Segnaliamo le interrogazioni parlamentari depositate da PD e IDV su ANVUR e Abilitazioni nazionali.

1. CAMERA

Interrogazione a risposta scritta 4-18061 presentata da WALTER TOCCI giovedì 11 ottobre 2012, seduta n.701

TOCCI. – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.  – Per sapere – premesso che:

da gran tempo è stata ampiamente riconosciuta nel dibattito pubblico la necessità di un adeguato e autorevole sistema di valutazione in grado, tra l’altro, di porre in evidenza i meriti e le risorse del sistema universitario;   presupposti necessari per la realizzazione di questo obiettivo sono l’assoluta indipendenza dell’Agenzia ANVUR cui è affidato il delicato compito, la sua indiscussa autorevolezza, la linearità e coerenza degli indirizzi adottati, la condivisione o comunque il riconoscimento della scientificità dei criteri seguiti da parte della comunità accademica;   le prime esperienze avviate dall’Agenzia, pur con innegabile impegno e dedizione da parte di tutti i suoi componenti, hanno tuttavia fatto emergere molti dubbi sulla metodologia seguita a causa di errori e incertezze che si sono ripetuti negli ultimi mesi;   i criteri dettati per la valutazione della qualità della ricerca e più di recente quelli per l’abilitazione scientifica nazionale, l’appuntamento più atteso per riavviare l’accesso dei giovani ricercatori nel sistema garantendo trasparenza e serietà di giudizio, hanno determinato ampie e documentate critiche da parte delle comunità scientifiche;   la stessa ANVUR ha risposto a tali critiche ammettendo gli errori e cercando di sopperire a tali carenze con indirizzi che appaiono incerti e aleatori, come si legge nel documento pubblicato sul sito dell’Agenzia il 14 settembre 2012, che mal si conciliano con la traduzione normativa dei criteri di valutazione;   nel predetto documento l’Agenzia riconosce la validità di diverse critiche avanzate dalle comunità scientifiche e ammette che gli errori sono stati determinati dalla fretta con cui tutto il procedimento è stato portato avanti;   la costruzione dei valori delle mediane risulta estremamente difficile a causa della mancanza di informazioni fondamentali, a cui si sarebbe potuto far fronte attraverso la costruzione dell’ANPRePS (anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori delle pubblicazioni scientifiche prodotte);   l’Agenzia ha riconosciuto anche che la prima versione degli indicatori per il calcolo delle mediane conteneva degli errori;   sul valore prescrittivo e dirimente delle mediane ai fini del conseguimento dell’abilitazione e della partecipazione alle commissioni giudicatrici ci sono state da parte dell’Agenzia dichiarazioni ad avviso dell’interrogante aleatorie che rendono incerte le norme di riferimento e rischiano di ingenerare contraddizioni nei comportamenti delle commissioni e disparità di trattamento tra candidati e settori concorsuali;   sia il CUN che la CRUI hanno espresso perplessità sulle procedure adottate e timori per la situazione confusa che si è venuta a creare;   ad oggi si contano già numerosi ricorsi promossi da rinomate società scientifiche e da associazioni e comitati di professori e ricercatori universitari e la situazione che si è determinata favorisce il diffondersi di ulteriori contenziosi giurisdizionali che potrebbero bloccare l’intero procedimento;   questa eventualità potrebbe produrre tuttavia gravi danni per le aspettative di tanti giovani ricercatori interessati a questo appuntamento e potrebbe mettere in discussione la credibilità della stessa Agenzia -:

se il Ministro non ritenga di intervenire nella situazione che si profila di potenziale grave danno per il sistema universitario ponendo in essere tutte le iniziative politiche e giuridiche necessarie per ripristinare serenità nell’ambiente accademico, scongiurare i rischi di paralisi del sistema e restituire fiducia nella necessaria attività di valutazione. (4-18061)

 

2. SENATO

Interrogazione a risposta scritta 4-08277 presentata da ELIO LANNUTTI mercoledì 26 settembre 2012, seduta n.802

LANNUTTI – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Premesso che:

il “Fatto Quotidiano” riporta un articolo sulle polemiche relative alla pubblicazione da parte dell’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) della lista delle pubblicazioni di valore scientifico accettate per partecipare ai concorsi: «È scoppiata la polemica sul concorso per l’abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari e sulle scelte dell’Anvur, l’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca voluta da Fabio Mussi e poi istituita da Mariastella Gelmini e già colpita da ritardi, ricorsi e polemiche. Il 20 settembre, con diverse settimane di ritardo, l’Anvur ha pubblicato le liste delle riviste scientifiche che verranno ritenute valide per calcolare i punteggi che i candidati devono raggiungere per poter essere abilitati a diventare professori universitari, ovviamente se e quando gli atenei assumeranno nuovi professori. Infatti solo i saggi e gli articoli pubblicati nelle riviste incluse nelle liste saranno ritenuti di profilo scientifico adeguato. Scorrendo le liste per le aree cosiddette “non bibliometriche”, cioè le discipline umanistiche, storiche, giuridiche e le scienze sociali, si trovano però molte sorprese. Secondo le linee guida della stessa Anvur le riviste devono essere di tipo accademico, dotate di comitato scientifico, e per ovvi motivi non sono da includere quotidiani, settimanali, riviste divulgative o bollettini. È naturale: per dimostrare di essere un buono storico un ricercatore dovrebbe pubblicare saggi su una rivista specializzata e sottoposta al controllo di altri esperti del settore, e non su un mensile che va in edicola e scritto per il pubblico generico. Eppure le liste Anvur, subito spulciate dai diretti interessati di Return on Academic Research, sono piene di giornali e riviste che non hanno nulla di scientifico. Il risultato è tragicomico e sembra avere poco a che fare con lo sbandierato “merito”. Per esempio, pubblicare un articolo su FFwebmagazine, cioè il bollettino online della finiana fondazione Fare Futuro può valere un posto nel settore delle scienze giuridiche. Scorrendo un po’ la lista compaiono nomi di altra levatura: per esempio, la Harvard Law Review. Ma anche i giuristi che si sono limitati a pubblicare sul meno prestigioso giornale dell’arcidiocesi di Udine, La vita cattolica, possono stare tranquilli: sono nella lista, così come coloro che hanno pubblicato saggi su Il commercialista veneto. Il settore delle “Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche” comprende invece chicche come Etruria Oggi, house organ della Banca Etruria, Il Mattino di Padova, e persino Airone, sì proprio la rivista Airone, noto luogo di dibattito filologico e artistico di altissimo profilo accademico. Chi volesse concorrere per l’abilitazione nel ramo ingegneristico avrà a disposizione riviste di profilo scientifico altrettanto elevato, come Yacht Capital, che si autodefinisce “magazine di costume e life-style che ospita anche interviste esclusive e incontri con i più illustri esponenti di questo prestigioso ambiente, personalità di spicco della finanza e dell’industria con la passione per il mare”. Certo, anche chi ha pubblicato un saggio sull’International Journal of Automotive Technology and Management può usarlo per far salire il proprio punteggio, ma sai la fatica? Le liste sono state stilate inserendo le riviste segnalate da chi professore è già, cioè dai docenti universitari già in ruolo. Tuttavia l’Anvur aveva il compito di controllare e validare le riviste per dar vita a liste credibili. Infatti da un lato l’inclusione di queste testate significa che il corpo docente universitario è composto anche da professori che ritengono meritevole ai fini accademici pubblicare su Cittadini dappertutto, o La rivista del clero italiano (che sostiene di mirare a “alimentare un sapere della fede cristiana radicato nella fede evangelica”). Ma oltre a questo problema c’è il sospetto che includere queste testate rischi di favorire candidati che sarebbero esclusi da una valutazione seria ma che magari fanno parte di questa o quella cordata o parrocchia»;

