Cronistoria di una visita al circo dell’accreditamento dei dottorati di ricerca italiani.

Buon divertimento!

Il 17 gennaio 2016 ANVUR lancia una consultazione sui criteri per l’accreditamento del dottorato

l’8 febbraio 2016 l’ANVUR approva il documento l’Accreditamento dei corsi di dottorato  in cui vengono esplicitati i criteri, gli indicatori e le modalità di verifica degli stessi. In particolare, per quanto riguarda la qualificazione scientifica del collegio, come era accaduto precedentemente si prevedono: 1) un indicatore medio costruito su  R ed X della VQR: 2) un indicatore medio costruito sul superamento delle soglie ASN del proprio ruolo e 3) un indicatore di produttività scientifica basato sulla presenza di almeno due pubblicazioni scientifiche per ciascun membro del collegio negli ultimi 5 cinque anni. Il coordinatore ha dei parametri specifici da rispettare

Il requisito si considera superato se almeno tre degli indicatori sono superati.

Per oltre un anno di accreditamento non si è più parlato. Finché il MIUR, il 14 aprile scorso, in maniera del tutto inaspettata, non ha prodotto le proprie Linee guida, con una proposta basata sul documento  dell’ANVUR di un anno fa, ma, attenzione,

semplificata e adeguata nell’ottica di rendere più lineare la procedura, ponendo l’attenzione sugli aspetti qualificanti del processo di accreditamento e tenendo conto della fattibilità gestionale delle operazioni richieste, nel rispetto dell’autonomia universitaria e degli enti di ricerca.

Il criterio sulla qualità scientifica del collegio viene, in questo documento del MIUR, ulteriormente vincolato a indicatori sviluppati per altre finalità. In particolare, oltre al criterio mediato di R ed X della VQR, si richiede al collegio il superamento (in media) di almeno due delle soglie fissate dalla ASN per il livello superiore (ricercatori soglie PA, PA soglie PO, PO soglie commissari).

Sempre nell’ottica della fattibilità gestionale delle operazioni il requisito sulla produttività scientifica viene ricondotto per ciascuno alla soglia prevista per gli associati nel proprio settore concorsuale. Essa è così definita: per i settori bibliometrici, la soglia degli articoli indicizzati da Scopus e/o WOS negli ultimi 5 anni; per i settori non bibliometrici, la soglia degli articoli pubblicati in riviste di fascia A nel proprio settore concorsuale negli ultimi 10 anni.

Piccola nota a margine, pur prendendo a piene mani gli indicatori da procedure pensate per altri scopi, ci si dimentica di considerare la situazione delle maternità, creando una fortissima discriminazione di genere. (Intanto le “truppe scientifiche” anvuriane stanno tentando di rassicurare il mondo intero che la bibliometria, a differenza dei baroni, non discrimina per genere…, ma questa è un’altro spettacolo).

A questo punto scatta il cronometro. L’8 maggio Cineca ha aperto ai dottorati la banca dati per l’adesione ai collegi. Si poteva aderire entro il 31 maggio, ma, come di prammatica, la data risulta adesso posticipata al 7 giugno.

La situazione è a dir poco confusa. Si parla di superamento di soglie, ma ciascun aspirante membro del dottorato nella sua pagina vede importate solo le pubblicazioni che si riferiscono al criterio A4.3. Quello della produttività scientifica. Però, attenzione! Non le vede proprio tutte, vede solo quelle che contengono un ID Scopus o WOS.

I professori e i ricercatori sono disorientati. Si chiedono che fine abbiano fatto le loro pubblicazioni e come mai ce ne siano così poche nella procedura Cineca, che dovrebbe essere più lineare (lo abbiamo letto nel documento di accompagnamento della ministra). Nessuno capisce cosa siano quelle pubblicazioni e a cosa servono.

Il presidente dell’ANVUR a questo punto si accorge che questo indicatore A4.3 è problematico perché i dati potrebbero non esserci e il 10 di maggio (quando mancano 21 giorni alla chiusura della procedura) scrive ai Rettori, raccomandando di fare inserire i codici WOS e Scopus in IRIS.

Intanto i coordinatori, nel panico, cominciano a fare calcoli per quanto possibile, perché da quanto sembra di capire, la maggior parte dei dottorati dovrà essere riaccreditata.

