«Chi vuole fare gli studi tecnici. Chi vuole fare gli studi economici. Chi vuole fare gli studi umanitari  [sic]. Tutto bene. […] Ho soltanto detto: guardate che queste sono quelle più richieste.» A dare indicazioni dai microfoni di RAI Radio2 ai giovani che devono scegliere quale percorso scolastico intrapredere è Mauro Gola, presidente della Confindustria di Cuneo, «una provincia a vocazione manufatturiera [“manifatturiera” sarebbe più giusto, ma non formalizziamoci]». È proprio in virtù di questa vocazione che nella lettera indirizzata alle famiglie degli studenti Gola aveva previsto l’assunzione di «circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari» [38%+36%+30% = 104%]. Nell’intervista radiofonica, Gola spiega che aveva scritto 40.000 ma intendeva 20.000: «40.000 posti sono ovviamente di tutto il mondo produttivo, quindi artigianato, commercio, ma anche la parte industria che è poi una parte importante intorno ai 20.000». La lettera aperta alle famiglie iniziava così: «Cari genitori, tanti di voi, [sic, virgola tra soggetto e verbo] si trovano in questi giorni ad affrontare una difficile decisione». Una lettera ampiamente ripresa dai mezzi di informazione, al punto di sorprendere lo stesso Gola, secondo il quale «Questa era semplicemente una fotografia che francamente non pensavo avesse tutto questo eco [sic]».

Per il testo della lettera alle famiglie si veda:

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Audio dell’intervista a Caterpillar – RAI Radio2 – 31.01.2018

 

Trascrizione a partire da 15′ 06″

Mauro Gola: io mi sono fermato a dare dei numeri dei dati che sono nella nostra provincia e che in qualche modo servono in un momento così importante per una decisione dei ragazzi che non è determinante, finale, ma è un momento di scelta importante. Allora ho detto: perche non mettere a disposizione qual è la fotografia del nostro territorio? Tutto lì. Lasciando la libera scelta, perché giustamente deve essere libera scelta. Chi vuole fare gli studi tecnici. Chi vuole fare gli studi economici. Chi vuole fare gli studi umanitari. Tutto bene. Servono tutte le figure nel mondo dell’impresa e dell’industria. Qualunque. Ho soltanto detto: guardate che queste sono quelle più richieste. Poi, la libera …

Conduttore: Ci dice quali sono quelle più richieste così ci facciamo anche noi un’idea?

Mauro Gola: Noi siamo una provincia che sta andando in questi ultimi trimestri veramente molto bene. L’export cresce moltissimo e l’indicazione che ci arriva da dei dati del 2017 di previsione sono questi 40.000 posti di lavoro, ovviamente di tutto il mondo produttivo, quindi artigianato, commercio, ma anche la parte industria che è poi una parte importante intorno ai 20.000.

Ed essendo una provincia a vocazione manufatturiera, tutta la parte, diciamo, metalmeccanica, alimentare e servizi è quella che ovviamente richiede più persone. Quali persone richiede? Richiede persone che abbiano competenze tecniche. È ovvio che c’è ancora questa definizione di “operai” che purtroppo è una nomenclatura che non si addice più al mondo attuale produttivo. Inviterei chiunque ad andare a vedere delle aziende metalmeccaniche oggi come sono all’interno. Però tant’è che questa è ancora una definizione. Sono tutti tecnici specializzati, addetti alle macchine. E quindi questa è la cosa che serve di più. Poi, non vuol dire che devono fare tutti questi. Lasciamo anche sviluppare giustamente ogni ragazzo l’inclinazione che ha, ma la manualità è un elemento, è uno skill veramente importante, tanto quanto altri skill. Questa era semplicemente una fotografia che francamente non pensavo avesse tutto questo [sic] eco. Invitare la gente a fare una riflessione dicendogli: “fai tutto quello che ti sembra giusto, corretto e in cui ti senti realizzato, però sappi che nella nostra provincia queste professioni hanno bisogno”.

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11 Commenti

  1. Di fronte ad analfabeti come questo signore che vogliono dettare i ritmi e i contenuti della formazione scoalstica e universitaria nazionale, vien fatto di ripensare al famigerato cv dell’attuale Ministra dell’istruzione, e a quanti hanno sostenuto che non fosse poi così grave avere in quel ruolo una persona priva di qualsiasi istruzione superiore. Ero e sono convinto che, invece, sia una cosa gravissima – al di là delle battute sul ‘più migliore’ – proprio perché si è dato per l’ennesima volta, in un Paese che avrebbe bisogno di tutto tranne che di questo, il segnale per cui non conta nulla la formazione, contano gli ‘skills’.