considerato che:

si legge su “Il Manifesto” del 25 settembre 2012 che l’agenzia «costa 7 milioni di euro all’anno, mentre ai membri del consiglio direttivo vengono erogati compensi di 180 mila euro, nonché 210 mila al Presidente. Solo nel 2012 l’Anvur gestirà un colossale processo di valutazione che costerà 301,9 milioni di euro: 276,2 milioni per i 450 valutatori, 18,7 milioni a carico delle 1700 strutture universitarie. Ci sarebbe da gridare per la rabbia, considerando che il taglio agli atenei previsto per quest’anno ammonta a 407 milioni di euro. Già la pubblicazione delle mediane dei titoli necessari sia per essere ammessi al ruolo di commissari, sia per accedere all’abilitazione, hanno sollevato seri dubbi sulla competenza dell’Anvur (..) I vari gruppi di valutatori nominati arbitrariamente dal direttivo dell’Anvur, senza alcun processo trasparente, né gara pubblica, avevano già individuato le cosiddette riviste di fascia A, quelle cioè più scientificamente prestigiose, innescando un mare di polemiche. In alcuni casi, nei settori scientifici meno soggetti a vincoli e controlli, come quegli umanistici, è apparso subito evidente che erano entrati in gioco fattori molto poco scientifici e universalistici»;

sul sito www.roars.it, curato da un combattivo gruppo di docenti e ricercatori, si legge che il 24 settembre, «sul sito di ANVUR (…) viene pubblicata, nella sezione ASN/documenti, una versione aggiornata del documento esplicativo sulla lista delle riviste di classe A dei settori non bibliometrici per l’abilitazione nazionale. La vecchia versione del documento, risalente al 18 settembre scorso, e da noi già commentata (“La mediana è mobile qual piuma al vento”) non è più disponibile sul sito dell’agenzia. Se si procede ad un raffronto tra le due versioni, si nota che l’unica differenza riguarda il punto 3 del documento»;

in particolare nella “versione del 18 settembre” riportata sempre dal citato sito si legge: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l’utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto. Le liste prodotte sono state preventivamente sottoposte al parere dei Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) della VQR». Mentre nella versione del 24 settembre, sempre al punto 3, viene riportato: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l’utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto»;

la pagina Internet conclude: «Pertanto, è stata rimossa la frase che specificava che le liste erano state sottoposte al parere preventivo dei GEV»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che l’Anvur abbia preso per buone tutte le suddette riviste, senza controlli, scremature ed esclusioni, dando prova di una leggerezza e una superficialità che renderebbero necessarie le dimissioni del comitato direttivo e, di conseguenza, quali iniziative intenda adottare a riguardo;

se risulti corrispondente al vero che i vari gruppi di valutatori siano stati nominati dall’agenzia senza indire alcuna gara pubblica e comunque senza alcuna procedura trasparente;

se risulti che le liste in questione siano state sottoposte preventivamente a tutti i gruppi di esperti della valutazione (GEV);

se risulti la rimozione della frase relativa al punto 3 possa essere stata utile ad occultare l’insorgere di un conflitto di interessi dei numerosi membri GEV che si sono candidati come commissari per le abilitazioni, considerato che la frase eliminata evidenziava il loro ruolo nell’approvazione di liste di riviste fondamentali per la selezione dei commissari;

se risulti che le suddette testate sono state introdotte per favorire candidati che sarebbero stati esclusi da una valutazione più accademica ma che magari sono sponsorizzati da determinate alleanze o gruppi di potere.

(4-08277)

156 Commenti

  1. Prima la mozione bipartisan PD-PDL-UDC (all’ex ministro Gelmini, a Mazzarella e a Binetti si sono aggiunti altri nove firmatari: 2 PDL, 2 UDC e 5 PD)
    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=60114&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27GELMINI+MARIASTELLA%27+|+%27MOZIONE%27+|+%27CAMERA%27

    Poi queste interrogazioni di IDV e PD

    Ora anche un’Interpellanza urgente di FLI

    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=61149&stile=7

    Insomma, un Parlamento quasi unanime. Miracoli dell’ANVUR …

  2. Scusandomi per l’ignoranza, vorrei chiedere quali siano l’iter ed il possibile impatto delle interrogazioni. Ovvero, il Governo é tenuto a rispondere entro termini precisi, oppure la questione puó essere rinviata alle calende greche? Ed in caso di risposta insoddisfacente, ci sono delle conseguenze standard, oppure la cosa puó essere tranquillamente ignorata?

  3. Le interrogazioni parlamentari non hanno alcun effetto pratico e penso che non ci siano obblighi di tempo obbligatori per la risposta. Si tratta di una esternazione politica del singolo deputato o di un gruppo di deputati. Tuttavia le interrogazioni che si stanno succedendo dimostrando un costante isolamento politico del Ministro e della sua agenzia.
    Penso di non sbagliarmi, ma quasi nessun gruppo politico sta appoggiando il sistema dell’ASN.

  4. Ciò non toglie che siamo tutti alle prese con il caricamento di pdf, scansioni, e richieste agli editori, cosa che costa tempo, lavoro e anche soldi. Delle due l’una: o il ministro ci ha ignorati, oppure non siamo stati capaci di organizzarci e farci ascoltare. Comincio a pensare che siano vere entrambe le cose.

  5. Consiglio ai parlamentari che attaccano l’ANVUR di leggere il Times Higher Education di settimana scorsa con la classifica delle migliori universita’ al mondo. Ancora una volta l’Italia esce malconcia.

    Il sistema bibliometrico avra’ pur mille difetti (infatti in UK non viene applicato), ma e’ sicuramente meglio del sistema di reclutamento che c’e’ stato finora.

    Quindi, nel breve-medio termine, ritengo che il sistema bibliometrico sia positivo per l’anomalo sistema universitario italiano. A lungo termine, spero che anche in Italia si fara’ una selezione meritocratica basata sulla peer review. Ma, secondo me, bisogna aspettare che vadano in pensione almeno due generazioni di accademici.