Nella procedura dottorati (sempre nel breve lasso di tempo fra l’8 e il 31 maggio) appare allora una interpretazione autentica delle linee guida del MIUR:

“Si rende noto che nell’a. a. 2018/19 sarà trascorso il quinquennio dal primo accreditamento di tutti i corsi e le sedi , come indicato dall’art.3, comma 6 del DM 45/2013, pertanto i corsi preesistenti, nel caso non abbiano cambiato coordinatore o più del 20% del Collegio nel suo complesso, non saranno sottoposti a nuovo accreditamento per il 2017/18.”

Questo fa tirare un respiro di sollievo a molti coordinatori che vantano una stabilità sovietica nel loro ruolo, ma non sana la questione per chi abbia avuto la ventura di subentrare al suo predecessore nel ruolo di coordinatore nell’ultimo lustro. Soprattutto, resta ancora il dubbio sul senso delle pubblicazioni presenti nelle pagine per l’adesione. A cosa servono? E perché non ci sono tutte?

A questo punto entrano in scena i nuclei di valutazione, i quali nella loro relazione dovranno fare una verifica proprio di questo requisito A4.3. Da nessuna parte c’è scritto come questa verifica dovrà essere fatta, anche perché la procedura indica il numero delle pubblicazioni aventi i requisiti richiesti, ma non presenta il riferimento (cioè la soglia per gli associati) del settore concorsuale.

Lasciamo la patata bollente ai nuclei e alle loro inevitabilmente eterogenee interpretazioni autentiche, e torniamo alla procedura.

Per i settori bibliometrici dovrebbero apparire solo

“prodotti pubblicati su riviste scientifiche contenute nelle banche dati internazionali Scopus e WoS”.

ma improvvisamente nella pagina di docenti e ricercatori compaiono non solo gli articoli, ma anche i proceedings apparsi in libri. Quindi, chi aveva cominciato a fare certi calcoli deve comunque ricominciare da capo.

Anche sul fronte delle riviste di fascia A cambiano improvvisamente le regole del gioco. A pochi giorni dalla chiusura della procedura di adesione, infatti, sul sito ANVUR compare questa notizia

L’ANVUR comunica che l’indicatore quantitativo di attività scientifica, di cui al Requisito A4 punto 3), definito per i settori non bibliometrici come il numero di articoli in riviste di classe A negli ultimi dieci anni (con soglia pari a quella fissata per i professori associati nel proprio settore concorsuale), verrà calcolato seguendo un criterio interdisciplinare della classe A, vale a dire riunendo in un unico elenco, limitatamente a queste procedure e a tale indicatore, tutte le riviste appartenenti a tale classe.
La motivazione è la seguente:
– La classificazione per disciplina delle riviste di classe A è stata fissata per le Abilitazioni scientifiche nazionali, coerentemente con la loro funzione di conferire l’abilitazione a insegnare una determinata disciplina;
– I Dottorati di ricerca, e quindi i loro collegi, hanno invece per loro natura carattere interdisciplinare, e questo carattere è particolarmente stimato sia dalle linee guida europee che da quelle ministeriali su richiamate, in specie ma non solo per quanto riguarda i dottorati innovativi.
Di nuovo i coordinatori vivono momenti di smarrimento totale, misto ad angoscia. Perché a questo punto si aspetterebbero di veder crescere il numero delle pubblicazioni nelle pagine degli aspiranti membri, ma queste rimangono inalterate.
CINECA non è stato in grado di adeguare i sistemi alle nuove regole, per cui gli afferenti al dottorato avranno nella loro pagina solo gli articoli di fascia A secondo la regola delle linee guida, ma la verifica del criterio verrà fatta sulla base delle informazioni che CINECA estrarrà più avanti.
In pratica i coordinatori chiudono la procedura col brivido nella schiena, senza poter avere idea di quanti indicatori si riveleranno soddisfatti dopo l’ultimo click telematico. Anche in questo caso ANVUR rispetta l’ineffabile tradizione, ispirata al sistema giuridico del Marchese del Grillo, della regola definita ex post.
Certo, ANVUR aveva detto di essere disponibile a dare le proprie proiezioni sui collegi, ma ogni proiezione ritorna con il seguente caveat:
Si ricorda che le elaborazioni relative all’indicatore A4.1 sono basate sui dati della VQR 2011-14; quelle relative all’indicatore A4.2 sono basate invece sulle informazioni a suo tempo utilizzate per il calcolo delle soglie dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. L’aggiornamento di tale database è attualmente in corso, e sarà ultimato in tempo utile per il suo utilizzo nelle procedure vere e proprie di accreditamento.
In pratica, su un indicatore viene fatta la verifica, ma sul secondo e sul terzo i dati disponibili non sono aggiornati…cadono le braccia anche se fossero ingessate.
Nel mentre, anche sul versante dei nuclei di valutazione le cose vanno modificandosi tumultuosamente. Prima viene richiesto ai nuclei di validare solo gli indicatori disponibili nella procedura per i collegi che modificano il coordinatore o più del 20% della composizione del collegio. Poi – accade all’improvviso il 29 maggio – viene detto che la verifica sul requisito A4.3 non è più richiesta visto che i dati non sono disponibili, né il target di confronto e neppure i valori degli indicatori individuali.
A questo punto qualche presidente di nucleo di valutazione, in sprezzo del ridicolo, decide addirittura di richiedere ai coordinatori di dottorato un’autodichiarazione, nella quale attestare che nella progettazione del corso sono stati rispettati i requisiti richiesti dalle linee guida (una misura cost-effective: farsela autenticare da un notaio sarebbe stato ben più costoso…). La caduta delle braccia ingessate continua tumultuosa.
Il lavoro, dunque, resta ora nelle mani di CINECA e di ANVUR, che, con la consueta trasparenza, linearità e qualificazione (tanto per riprendere le parole usate dalla Ministra Fedeli) ormai tristemente a tutti nota da tempo, reciteranno l’ultima battuta di questo show.
In effetti, sembra di assistere a un numero da circo. O a una Italian pantomima, dove – more solito – si ride per non piangere.
Sipario (applausi…)

