Il decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 ha raccolto (articolo 7) in un unico fondo (denominato Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca finanziati dal MURST, ora MIUR, anche abbreviato in FOE) gli stanziamenti a favore di singoli enti di ricerca.

L’ammontare del Fondo è determinato in tabella C della legge finanziaria e ripartito tra gli enti interessati con decreto ministeriale, emanato previo parere delle Commissioni parlamentari competenti. Il riparto deve essere effettuato sulla base dei programmi pluriennali degli enti di ricerca, a loro volta elaborati in coerenza con il Piano nazionale per la ricerca (PNR), introdotto dallo stesso D.lgs. 204/1998.

La prima ripartizione del Fondo ordinario è stata quella relativa all’esercizio finanziario 1999. A partire dall’anno 2000 è stata prevista una voce autonoma per l’area della ricerca di Trieste, fino a quel momento ricompresa nel C.N.R., ed è stata disposta l’inclusione tra gli enti finanziati dell’Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna e del Museo storico della fisica. Dal 2002 sono confluiti nel fondo i contributi all’Istituto nazionale di fisica nucleare (I.N.F.N.) e all’Istituto nazionale di fisica della materia (I.N.F.M.), previsti dall’art.10 della legge 370/1999. L’importo complessivo del fondo è così significativamente aumentato rispetto all’anno precedente.

A decorrere 2004, l’ammontare del fondo ordinario comprende anche le risorse del Fondo per il finanziamento ordinario degli osservatori (destinato all’Istituto nazionale di astrofisica – I.N.A.F. – e in misura minore all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – I.N.G.V.) precedentemente allocate in altri fondi.

E’ ragionevole quindi confrontare il fondo, che grosso modo alimenta gli stessi enti di ricerca, a partire dal 2002.

FOE-2002-2013

Se si va a vedere l’evoluzione di questo fondo negli ultimi 11 anni, rivalutandolo per l’inflazione, per esempio al 2001, si scopre che il FOE ha perso complessivamente circa 1,2 miliardi (in valuta 2001), ovvero una riduzione media di 100 milioni/anno.

Poiché gli stipendi sono voci fisse, questo spiega anche perché la percentuale spesa per il personale è aumentata per tutti gli enti, anche se con il contagocce a causa del blocco quasi totale (20%) del turnover.

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