In questo periodo vanno molto di moda gli accordi trasformativi: tutti i sistemi nazionali hanno stabilito strategie e principi per una contrattazione con gli editori di riviste elettroniche non open access (e gold open access). Tale contrattazione  prevede in genere 1) l’accesso a tutto il pacchetto di riviste (o ad una parte consistente di esso) e 2) la possibilità di pubblicare articoli ad accesso aperto senza ulteriori costi da parte di autori corrispondenti che sono membri dell’istituzione.

I modelli di business sono diversi fra un editore e l’altro. I contratti differiscono tra paesi non solo in relazione ai contenuti, ma anche rispetto ai costi.

Tutti gli accordi trasformativi dovrebbero avere come fine ultimo la trasformazione di un sistema pay per read (quello classico degli abbonamenti e dei big deals) ad un sistema pay per publish. Ciò significa che tutte le riviste dovrebbero trasformarsi in riviste open access senza ulteriori immissioni di denaro nel sistema. Sta accadendo veramente?

Cosa sono gli accordi trasformativi?

Una definizione chiara di cosa sia un Accordo trasformativo (d’ora in poi TA) è presente sul sito di ESAC (Efficiency and Standards for Article Charges):

“Transformative agreement” is an umbrella term describing those agreements negotiated between institutions (libraries, national and regional consortia) and publishers in which former subscription expenditures are repurposed to support open access publishing, thus transforming the business model underlying scholarly journal publishing, gradually and definitively shifting from one based on toll access (subscription) to one in which publishers are remunerated a fair price for their open access publishing services.

Il sito ESAC si propone oltre che di dare indicazioni e linee guida rispetto alla definizione degli accordi trasformativi anche di raccogliere questi accordi insieme ad una serie di dati che li qualificano e che permettano di categorizzarli.

ESAC definisce anche quali siano le caratteristiche principali di un TA:

trasparenza delle regole e dei costi e preferibilmente la pubblicazione dell’accordo stesso visto che riguarda l’impegno di fondi pubblici

transitorietà – questi accordi sono transitori perché gli editori dovrebbero indicare la loro intenzione a trasformarsi in full open access al termine del TA

cost neutral – i contratti non dovrebbero prevedere una immissione ulteriore di denaro nel sistema eccetto quella fisiologica annuale (calmierata attraverso la introduzione di price cap).

Perché nascono gli accordi trasformativi?

I TA nascono per facilitare la transizione all’open access di quelle sedi editoriali tradizionalmente chiuse e accessibili al pubblico solo previo sottoscrizione di un abbonamento. Queste stesse sedi nel corso degli anni,  per rispondere alle richieste degli enti finanziatori della ricerca hanno previsto la possibilità di pubblicare ad accesso aperto previo pagamento di una fee (article processing charge) creando il cosiddetto open access ibrido. Ciò ha condotto a quel fenomeno noto come double dipping (si paga per leggere ma poi si paga anche per pubblicare senza che ci sia un riequilibrio dei costi per gli abbonamenti) che per anni  ha incrementato i guadagni degli editori.

La necessità di circolazione delle ricerche svolte dalle istituzioni pubbliche è stata sancita da una serie di dichiarazioni agli inizi degli anni 2000 ed è stata ribadita dalla maggior parte degli enti finanziatori della ricerca a partire dalla Commissione Europea (si veda la parte dedicata ad open science nel programma Horizon Europe).

La pubblicazione in sedi editoriali che siano interamente open access è richiesta anche da Coalition S nel suo Plan S che accetterà la pubblicazione di articoli in sedi ibride (purché ci sia un TA in atto) ancora solo fino al 2024.

Una ricerca della Max Planck Gesellschaft ha dimostrato come nel sistema delle pubblicazioni scientifiche e della loro circolazione siano già presenti fondi sufficienti affinché l’intero sistema possa passare ad accesso aperto senza costi ulteriori, ma anzi permettendo anche qualche economia di scala. La stessa ricerca fissa anche quello che dovrebbe essere considerato un equo costo per le APC (2000 euro).

Quali informazioni ricaviamo da ESAC?

Le nazioni (non solo europee)  in cui sono stati condotti accordi consortili di tipo trasformativo sono moltissime, in alcuni casi questi accordi sono partiti già qualche anno fa (2015-16) e si è già giunti ad una seconda tornata di accordi (senza che ci sia stata una trasformazione dell’editore), tuttavia si notano fra i diversi modelli delle differenze anche sostanziali.

Alcuni accordi (chiamati read and publish perché prevedono la sottoscrizione a tutte le riviste di un editore e in più la pubblicazione ad accesso aperto per i membri della istituzione che siano corresponding) includono sia le riviste ibride che quelle open access pure, altri solo quelle ibride, alcuni accordi coprono tutto ciò che verrà pubblicato in un determinato anno dai corresponding authors di una istituzione, altri prevedono un sistema di voucher definito che può essere incrementato a fronte di ulteriori esborsi.

Alcuni accordi hanno durata triennale, altri sono invece più lunghi. Alcuni contratti sono resi pubblici altri invece no.

Ogni sistema nazionale ha trovato la propria modalità organizzativa.

Generalmente è un consorzio costituito da esperti che si interfaccia con gli editori per la negoziazione. Il consorzio rappresenta le istituzioni e risponde a loro rispetto alle decisioni strategiche che vengono prese.