 

 

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17 Commenti

  1. Il 28 aprile ricevo dall’Ufficio dottorati di ricerca di unimi una comunicazione con cui mi si invita a sistemare la mia posizione “entro e non oltre” il 3 maggio, in vista delle procedure di accreditamento per l’a.a. 2017/2018, in quanto i dati che mi riguardano “non risultano del tutto aggiornati”. Perbacco, mi domando, vuoi vedere che non sono state recepite le mie pubblicazioni del 2016 e del 2017, nonostante abbia inviato i relativi PDF richiesti? E quindi chiedo lumi in proposito. Ma mi viene subito risposto che d’ora in avanti secondo le nuove linee guida del MIUR, tutti i componenti dei collegi devono avere pubblicato, “nei settori non bibliometrici [il mio caso] negli ultimi dieci anni un numero di articoli in riviste di classe A almeno pari alla soglia fissata per i professori associati nel proprio settore concorsuale”. Dapprima avevo pensato di non avere interpretato correttamente il burocratichese ministeriale: “che si voglia intendere altro? In fondo la suddivisione in fasce dei periodici serve per le ASN … cosa c’entrano i dottorati?” Ma in seguito ogni dubbio è stato fugato: confermata l’espulsione dal mio collegio di dottorato. Questo perché l’ANVUR al fine di innalzare gli standard qualitativi dei dottorati, per i settori non bibliometrici (per quelli bibliometrici non ci ho capito molto ma mi è parso ancora peggio: i punti si eccellenza si totalizzano ricevendo citazioni, non importa se positive o negative) ha stabilito che i PA privi di pubblicazioni in riviste di classe A, d’ora in poi non sono più all’altezza di insegnare ai dottorandi. A quando una nuova regola, sempre di valenza retroattiva, secondo la quale chi verrà trovato privo di pubblicazioni nella classe A dal 2007 al 2017 verrà espulso anche dall’università? Pensate quante cattedre vacanti i baroni potranno assegnare ai propri amici e clienti. Ormai c’è da aspettarsi di tutto anche se, per una questione di puro principio, mai pubblicherò alcunché su tali periodici: innalzati sugli altri a vero e unico “verbo disciplinare”, da una cricca di burocrati che per controllare gli accessi e le progressioni nelle carriere accademiche, non ha esitato a prostituirsi di fronte al potere politico.

    • Caro collega, ricordo che una volta, un autorevole collega non bibliometrico, affine al mio ultimo ssd (entro il quale io ho pubblicato soltanto una parte dei miei lavori, gli altri avrei dovuto buttarli nel cesso ai fini accreditativi) disse, lodando un altro collega: il vero studioso pubblica articoli. Dopodiché ti chiedono anche le monografie. Si decidessero, oppure non parlino a vanvera, nonbibliometricamente parlando.