  2. “Come presidente Confapi di Cuneo mi sento in dovere di chiedere scusa alle famiglie del territorio, per questa voce stonata nel coro della migliore imprenditoria del Nord Ovest, resa grande negli anni da forti passioni, idee geniali e coraggio competitivo”
    Durissima replica a Gola da parte di Confapi Cuneo:
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    Il futuro è di chi sa cogliere le innovazioni, di chi sa rendere produttive le nuove conoscenze, di chi sa guardare oltre l’orizzonte, dove tutti ci vedono soltanto una linea di confine.

    Come Confapi di Cuneo non possiamo che dissentire dalle parole miopi del presidente di Confindustria Cuneo Mauro Gola.

    Ma non per partigianeria associativa, per il semplice gusto di affermare il contrario. Dissentiamo prima di tutto come genitori, perché non abbiamo il diritto di arginare i sogni dei nostri figli. ll diploma, qualunque esso sia, è un traguardo di conoscenze alla fine di un cammino intermedio, all’apice della giovinezza. Allo stesso tempo è anche una terra di mezzo che si apre verso l’età adulta, dove è possibile utilizzare quelle conoscenze acquisite come humus vitale di nuovo sapere, più consapevole, più professionale, talvolta rivoluzionario.

    Chi siamo noi per chiedere loro di accontentarsi di un titolo di studio, forse gratificante nell’immediato e anche ben remunerato, ma sempre al di qua dell’orizzonte? Chi siamo noi per consigliare loro di rinunciare a osare, di pensare in grande, e magari di cambiare il mondo? Sarebbe un crimine imperdonabile, impedire loro di diventare donne e uomini migliori.

    In secondo luogo dissentiamo come imprenditori, perché la nostra missione non è crogiolarci nei successi del passato, bensì trovare valore nelle nuove energie, nelle nuove idee, nelle nuove professionalità fornite dalle Università e dai Politecnici. Orizzonti raggiungibili solamente con il vento della conoscenza.

    Che cosa sarebbe la ruota senza tutta la ricerca che ha generato? Soltanto un manufatto ben realizzato con sapiente abilità.

    Stride poi, il fatto che il presidente di Confindustria Cuneo si ponga in netto contrasto con le parole del presidente nazionale Vincenzo Boccia: «Le imprese devono essere protagoniste della quarta rivoluzione industriale. Non è solo una questione tecnologica, ma anche culturale». Così ebbe a dire il presidente Boccia in occasione della presentazione dell’indagine conoscitiva su Industria 4.0 della commissione Attività produttive della Camera, un paio d’anni fa.

    Inoltre, come si può agevolmente scoprire consultando il sito web di Confindustria, in quel contesto aggiunse anche una frase illuminante, che dovrebbe segnare la rotta di questo cambiamento in atto. «Occorre – disse Boccia – un progetto paese, avviando una stagione di corresponsabilità, dobbiamo essere esemplari e coerenti, avere prima che un’industria 4.0 una testa 4.0.»

    Come presidente Confapi di Cuneo mi sento in dovere di chiedere scusa alle famiglie del territorio, per questa voce stonata nel coro della migliore imprenditoria del Nord Ovest, resa grande negli anni da forti passioni, idee geniali e coraggio competitivo.

    Grazie,

    Pierantonio Invernizzi – presidente Confapi
    __________
    http://www.targatocn.it/2018/01/31/leggi-notizia/argomenti/al-direttore/articolo/chi-siamo-noi-per-consigliare-ai-nostri-figli-di-rinunciare-a-osare-confapi-commenta-le-parole-d.html

  3. sorvolando per un attimo sull’impresentabilità dell’individuo (ricordandoci che abbiamo ministri di egual portata…) e gli imbarazzanti errori contenuti nella lettera, si pone comunque una questione astratta importante.
    preferiamo la quantità o la qualità dei laureati?
    si può averle entrambe in pratica?
    davvero artigiani e operatori competenti non serviranno più?
    è meglio parcheggiare un giovane appassionato di motori, lavorazione legno… a Scienze Politiche?

  4. @Michele Tiraboschi:
    ha ragione Lei,
    anche perché:
    1) il concorso in magistratura funziona malissimo, eccessivamente mnemonico, sicuramente pieno di psicofarmaci (sono necessari quando occorre memorizzare enciclopedia intere del diritto), con le prove scritte impossibili, peraltro senza nessun riferimento alla teoria dell’interpretazione (scandalo), ma con 10 materie all’orale, che poi diventano 15 (ad es., alla lett. e. (ad es.) del bando, diritto costituzionale, amministrativo e tributario vengono considerate una materia sola – questo è un inganno sono 3 materie diverse).
    Scandalo Bellomo, e la politica che fa?
    cambia le regole? No!
    2) La professione di avvocato è in crisi
    (mettere su Google.it “avvocati in crisi” e vedere quello che esce fuori)
    e il processo telematico crea crisi di ansia e interi pomeriggi con la paura di non aver depositato nei termini perché i sistemi informatici della cancelleria, del programma dell’avocato e del ministero non comunicano bene.
    3) La mancata valorizzazione del CV accademico (dottorato, docenze a contr., pubblicazioni di articoli, di libri ecc.) all’interno dei concorsi della Pubblica Amministrazione
    SVILISCE un’alta formazione giuridica che si può conseguire nel post lauream,
    anche perché in molti concorsi pubblici ci sono diverse prove scritte e orali
    di diritto che “in un Paese serio” dovrebbero essere “abbonate” per uno che ha un curriculum accademico con dottorato e 1.000 pubblicazioni sulle stesse materie.
    4) La politica di fronte ai disagi dei punti 1,2,3 da me indicati, non fa niente, non propone soluzioni né cambia le regole.
    E’ d’accordo con me?