Generalmente il consorzio ha una struttura ben definita con compiti e ruoli ben indicati e comunica a tutti gli interessati le proprie attività attraverso un sito aggiornato puntualmente.

Qui ad esempio il consorzio tedesco DEAL (https://www.projekt-deal.de/about-deal/) che per ora ha lavorato solo su tre grossi contratti: Springer Wiley ed Elsevier.

Qui si trova il consorzio svedese (https://www.kb.se/samverkan-och-utveckling/oppen-tillgang-och-bibsamkonsortiet/open-access-and-bibsam-consortium/bibsam-consortium.html)

Qui il consorzio Ungherese http://eisz.mtak.hu/index.php/en e qui quello austriaco https://www.kemoe.at/

In Italia le contrattazioni sono gestite da CRUI CARE per tutti gli atenei che hanno aderito mentre qui sono riportati i contratti italiani registrati in ESAC. Per ogni contratto è espressa la durata in anni, il numero di articoli per anno e cliccando sui dettagli è possibile vedere gli elementi salienti di ciascun contratto.

Al di là dei diversi modelli organizzativi tutti i consorzi hanno in comune la presenza di un piano nazionale per l’open science (che è il motore che spinge a definire contratti trasformativi che rispondano a strategie di sviluppo nazionali), una serie di principi che guidano le contrattazioni dichiarati in maniera chiara a tutti (membri del consorzio e cittadini), un set di dati di partenza pubblici che servono al gruppo di contrattazione per poter rafforzare le proprie richieste o anche solo per fare richieste coerenti ( si veda ad esempio qui https://github.com/subugoe/oa2020cadata/blob/master/analysis/paper.md ) e una serie di report che rendono conto a tutti del lavoro svolto e dei risultati raggiunti.

Uno studio recente ha messo a confronto i diversi sistemi evidenziandone le caratteristiche e le peculiarità.

Il quadro che emerge è molto variegato e per nulla uniforme, pur partendo dagli stessi presupposti e principi dichiarati. Così come ci si sforza a livello nazionale di avere un modello unitario, i diversi consorzi dovrebbero tentare di condividere le informazioni e di ottenere condizioni simili nelle contrattazioni, evitando grossi squilibri.

Alcuni studiosi si sono chiesti se i TA stanno davvero ottenendo il risultato auspicato. Se davvero il sistema è in trasformazione e se stiamo davvero andando verso una ricerca trasparente e aperta per tutti e per sempre[1]. Utilizzando le informazioni disponibili in ESAC gli autori hanno classificato gli accordi trasformativi  e per i quali era presente sufficiente documentazione (36 accordi in tutto) in pre-trasformative, partially transformative e fully transformative:

Pretransformative agreements are traditional subscription licences that grant article processing charge (APC) discounts or vouchers for open access publication of a limited number of articles (questo è il modello seguito da consorzio italiano per il contratto con Springer)

Partially transformative agreements differentiate between a read fee and a publish fee to cover the processing charges of a certain number of articles.(questo è il modello seguito dal consorzio italiano per il contratto con Wiley. Si noti che contratti di questo tipo presentano un’IVA diversa per la parte read (4%) e per la parte publish (22%)

Fully transformative agreements allow unlimited open access publication of the scholarly output of the subscribing institution.(il consorzio italiano non ha sottoscritto ad oggi alcun TA di questo tipo)

 

Ovviamente i TA hanno fatto sì che la propensione dei ricercatori verso l’open access aumentasse, visto che l’OA è pagato a monte dagli atenei attraverso i consorzi (che senso avrebbe dire no grazie preferisco pubblicare ad accesso chiuso?). Ma fermarsi a questa constatazione non è sufficiente. E’ necessario fare analisi approfondite e pubbliche dei costi sostenuti e dei benefici ottenuti. Lo studio della Max Planck Gesellschaft definiva nel 2015 in 2000 euro l’equo costo  per pubblicare ad accesso aperto. La piattaforma Open Research Europe ha definito quest’anno  in 780 euro il costo per pubblicare gli articoli derivanti da progetti finanziati dalla Commissione Europea. Quale sarebbe dunque un costo equo?

Concludendo con gli autori dell’articolo:

The landscape of scholarly communication is characterized by increasing costs and limited access to research output. It is doubtful whether [Transformative agreements] are helping to solve the cost problem, although they may represent a step forward in removing access restrictions on scholarly information. The main concern lies in its supposed transitoriness. Although [Transformative agreements] should establish a time horizon for the transition towards OA, there are serious doubts about whether they are actually doing so. As long as this requirement is met, [Transformative agreements] can make a substantial contribution to changing the scholarly communication model from journal licence subscription towards OA.

 

Sembra un problema tecnico, ma è di fatto un problema politico e di strategia della ricerca che riguarda tutte le nostre istituzioni. L’open access è auspicabile e necessario e ci si deve arrivare, ma ciascun Paese che vi investe ha l’obbligo di chiedersi quali sono i costi accettabili e sostenibili per questa transizione e se vi siano strade diverse o alternative percorribili E’ anche un problema che riguarda l’impiego di fondi pubblici e la trasparenza nel loro utilizzo.

[1] Angel Borrego, Lluís Anglada , Ernest Abadal  (2021) Transformative agreements: Do they pave the way to open access? Learned publishing 34,2. doi.org/10.1002/leap.1347

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