    • “A quando una nuova regola, sempre di valenza retroattiva, secondo la quale chi verrà trovato privo di pubblicazioni nella classe A dal 2007 al 2017 verrà espulso anche dall’università?”
      .
      Presto, se non sapremo trasformare l’ indignazione individuale in un movimento di protesta contro questo attentato alle libertà di ricerca previste dalla Costituzione.

  2. Io purtroppo non ho l’interesse legittimo individuale per ricorrere al TAR, perché non posso “spubblicare” retroattivamente, come ANVUR norma, i miei due articoli usciti in riviste in fascia A, uno in tempi non sospetti, e l’altro perché, volendo dimostrare che non criticavo le liste per i motivi per i quali la volpe della favola diceva che l’uva era acerba, avevo scelto una rivista di un settore affine al mio e dunque amministrativamente ininfluente – prima di quest’ultimo colpo di coda retroattivo.

    Però curo una rivista che non ha fatto e non farà nulla per essere inclusa in fascia A. Ritengo infatti – l’avevo scritto già nel 2008 – che l’adozione di fasce amministrativamente definite violi la libertà della scienza e del suo insegnamento (le riviste, soprattutto se ad accesso aperto, servirebbero anche a questo): adoperarsi per il proprio “particulare” rappresenterebbe un consenso di fatto a una prassi gravemente incostituzionale. Aderirò e sosterrò, quindi, qualsiasi ricorso che possa trar vantaggio dalla mia presenza.

  3. Non dispongo di tempo, né di risorse economiche né della voglia per fare ricorso contro l’esclusione dal dottorato. Se il sistema così com’è diventato fa schifo, non posso certo sperare di essere io da solo a raddrizzarlo. Ma quello che mi ha dato sconforto non è stata tanto l’espulsione dal dottorato in sé: data l’opinione maturata da ogni serio studioso circa l’ANVUR e i suoi dirigenti, risultare fuori dai loro parametri di “eccellenza” non può che riempire di orgoglio. Piuttosto, mi ha ferito l’atteggiamento degli ex colleghi di dottorato (in gran parte filosofi, tra l’altro, cultori di una branca del sapere che dovrebbe alimentare proprio il senso critico!) rimasti completamente indifferenti, non tanto davanti al mio caso singolo (del quale posso capire che non importi niente), ma dal fatto che con l’attuale sistema (tra l’altro imposto retroattivamente) in un collegio di riconosciuto rango “internazionale” si accetti di mandare via suoi membri la cui produzione scientifica si è concentrata all’estero e in lingua inglese. D’altra parte, una acquiescenza nei confronti del potere come questa fa il paio con il limitato successo (si può dire fallimento?) del boicottaggio della VQR per il mancato riconoscimento giuridico di un quinquennio di servizio. Resto poi convinto che un vero studioso debba essere giudicato per quello che pubblica (tra articoli, monografie, atti, contributi in volume) e non per il “dove”, pur senza disconoscere alcun valore alle riviste di prestigio, note alla comunità scientifica ben prima della divisione in classi A, B e C, introdotta in base a logiche di potere e a tutela di mainstream disciplinari che rifiutano comprimari intorno a sé.

    • L’accademia italiana merita pienamente l’estinzione non tanto per la “leggenda nera” cucitale addosso dai Bocconi Boys, ma piuttosto per l’ignavia ben tratteggiata da Violante. Che altro merita chi si fa dettare legge da chi copia i pensierini sulla valutazione per entrare nei consiglio direttivo e da chi interviene a difesa sostenendo che “i plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato , non è una pubblicazione scientifica”. [in effetti, serviva solo per la selezione per un incarico da 178,5 mila Euro annui] (https://www.roars.it/online/anvur-la-tragedia-di-unagenzia-ridicola/)
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      Per non dire di Suinicoltura, la cui collocazione tra le riviste scientifiche (di Scienze Economiche e Statistiche!) è stata difesa da due membri del direttivo ANVUR, citandola come “Suinicultura” (splendido lapsus). Questo l’argomento principe:
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      «Del resto, Il Caffè [1764-1766] dovrebbe forse essere escluso dal novero delle riviste che hanno fatto la cultura italiana perché ha un nome che lascia piuttosto pensare alla cucina?». (Luisa Ribolzi e Massimo Castagnaro: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/10/19/UNIVERSITA-La-vendetta-del-suino-l-Anvur-risponde-al-Corriere/330447/)
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      Parola dell’autrice del Manuale di Nonna Papera, all’epoca componente del Consiglio Direttivo ANVUR.
      https://www.roars.it/online/per-giustificare-le-riviste-pazze-lanvur-paragona-suinicoltura-al-caffe-di-pietro-verri/
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      Come si fa a non dare ragione a Giorgio Israel che aveva parlato di una “tragicomica Lubianka accademica”?
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      «Diceva il noto dirigente comunista Giancarlo Pajetta: «Tra la verità e la rivoluzione, scelgo la rivoluzione». Periscano degli innocenti, purché trionfi la rivoluzione. L’Anvur dovrebbe ritrovare la via per non essere ricordata in futuro come un’avanguardia rivoluzionaria che muove una guerra palingenetica da vincere a ogni costo, anche lasciando sul terreno degli “innocenti”, ovvero delle persone competenti trattate a suon di “mobbing”, perché “imparino” la lezione, fino a ridurle a “zombie”; per non essere ricordata come una tragicomica Lubianka accademica.

