«Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari [38%+36%+30% = 104%, NdR]. Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità [tolto il 104% rimane ben poco, in effetti, NdR]. Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.»  «Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi. Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.» No, non è una parodia. È la lettera aperta che il Presidente della Confindustria locale ha scritto alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli. «Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà. Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.» Insomma, cari ragazzi, non  studiate troppo. Altrimenti, correte il rischio di saper calcolare due percentuali in croce e di scoppiare a ridere quando leggerete le lettere aperte di Confindustria. I cui presidenti locali, prima di diffondere lettere alla Totò, Peppino e la malafemmina, farebbero meglio a riflettere su un dato: solo il 25% dei manager italiani sono laureati (51% in Germania), mentre il 28% non va oltre la scuola dell’obbligo (5% in Germania), fonte: AlmaLaurea.
 
Basta una lettera aperta da parte di una Confindustria locale, quella di Cuneo, perché i mezzi di informazione ne diffondano il messaggio “a reti unificate”

Ecco la lettera, pubblicata sul sito di Confindustria Cuneo:

Lettera alle famiglie cuneesi

Il presidente Mauro Gola scrive una lettera aperta alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli.

Cari genitori,

tanti di voi, si trovano in questi giorni ad affrontare una difficile decisione: la scelta della scuola superiore per il proprio figlio.

Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà.

Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.

Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi.

Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.

Un atteggiamento che potrete definire squisitamente razionale, ma che sicuramente denota RESPONSABILITA’, sia nei confronti dei nostri figli, che del benessere sociale e del nostro territorio.

Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori.

Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari. [38%+36%+30% = 104%, NdR] Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità. [tolto il 104% rimane ben poco, in effetti, NdR]

Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.

Poi la scelta sarà vostra e dei vostri ragazzi e qualsiasi percorso scolastico individuerete, avrete fatto una buona scelta perché tutte le scuole della nostra Provincia sono eccellenti e qualificate.

I nostri uffici sono a vostra completa disposizione se vorrete più informazioni sul mercato del lavoro in provincia di Cuneo.

Da parte mia e nostra, vogliamo fare tanti auguri ai vostri ragazzi per il loro futuro, un futuro in cui il lavoro avrà un ruolo fondamentale per il loro essere uomini e donne, componenti consapevoli e responsabili di questa società.

Il Presidente Mauro Gola

https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18763/lettera-alle-famiglie-cuneesi/

In Italia,  da anni è fiorito un vero e proprio genere letterario all’insegna del “più studi e meno trovi lavoro”. La disoccupazione? Colpa dei giovani che si ostinano ad andare al liceo e – orrore – persino all’università, quando, invece, ci sono migliaia di posti da infermieri e pizzaioli che rimangono vacanti. Perché, il lavoro c’è, ma nessuno lo vuole.

Una mitologia che evapora non appena viene sottoposta a verifica. Ecco il confronto tra i tassi di disoccupazione di chi ha conseguito diversi titoli di studio (fonte: AlmaLaurea).

Per quanto riguarda le migliaia di posti di lavoro che nessuno sarebbe disposto ad accettare, è bene notare che, quando li vai a cercare, i 300 posti da panettiere a 2.000 euro al mese sbandierati da Gramellini, si dissolvono come neve al sole. Ci sono anche aziende che si lamentavano di non trovare giovani da assumere e che il giorno dopo che la notizia era apparsa sui giornali, sono state letteralmente sommerse dai CV dei potenziali candidati. In altri casi sono solo intenzioni di assumere, rilevate attraverso sondaggi di attendibilità più che dubbia. Per esempio, i 40.000 nuovi lavoratori che le aziende cuneesi “hanno dichiarato di assumere” sono stati veramente assunti? A questo proposito, che dire di quel 104% di operai, tecnici e addetti agli impianti? Ha tutta l’aria del classico lapsus freudiano di chi, sotto sotto, sa che la sta sparando un po’ grossa.

Ciò nonostante, la lettera aperta del Presidente di Confindustria Cuneo è la conferma che un problema con l’istruzione scolastica ce l’abbiamo davvero e anche grosso. Ma la nostra zavorra non è l’eccesso di istruzione, quanto piuttosto una classe dirigente con un robusto 28% di manager il cui titolo di studio non va oltre la scuola dell’obbligo. Non è certo una colpa, intendiamoci. Ma una classe dirigente così in ritardo sugli standard europei non ha titolo per dare lezioni ai giovani su quali siano le scelte più lungimiranti per il loro futuro. Perché non solo sbagliano le percentuali, ma non hanno nemmeno l’umiltà di leggersi qualche rapporto di AlmaLaurea prima di elargire briciole di saggezza che, oltre che paternalistiche, sono anche campate in aria.

 

 

 

 

 

 

 

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