    • Temo che Times Higher Education e le classifiche similari siano tutt’altro che affidabili. Times Higher Education è la stessa classifica che nel 2010 aveva collocato al 147-esimo posto l’Università di Alessandria (non quella in Piemonte, ma Alessandria d’Egitto).
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      “THE are confident that the 2010-2011 world university rankings represent the most accurate picture of global higher education THE had ever produced.”
      http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/2010-11/world-ranking/methodology

      Ann Mroz, editor of the Times Higher Education commented:

      “We would like to congratulate Alexandria University for its performance in this year’s rigorous rankings. Being ranked 147 in the world top 200 is an impressive achievement. The top 200 universities in the world represent only a tiny fraction of world higher education and any institution that makes it into this table is truly world class.”
      http://www.alexu.edu.eg/?q=node/1787
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      THE era sicura di aver prodotto la sua migliore classifica di sempre. Peccato che nella sottocategoria “research influence”, misurata mediante le citazioni scientifiche, l’università di Alessandria si fosse classificata al quarto posto mondiale, davanti a Harvard e Stanford, venendo preceduta solo da Caltech, MIT e Princeton.

      Qualche problema?

      Sì, la classifica era talmente raffazzonata che era bastato un singolo ricercatore a far schizzare Alessandria ai vertici mondiali. Un vero genio, direte. A dire il vero, può darsi che El Naschie non sia un genio in assoluto, ma sicuramente aveva del talento nel pompare i propri indicatori bibliometrici: ben 307 articoli pubblicati nella rivista Chaos, Solitons and Fractals, diretta da se stesso.
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      Per ulteriori informazioni si veda anche:

      1) “I numeri tossici che minacciano la scienza” https://www.roars.it/i-numeri-tossici-che-minacciano-la-scienza/ [mio articolo che racconta lo svarione di THE 2010]

      2) D. A. King, “The scientific impact of nations – What different countries get for their research spending”, Nature, vol. 430|15, July 2004, http://www.nature.com/nature [Articolo che spiega che le classifiche degli atenei non hanno validità scientifica e, in particolar modo, sono inadatte a misurare la produttività scientifica delle nazioni]

      3) M. Gladwell, “The order of things – What college rankings really tell us” http://www.newyorker.com/reporting/2011/02/14/110214fa_fact_gladwell [Malcolm Gladwell è un famoso editorialista del New Yorker. Lettura molto gradevole e istruttiva]

      4) M. Saisana and B. D’Hombres, “Higher Education Rankings: Robustness Issues and Critical Assessment – How much confidence can we have in Higher Education Rankings?” http://crell.jrc.ec.europa.eu/Publications/CRELL%20Research%20Papers/EUR23487.pdf [Un documento di un centinaio di pagine che utilizza metodologie statistiche per valutare la robustezza della classifica di Shanghai (Jiao Tong) e di quella del Times Higher Education Supplement (THES). Le risultanze tecniche non sono favorevoli a queste classifiche: “Robustness analysis of the Jiao Tong and THES ranking carried out by JRC researchers, and of an ad hoc created Jiao Tong-THES hybrid, shows that both measures fail when it comes to assessing Europe’s universities (pag. 3).”]

    • samueleuk: “Quindi, nel breve-medio termine, ritengo che il sistema bibliometrico sia positivo per l’anomalo sistema universitario italiano.”
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      Era qualche settimana che non veniva rispolverato il cosiddetto “argomento emergenziale”: il reclutamento basato sulla bibliometria è antiscientifico e non è usato nelle nazioni progredite, ma l’università italiana versa in condizioni tali da giustificare i rimedi degli stregoni bibliometrici. La risposta è semplice: se ho una malattia mi faccio curare dal medico e assumo farmaci scientificamente testati. Non è il caso di ricorrere alle pozioni magiche dei guaritori, soprattutto quando il guaritore si mostra impacciato e maldestro persino nell’applicare le sue ricette (magnificare per più di un anno le virtù delle mediane e poi confessare che non si aveva chiara la definizione e che “per sbaglio” era stato infilato un errore di calcolo per tutto un blocco di aree disciplinari non depone a favore dell’affidabilità dello stregone). Se anche la situazione dell’accademia italiana fosse di assoluta emergenza, a maggior ragione si dovrebbe stare alla larga dagli stregoni. Inoltre, proprio i fautori della bibliometria devono fare i conti con il fatto che i dati bibliometrici a livello aggregato (per i quali le analisi bibliometriche hanno effettivamente una qualche validità statistica) smentiscono decisamente la diagnosi che vede nell’accademia italiana un paziante moribondo. In particolare, nei settori bibliometrici, la produttività italiana è superiore a quella di Germania, Francia e Giappone, come illustrato sotto. Una ragione in più per adottare un approccio scientifico e non affidarsi alle pozioni miracolose.


    • Secondo me la bibliometria in italia e’ la medicina adeguata, non una pozione miracolosa non testata.

      Nel mondo scientifico (meno in quello umanistico) tutti usano la bibliometria per valutare i docenti.

      L’unica differenza e’ che in Italia adesso questa viene considerata un requirement, mentre in altri paesi a volte non viene neanche nominata ufficialmente tra i criteri. Ma ti assicuro che molti la usano anche se fa parte di un giudizio complessivo.

      Purtroppo, in Italia, con la scusa del “giudizio complessivo” si riesce a far passare di tutto. Quindi, per il momento, W la bibliometria

    • samueleuk: “Secondo me la bibliometria in italia e’ la medicina adeguata, non una pozione miracolosa non testata.”
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      La letteratura scientifica internazionale e i pronunciamenti di autorevoli società scientifiche non ritengono la bibliometria una medicina adeguata per le valutazioni individuali e anzi giudicano censurabile il suo abuso a tale scopo (“when applied simplistically and without appropriate benchmarking to the research environment being considered”). Sulla problematicità dell’uso degli indicatori bibliometrici nella valutazione individuale, viene di seguito riportato un estratto di una recente presa di posizione della European Physical Society e i riferimenti bibliografici in essa citati.
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      Although the use of such quantitative measures may be considered at first glance to introduce objectivity into assessment, the exclusive use of such indicators to measure science “quality” can cause severe bias in the assessment process when applied simplistically and without appropriate benchmarking to the research environment being considered. Funding agencies are aware of this, nevertheless experience shows that the reviewing of both individuals and projects on the national and European level is still relying excessively on the use of these numerical parameters in evaluation. This is a problem of much concern in the scientific community, and there has been extensive debate and discussion worldwide on this topic (see for instance [1]).
      Since the very first applications of bibliometric indicators in this way, scientists and science organisations have taken strong positions against such purely numerical assessment. Various organisations in Europe have published studies on their potential adverse consequences on the quality of funded scientific research
      [http://www.eps.org/news/94765/]
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      [1] http://www.nature.com/news/specials/metrics/index.html
      [2] Institut de France, Académie des Sciences, Du Bon Usage de la Bibliometrie pour l’Évaluation Individuelle des Chercheurs, 17 January 2011 (http://www.academie-sciences.fr/activite/rapport/avis170111gb.pdf – english version)
      [3] European Science Foundation, European Peer Review Guide, Integrating Policies and Practices for Coherent Procedures, March 2011 (http://www.esf.org/activities/mo-fora/peer-review.html)
      [4] European Science Foundation, Survey Analysis Report on Peer Review Practices, March 2011 (http://www.esf.org/activities/mo-fora/peer-review.html)
      [5] Peer review in scientific publications, Science and Technology Committee, House of Commons, UK, 18 July 2011 (http://www.publications.parliament.uk/pa/cm201012/cmselect/cmsctech/856/85602.htm)
      [6] Peer review, A guide for researchers, Research Information Network, UK, March 2010 (http://www.rin.ac.uk/our-work/communicating-and-disseminating-research/peer-review-guide- researchers)
      [7] Swedish Research Council, Quality Assessment in Peer Review, 5 November 2009 (www.cm.se/webbshop_vr/pdfer/2011_01L.pdf)

