bianchi, il link per aderire alla petizione e il modello del Curriculum dello studente  previsto dalla Buona Scuola e  introdotto  per la prima volta il 2 Aprile scorso dal ministero.

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“Gentile Ministro,
la Nota ministeriale del 2 aprile scorso ha fornito alle scuole le “Indicazioni operative di massima per la predisposizione e valorizzazione” del Curriculum dello studente.

Sappiamo che tale strumento non è una novità assoluta, ma che era già disposta la sua attivazione per il corrente anno scolastico, come ribadito mediante il Decreto del 6 agosto 2020. Tuttavia molti di noi ipotizzavano un ulteriore slittamento della sua attivazione, vista la complessità organizzativa e professionale di una didattica scossa dalla seconda e dalla terza ondata di un evento pandemico assolutamente eccezionale. Si considerino inoltre gli ulteriori oneri che sono derivati dall’organizzazione dell’Educazione civica come insegnamento trasversale, e da alcune novità introdotte in vista del prossimo Esame di Stato.

In questo quadro, apparirebbe quanto mai auspicabile un rinvio dell’applicazione del Curriculum dello studente; si possono portare a supporto di tale richiesta una lunga serie di argomentazioni. In primo luogo, negli ultimi 14 mesi una gran parte delle attività extra-curriculari proposte dalle scuole non sono state attivate per ragioni legate alla pandemia e – fatta eccezione per chi ha potuto privatamente accedere a progetti extra-scolastici, anche nel periodo estivo – per molti studenti potrebbe apparire quanto meno frustrante trovarsi privi della possibilità di compilare quanto richiesto dalla piattaforma. Inoltre, sul sito istituzionale si dichiara che “in prima applicazione, nell’a.s. 2020/21, il Curriculum è valorizzato esclusivamente nell’ambito dell’esame di Stato del secondo ciclo”. Si dispone, infatti – norma alla mano – che il colloquio d’esame possa essere articolato tenendo conto dei percorsi personali degli studenti. Tuttavia, come Lei sa, per quest’anno la Commissione sarà composta solo da membri interni, che ben conoscono i propri allievi, e non si ravvisa dunque l’urgenza di sovrapporre la supervisione del macchinoso processo di compilazione del Curriculum ai già numerosi oneri che coinvolgono i docenti delle classi quinte, a soli due mesi dall’Esame di Stato. Ci sono poi delle difficoltà tecniche. Se il personale scolastico e gli studenti avessero avuto più tempo per familiarizzare con l’applicazione, sarebbe stato possibile predisporre adeguatamente la documentazione richiesta. Ma il rischio di errori – in questa fase dell’anno – non è da sottovalutare.

Ci permettiamo inoltre di suggerirLe un rinvio dell’applicazione di tale strumento, anche in ragione di un possibile ripensamento.

Signor Ministro, noi crediamo che qualche considerazione di maggiore respiro sul Curriculum dello studente andrebbe sviluppata in un dibattito pubblico più consapevole. Ad esempio, si evince dalla stessa piattaforma ministeriale che lo strumento non è predisposto solo in vista dell’Esame di Stato, ma che è stato pensato “per presentare al meglio chi sei – si scrive rivolgendosi allo studente – un documento che racconta te stesso e la tua storia”. Su queste parole si potrebbe scrivere un trattato di sociologia. Ma davvero vogliamo far passare l’idea che la persona e la sua identità siano costituite dalla somma dei suoi certificati linguistici e informatici? Riteniamo sul serio che un curriculum possa costituire un “racconto” biografico?

In fondo non importa granché cosa pensiamo noi, ma ciò che trasmettiamo ai nostri studenti. È davvero questo che ci si chiede di insegnare loro? E dunque coloro i quali, privi di mezzi, saranno riusciti a costruire un curriculum meno ricco di titoli o esperienze, dovranno forse stimare di possedere un’identità personale scarna o una biografia misera? Credo che su questo aspetto una riflessione andrebbe aperta. Perché se qualcuno quelle parole le ha scritte, evidentemente ci sono dei nodi culturali profondi da chiarire.

Crediamo che spesso si faccia confusione tra l’attenzione positiva al vissuto personale, che deve caratterizzare la sensibilità didattica di ogni docente (e che giustamente il Suo ministero tende a valorizzare proprio in occasione degli esami in un anno così complesso, invitando i docenti a valutare solo ciò che è stato realmente possibile apprendere per ciascun singolo studente), con quella che rischia invece di diventare una forma narcisistica di accumulazione di titoli, che prelude al superamento del valore legale del titolo di studio, e non rende giustizia allo spirito più autentico della scuola repubblicana, che aspira – come ammoniva Guido Calogero – a neutralizzare gli effetti delle diseguaglianze economiche, e non a legittimarli, esaltarli e ratificarli.”

 


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