In un suo recente articolo su Repubblica, l’ex presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi, scrive:

Non tutto va bene, ma l’università ha fatto uno sforzo di risanamento che andrebbe riconosciuto […] Un ruolo lo avuto anche l’Anvur. Gli errori non sono mancati, ma accanto a critiche utili sono fioriti miti ripresi anche su Repubblica. […] E si grida perché in graduatorie fatte non per distribuire fondi ma per conoscere la realtà, università poco note risultano talvolta davanti a grandi atenei, come se l’Anvur non avesse spiegato perché quella graduatoria “non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo”.

Graziosi si riferisce ai paradossali esiti delle valutazioni VQR. Un esempio è la classifica dei migliori atenei nell’area della Fisica che vede al primo posto l’università non statale Kore di Enna e solo al 23-mo posto Roma Sapienza. Tra l’altro, presso la Kore non esiste il corso di laurea in Fisica. Ma anche nell’ingegneria industriale e dell’informazione, accade che l’ateneo telematico Unicusano, sesto in graduatoria, si posizioni molto meglio del Politecnico di Milano (24-mo) e di quello di Torino (30-mo).

L’immagine è stata estratta dal Rapporto finale VQR 2011-2014, nelle cui tabelle compare una colonna con la dicitura “Pos. grad. compl.” (posizione in graduatoria complessiva). Graziosi ora ci informa che una graduatoria come questa “non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo“. Nonostante le virgolette usate da Graziosi, nel Rapporto finale VQR 2011-2014 non c’è traccia di questo avvertimento. In compenso, ci sono centinaia di pagine di tabelle corredate della colonna “Pos. grad. compl.“.

Se davvero la graduatoria non rappresenta la reale posizione di un ateneo, non si capisce per quale ragione nella conferenza stampa del 21 febbraio 2017 l’Anvur abbia presentato alla stampa un documento intitolato “Il confronto nazionale” con otto pagine dedicate ad elencare quelli che, senza troppe perifrasi, sono definiti “I migliori atenei”. Ecco la prima pagina dedicata agli “atenei top” in matematica e fisica.

Se cerchiamo su qualsiasi dizionario il significato della parola “graduatoria” troviamo che è “un elenco che stabilisce l’ordine di successione”. Secondo Graziosi la graduatoria VQR non deve essere usata per rappresentare la reale posizione di chi vi è elencato.

Insomma, se Magritte aveva dipinto una pipa intitolandola “questa non è una pipa”, l’Anvur vorrebbe scrivere sui frontespizi delle sue graduatorie “queste non sono graduatorie”. Solo che, a differenza di Magritte che sapeva prima cosa stava facendo, la nostra agenzia di valutazione sconfessa le proprie classifiche dopo essersi resa conto di non poterle difendere.

 

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11 Commenti

  1. Se permettete, anche se non mi occupo di storia dell’arte, ma so un pochino di segno linguistico (significato, significante) vs realtà (denotatum, referente), la “pipa” di Magritte vuol dire che essa è rappresentazione pittorica di una pipa, e non una o la pipa-realtà. Mentre la graduatoria è una graduatoria reale (fatta secondo criteri sballati, ma questo è un altro discorso), semmai forse una realtà di secondo grado, che seleziona dalla realtà primaria ciò che seleziona. L’oggetto rappresentato dalla graduatoria non esiste nella realtà primaria (mentre la pipa sì), lo costruisce l’Anvur nella fase intermedia e assomiglia piuttosto a una sfilza di animali fantastici o mitologici assemblati a partire da parti di animali diversi e noti. Per cui ci saranno animali con la testa grande e le zampe corte e al contrario, con o senza ali, ecc., successivamente messi in fila secondo criteri arbitrari (vale di più la lunghezza del collo che quella delle zampe, ecc.). Questi “mostri” non rappresentano la realtà che conosciamo (ma rappresentano invece la realtà psicologica/mentale di chi li ha ideati) e sono rappresentati nella/dalla graduatoria. La quale, siccome rappresenta una “mostruosità”, una distorsione fatta o ad arte o per imperizia, genera nel suo uso, nella sua applicazione, altre “mostruosità”, a cascata. La soluzione al problema è quella nota: non si dovevano fare le graduatorie entro una realtà complessa composta di numerose altre realtà complesse. Ma questo si doveva sapere fin dall’inizio, non ora che si sta vagando senza bussola tra le macerie provocate, senza dar nemmeno mezzi e tempo per la ricostruzione.