    • Guarda che un sistema “normale” sono d’accordo con molte delle critiche al sistema bibliometrico che voi e altri fate. Purtroppo, pero’, i critici internazionali della bibliometria che tu citi non sanno come funziona in Italia. Altrimenti sarebbero probabilmente della mia opinione.

      Ti faccio un esempio concreto, recentemente un professore associato con un’eta’ accademica di 30 anni e un H-index di 8 ha vinto contro di me un concorso da ordinario Io ho un H-index di 21 con un’eta’ accademica di 13 anni. Ti assicuro che solo in Italia succedono cose del genere, e quando le racconto all’estero fanno fatica a crederci.

      Con il sistema ANVUR questa persona non avrebbe ottenuto, giustamente, l’idoneita’ e questo scempio sarebbe stato evitato.

      Quando il sistema peer-review italiano sara’ sano, allora leviamo pure le mediane. Al momento, pero’, le mediane fanno sicuramente piu’ bene che male al sistema universitario italiano.

    • 1/3 dei PO non supera nemmeno una mediana su tre, quali che siano le mediane. E’ automatico, non c’entra la bravura. Una mediana non è uno standard. E’ altresì difficile stabilire uno standard bibliometrico perchè non c’è la prova dell’autorevolezza scientifica dietro una firma su un lavoro. Anche gli autori dovrebbero avere un rank. Se ci stanno 6 o più firme non si può dare a tutti la stessa importanza. Posso essere d’accordo a stabilire uno standard grezzo con dati bibliometrici ma non senza normalizzazione. Le cordate vanno a nozze con certa bibliometria.

    • Caro samueluk,

      L’università italiana non migliorerà tanto con le mediane, ma piuttosto con le persone che ci mettono la faccia. Nessun criterio automatico potrà mai sostituirsi alla decenza e all’obiettività scientifica di un commissario onesto.

      Se pensi di essere stato giustamente danneggiato in un concorso pubblico, puoi dirlo in modo esplicito, con il tuo nome. Gli atti dei concorsi pubblici sono appunto pubblici! Le critiche costruttive e il difendere le proprie idee e convinzioni aiuterebbero molto l’accademia italiana.

      Detto questo, il sistema ANVUR ha anche dei lati positivi ed apprezzabili, e nell’opinione mia e di molti (penso anche i redattori del sito) Stefano Fantoni, il direttore dell’agenzia, è sicuramente uno scienziato di altissimo livello e grande onestà intellettuale. Tuttavia, vi è da più parti il legittimo dubbio che l’introduzione delle mediane fluttuanti come strumento normativo (vedi ad esempio i post di JUS) e il concetto ambiguo e sopratutto inutile di età accademica in una procedura di abilitazione(senza graduatoria), espongano il bando ASN a una serie di ricorsi. Probabilmente fermare il bando adesso e presentarne uno più robusto dal punto di vista normativo/scientifico sarebbe un danno grave, ma assai trascurabile se confrontato con le incertezze derivanti dal mandare avanti il bando attuale. Perché ad esempio le FAQ sul sito ANVUR non sono aggiornate da fine agosto?

    • In molti settori, l’argomento emergenziale, che per i redattori di roars ha natura ipotetica o parziale, è evidente, e la circostanza che debba farlo notare in questa sede mi lascia perplesso e deluso. Non credo che la bibliometria sia una stregoneria, così come credo che possano esistere medici bravissimi a fare diagnosi senza idee precise su come somministrare la (e quale) cura. La malattia dell’accademia italiana è grave e trovo poco condivisibile una strategia di critica assoluta priva di ogni minima presa di coscienza su quello che accade ed è accaduto. Molti inetti colleghi e, ahimè ahimè, loro giovani allievi, ripropongono argomenti di critica alla riforma riprendendo gli argomenti emergenziali suino_based , riproposti da Roars. La strumentalizzazione di questi argomenti è ormai diffusa, ed è bene che si sappia.

    • le classifiche inetrnazionali delle università sono piuttosto discutibili.
      Anzitutto bisognerebbe farle settore per settore. Un’università può avere un’ottima facoltà di ingegneria e una pessima facoltà di medicina. Se a me interessa ingegneria non mi importa che la facoltà di medicina sia pessima. Un’università mediocre può avere docenti eccellenti in una disciplina. Quindi la valutazione complessiva di un ateneo non ha valore scientifico (anche l’ANVUR che Samueleuk difende ha capito l’abilitazione dev’essere fatta per settori…).
      Poi quali sono i criteri per determinare le migliori università del mondo? ci son tanti elementi discutibili:
      – pubblicazioni e corsi in lingua inglese (UK, America e Canada sono avvantaggiate in partenza, indipendentemente dalla qualità della ricerca e dell’insegnamento; in settori come lingua e letteratura invece è apprezzabile che si pubblichi nella lingua che si sta studiando, e penso che anche gli studi giuridici debbano essere legati al territorio: un giurista italiano deve conoscere il diritto italiano non quello inglese, e quindi pubblicherà principalmente in italiano e in Italia)
      – internazionalità dei docenti e degli studenti (è chiaro che dove si parla inglese ci saranno maggiori scambi, di nuovo indipendentemente dalla qualità della ricerca e dell’insegnamento)
      – quanti studenti trovano lavoro a un anno dalla laurea: quindi le università di paesi in crisi come l’Italia sono svantaggiate perché i laureati non trovano lavoro (ma anche con un PhD ottenuto a Oxford, in Italia se va bene si trova un posto in un call centre); mentre un’università in un paese con forte crescita economica (come nel periodo tra i 10 e i 20 anni successivi alla fine di una guerra) risulta avvantaggiata nelle classifiche perché i suoi laureati trovano lavoro.
      Invece in Italia abbiamo, e parlo delle facoltà umanistiche, facoltà che producono ottima ricerca e ottimi ricercatori che poi vanno all’estero e contribuiscono alla ricerca internazionale (ecco, le classifiche internazionali non tengono conto della qualità della ricerca rispetto alla quantità di denaro che viene investito dai singoli stati nella ricerca: l’università italiana con finanziamenti irrisori produce tanto, se ci fossero i soldi necessari, saremmo in grado anche di fare molto di più e attirare anche ricercatori dall’estero).