  5. In questo, come in altri casi, vedo un eccessivo interesse di alcuni poteri a manovrare le nostre vite.
    Programmare i numeri di lavoratori, depotenziare alcuni settori, ecc. ecc.
    Le abilità (le parole le abbiamo anche in italiano) manuali non è detto siano dissociate da quelle nei campi del sapere. Credo che si presti poca attenzione all’istruzione continuata, che è valore civile di crescita: alcuni individui se ne rendono conto e, privatamente, continuano a studiare ed informarsi anche se il lavoro è ‘operaio’ o artigianale.
    Credo che questi movimenti che sono della gente vadano assecondati e compresi in una politica più alta…

  6. Il problema italiano in molti settori, secondo me, è davvero semplice, a costo di essere eccessivamente riduzionista, penso che troppi dirigenti e responsabili siano mediocri e non sufficientemente ‘educati’.

    Come si dice: il pesce inizia a puzzare dalla testa… e anche questo caso ne è perfetto esempio.

  7. L’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) scrive agli imprenditori cuneesi.
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    Lettera agli imprenditori cuneesi

    Mauro Gola, presidente di Confindustria – Cuneo, ha scritto una lettera aperta in cui, rivolgendosi ai genitori, consiglia la scelta delle migliori e più utili scuole superiori. Nella lettera, gli industriali cuneesi raccomandano di scegliere la scuola superiore in base alle “figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità”. In particolare, secondo gli imprenditori cuneesi, gli operai e i tecnici specializzati sono rispettivamente il 38% e il 36% della totalità degli impiegati nelle imprese del territorio, insieme agli addetti agli impianti e ai macchinari (per 30%). Come ha già notato ROARS, il Presidente Gola dovrebbe innanzitutto fare una maggiore pratica con le addizioni, dal momento che la somma delle tre percentuali riportate è 104, un risultato assai opinabile.

    Al di là degli svarioni aritmetici, questa lettera è un triste ma paradigmatico esempio della mentalità di parte della classe imprenditoriale italiana, secondo cui il sistema della formazione, dalla scuola all’università, deve adattarsi alla domanda di lavoro presente delle imprese, fornendo solo quelle competenze e figure necessarie nell’immediato all’organico delle aziende. È questa la visione miope di un “piccolo mondo antico” imprenditoriale, che non riesce a guardare oltre il profitto immediato e non capisce che solo l’investimento in ricerca, innovazione e sviluppo è in grado di rendere di nuovo competitivo il settore produttivo del nostro Paese nel medio e lungo periodo.

    Attualmente l’Italia è tra i paesi europei con il numero più basso di laureati e con i livelli più bassi di spesa in Ricerca e Sviluppo. Basti pensare che nel 2014 gli investimenti privati in R&D ammontavano a €200 per abitante contro i €400 della media europea (EU 18, dati Eurostat). Numeri che parlano chiaro, e che dipingono l’arretratezza del modello economico italiano in quella economia della conoscenza che costituisce un fattore centrale dello sviluppo di modelli produttivi ad alto valore aggiunto.

    Investire nell’innovazione dei processi produttivi significa innanzitutto investire nella formazione superiore e universitaria. E proprio a cominciare da imprenditori e manager: come rivela l’indagine Almalaurea del 2015, solo il 25% dei manager italiani sono laureati (51% in Germania), mentre il 28% non va oltre la scuola dell’obbligo (5% in Germania). Infatti, come evidenzia la medesima indagine: “la struttura produttiva del Paese risulta caratterizzata dalla prevalenza di micro e piccole imprese a gestione familiare con stili gestionali poco attenti alla valorizzazione della conoscenza e delle risorse umane, soprattutto nella fase del reclutamento” (Almalaurea 2015: 50).

    Ecco perchè facciamo anche noi un appello al senso di “responsabilità, sia nei confronti dei nostri figli, che del benessere sociale e del territorio” degli imprenditori: proprio in base a quel senso di responsabilità, per il futuro nostro e del Paese è prioritario investire nei percorsi di alta formazione, nell’università e nella ricerca pubbliche.

    https://dottorato.it/content/lettera-agli-imprenditori-cuneesi

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