  2. Per completezza di informazione l’avvertimento completo riportato nel rapporto col link indicato:
    “Il primo punto è che è opinione del GEV09 che la graduatoria assoluta, pur importante da riportare per ragioni di completezza, non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo nella graduatoria delle istituzioni nell’Area 09. L’insieme degli Atenei riportati nella Tabella 3.1 (ma lo stesso vale per quello di tutti gli altri Enti in Tabella 3.17) è costituito infatti da realtà troppo variegate, non fosse altro dal punto dimensionale e della composizione della varie sotto-aree presenti nelle diverse strutture, da poter essere comparate tra loro in questo modo. In questa ottica, la suddivisione in classi dimensionali operate da ANVUR, eseguita semplicemente inserendo un “salto” dimensionale in corrispondenza di “differenze significative” di numeri di prodotti attesi tra le varie Università (con lo scopo di distanziare opportunamente l’ultimo ateneo di una data classe dimensionale dal primo della successiva), deve essere semplicemente considerata come un miglioramento nella direzione di rendere maggiormente paragonabili gli elementi dell’insieme, dando un semplice riferimento dimensionale per un Ateneo. Essa però certamente non è sufficiente per individuare insiemi del tutto omogenei, e quindi direttamente comparabili tra di loro. Di conseguenza, anche un ordinamento delle istituzioni dell’Area 09 in queste classi dimensionali va considerato con estrema cautela”.

    Si trova a pag. 52 del Rapporto di Area 9 (http://www.anvur.it/rapporto-2016/files/Area09/VQR2011-2014_Area09_RapportoFinale.pdf)

  3. Credo possa essere utile quanto l’ANVUR diceva, a proposito della proposta di non inserire “graduatorie”, nel documento di analisi delle proposte di modifica al bando VQR 2011-2014 – pag. 6 del seguente link

    http://www.anvur.org/attachments/article/840/VQRAnalisieCommenti.pdf

    ” Alcuni commenti criticano la costruzione di graduatorie di istituzioni basate sugli
    indicatori, suggerendo invece di raggrupparle in un numero di classi di performance
    analoghe. Il DM all’articolo 6 comma 1 prescrive che si calcolino alcuni indicatori. La
    pubblicazione del valore degli indicatori per ciascuna Istituzione determina, di fatto, la
    costruzione di una graduatoria. “

  4. La VQR punisce il precario che non può essere assunto, non l’Ateneo, che, nel bene e nel male continua a vivere con gli stessi strutturati, che, magari, hanno contribuito alla VQR pessima-
    Vogliamo parlare dell’ipocrisia della VQR?
    Chi è il destinatario della sanzione?
    L’Ateneo che non può più assumere?
    No, l’Ateneo è formato da strutturati che mantengono il loro posto e se L’Ateneo non può più assumere,
    loro mantengono il proprio stipendio, anche nel caso in cui l’Ateneo venisse chiuso. Infatti, in quest’ultima ipotesi, essendo impiegato statale, lo strutturato verrebbe trasferito, ma manterrebbe la sua posizione.
    Ci rimette, casomai, il precario che non trova chi lo può assumere.
    In altre parole, vi è una NON CORRISPONDENZA tra chi si merita la sanzione (Ateneo con VQR negativa)
    e chi effettivamente subisce la sanzione (cioè il precario che non può essere assunto, poiché i fondi non vengono dati, ma lui non ha colpa, poiché in quanto precario la sua produzione non poteva essere oggetto di VQR).
    In altre parole, l’Ateneo non è una squadra di calcio che deve vincere e alla quale viene impedito, come sanzione, di “comprare giocatori”.
    Viene impedito, casomai, al precario, di avere un posto dall’Ateneo.
    Chi ci rimette è il precario, che non può essere assunto.
    Ennesima presa in giro!
    Ennesima provocazione!