  6. @samueleuk
    Mi pare che non si stia discutendo se la bibliometria può essere utile, ma se lo può essere quella dell’Anvur. A questa seconda domanda si può rispondere tranquellamente di no e non vedo altra possibilità. Io per esempio – archeologo (SSD L-Ant/09) – posso teoricamente concorrere a una cattedra di economia perché ho i requisiti bibliometrici previsti dall’Anvur e supero la seconda mediana con una serie di recensioni sul Sole 24 Ore.

  7. @Paolo Liverani
    Sono completamente d’accordo. Per esempio, nel mio SSD L-Lin/03, le mediane sono francamente molto basse. Se non si entra nel merito dell’unica monografia che viene richiesta a un commissario (in dieci anni), rimangono una quindicina di articoli nelle riviste “della vergogna” oppure uno nella lista “di eccellenza” confezionata da Gev e Gdl. Ma di che cosa stiamo parlando?

  8. Stiamo parlando del vecchio sistema del Paese di Acchiappa-Citrulli (Collodi, Pinocchio) mettere in galera gli innocenti e lasciare liberi i colpevoli..
    se poi provate a seppelire gli zecchini d’oro nel Campo dei Miracoli vedrete, l’indomani, quante belle mediame biblometriche spunteranno…

  9. Qualunque critica (costruttiva) può, a mio parere, essere ben accetta solo se, però, si ammette che l’accademia italiana oggi è alla frutta (l’esempio di samueleuk non è certo l’unico, anzi, ed è inutile scrivere “Se pensi di essere stato giustamente danneggiato in un concorso pubblico, puoi dirlo in modo esplicito, con il tuo nome.”, visto che i casi “Martone” non sono rari e la nomea di “rompicoglioni” non è mai bella!). Senza questa ammissione, qualunque protesta è davvero inutile ed infondata. Credo che chiunque viva l’università possa oggi dire con fermezza che una riforma adeguata sia necessaria. Ritorno a dire, le azioni dell’Anvur sono criticabili (ed anche più) e contestabili, ma non è corretto dare la colpa di certi errori e fallimenti a “pochi” senza tenere in considerazione tutto il mondo accademico italiano. Il “mea culpa” è d’obbligo e necessario.
    Purtroppo per 20 anni si è fatto quello che si voleva; alle commissioni era stato dato il massimo e libero arbitrio, senza paletti di sorta e di nessun tipo…un potere quasi “divino” lo definirei. Questo, però, a cosa a portato? Ad un totale fallimento del mondo accademico italiano. La riforma, quindi, era necessaria e se quella Gelmini/Profumo non è stata la migliore in assoluto (e personalmente non lo è certo stata!), probabilmente, è colpa (con le dovute proporzioni) di tutti, nessuno escluso.

    Detto questo, vorrei però sfatare questo mito che le valutazioni per un ruolo universitario tramite articoli peer review non viene fatta negli altri “paesi civili”. Questa è una mezza verità, quindi, o la si dice tutta oppure si rischia di omettere e falsare la discussione. In tutti i paesi (cito quelli dove per contatto diretto ho testimonianza: Inghilterra, USA, Francia, Germania) per essere “arruolati” ad insegnare e/o fare ricerca all’università bisogna essere “riconosciuti come capaci”. Chi dice quanto sei capace almeno ad un “livello adeguato” per il ruolo che devi ricoprire? I tuoi parametri bibliometrici (numero articoli, citazioni, h-inddex, autori degli articoli, etc.). Essi sono la tua carta di identità che ti rappresenta scientificamente. Solo dopo che hai superato una soglia “minima” per il ruolo cercato passi alla vera selezione; potrebbe tranquillamente vedersi “assegnato” quel posto anche chi ha meno pubblicazioni o un valore inferiore dello h-index (per alcuni selezionatori l’età, la motivazione, la progettualità, etc., hanno un’importanza elevata). Comunque la si metta, chi “vincerà” quel “concorso” sarà sempre una persona che ha precedentemente superato un minimo livello di “decenza”. Vero è che questi indicatori bibliometrici non compaiono sul bando, ma è altrettanto vero che questi stessi indicatori sono considerati fondamentali per fare una prima scrematura dei vari candidati. Questa è la realtà; altre non ne conosco.

    Morale della favola, una valutazione fatta ANCHE tramite peer review è fondamentale; bisogna ammettere e gridare a gran voce questa verità!

    • “Comunque la si metta, chi “vincerà” quel “concorso” sarà sempre una persona che ha precedentemente superato un minimo livello di “decenza”. ” (Risitano)

      Le mediane del ruolo superiore sono il livello di decenza? Un dato bibliometrico come le citazioni divise per un età accademica sono da usare per stabilire un livello di decenza? 1000/25 è peggio di 300/5? Si guarda allo 0.01 per vedere se si supera un simile requisito? Ma per affrontare i problemi della nostra università si doveva partorire un simile mostro? Illusioni.

    • Non capisco bene questa idea di “colpa collettiva”. Peraltro non mi pare proprio che la soluzione al problema passi per indicatori bibliometrici usati come clave. Nei settori bibliometrici non sarebbe difficile per chi di dovere pompare gli indicatori di aspiranti candidati in modo da far loro avere “la carta di identità” a posto. Specie in quelle aree in cui si piazzano decine di autori fra il primo e l’ultimo. Anzi, ho come la sensazione che si faccia già da tempo.
      Insomma, forse le cose sono un poco più complicate di quel che sembra.

  10. @eugenio di rienzo.
    Non sono d’accordo. Qui non si tratta di acchiappacitrulli. Nessuno andrà in galera ingiustamente, e nemmeno giustamente, ahime!
    Qui si tratta di capponi di Renzo. Ci becchiamo fra fautori e contrari della bibliometria mentre ci stanno portando da uno che ci tirerà il collo.
    Le commssioni saranno fatte da PO. Le società scientifiche, e i colleggi dei docenti diano a tutti i PO delle indicazioni precise su come comportarsi se faranno parte delle commissioni. L’Anvur e il ministro non le danno? Non ci becchiamo., diamole noi “scienziati” le direttive!