      Ma forse, più banalmente (ma non meno dolorosamente), tutto si risolverà con il prevalere di nuove cordate accademiche che approfitteranno della bandiera delle “valutazioni oggettive” per sostituire il loro potere con quello dei “vecchi reazionari”.»
      http://gisrael.blogspot.it/2012/08/per-chi-ancora-coltiva-illusioni-sulla.html

  4. E’ tutto assurdo, anche io sono contro la retroattività soprattutto applicata per le riviste A.
    Essendo la retroattività applicata, in questo caso, al collegio docenti dottorato, il discorso riguarda gli strutturati (nella quasi totalità dei casi).
    Questo servirà a porre il problema della retroattività per ASN.
    Un’ultima cosa: voi siete strutturati, potete scioperare, SCIOPERATE!!!!!!
    Io non posso scioperare giacché sono disoccupato.
    Da che cosa mi dovrei astenere?

  5. Chi avrà la forza di organizzare una risposta che abbia come risultato un effettivo cambiamento? Chi, avvantaggiatosi o desideroso di avvantaggiarsi dalle mille regole e restrizioni, parteciperà alla rivolta?
    Se Churchill diceva che nelle Università vengono consumati crimini, le Università sono sempre state luoghi non di giustizia. Oggi sono palestra di conformismo.
    Più che lo sciopero (vista la mano pesante usata con chi non ha conferito i suoi titoli per la VQR) credo valga una informazione che chiarisca a tutti le condizioni di vessazione cui è sottoposta l’Università. Bisogna moltiplicare le occasioni in cui ci si riunisce, invitando la stampa, e denunciare pubblicamente questi atti.
    Non solo i docenti, d’altra parte, sono danneggiati.
    Più si china la testa, più arroganza da certi poteri.

  6. Per l’inaugurazione del prossimo anno accademico, non indossare toghe, oppure fare uno striscione, oppure un semplice discorso con il quale si esprime solo sdegno e si dice che non è aria di festa.
    Non vi preoccupate, nessun licenziamento per questo, nessuna lettera di richiamo.
    In compenso, ciò potrà essere ripreso dai telegiornali regionali locali (che trasmettono sempre le inaugurazioni); se la protesta sarà più accesa e tagliente (ma sempre nei limiti), questo verrà ripreso anche dal tg nazionale.

  7. Roba da mangiarsi le mani: se avessi pubblicato anche solo un paio di recensioni sulla Rivista di Suinicultura, avrei in tasca i titoli con cui potere continuare ad afferire al dottorato da cui sono stato espulso. Ma come, visto che il mio SSD è geografia e non economia? Nessun problema: in nome dell’interdisciplinarietà dei dottorati, l’ANVUR ha stabilito che la classe A delle riviste può valere per un numero molto più ampio di SSD. Io invece, stupidamente, ignorando i cambi di regole a partita in corso, nel 2014 e nel 2015 ho perso tempo a pubblicare due articoli “pesanti” su “Acta Universitatis Lodziensis – Folia Geographica Socio-Oeconomica” dell’Università di Lodz (PL); una rivista dotata di comitato scientifico e di regolare ISSN, ma non riconosciuta da CINECA da non potere figurare, quindi, negli elenchi ufficiali delle pubblicazioni individuali.