  5. Forse sull’argomento “precari all’università” dovrebbero esprimersi un economista e un politico, magari due ministri, dell’economia e della pubblica istruzione, anche se dietro di loro c’è una lunga serie di altri politici, economisti e ministri, tutti a turno coinvolti e responsabili. Per quel che si vede dal basso, la precarizzazione non riguarda soltanto l’università e questo credo sia evidente da tempo e va tenuto in conto. Che i vertici dell’accademia siano rimasti inerti davanti al fenomeno, è altrettanto evidente, credo. Per la mia esperienza, la precarizzazione universitaria è iniziata tra il personale amministrativo e poi ha toccato le fasce più giovani della docenza, le quali col passare degli anni non sono più nemmeno tanto giovani. Questa precarizzazione non solo ha creato l’incertezze, la ricattabilità e la tragedia dei precari, ma ha destabilizzato i diritti e le funzioni di tutti, e anche questo è più che evidente. La famosa legge 382, ancora in vigore se non erro e che riguarda i contingenti assunti nella fase pre-Moratti (2005), non la ricorda più nessuno perché quei contingenti sono in fase di estinzione, alla lettera. Ma immagino che nemmeno la legge Moratti venga osservata quanto a diritti, mentre i doveri e le mansioni di TUTTI aumentano giorno dopo giorno, in parallelo con la iperburocratizzazione (costosa, inefficiente, inefficace, opaca e opacizzante nonostante il principio della trasparenza della pubblica amministrazione). Ma nemmeno questa è un’esclusività accademica. Ultima è, all’università, la pressione burocratica e didattica della legione degli aspiranti all’insegnamento che devono conseguire quei 24 cfu obbligatori, indipendentemente da cosa insegneranno a scuola.
    Che ruolo ha la VQR? Quello di contribuire a creare graduatorie per la distribuzione di fondi e di punti organico che non soddisfano deliberatamente le reali necessità dell’intera accademia nazionale, perché devono essere “premiati” i “migliori” (tra parentesi, c’è anche la premialità sostitutiva degli scatti stipendiali, altra ragione per distinguere i “migliori”). Che i prodotti vqrizzati debbano essere di qualità è secondario in quanto la qualità sparisce negli algoritmi, ancor prima che possa essere esaminata da umani. Altrettanto vale per le ASN. Il che produce anche il fenomeno paradossale che se i “prodotti” accettati si presume siano pubblicati in sedi scientificamente affidabili o addirittura prestigiose, perché rivalutarli? Per valutare anche i valutatori, alla fin fine? Perché ogni valutazione della qualità scientifica produce incertezze o differenze di opinioni e anche errori e ingiustizie, ma, se necessario come lo è in un concorso, anche graduatorie. Come si sapeva già in partenza. E da secoli.

  6. @Marinella Lorinczi:
    “Che ruolo ha la VQR? Quello di contribuire a creare graduatorie per la distribuzione di fondi e di punti organico che non soddisfano deliberatamente le reali necessità dell’intera accademia nazionale, perché devono essere “premiati” i “migliori””.
    E’ vero, è proprio così.
    Il punto è che se poi un ateneo può bandire posti,
    quei posti andranno ai precari “interni” all’ateneo.
    Se un precario rimane “esterno” rispetto agli “interni” di quell’ateneo che ha ricevuto tanto posti da bandire, che fine fa?
    Semplicemente deve chiedere al proprio ateneo “dato che io sono “interno” qui, posso partecipare? ci sono bandi?
    Risposta: “sei interno qui, se ci fossero posti banditi, penseremmo a te in quanto interno, ma siccome i nostri strutturati hanno ottenuto una VQR negativa, non ci sono fondi né posti né punti organico”.
    Credo che tutti voi sappiate il concetto di “interno”, cioè dottorando, assegnista e assistente precario che ha fatto tutto il suo percorso all’interno di un ateneo”.
    Poi, può vincere anche “l’esterno”, ma solo se la Scuola alla quale appartiene l’esterno è l stessa alla quale appartiene l’interno, e quindi “guerra fratricida”.
    In molti posti funziona così.
    Siccome la distribuzione dipende dalla VQR,
    chi ci rimette alla fine è il precario.
    Purtroppo è una vicenda che ho visto molte volte e
    che sto vivendo anche io personalmente.
    Fila il discorso?
    Qualcuno può smentirmi?

    • Caro Anto, nella situazione attuale di compiti affidati all’università, andando a fiuto, il corpo docente dovrebbe essere raddoppiato. Non posso dimostrarlo, cioè io non sono in grado di farlo. Ovviamente non sto pensando a un semplice raddoppiamento aritmetico delle singole posizioni, per cui dove ce ne sono tre dovrebbero esserci 6. Penso a un sistema elastico, con una certa sovrabbondanza di riserva per i momenti critici o speciali che si presentano continuamente. Che possa garantire la dovuta attenzione agli studenti e il necessario agio per la ricerca. E che non sia fonte di continuo disagio, di stress, di litigiosità, di ingiustizie, di distorsioni di procedure e comportamenti. Per risparmiare, attualmente un singolo docente, preso astrattamente, viene caricato di mansioni equivalenti almeno a quelle di due docenti. Il sistema è talmente teso e rigido che rischia di rompersi in ogni momento. I vertici o non capiscono o non vogliono. Anzi, le “o” vanno sostituite con “e”. È normale che sui pochi posti che si rendono disponibili si scatenino guerre di potere. E che a pagare siano le minoranze, singoli o gruppi marginali(zzati). La scarsità di finanziamenti (quale che ne sia la ragione) è stata travestita , come sappiamo, da esigenza meritocratica. Per cui, per assurdo, andando di questo passo, 100 premi Nobel potenziali dovrebbero arrivare a gestire, mettiamo, centocinquantamila studenti su non so quanti corsi di studio concentrati in poche università. Sto raccontando una favoletta? Lo spero.

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