  11. Cari Giacomo e Samuele, è evidente che siete (siamo) di una generazione e ruolo diversi da chi frequenta abitualmente questo blog. Probabilmente questo non è il contesto adatto per sollevare questo tipo di problematiche, perchè chi è già dentro il sistema.. tende a difenderlo e/o non si accorge del marcio che c’è dentro. Chi è fuori per una serie di motivi da voi già elencati, tende a far emergere il reale problema: i concorsi universitari sono sempre stati per coptazione e nella maggior parte dei casi ha vinto il candidato “locale”. Bisogna semplicemente rassegnarsi a questa evidenza. Ogni minimo tentativo coraggioso di ribellione è sempre stato visto come un attacco al sistema (se fai ricorso ti bruci la carriera!). Tutto il resto è una cornice che da sempre è servita ad indorare la pillola. Fatta la legge, trovato l’inganno. Purtroppo in Italia funziona così.

    • vedo una certa confusione nelle argomentazioni. non è introducendo delle regole di valutazione completamente sballate che si corregge un sistema che, in alcuni casi, non funziona. introducendo metodi che non sono adotatti in nessun altro paese al mondo (e una rgaione ci sarà, o no?) si possono combinare solo disastri.

    • c_s:”, perchè chi è già dentro il sistema.. tende a difenderlo e/o non si accorge del marcio che c’è dentro.”

      Nessuno si accorge di chi da dentro il sistema cerca di contrastarlo e sai perchè? Perchè finiscono nell’ombra e non sono pochi (certo non sono la maggioranza). Sai qual’è la forza del sistema? Il contatto privilegiato con un sistema economico che garantisce una forza di pressione tale che diventa incontrastabile. Stai tranquillo, hanno le mediane a posto.

    • “introducendo metodi che non sono adotatti in nessun altro paese al mondo (e una rgaione ci sarà, o no?) si possono combinare solo disastri.”

      Non capisco la logica. Il motivo per cui il sistema delle mediane di ANVUR non c’e’ in nessun paese avanzato al mondo e’ perche’ in nessun paese avanzato al mondo succedono le cose che sono success a me e a molti altri. Fare esempi concreti non e’ off-topic, serve a mettere in un contesto reale tutte queste disquizioni sulla bibliometria. Mi sembra che molti, persi in queste disquisizioni, hanno perso di vista il problema reale: la peer review in Italia ha fallito miseramente.

      Negli altri paesi al mondo la produzione scientifica e’ il sine qua non e’ non c’e’ bisogno di obbligare i commissari ad escludere candidati con scarsa produzione e impatto scientifico inserendo criteri bibliometrici per legge. Purtroppo in Italia questo e’ necessario.

      PS: il sistema bibliometrico (che non c’entra niente con quello di classifiche di riviste) funziona bene nelle scienze. Nelle materie umanistiche una valutazione oggettiva della produzione scientifica e’ piu’ difficile, e l’ANVUR fa quello che puo’ visto anche i tempi ristretti. Purtroppo nessuno ha ancora inventato un sistema per le materie umanistiche valido quando quello bibliometrico nelle materie scientifiche.

      Quindi ho paura che nelle materie umanistichee continueranno a dare indoneita’ a molta gente indecente come e’ successo finora

    • “Fatta la legge, trovato l’inganno. Purtroppo in Italia funziona così.”
      Hai ragione se ti riferisci ai vari tipi di concorsi proposti da vari ministri negli ultimi 30 anni e piu’.
      Pero’ il numero totale di citazioni e soprattutto l’H-index non sono cose che si manipolano facilmente con autocitazioni e “citations networks”. I baroni avranno potere divino in Italia, ma non controllano quante volte gli scienziati di tutto il mondo citano i loro lavori.

      Per la prima volta in Italia, stanno implementando (almeno per le materie con indici bibliometrici) un sistema sui cui i baroni avranno nessuno o pochissimo controllo. Per questo mi arrabbio quando leggo tutte queste disquizioni accademiche sulla validita’ dei sistemi bibliometrici. Pur con tutti i difetti, sono certo meglio dei criteri usati dai baroni per dare le idoneita’.

    • L’évaluation individuelle des chercheurs

      La bibliométrie est parfois utilisée pour l’évaluation individuelle des chercheurs. Cet usage est très controversé (cf. ci-dessous) compte tenu de l’imperfection des indicateurs et des enjeux d’un tel exercice. L’académie des Sciences française a émis un certain nombre de recommandations à cet effet20 :

      Recommandation n° 1 : L’utilisation des indicateurs bibliométriques pour l’évaluation individuelle n’a de valeur que si l’on respecte certaines conditions majeures : L’évaluation doit porter sur les articles et non sur les revues ; La qualité des données, la normalisation, la significativité des écarts et la robustesse des indicateurs doivent être validées ; L’évaluation bibliométrique doit ne comparer entre elles que des personnes de la même communauté disciplinaire, pendant tout leur parcours ; Les utilisateurs de la bibliométrie doivent être capables de s’en expliquer […]

      http://fr.wikipedia.org/wiki/Bibliom%C3%A9trie#L.27.C3.A9valuation_individuelle_des_chercheurs
      Recommandation n° 2 : La bibliométrie ne peut pas se résumer à des nombres, mais doit être accompagnée d’un examen approfondi des données bibliométriques et bibliographiques, et si possible des articles eux-mêmes.
      Recommandation n° 3 : Les indices bibliométriques ne peuvent pas être utilisés de la même façon selon l’objet de l’évaluation: recrutements, promotions, contrats, distinctions, etc.
      Recommandation n° 4 : Il faut tenir le plus grand compte, lorsque cela est possible, de la place et de la contribution de l’auteur dans l’article considéré.
      Recommandation n° 5 : L’évaluation bibliométrique doit être l’objet de recherche pour en améliorer la valeur. La France doit participer à cette réflexion.

    • “Pero’ il numero totale di citazioni e soprattutto l’H-index non sono cose che si manipolano facilmente con autocitazioni e “citations networks””

      Sono al corrente di gruppi in cui sono state indette riunioni per discutere tabelle relative agli h-index dei vari componenti, e adattare quindi la scelta delle citazioni future allo scopo esplicito di massimimizzare l’h-index di ciascun componente del gruppo.

      Ci vorranno al massimo un paio d’anni prima che questa strategia diventi comune. Gia’ ora vedo giovani ricercatori che, anche senza essere dentro grossi gruppi, scrivono articoli di poche pagine in cui sono citati tutti i propri precedenti lavori, anche se non c’entrano niente. Classificate in Web of Science inoltre ci sono anche riviste di livello bassissimo, scrivere sulle quali e’ estremamente facile: non ci sara’ quindi alcun problema ad aumentare i propri numeri, eventualmente mettendosi d’accordo con un po’ di colleghi se necessario.

      Capisco la frustrazione, ma il fatto e’ che il rimedio bibliometrico semplicemente non funziona: rendere buoni gli uomini per legge non si puo’.