  8. Io comincio a pensare che la lotta non possa essere condotta dall’interno.
    i più saggi (consapevoli o meno) sono quelli scappati all’estero.
    L’unica cosa che può sovvertire realmente questo andazzo è la fuga all’estero (come gli antifascisti durante il fascismo) nell’attesa di ritornare dopo la liberazione, o per organizzare la liberazione quando cominciano i primi segnali concreti di ribellione.

    • Non so se ci sarà mai una ribellione. Semplicemente perché sono convinto che l’ANVUR goda di un forte sostegno da una parte importante anche se non maggioritaria del mondo accademico che vede nell’Agenzia un comodo e rapido mezzo per togliersi di torno una fastidiosa e petulante concorrenza. Questo vale ancora di più in tempi un cui le dimensioni della torta da spartire si sono ridotte considerevolmente. Chi di giorno inveisce contro l’ANVUR magari di notte le rivolge un pensiero di lunga e prospera vita.
      La ribellione ci sarà solo se l’ANVUR farà l’errore di toccare gli interessi di chi conta veramente. Ma questa è solo la mia opinione.

    • L’analogia col fascismo si ferma, naturalmente, al puro aspetto
      della ‘fuga’. Chi scappava dal fascismo, scappava per non essere messo in galera. Nel nostro caso una fuga in massa provocherebbe effetti devastanti sul sistema. OVVIAMENTE non avverrà, o meglio non avverrà come ritorsione intenzionale verso il MIUR da parte dei professori. Ma in ogni caso avverrà, e infatti sta già avvenendo. Non è più soltanto il giovane che non trova spazio qui che se ne va all’estero, aumentano i casi di persone non più tanto giovani, che hanno già una ‘position’ in Italia e che fuggono all’estero. Fatto il passo, esso è irreversibile: per quanta nostalgia possano avere per il proprio paese, lavorare in Germania, USA, Olanda, Francia etc fa loro percepire la differenza strutturale con l’Italia, e tutti, anche avendo l’occasione per rientrare, avranno paura a farlo. Questo è almeno quello che io ho potuto notare in tantissimi casi.
      E’ una situazione preoccupante. Ma ancora più preoccupante è il fatto di essere così pochi a preoccuparcene….

  9. Ho capito male? Uno che lo scorso hanno stava nel collegio di dottorato come ricercatore o associato, se quest’anno è “sfortunatamente” entrato nel ruolo “superiore”, rischia di andare fuori dal Collegio?

  10. Ieri 9 giugno 2017 convegno sulla valutazione alla Bicocca.
    Si presentava l’Osservatorio dell’università del dipartimento di Giuriprudenza della medesima università.
    Parlavano molti giuristi amministrativisti.
    Il succo del discorso dei colleghi amministrativisti è che il sistema di valutazione basato sull’ANVUR viola elementari principi dello stato di diritto e fa acqua da tutte le parti
    (un dato assolutamente non sorprendente alla luce della mostruosità del contenzioso amministrativo in atto).
    Ad esempio, l’operato dell’ANVUR viola il principio in base al quale il giudice deve essere precostituito per legge nonché il principio di non retroattività delle norme. Cose che altri giuristi scrivono da tempo.
    La domanda allora è: come mai l’ANVUR non è ancora stata (giuridicamente) cancellata?
    In un sistema giuridico sano gli anticorpi dovrebbero attivarsi e debellare il male. Il nostro è ancora un sistema giuridico sano?
    I giuristi non recano una responsabilità più pesante di altri nel non aver attivato gli anticorpi?
    Si può insegnare diritto e poi tradire gli insegnamenti che si predicano in classe?
    Domande che non troveranno una risposta. Oppure che troveranno risposte che, prendendo le mosse dalla falsa premessa per cui la valutazione di Stato è necessaria, giungeranno a legittimare meccanismi che premiano e puniscono sulla base dell’autoritarismo dell’ANVUR e della junk science degli anvuriani.
    Bye bye rule of law

  11. @Roberto Caso
    Anzitutto,
    grazie per questo contributo prezioso.
    Sono contento che sia stato posto il problema in sede di convegno e di dibattito.
    Ora che i giuristi si sono espressi, è necessario porre la questione al Governo e al Parlamento.
    Come si fa?
    Con lo sciopero.
    Ad ottobre inizieranno le lezioni, ci si astenga! La notizia andrà sui telegiornali nazionali e il Governo ed il Parlamento saranno costretti a dare una risposta ad un problema allo stesso tempo semplice (come si fa a non capire l’illegittimità della retroattività?) e grave.

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