  12. Faccio un banale esempio: avete provato mai a partecipare ad un concorso in una sede “neutra”?
    neutra=non hanno ordinari e/o associati del ssd per cui viene bandito il concorso e chiamano un membro interno esterno.
    Esito? Ha vinto uno degli allievi di un componente della commissione. Dopo qualche tempo quell’ordinario di turno mi incontra in una sede diversa e mi fa i complimenti per il mio lavoro, le mie ricerche e mi dice che purtroppo il posto era uno solo, ma che non mi devo arrendere.. prima o poi verrà il mio turno.. come al supermercato..

    • c_s: Faccio un banale esempio: avete provato mai a partecipare ad un concorso in una sede “neutra”?
      Thor: Si
      c_s: Esito?
      Thor: Ha vinto uno degli allievi di un componente della commissione.
      Ho poi una bella esperienza di concorsi Berlinguer ma nonostante tutto sono critico verso questo sistema perchè rafforza il vecchio anzichè indebolirlo. Lo vogliamo capire che l’abilitazione non è un concorso? Se il titolo di PhD è necessario per diventare ricercatori non vuole dire che chi si è dottorato ha il diritto di diventare ricercatore. L’abilitazione è un titolo che deve essere dato come riconoscimento personale che attesta determinate competenze. I gruppi di potere se ne fregano di H-index e cose simili. Lo fabbricano.

  13. @Francesco Sylos Labini e Thor Sono d’accordo che le regole non possano essere queste, troppo “sballate”. Mi chiedo: non è troppo tardi? Cosa aspettano ad intervenire? Che alternative ci sono e perchè non sono state prese in considerazione prima? A chi “giovano” questi criteri?

    Ritornando alle mie argomentazioni confuse.. :-) Semplicemente volevo far presente a Samuele e a Giacomo Risitano che questo topic non è il contesto adatto per questo tipo di osservazioni (fallimento peer review nei concorsi su cui probabilmente ognuno di noi avrebbe fiumi di parole da spendere, colpe collettive da ascrivere a tutti perchè se è vero che il sistema è questo.. sono le persone a farne parte quindi la colpa è di tutti). Poi mi è scappata la mano e ci ho messo dentro uno sfogo personale dovuto alla mia (triste) esperienza. Ma ovviamente siamo off topic. :-)

  14. Una delle più conseguenze allucinanti delle mediane è la proliferazione di pubblicazioni (specie nei settori non bibliometrici) finalizzate al superamento del “numeretto” a scapito, ovviamente della qualità (probabilmente nei bibliometrici è la rincorsa alla citazione). Tutto ciò comporta un abbassamento della qualità a vantaggio della quantità.
    Però.. (non me ne vogliate se ritorno dove il dente duole) l’esperienza limitata alla mia rete di contatti mi porta a dire che la “rincorsa” al numeretto la stanno prevalentemente facendo proprio quelli messi in cattedra dai baroni (che, spesso, avendo le spalle protette si adagiavano non producendo nulla o quasi)!
    E occhio ai CV degli aspiranti commissari, molte curatele sono diventate Monografie!
    Io da precaria supero sia le mediane per associato che quelle per ordinario del mio settore (tutte e 3). Perchè, se il tuo impegno è costante e continuativo nel tempo, è normale che in 10 anni hai prodotto.
    Ma, continuo a concordare con voi, questo sistema è quanto di più aberrante si poteva proporre.

    • “Io da precaria supero sia le mediane per associato che quelle per ordinario del mio settore (tutte e 3). Perchè, se il tuo impegno è costante e continuativo nel tempo, è normale che in 10 anni hai prodotto.”
      Infatti nei settori non bibliometrici gli indicatori sono solo di produzione. Gli indicatori citazionali sono un’altra cosa che non si comanda anche con tutta la buona volontà. Se poi li dividiamo per un numero di anni ci viene fuori qualcosa di ancora più strano.

      “E occhio ai CV degli aspiranti commissari, molte curatele sono diventate Monografie!”
      Penso che nei bibliometrici qualcosa di simile succederà con capitoli di libro e atti di convegno. Stiamo tenendo d’occhio i CV.

  15. Thor: “Infatti nei settori non bibliometrici gli indicatori sono solo di produzione. Gli indicatori citazionali sono un’altra cosa che non si comanda anche con tutta la buona volontà. ”

    E’ proprio per questo che gli indici “citazionali” sono la soluzione per evitare che continuino a far carriera brown nosers/amanti/parenti inetti !!!

    Dobbiamo ringraziare l’ANVUR per averli inseriti dove potevano (materie scientifiche). Purtroppo non e’ colpa dell’ANVUR se per le materie umanistiche questi indici citazionali non possono essere usati

    • “E’ proprio per questo che gli indici “citazionali” sono la soluzione per evitare che continuino a far carriera brown nosers/amanti/parenti inetti !!!”
      No non intendevo questo. Intendevo che io isolato ricercatore scrivo una cosa buona e ricevo N citazioni. Un gruppo ben strutturato fa X pubblicazioni mettendo in campo X*50 citazioni ad uso proprio e di Y gruppi “affini”. I gruppi affini fanno altrettanto ed ecco un bel malloppo di X*Y*50 citazioni sul tavolo del croupier. “Rien ne va plus, les jeux sont faits”.

  16. Scusa Samuele, parlare del fallimento della peer review secondo me è off topic in questo topic “Interrogazioni parlamentari di PD e IDV su ANVUR e Abilitazioni nazionali”. Se ne potrebbe aprire benissimo un altro in cui dare sfogo alle nostre esperienze. Poi le raccogliamo, compriamo un ISBN e a seconda di cosa ci serve facciamo una curatela, un convegno, un trattato scientifico! ;-)
    Poi se alcuni continuano a sostenere che la peer review, specie nei non bibliometrici, NON è stata ab(usata) per fare vincere chi doveva vincere (collaboratore, amico dell’amico, figlio e parente di..) e ci mettiamo le fette di salame sugli occhi.. per me va bene.. purchè poi non ci lamentiamo quando un pesce più grande di noi ci spodesta.
    E’ questo il peccato originale che la valutazione italiana si deve scrollare di dosso! Come? L’ANVUR si è inventata questa cosa, che sinceramente a mio avviso non risolve molto. Sarebbe bastato fare un bando con scadenza 2 mesi e non 5 mesi per non lasciare che la gente “fabbricasse” titoli e fare in modo che le cose potessero – forse – cambiare.
    Hanno creato un sistema rigido che gli si è ritorto contro come un boomerang: perchè all’interno del sistema c’è gente che ha lavorato e prodotto e i valori delle mediane, ne sono la prova. E da qui la corsa al rimedio: bando aperto con scadenza a novembre (il tempo di fare un mucchio di fotocopie e mettergli su un ISBN); liste di riviste ampliate a chicchessia perchè è ovvio che dovevano servire a far superare la mediana a qualcuno; e chissà quante altre cose che NOI comuni mortali non sappiamo e che faranno in modo che anche gli improduttivi superino le mediane.

    • Secondo me non e’ off-topic perche’ queste interrogazioni parlamentari criticano il sistema ANVUR. Per difenderlo e’ importante capire perche’ in Italia ci siamo ridotti a inserire “per legge” la valutazione della produzione scientifica: la peer review non funziona da 30 anni. Questi parlamentari (e molti di voi) si devono ricordare di questo contesto italiano del tutto anomalo.

  17. Per quanto riguarda gli indici citazionali. Colleghi dei settori bibliometrici mi dicono che ormai da svariato tempo ci si “mette d’accordo” e diversi gruppi si citano a vicenda. In questo modo si elimina il problema delle autocitazioni. Ma quanto siamo furbi!
    Non so se questa cosa avvenga solo in Italia..
    ma non è molto “scientifica”, anzi. Non lo è affatto. Ma è una realtà che prenderà sempre più piede..

  18. “Per quanto riguarda gli indici citazionali. Colleghi dei settori bibliometrici mi dicono che ormai da svariato tempo ci si “mette d’accordo” e diversi gruppi si citano a vicenda. In questo modo si elimina il problema delle autocitazioni. Ma quanto siamo furbi”

    Certo che ci si puo’ mettere d’accordo, si chiamano “citation networks”. Io pero’ sta cosa non l’ho mai vista sinceramente, mentre ho visto tante persone molto meno qualificate di me.

    E poi con i citations networks non e’ che vai molto lontano. Per avere numeri buoni, ti devono citare tantissime persone diverse.

    • Beh non vai molto lontano, ma qualcuno alle spalle lo lasci! Per alcuni è sufficiente. Basta inserirsi in una cordata “vincente” e il gioco è fatto. Le vie della furbizia sono infinite..

    • samuelek: “E poi con i citations networks non e’ che vai molto lontano. Per avere numeri buoni, ti devono citare tantissime persone diverse.”
      ______________
      C’è chi è andato lontano: Ji-Huan Heha raggiunto un h-index da premio nobel ed è stato segnalato come “astro nascente” della Computer Science niente meno che dalla Thomson Reuters (vedi sotto). Le istituzioni serie sono consapevoli di questi rischi.
      ______________
      “L’articolo di Arnold e Fowler compie un salto di qualità. Non si limita a enunciare pericoli potenziali, ma svela i trucchi che consentono di scalare le vette dell’Olimpo bibliometrico attraverso il caso di Ji-Huan He, professore dell’Università di Donghua (Shanghai, Cina) e poi di Soochow (Suzhou, Cina) ed ex-direttore del comitato editoriale dell’International Journal of Nonlinear Sciences and Numerical Simulation (IJNSNS, ora con un nuovo comitato editoriale). Nel 2010, l’h-index di Ji-Huan He ha raggiunto un ragguardevole 39, superiore al valore mediano per i premi Nobel per la fisica, stimato intorno a 35. Inoltre, negli anni 2006-2009 la rivista da lui diretta ha ottenuto il miglior impact factor della categoria Matematica Applicata. Concentrandosi sul 2008, Arnold e Fowler hanno rintracciato la provenienza delle citazioni che hanno contribuito all’altissimo impact factor della rivista, scoprendo che più del 70% proveniva da pubblicazioni scientifiche soggette alla supervisione editoriale dello stesso Ji-Huan He o di altri membri del comitato editoriale di IJNSNS. Complessivamente, stimano che l’impact factor della rivista (pari a 8.91 nel 2008) fosse sovrastimato di un fattore sette. Per quanto nel 2008 la Thomson-Reuters abbia segnalato Ji-Huan He come “astro nascente” nel campo della Computer Science, anche le sue citazioni e il suo h-index suscitano perplessità. Per fare un esempio, è stato citato ben 353 volte in un singolo fascicolo della rivista Journal of Physics: Conference Series, un numero speciale di cui lo stesso Ji-Huan He era curatore.”
      (https://www.roars.it/i-numeri-tossici-che-minacciano-la-scienza/)

    • Come ho detto in altro post questa strategia e’ gia’ all’opera, specie in settori nei quali si pubblica in tempi brevi. Conosco persone che, anche senza network, si sono “aggiustate” i parametri addirittura da soli con qualche articolo di tre pagine su una rivista di infimo ordine (pero’ Isi) citando tutto quel che avevano scritto prima. Questo in settori dove si pubblica relativamente poco e i network sono rari. Negli altri, i grossi gruppi sono gia’ attivamente all’opera.

      Non funziona, magari fosse cosi’ semplice.

  19. A Pavia negli ultimi anni hanno fatto una serie di porcate. Hanno idoneato gente che con i SSD avevano poco a che fare, ma avevano il cognome giusto, ricercatori a PO (scavalcando PA editori di riviste internazionali del settore) etc etc. Il tempo è galantuomo???? vedremo che fine farà UniPavia. Chi vivrà vedrà

    • Non so che fine farà il mio ateneo, ma quello che so è che è una realtà troppo grande e variegata per generalizzare, sia nel bene che nel male. Non me la sento di difendere a priori tutti i colleghi del mio ateneo, ma faccio fatica ad entrare nel merito di accuse senza nomi e cognomi. È buona prassi servirsi di argomenti circostanziati: “nel concorso XYZ è stato idoneato il candidato ZZZ i cui titoli, desumibili dal CV disponibile all’URL http://www.abc.it, mostrano scarsa pertinenza con il SSD SCIENT/02 “. Se su Roars scrivessimo che Profumo o l’ANVUR hanno fatto “una serie di p..te” senza ciscostanziare di cosa stiamo parlando, rimedieremmo una ben misera figura. È preferibile entrare nel merito e metterci la faccia. Tenendo anche presente che non è facile quantificare scientificamente le dimensioni e gli effetti delle malversazioni concorsuali. Ciò che si può misurare è la produttività bibliometrica nazionale e, come ripetuto più volte, essa è persino migliore di Germania, Francia e Giappone. Questo sembra voler dire che le malversazioni concorsuali (da combattere, ma non con rimedi raffazzonati) non sono tali da creare uno stato di eccezione a livello internazionale. I concorsi ben fatti non destano sensazione e non fanno notizia. Certi commenti sembrano dare per scontato che siano un esigua minoranza. Se però considero i colleghi a livello locale e nazionale, sarebbe falso affermare che in larghissima maggioranza occupino indegnamente il loro posto. Il mio SSD ha un’ottima visibilità internazionale, cosa difficilmente compatibile con un sistematico reclutamento di persone indegne. E non sono così ingenuo da ritenere che noi siamo “er mejo” dell’università italiana.

    • Caro Paolo,
      la leggo solo ora: siccome io alla mia Alma Mater ci tengo, non potrebbe essere mun po’ più “circostanziato”, come suggerisce qui sotto De Nicolao? Grazie.

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